30 agosto 1942
L'« Orchestra Rossa»
e l'opposizione antinazista

Arrivato al potere, il nazismo aveva eliminato ogni opposizione nel paese. Sciolti i partiti e i sindacati, dispersi con la violenza gli uomini di guida, avviato il suo controllo capillare su tutte le organizzazioni di massa, il Reich hitleriano aveva instaurato un apparato di potere e d’intimidazione senza precedenti. Molti esponenti del mondo politico e culturale furono costretti all'esilio. Tuttavia non mancarono alcuni nuclei d’opposizione al regime, di differente collocazione politica: l'opposizione militare-borghese, maturata nel fallito attentato a Hitler del 20 luglio 1944, e parecchi gruppi meno noti, i quali però conferirono alla resistenza carattere popolare. Il più importante di essi fu quello dell'«Orchestra Rossa», come lo definì la polizia nazista; gruppo a orientamento comunista, esso mirava alla formazione d'un largo fronte popolare contro l'oppressione nazista. I suoi aderenti svolsero un'intensa attività propagandistica, di solidarietà con i perseguitati politici e razziali e con i movimenti di resistenza nei territori occupati dal Terzo Reich. Ma il 30 agosto ci fu l'arresto di Schutze-Boysen. Nel dicembre dello stesso anno, più di 60 condanne a morte conclusero la coraggiosa vicenda dell'«Orchestra Rossa».

E’ SUCCESSO QUEL GIORNO
1968
:  L'U.R.S.S. concentra le truppe alla frontiera con la Romania.

RICORDIAMOLI
JOHANN WOLFGANG GOETHE (3
parte)
Oggi parliamo del «Viaggio in Italia» e della nuova classicità in Goethe.

Per liberarsi del peso degli affari pubblici e rituffarsi nella poesia, nel settembre 1786 Goethe lasciò segretamente la Germania per l'Italia. Negli ultimi anni aveva continuato a lavorare al Faust, in cui andava trasfondendo l'Urfaust, e aveva iniziato il romanzo «Gli anni di noviziato di Guglielmo Meister», in cui rielaborava il precedente frammento «La missione teatrale di Guglielmo Meister», riducendo la vocazione teatrale del giovane protagonista a semplice stadio di un lungo e vario sviluppo esistenziale in diversi ambienti umani, non ultimo quello della corte di Weimar. Il «Viaggio in Italia», lo portò a Verona, Vicenza, Venezia, Bologna, Perugia, Assisi, Roma; a Roma trascorse l'autunno e l'inverno 1786/87, periodo da lui considerato uno dei più felici della sua vita, nella cerchia degli artisti tedeschi là residenti. Visitò quindi Napoli e la Sicilia e soggiornò di nuovo a Roma dal giugno 1787 all'aprile del 1788. L'incontro con la classicità, che era per lui e per la sua epoca tanto ideale artistico quanto ideale di vita, fu l'incontro con un mito vagheggiato sin dall'infanzia, che lo trasfigurò e lo rese, al rientro, estraneo e indecifrabile agli amici di Weimar. Dall'amore per Christiane Vulpius, piccola borghese estranea alla sua sfera sia spirituale sia sociale e che egli sposerà solo nel 1806, dopo la nascita del figlio Augusto, e dalla perdurante suggestione del mondo antico nacquero nel 1789 le splendide «Elegie romane», cui un breve soggiorno a Venezia fece seguire nel 1790 «Epigrammi veneziani». Gli anni successivi furono segnati da intensificati studi scientifici e da una crescente sterilità poetica.

La Rivoluzione francese sconvolse in Goethe il cosmopolita conservatore convinto della possibilità di un'evoluzione organica e della progressiva educazione del genere umano: nel 1792 e 1793 egli seguì il duca e l'esercito prussiano nella campagna di Francia e partecipò all'assedio di Magonza, dandone ragguaglio in «La campagna di Francia» e in «L'assedio di Magonza», esaurienti ma freddi resoconti. Riflesso dell'esperienza della Rivoluzione sono anche il fortunato poemetto in esametri del 1797 «Erminio e Dorotea», storia d'amore d'ambiente borghese, e il dramma del 1802 e «La figlia naturale», prove entrambi di un classicismo formalizzato e di un irrisolto rapporto con la Rivoluzione.

La stessa ambiguità mostra «Fiaba» del 1795, uno dei testi goethiani più cari ai romantici. Gli anni della solitudine dopo l'Italia, durante i quali il duca lo aveva esonerato dalle più gravose mansioni di governo affidandogli unicamente la direzione del teatro e delle istituzioni culturali di Weimar, furono interrotti da un viaggio verso l'Italia che la bufera napoleonica arrestò in Svizzera e infine dall'amicizia con Schiller, da Goethe a lungo paventata e rimandata, sino alla scoperta di un'eccezionale complementarietà creativa, che durò ininterrotta sino al 1805: la morte di Schiller parrà allora a Goethe la perdita di metà della propria esistenza. La passione filosofica di Schiller stimolò nell'incredulo fedele della natura le sopite energie poetiche e rinnovò l'interesse per le scienze: nel 1790 uscì «Sulla metamorfosi delle piante», studio della genesi della pluralità delle specie da un'unica forma originaria, per autotrasformazioni successive. Anche il Faust fu ripreso e nel 1796 uscì, completato. La collaborazione con Schiller, che discusse con l'amico tutti i propri lavori di quegli anni, comprese le poesie filosofiche, si estendeva alla direzione del teatro, alla redazione della rivista Musenalmanach che ospitò nel 1797 la raccolta a quattro mani degli Xenien, feroci epigrammi contro la società e la letteratura del tempo, e nel 1798 una serie di ballate di entrambi i poeti; e negli anni 1798-1800 alla redazione della nuova rivista Die Propyläen, specializzata nelle arti figurative. Il confronto fra i due spiriti e fra i loro diversi modi di vivere e di creare – spontaneo, naturale, «antico» Goethe; riflesso, sentimentale, «moderno» Schiller – è teorizzato da quest'ultimo nel saggio del 1795 «Sulla poesia ingenua e sentimentale». Il lavoro al Faust, interrotto al ritorno dall'Italia, si concluse temporaneamente con la pubblicazione di Faust I nel 1808. L'opera, cui Goethe attese tutta la vita, fu ripresa nel 1816 e terminata soltanto poco prima della morte. Con Goethe la figura di Faust diventa il simbolo dello spirito nuovo e il suo poema drammatico resta come la somma dell'esperienza di tutta una vita. Con la scomparsa di Schiller si aprì per Goethe un altro lungo periodo di solitudine spirituale: la generazione romantica guardava a lui con adorazione ed esecrazione a un tempo, ed egli, pur condividendo con essa certi fermenti e inquietudini, tra cui il bisogno di allargare l'orizzonte ad altre letterature e civiltà, anche extraeuropee, ne rifiutava i furori passionali e misticheggianti.

L’ANEDDOTO
PERSONAGGI «AMEDEO GRECO»
Dell’incontro con Amedeo, già ve ne ho parlato. Dopo la recita nella Villa Floridiana del Vomero, Amedeo mi propose di redigere il suo «Pusileco» un quindicinale che pagava con una parte del suo stipendio di «Conduttore della Funicolare». Pur essendo un ragazzo di sedici anni, mi confidava le sue ansie e le sue aspettative. Nacque da queste confidenze familiari l’idea di bandire un concorso di voci nuove il cui culmine sarebbe avvenuto al Teatro Mercadante. Spaventato per le spese preventivate mi diede del pazzo, ma non gli diedi retta e andai avanti con la mia idea. Il concorso fu bandito e chiesi la sponsorizzazione alla Coca Cola perché si potesse pagare il teatro ed avere poi un fondo per continuare la pubblicazione del quindicinale senza toccare lo stipendio.
La manifestazione ebbe risonanza e successo. Sulla scia di questo successo, Amedeo mi propose di pubblicare un «fotoromanzo» il soggetto era suo
io lo sceneggiai e lo diressi; o girammo ai Camaldoli. La cosa che mi diede più fastidio fu la presenza di un padre che dall’alto di un promontorio, seguiva scena per scena (meglio dire fotogrammo per fotogrammo) quando accadeva tra me e sua figlia, specialmente nelle scene d’amore. Come Dio volle dopo una settimana finimmo… di girare e, Amedeo, per lanciare la novità pubblicò alcuni fotogrammi significativi. Portai a casa copia del giornale per farlo vedere ai miei e la mia ragazza (oggi mia moglie), fece quel foglio in mille pezzi e oggi se voglio vederlo devo andare alla Biblioteca Vittorio Emanuele III di Napoli.
Intanto Amedeo forte del capitale offerto dallo sponsor, cercò un socio altrettanto ricco, e… la cosa precipitò. Lasciai il giornale, la compagnia teatrale che andava molto bene, anzi benissimo e venni a Roma, dove dopo quattro anni mi giunse la notizia triste della morte di Amedeo Greco (aveva cinquatadue anni). Ha aiutato molti giovani,quanti di loro lo ricordano?

LA POESIA DEL GIORNO

LUNGO SPIAGGE DESERTE ISOLATE

Lungo spiagge isolate, prive anche
dell'acuto gracchiare dei Gabbiani,
va l'amore mio verso il punto bianco
baciato dalla luna sullo scoglio,
al centro del mare, anch'egli solo
nel gelido e freddo raggio lunare.

Lungo spiagge separate e deserte vanno
i fantasmi dei miei pensieri alla ricerca
di quel punto bianco sullo scoglio
e della mia donna infreddolita e sola.

I pensieri camminano e si confondono
con la risacca. Il Gabbiano è sempre
solo sullo scoglio al centro del mare.

La spiaggia e più deserta di sempre
e il pulsare del cuore è più forte
mentre corro incontro a te con le braccia
aperte come il Gabbiano le ali,
quando vola incontro alla luna,
ormai preso d'amore per la sua freddezza.

Reno Bromuro (da Musica bruciata)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE