2 settembre 1840
Giovanni Verga

A Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840. Nella città natale compì gli studi ed esordi come scrittore, nel 1861, col romanzo storico «I carbonari della montagna». Ancora ventenne, si trasferì nel continente e visse prima a Firenze e poi a Milano, dove entrò in contatto con l'ambiente della scapigliatura. Mantenne tuttavia stretti rapporti con la sua terra, alla quale lo legavano gli affetti familiari e l'amore per i luoghi dell'infanzia. I primi romanzi di Verga «Una peccatrice», del 1866, «Storia di una capinera», del 1870, Eva, del 1873, sono influenzati dal clima romantico-sentimentale di quegli anni. La svolta verso temi più sentiti e originali avviene col racconto Nedda, pubblicato nel 1874, che segna l'accostamento di Giovanni Verga ai canoni estetici del verismo. Questo movimento letterario, fondato da Luigi Capuana, conterraneo e coetaneo di Verga, si proponeva di elevare a protagonisti del romanzo gli umili e gli oppressi. Nel 1881, Verga pubblica il suo capolavoro:  «I Malavoglia». È la storia di una povera famiglia di pescatori di Aci Trezza contro la quale si riversano senza tregua i colpi di un destino avverso. L'altro grande romanzo, «Mastro don Gesualdo», è anch'esso ambientato in Sicilia. L'opera del Verga, pur cosi legata a un ambiente piccolo e provinciale, raggiunge un valore universale, proprio perché nelle vicende dei suoi personaggi si riconosce il dramma universale della povera gente.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1870: L'esercito francese capitola a Sedan: Napoleone III è fatto prigioniero.

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RICORDIAMOLI
MONTE SANT’ANGELO
Monte Sant’Angelo è un centro in provincia di Foggia, situato a 55 km a Nord Est  del capoluogo, a 796 m sul livello del mare sul versante meridionale del Gargano. Il Comune si estende su una superficie di 242,68 km2 con 13.902 abitanti. La popolazione non vive solo di Turismo estivo ma soprattutto della produzione di uva, olive, cereali, patate e foraggi; e allevamento ovino e bovino; industrie chimiche, alimentari, dell'abbigliamento e dei materiali da costruzione; pesca. Il santuario di S. Michele Arcangelo, scavato nella roccia, costituì il perno attorno al quale si sviluppò l'abitato già nel secolo Quinto. Il santuario rupestre è preceduto da una chiesa del secolo Tredicesimo alla quale si accede attraverso un atrio interno, dopo uno precedente esterno, con portale romanico provvisto di porte bronzee di fattura costantinopolitana del 1076. L'interno a una navata e volte ogivali della chiesa è collegato, sul lato destro, con la grotta del santuario primitivo, ricco di opere d'arte. Il complesso monastico ha subito numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli. Del secolo Dodicesimo sono i resti della poco lontana chiesa di San Pietro, che contiene la cosiddetta Tomba di Rotari, forse un antico battistero romanico, e la chiesa di Santa Maria Maggiore con facciata ricca di elementi del romanico pisano e all'interno affreschi di derivazione bizantina che risalgono ai secoli Dodicesimo e Quattordicesimo. Notevole anche il castello, con torre normanna, restaurato alla fine del secolo Quindicesimo. Nei dintorni sono i resti delle abbazie di Pulsano e della Trinità, sul Monte Sacro, del secolo Dodicesimo.

Il centro di Monte Sant’Angelo si sviluppò a partire dal Quinto secolo in relazione al culto per l'Arcangelo Michele che apparve, secondo la tradizione, all'interno di una grotta. San Michele per le sue doti di angelo guerriero, fu scelto come protettore dai Longobardi che trasformarono il centro religioso in luogo di devozione nazionale. In breve tempo il Santuario edificato a Monte Sant’Angelo in memoria dell'apparizione, divenne meta di pellegrinaggi per l' intera cristianità.

La sua fama crebbe poi durante le crociate, essendo la Puglia regione obbligata di passaggio per i pellegrini e i crociati in viaggio per la Terrasanta. Monte Sant’Angelo che sorge su uno sperone nel massiccio garganico è estremamente caratteristico specie nel quartiere medievale di Junno dalle tipiche case a schiera.

L'interesse della cittadina è comunque concentrato intorno al Santuario di San Michele Arcangelo realizzato sulla grotta dell'apparizione.

Edificato tra i secoli Quinto e Undicesimo conserva all'interno pregevoli testimonianze artistiche tra cui una sedia vescovile scolpita da Acceptus nell’Undicesimo secolo e una venerata statua dell'Angelo in alabastro attribuita ad Andrea Sansovino del secolo Quattordicesimo. All'esterno del complesso vi è una massiccia torre campanaria ottagona.

Tra gli altri monumenti del centro storico di Monte Sant’Angelo occorre ricordare sorattutto il Castello dalle varie fasi di costruzione: normanna, sveva e aragonese; la tomba di Rotari, probabilmente un battistero del Dodicesimo secolo; Santa Maria Maggiore del secoli Undicesimo e Tredicesimo; San Benedetto del secolo Quattordicesimo.
I dintorni di
Monte Sant'Angelo sono ricchi di testimonianze storiche e ambientali: è opportuno visitare l'abbazia di Pulsano fondata nel Sesto secolo, distrutta dai Saraceni nel 952 e poi ricostruita dai Benedettini nel 1129; la chiesa di Santa Maria degli Angeli del Quattordicesimo secolo ed il Vallone di Pulsano, un aspro burrone con vista panoramica sul Tavoliere e il golfo di Manfredonia.

L’emozione che ho provato, anche se il posto non sembrava più lo stesso (allora si scendeva alla cripta formata da vari incavi nella roccia, veri e propri cunicoli di varia grandezza, che dovevano servire come giaciglio per i frati eremiti). Ora c’è una  pietra lapidaria all’ingresso del Cappella di San Michele, dove è celebrata la messa, annuncia ai pellegrini che nel 1216 vi sostò San Francesco, stando nudo in preghiera e il Saio che indossava è conservato dietro la statua di alabastro dell’Arcangelo Michele. Ci sono larghi scalini di marmo che permettono di scendere fino alla cripta con un poggiamano che assicura sia la discesa sia la salita, perché la chiesa con la statua di San Michele si trova a oltre cento metri, sotto il sacrato e quindi il livello della strada e molti riflettori che illuminano a giorno il luogo dando una diversa suggestione al luogo, di come la ricordavo.Mi sono trovato improvvisamente bambino di sei anni stretto alla mano di Nonno, per paura che scivolassi sul fango e mi fermassi davanti alla statua di San Michele, che mi raccontava:

«La leggenda, invece, narra che San Francesco saputo che nella cripta si era stabilito il demonio che tentava, picchiandoli anche, gli eremiti, vi si recò nel 1216 per combattere il demonio e volle affrontarlo nudo per non imbrattare di odori infernali il saio, affrontando il demonio a corpo nudo e che, gli incavi nella roccia che ho descritto prima, siano stati causati dal corpo del Santo che era sbattuto contro la parete dal demonio; ma quando il Santo stava per subire la forza bruta del demonio apparve San Michele e lo mise in fuga».

Dovevo avere la faccia stravolta perché i miei (moglie figlio e nuora) mi guardavano interrogativi e con quell’interrogativo siamo risaliti in macchina per recarci a San Giovanni Rotondo.

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LA POESIA DEL GIORNO

Come vi avevo annunciato da oggi inizierò a postarvi la poesia della fanciullezza, la prima è datata 6 ottobre 1937 e le altre a seguire, ma non oltre Natale del 1937. Vi troverete errori grammaticali, che ho lasciato volutamente per non togliere niente al bambino Reno.

OCCHI CHE NON CAPIVANO

1
Oggi è il mio primo giorno di scuola
fino a maggio scorso sono andato all'asilo;
piangevo sempre, volevo bene a suor Anna
e suor Anna era fuggita con un bersagliere.

2
A «Valle d'Asino» ho costruito
intrecciando carpini e rovi
una capanna: è la che vado
quando ho voglia di piangere.

3
A scuola mi hanno dato
una camicia nera, un fez, un pantaloncino
grigio-verde. Mia madre quando
ha visto il pacco, ha detto:
«Almeno hai vestito decente per la festa!»
Sono scappato a Valle d'Asino:
preferisco andare in giro nudo.

4
Sono andato a comprare le sigarette
mezza lira per dieci «popolari».
Dal tabbaccaio (1) c'era «Finuccio»
un poco traballante. Due in divisa
l'hanno preso di forza
insieme ad altri due
l'hanno legato su una sedia
gli hanno messo un imbuto in bocca
hanno travasato una bottiglia...
Quando è uscito, traballava tanto
si contorceva e «loro» ridevano...
«Questo facciamo a chi non è con noi!»
Sono ritornato senza sigarette!

Mio nonno si è arrabbiato
e non per le sigarette.

Reno Bromuro da «Poesie della Vita» Ursini Editore Catanzaro 1991

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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