2 febbraio
La candelora

Afferma un vecchio adagio popolare "Candelora, Candelora, se c’è bello e tanto sole dell’inverno siamo fuori; ma se piove e tira vento dell’inferno siamo dentro" poiché il freddo insopportabile lo farà desiderare; intanto ci si premunisce perché non si muoia assiderati.

Oggi questi problemi non esistono più, c’è il riscaldamento centralizzato, per non parlare di quello autonomo: quante comodità abbiamo! Siamo sicuri di saperle accettare nel modo dovuto?

Ma torniamo alla Candelora. Nell'Antichità, i Romani celebravano con una grande festa, nel mese di febbraio, il dio Luperco che uccideva i lupi e proteggeva le greggi. Davanti ad una grotta dedicata al dio, nelle vicinanze di Roma, erano sacrificati capre e cani. I sacerdoti di Luperco si coprivano con le pelli della bestia immolata e correvano in mezzo alla folla colpendola con corregge di cuoio. Queste feste pagane si celebrarono fino al 494 dopo Cristo. In quell'anno papa Gelasio I soppresse le Lupercali e le sostituì con la festa della Candelora, che ricorda la Presentazione di Gesù al Tempio. Questa festa prese il nome dai ceri che durante la cerimonia erano portati in processione. Un tempo, il 2 febbraio, giorno della Candelora, si faceva colare la cera dei candelieri nelle mangiatoie delle vacche e dei cavalli, per conservare questi animali in buona salute. La sera si preparavano le frittelle. Tra una frittella e l'altra si contavano le stelle per sapere quante uova le galline avrebbero deposto nel corso dell'anno. Infine, per avere denaro tutto l'anno, si mandava in aria una frittella e la si raccoglieva nella padella, tenendo in mano una moneta. Questa usanza non è ancora in uso in parecchie città quindi non è del tutto scomparsa.

E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1943:Il maresciallo tedesco von Paulus capitola a Stalingrado, e inizia la fine del Nazifascismo.

  

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RICORDIAMOLI

LUIGI CADORNA

Luigi Cadorna maresciallo d'Italia nacque a Pallanza nel 1850 morì a Bordighera nel 1928. Figlio di Raffaele, senatore del regno dal 1912, nel luglio 1914 fu nominato capo di stato maggiore dell'esercito. Rivendicando piena autonomia nella conduzione della Prima Guerra Mondiale, dall'Europa, le principali potenze mondiali.

L’Origine che condusse l’Italia al primo conflitto mondiale furono cause molteplici ed eterogenee. Sul piano culturale esse sono legate allo sviluppo delle correnti di pensiero nazionaliste, dell'irrazionalismo e dell'esaltazione della violenza come fattore di cambiamento della storia, che trovarono particolare risonanza entro i movimenti del panslavismo e del pangermanesimo. Luigi CadornaGli equilibri politici furono messi in crisi dalla concorrenza coloniale e marittima tra Gran Bretagna e Germania, che sotto l'imperatore Guglielmo II cercava di assumere dimensione di potenza mondiale grazie alla solidità del sistema produttivo e a una massiccia opera di riarmo. A ciò si univano la persistente tensione franco-tedesca dopo la guerra del 1870 e la rivalità austro-russa nei Balcani, alimentata a sua volta dai ricorrenti conflitti tra gli Stati della regione. Non vanno inoltre trascurate le tensioni originate dalle spinte nazionali all'interno dei grandi imperi multietnici come quello asburgico, con le irrisolte contrapposizioni tra popolazioni tedesche, ungheresi e slave; e quello ottomano, con la connessa rinascita del nazionalismo arabo. Contarono infine motivazioni economiche e finanziarie, con l'esplodere di squilibri creatisi entro il tumultuoso movimento di sviluppo dei decenni precedenti, fino ad allora in parte riassorbiti con la corsa alle colonie.

Il secondo punto fu la trasformazione sociale. Tramontata presto l'ipotesi di una guerra breve, la durata stessa e gli inauditi costi umani del conflitto provocarono profondi mutamenti nella società e nell'economia europee. Nella vita politica si affermarono come protagoniste le masse popolari, chiamate a sostenere lo sforzo bellico e non più disposte con la pace a tornare in un ruolo puramente subalterno. Tensioni rivoluzionarie, scontri di classe, attese messianiche, il mito dell'"ultima guerra" combattuta dall'umanità, la continua mobilitazione da parte dello Stato, accorciarono sensibilmente le distanze tra società e istituzioni politiche. Nello stesso tempo lo Stato accentuò fortemente il suo legame con le grandi industrie e l'intera sfera economica, sottoposte alla pressante richiesta di produzione bellica; il liberismo capitalista dell'800 apparve definitivamente superato.

La Prima Guerra Mondiale segnò anche la fine di quell'egemonia europea sul mondo che aveva raggiunto il culmine nell'età coloniale. Gli Stati Uniti, benché formalmente tornati all'isolazionismo dopo il 1918, si imposero come una vera superpotenza, mentre la costituzione del primo Stato socialista con l'Unione Sovietica costituiva un polo di contrapposizione che avrebbe segnato la politica europea e mondiale per settanta anni. Il risveglio dello spirito di indipendenza nazionale agì non solo nel mondo arabo, ma anche in India e in Estremo Oriente e, anche se non ebbe subito successo, si dimostrò incontrollabile da parte delle potenze europee, uscite dal conflitto indebitate economicamente e profondamente segnate nella propria solidità politica e istituzionale.

Sul Fronte italiano. L'Italia entra in guerra contro l'Austria il 24 maggio 1915, al comando di Luigi Cadorna. Occupate nei giorni 24 e 25 maggio una serie di posizioni sul fronte del Trentino:Tonale, Montecorno, Pasubio, Coni Zugna; e sull'Isonzo, l'avanzata italiana deve arrestarsi di fronte alle fortificazioni austriache. Quattro offensive italiane sull'Isonzo non portano a vantaggi territoriali di rilievo.

Dopo la quinta battaglia dell'Isonzo il 21 marzo 1916 conclusasi senza successo, gli austriaci iniziano il 15 maggio la cosiddetta spedizione punitiva: sfondano ad Asiago, ma sono contenuti sul Pasubio e nella Valsugana. Gli italiani contrattaccano il 4 e il 7 agosto, ed è la sesta battaglia dell'Isonzo, l’8 agosto, conquistano il Sabotino, il Podgora, Oslavia, il San Michele e Gorizia. Nell'autunno si susseguono senza successo altre tre offensive sull'Isonzo.

Nel 1917 l'esercito italiano è impegnato in una serie di logoranti offensive: la decima battaglia dell'Isonzo avvenuta il 12 maggio e il 4 giugno, la conquista dell'Ortigara dopo una lunga battaglia durata dal 10 al 26 giugno e dal 18 agosto al 12 ottobre, la poderosa offensiva sul fronte della Venezia Giulia, è l’undicesima battaglia dell'Isonzo, conclusasi con la conquista dell'Altipiano della Bainsizza. Il comando austro-ungarico il 24 ottobre, sferra però una violentissima controffensiva in seguito alla quale le linee italiane sono sfondate a Caporetto il 1° novembre. L'esercito italiano il 2 novembre si attesta al Piave. I successivi tentativi austriaci di forzare la nuova linea del fronte si infrangono contro la resistenza italiana. Cadorna è sostituito da Armando Diaz. Gli italiani subirono gravissime perdite: 40 000 tra morti e feriti, oltre a 265 000 uomini ed enormi quantità di materiali catturati dal nemico. La disfatta non provocò il crollo del fronte italiano che molti temevano. In seguito a essa, tuttavia, Vittorio Emanuele Orlando sostituì Paolo Boselli come presidente del consiglio.

Armando Diaz, come accennato, subentrò a Cadorna come capo di stato maggiore dell'esercito, a causa della ritirata di Caporetto fu sostituito l’8 novembre 1917 da Armando Diaz maresciallo d'Italia nato a Napoli nel 1861, morto a Roma nel 1928; preso il comando del Ventitreesimo corpo d'armata sul fronte del Carso e, dopo la disfatta di Caporetto, come capo di stato maggiore. Occupò tale carica fino al novembre 1919, impegnandosi in un'opera di ristabilimento della fiducia delle truppe negli alti comandi, e fu poi ministro della guerra nel Primo governo Mussolini dal 1922 al 1924. L’8 novembre 1917 e nominato membro del comitato consultivo militare interalleato a Versailles.

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IL FATTO

Il quattrocento

Sul piano storico-politico il Quattrocento è segnato dalla fine della guerra dei Cent'anni tra Francia e Inghilterra e dalla discesa nel 1494 del re di Francia Carlo VIII in Italia, per cui l'Italia tutta diventa terra di conquista dei potentati europei. Nel 1492 la morte di Lorenzo il Magnifico e la scoperta delle Americhe annunciano una nuova era. Si afferma compiutamente l'umanesimo. Il centro della cultura umanistica è l'uomo nella sua vita attiva nel mondo, non più la contemplazione e l'indagine delle realtà ultraterrene proprie della visione della Scolastica medievale. La riscoperta dei classici latini e greci è interpretata come una spinta all'impegno nelle funzioni civili per la costruzione di una società nuova, non più feudale. Al criterio di verità fondato sulla coerenza logico-formale proprio della Scolastica l'umanesimo contrappone la ricerca storico-filologica, la retorica, come uso persuasivo del discorso. Rispetto al commento gli umanisti preferiscono il lavoro di traduzione, inteso come opera di conservazione e di ripristino della civiltà antica.

L'umanesimo con Coluccio Salutati diventa il riferimento essenziale della nuova letteratura: si scrive in latino, si studia con accanimento il greco. La letteratura umanistica non è più solo fiorentina, cioè non è solo quella di Valla, Bruni, Bracciolini, diventa anche veneziana, estense, milanese e poi napoletana. A metà secolo si sviluppa la letteratura in volgare: la corte medicea di Lorenzo il Magnifico ospita Pulci, Poliziano; Boiardo scrive il suo Orlando innamorato e Sannazaro, a Napoli, il capolavoro di fine secolo, l'Arcadia.

La cultura umanistica è caratterizzata innanzi tutto dalla riscoperta dei testi latini e greci e dalla conseguente riaffermazione dell'autonomia dei valori del mondo classico. Il concreto lavoro filologico risveglia un particolare spirito critico, che da una parte si esercita sulla tradizione della Scolastica medievale, dall'altra afferma i doveri politici della cultura. E’ rivalutata l'importanza dell'uomo nella sua vita attiva nel mondo in contrasto con una visione principalmente contemplativa del divino e del sovrannaturale.

Il termine umanesimo deriva dall'espressione studi relativi all'umanità, che nell'antichità classica designava un'educazione mirante alla formazione complessiva dell'individuo attraverso studi letterari e filosofici. Durante i secoli del Medioevo la cultura degli antichi romani, sempre molto ammirati, era stata di fatto omologata e resa subalterna a quella cristiana. Già all'inizio del Trecento (come abbiamo notato) tra uomini di cultura appartenenti per lo più all'ambiente dell'università di Padova era sorto un interesse differente e più specifico per l'età classica. A dare un impulso decisivo agli studi umanistici fu tuttavia Petrarca sia con la sua opera latina, in maniera particolare il De viris illustribus e l'Africa, sia con l'attività di scopritore di opere classiche perdute, tra le altre, trovò l'orazione Pro Archia e le lettere di Cicerone e di filologo. Il suo prestigio culturale contribuì notevolmente all'affermazione della nuova cultura, a cui diede un importante contributo anche Boccaccio, che introdusse a Firenze lo studio del greco e contribuì a formare una generazione di giovani intellettuali toscani.

La prima figura di rilievo in senso umanistico è quella di Coluccio Salutati, cancelliere di Firenze per più di trent'anni, tenace sostenitore dell'alto valore civile della cultura classica. Compose vari trattati:Il mondo e la religione, nel 1381; Il fato, la fortuna e il caso, nel 1396/99; La nobiltà delle leggi e della medicina, nel 1399; Il tiranno, nel 1400, dove esalta l'impegno civile contro l'ascetismo. Notevole il suo epistolario, in cui si intravede la grande rete di interessi e di rapporti fra Salutati e i suoi contemporanei.

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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