2 dicembre 1804
L'incoronazione di Napoleone I

Nominato imperatore dal Senato, Bonaparte, divenuto Napoleone I, decise che l'incoronazione avrebbe avuto luogo nella cattedrale di Notre-Dame di Parigi. Papa Pio VII fu invitato a presiedere alla cerimonia.

Il 2 dicembre 1804 tutta Parigi era in festa. Centinaia di migliaia di parigini si accalcavano lungo la strada che il corteo doveva percorrere. Napoleone aveva preso posto in una carrozza col tetto adorno di una corona imperiale, tirata da otto cavalli bianchi. La guardia imperiale lo scortava con la spada sguainata.

Il papa, i cardinali, i vescovi, la famiglia Bonaparte, i nuovi marescialli e dignitari dell'impero, tutti i rappresentanti dei principali corpi di stato lo aspettavano nella cattedrale addobbata con grande splendore. Davanti al portale.

Napoleone scese dalla carrozza e indossò l'immenso manto della consacrazione, bordato d'ermellino. L'imperatore sedette su un trono collocato in fondo alla cattedrale. Poi il Grande elemosiniere lo condusse all'altare dove lo attendeva Pio VII. Napoleone ricevette una triplice unzione e poi, dopo aver preso la corona, se la posò da solo sul capo, volendo rilevare con questo gesto che non la riceveva da Dio ma dal popolo francese.

Lo stesso fece con Giuseppina, la sua sposa che egli dichiarò, di sua volontà, imperatrice di Francia. Il papa pronunciò un'orazione. Napoleone giurò sul Vangelo di rispettare la costituzione. La folla gridò: "Viva l'Imperatore!". Fuori, tuonarono i cannoni; Pio VII intonò il Tè Deum. Un celebre quadro di David ha eternato per i posteri la cerimonia della consacrazione.

 ***

E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1818: Muore a Parigi Edmond Rostand, l'autore di Cyrano de Bergerac.

 ***

RICORDIAMOLI

EDMOND ROSTAND

Edmond Rostand, nacque a Marsiglia nel 1868, morì a Parigi nel 1918. Esordì con un volume di versi nel 1888, dal titolo "Gli svaghi poetici", ma solo con le opere teatrali raggiunse interamente la propria fama. I suoi lavori teatrali in versi rappresentarono una reazione al romanticismo per un ritorno a naturalismo, tenendo in debita considerazione la Natura in ogni suo aspetto, non solo come oggetto fondamentale della riflessione filosofica, ma anche, e soprattutto, come punto di riferimento importante e assoluto per quanto riguarda la vita e gli interessi dell'uomo. In particolare si ha un naturalismo. metafisico, sociologico, estetico, etico, pedagogico, ecc.Edmond Rostand

La forma più radicale è data dal naturalismo metafisico, tendente a vedere nella natura il principio primo d’ogni cosa, come già ai primordi della speculazione greca e poi ancora con gli stoici e in molta parte del pensiero rinascimentale, nelle sue correnti ilozoistiche e panteistiche, vedi Telesio, e Giordano Bruno; una forma più articolata e complessa di naturalismo si può vedere nel positivismo evoluzionistico del secolo Diciannovesimo, che tutto riconduce all'interna evoluzione e differenziazione delle forme naturali teorizzate da Darwin, Spencer, Ardigò; più recentemente anche quelle correnti che dichiarano di rifarsi ad impostazioni di tipo naturalistico concordano nel rifiutare gli aspetti meccanicistici o metafisicheggianti e a dare al concetto di natura, sia intesa come natura umana, sia come mondo-ambiente, una connotazione più sfumata e complessa, suscettibile d’elaborazione grazie alle tecniche d’indagine e operative. Quanto al naturalismo etico, religioso, estetico, ecc., altro non è che un'estensione del concetto generale di natura ai vari campi del sapere e dell'operare umano.

Questo che ho anticipato è il pensiero naturalistico espresso dai filsofi; ora lo analizziamo sotto l’aspetto letterario, in questo modo ci potremo meglio spiegare, l’opera di Rostand.

In letteratura si intende per naturalismo, più che un movimento, una corrente d’opinione, nata in Francia durante la grande rivoluzione industriale, per l'influenza del pensiero scientifico e filosofico chiamato positivismo, e delle nuove ideologie politiche e sociali. Il maggiore rappresentante del naturalismo fu Emile Zola, il quale si vantava di avere adottato nello scrivere gli stessi metodi d’indagine degli scienziati; prodotto di questa scelta fu il grande ciclo di romanzi dei Rougon Macquart.

Il naturalismo è forse soprattutto una reazione al romanticismo idealistico, la stessa che provocò il realismo e il parnassianesimo, nonché il positivismo. Il legame tra naturalismo e positivismo appare evidente proprio per la fiduciosa alleanza con la scienza e per il ripudio del romanticismo inteso come fuga dalla realtà. I "naturalisti" ripudiano la metafisica, non acconsentono al realismo, che si limita a riprodurre un'immagine fedele della natura, affondano in una visione pessimistica e materialistica del mondo e, abbandonando anche le posizioni del naturalismo classico, lucreziano e filosofico di tipo deterministico, si spingono a studiare clinicamente i problemi umani nella loro evoluzione, avvalendosi di rigorose misurazioni su dati forniti dalla realtà. Inoltre non si arrestano davanti agli aspetti meno poetici del reale, usano un linguaggio molto realistico e per questo furono accusati di un certo compiacimento nella scelta di situazioni sordide e volgari.

La dottrina, o piuttosto i dogmi del naturalismo furono più volte esposti da Zola. Quanto al teatro, finalità analoghe a quelle del Théâtre-Libre ebbe la Freie Bühne di Berlino, fondata nel 1889. Ma dopo le prime esperienze naturalistiche Rostand ha un ritorno al romanticismo, poiché in esso i mattatori del tempo e delle generazioni successive trovarono personaggi magniloquenti con cui misurarsi, si pensi soprattutto a Cyrano de Bergerac commedia eroicomica in versi del 1897, in cui Rostand. Mette il poeta stravagante del Diciassettesimo secolo, al centro di una storia romantica e avventurosa: coraggioso quanto generoso, giunge non solo a sacrificare il proprio amore per Rossana a profitto di un rivale, ma a prestare a costui il proprio spirito per far la corte all'amata. Dopo la prima rappresentazione del 28 dicembre 1897 al Théâtre de la Porte Saint-Martin, protagonista Coquelin, la commedia trionfò a lungo sui palcoscenici di tutto il mondo.

Coquelin apparteneva ad una famiglia di attori drammatici francesi attiva dal Diciannovesimo secolo. Constant, detto Coquelin aîné fu dal 1864 sociétario della Commédie Francaise. Proprio perché l’eroe-antieroe è votato al sacrificio e alle cavalleresche gesta di un estroso poeta spadaccino dall'enorme naso, ma anche a L'Aiglon del 1900, sul figlio di Bonaparte.

L'ambizioso Chantecler (1910), con personaggi-simbolo animaleschi, fu invece un insuccesso. La fortuna critica dell'abbondante e sonora vena di Rostand è andata declinando con gli anni e col mutare del gusto.

 ***

IL FATTO

L’OLTRAGGIO DI ANAGNI

L’oltraggio di Anagni è l’episodio svoltosi ad Anagni, dove risiedeva il papa Bonifacio VIII, al secolo Benedetto Castani, nato ad Anagni circa nel 1235, morto a Roma nel 1303. Eletto papa nel dicembre 1294, dopo l'abdicazione di Celestino V, Bonifacio VIII fu un intransigente sostenitore del primato spirituale e temporale dei papi alle soglie di un periodo che avrebbe segnato al contrario la decadenza della Chiesa medievale. Bonifacio VIIIAlle aspirazioni di rinnovamento religioso delle correnti escatologico-spiritualistiche oppose dapprima una politica di repressione, imprigionamento di Celestino V e lotta contro i Colonna,suoi avversari e sostenitori degli spirituali, culminata nel 1298 con la presa di Palestrina, e quindi di integrazione, con il grandioso giubileo del 1300, che raccolse e smorzò l'aspettativa escatologica. In Italia intese sostenere la propria supremazia con diverse intromissioni nei conflitti che agitavano Stati e città della penisola.

La bolla Unam sanctam del 1302, dove è tra l'altro affermata la necessità della soggezione al papa per l'ottenimento della salvezza, fu l'ultimo, vano tentativo di ristabilire l'assoluta supremazia temporale del papato: nel 1303 Guglielmo di Nogaret, inviato di Filippo, procedette addirittura all'arresto di Bonifacio VIII in Anagni e, per quanto una sollevazione popolare ottenesse l'immediata liberazione del papa, che un mese dopo moriva, questo episodio segnò l'effettiva sconfitta delle pretese di Bonifacio VIII e, con esse, dell'ideologia teocratica medievale ormai superata dall'affermarsi della nuova realtà degli Stati nazionali.

Il 7 settembre 1303: Guglielmo di Nogaret e Sciarra Colonna, emissari di Filippo il Bello, nome con cui comunemente si designano Filino I, re di Castiglia introdottisi nella sala del trono papale, minacciarono di morte Bonifacio VIII se non avesse ritirato la minaccia di scomunica, contenuta nella bolla, e abdicato; il papa rispose di essere pronto a morire piuttosto che cedere. È solo una leggenda che Sciarra Colonna colpisse il papa con uno schiaffo.

Bibliografia
G. Falco, L'estremo sforzo del papato medioevale-Bonifacio VIII, in La Santa Romana Repubblica, Milano-Napoli, 1968.

***

LA POESIA DEL GIORNO

VEDO PASSARE FINESTRE

Vedo passare finestre e finestre
davanti alla mia finestra:
aperte, chiuse, socchiuse, sbarrate,
di colori e colori diversi.
Dietro i vetri intravedo mille facce
attonite, ebeti, ma è una sola:
la stessa di questo nostro tempo.

L'eterno tic-tio della pendola
mi fa scoppiare il cervello
- l'orologio è fermo da sempre -
il mare in lontananza ruggisce
come un leone inferocito
il vento tra i rami degli alberi
si lamenta come tigre ferita
la luna dietro una coltre di nuvole
ha paura e geme come una partoriente
che ha gestato una gravidanza isterica.

Al di là del mare, al di là della terra,
sotto un cielo freddo e indifferente
grida umane si confondono col fragore prepotente
delle bombe che scoppiano senza sapere perché.

Reno Bromuro (da "Senza levatrice" Edizione Albatros Roma 1983)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE