2 aprile 2000
Muore Tommaso Buscetta

È morto negli Stati Uniti Tommaso Buscetta. Il più famoso pentito di Cosa Nostra aveva 72 anni e da 14 anni viveva negli Stati Uniti in regime di semilibertà.

La storia che Buscetta ha sempre raccontato alla Magistratura, è antica quanto il mondo, specialmente in Sicilia. BuscettaLa potenza della Mafia era (è) granitica. Neanche Mussolini riesce a debellarla nonostante, l'inutile campagna repressiva coordinata dal prefetto Cesare Mori, vada in parlamento a dire che Cosa Nostra è sconfitta. Per il nascente regime, la criminalità organizzata siciliana rappresentava un serio problema, essendo il fascismo un sistema di potere dove lo Stato esercitava un assoluto monopolio sulla vita del paese. Inevitabile quindi la collisione, soprattutto rispetto al controllo sociale. Il Duce visita la Sicilia nel 1925 e decide di rispondere con la forza, inviando Mori a Palermo. Il funzionario aveva fama di duro, e nei due anni che passa in Sicilia si merita l'appellativo di "prefetto di Ferro".

La lotta del fascismo alla mafia è di tipo prevalentemente militare, senza alcun intervento di carattere sociale. Anzi: i latifondisti si riappropriano del potere che avevano perduto negli anni precedenti. I metodi di Mori finirono per creare malcontento nella popolazione, col risultato che molti siciliani si schierarono coi mafiosi. Inoltre, parecchi di loro fuggirono negli Stati Uniti, andando a rafforzare la criminalità organizzata italo-americana, che di lì a qualche anno sarà protagonista del proibizionismo. Infine, sembra accertato che il regime abbia accettato più di un compromesso con la mafia. Nel 1927 Mori è "promosso" senatore e trasferito, mentre Mussolini va alla Camera e fa un bilancio lusinghiero della sua attività. In realtà l'operazione repressiva è fallimentare e la stessa rimozione del prefetto sembra essere una vittoria della mafia, che continua la sua attività, anche se in maniera non appariscente. In ogni caso, i giornali non parlano più di questo fenomeno: per il regime, il problema era risolto.

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RICORDIAMOLI

CLAUDIA BELTRAMO CENCI

Il 2 aprile 1966, gli imputati della "Zanzara" sono assolti.

Gli imputati sono assolti perché il fatto non costituisce reato. Questo ha decretato il Tribunale di Milano, presieduto da Luigi Bianchi D'Espinosa, che aveva rifiutato di sottoporre a visita medica Claudia Beltramo Ceppi. Nel corso del processo si registrerà una viva tensione tra il pubblico ministero Oscar Lanzi e il presidente Bianchi D'Espinosa. Il procuratore generale di Milano chiederà di spostare il processo in altra sede perché "l'ambiente milanese è (...) il meno adatto" per garantire l'ordinato svolgimento del processo di appello; il 30 giugno la Corte di cassazione accoglierà l'istanza, nonostante il parere contrario del procuratore generale presso la stessa Corte, e trasferirà il processo a Genova.

Negli uffici della Procura avviene un episodio indicativo dello spirito reazionario e repressivo che caratterizza ancora gran parte delle istituzioni. Applicando alla lettera una circolare del 1934 che prevedeva di redigere una scheda dettagliata degli indagati minorenni, il Pubblico Ministero ordina ai tre studenti del "Parini" di spogliarsi per sottoporli a visita medica. Claudia Beltramo Ceppi rifiuta di farlo e suo padre, già vicequestore di Milano nel 1945, annuncia che reagirà a quello che giudica un sopruso. Marco De Poli e Marco Sassano non riescono invece a sottrarsi alla degradante procedura, che contrasta con gli elementari diritti del cittadino. Ecco come riferisce l’interrogatorio il loro avvocato, Alberto Dall’Ora:

"È stato loro imposto di denudarsi e di sottoporsi a visita da parte di persona che già si trovava nell’ufficio, e in presenza del magistrato, le domande loro poste durante tale visita vertevano sui loro eventuali rapporti con prostitute, su affezioni veneree eventualmente contratte, mentre venivano fatti osservazioni e commenti sul loro stato di apparente gracilità, con il rilievo che le famiglie poco si curavano di loro".

Va tenuto presente che l’accusa mossa tanto ai tre liceali, quanto al loro preside consiste nella violazione di due articoli della legge sulla stampa (L. 47 dell’8 febbraio 1948): il 14 relativo alle pubblicazioni destinate all’infanzia e all’adolescenza, e il 16 sulla stampa clandestina che sanziona la mancata registrazione della testata, benché i giornali scolastici non rientrino per niente in tale normativa. A indicare il comportamento corretto che si sarebbe dovuto tenere in un caso del genere, provvede Giuseppe Maranini sul "Corriere della sera" del 22 marzo:

"Prospetto solo dei dubbi... ma di una cosa almeno sono ben certo: la soluzione di questi dubbi apparteneva e appartiene comunque all’autorità scolastica, non alla questura o alla Procura della Repubblica. La Procura della Repubblica ha invocato a giustificazione della procedura seguita un articolo di una vecchissima legge in palese contrasto con la Costituzione della Repubblica. Nessuno mi persuaderà che il giudice si trovasse costretto da una evidenza di reato e di pericolo a una qualunque azione di polizia giudiziaria, meno che mai all’ispezione corporale o alla visita medica dei tre ragazzi. Anche se questo il giudice ha creduto e se l’applicazione di certe misure gli è sembrata imposta dalla legge poteva - anzi doveva pur ricordarsi della Costituzione e, sollevata d’ufficio l’eccezione di incostituzionalità, attendere il responso della Corte costituzionale".

L’operato della procura aveva intanto provocato la protesta di larghi settori dell’opinione pubblica laica e di sinistra. Sull’"Avanti!" del 20 marzo esce a firma di Nicola Badalucco un articolo dal titolo È questa l’Italia che fa paura, dove si legge:

"...i benpensanti si sono arrabbiati, rivelando tutta la loro diseducazione, l’ignoranza e quell’immenso odio contro le nuove generazioni che è il segno più evidente di una classe e di un’età che non hanno più niente da dire. I vecchi tartufi si sono scatenati e, come spesso accade in questi casi, la magistratura, che in molte sue zone e gradi sembra ormai voler recitare la parte del primo della classe nelle battaglie oscurantiste, si è messa in moto. Ha dissepolto vecchie circolari... e ha fatto sentire ai tre criminali della "Zanzara" quanto forte e pesante sia la giustizia, convocandoli per un interrogatorio e invitandoli poi, con un disgustoso contorno di domande insultanti e di ammiccamenti, a spogliarsi e a farsi visitare, come maniaci sessuali, come sifilitici da schedare. Ecco l’Italia che fa paura".

Il pezzo costerà al giornalista e al direttore del quotidiano socialista, Aldo Quaglio, un’incriminazione per vilipendio della magistratura. La quale non si risparmia e, per ordine del sostituto procuratore Alessi di Novara, fa sequestrare anche le copie de "L’Espresso" dove si ricostruiva la vicenda. Quasi altrettanto alto sarà il prezzo pagato dal presidente della Associazione nazionale dei magistrati Mario Berruti. Per aver chiesto il 21 marzo al ministro di Grazia e giustizia Reale di aprire un’inchiesta nei confronti del PM Carcasio, una settimana dopo egli presenta le sue dimissioni a seguito della vera e propria sollevazione dei suoi colleghi, inviperiti per il vulnus arrecato all’autonomia della corporazione.

Il 22 marzo il preside, con la tipografa e i tre studenti del "Parini" vengono rinviati a giudizio e il processo si tiene per direttissima. In risposta a questa decisione, giovedì 24 marzo, per le vie di Milano sfilano quattromila studenti di tutte le scuole. Anche Pietro Nenni, allora vicepresidente del Consiglio dei ministri, esprime la sua solidarietà agli imputati. Lo fa con questa lettera indirizzata al papà di Marco Sassano, resa pubblica il 25 marzo:

"Caro compagno, quello del liceo "Parini" è uno scandalo di tipo borbonico. Io quasi non me ne dolgo giacché sono arrivato alla conclusione che soltanto gli scandali possono raddrizzare la situazione. Noi paghiamo duramente il fatto di avere, venti anni orsono, abbandonato lo Stato ai moderati. I guasti sono tali e tanti che, nel migliore dei casi, ci vorranno anni a risanarli. Salutami il tuo figliolo, digli che alla sua età, o poco più, io facevo la spola da carcere a carcere per l’allora tristemente famoso art. 247 del C.P. Ci sono purtroppo ancora una infinità di articoli da far sparire. E ci riusciremo, non so in quanto tempo perché tutto è lento e arrugginito. Ci vuole un tempo enorme, per varare una legge in sede governativa. Ci vogliono mesi e mesi, e sovente anni, per farla approvare dal Parlamento (pensa alla riforma del Codice di procedura penale oppure alla legge sul referendum). Il problema è sempre quello di battere e ribattere finché la porta non si apre (o non si sfonda)".

Le udienze cominciano il 30 marzo: in aula la pubblica accusa è sostenuta da Oscar Lanzi, al quale è stata affidata la Procura di Milano dopo il trasferimento di Carmelo Spagnuolo a Trieste e in attesa dell’arrivo di De Peppo. Durante il dibattimento, Lanzi si scontra più volte con il presidente del tribunale Luigi Bianchi D’Espinosa proprio sui modi in cui si sono svolte le indagini preliminari. Accogliendo le tesi degli avvocati difensori, il giudice riconosce, infatti, che l’ispezione corporale non era necessaria e contrastava coi princìpi costituzionali. Alla fine tutti gli imputati sono assolti per non aver commesso il fatto e, se pure l’ufficio del pubblico ministero riuscirà a far accogliere il suo ricorso dalla Cassazione ottenendo di trasferire il processo a Genova, la sentenza segnava comunque un punto di svolta decisivo. "L’Espresso" del 10 aprile spiega il suo effetto con queste parole:

"...Oscar Lanzi e quella parte di magistrati presenti in aula che erano d’accordo con lui sentirono che qualche cosa era finito. Questa volta non era solo un presidente coraggioso in un’aula di tribunale semideserta a sconfessare la posizione della Procura. Era un giudice illuminato e un grande giurista che difendeva i diritti dell’Italia democratica, dinanzi e con la solidarietà di tutto il paese".

Per quanto casualmente, il caso della "Zanzara" ha in sé i caratteri del passaggio epocale e fa scoprire come il boom e la diffusione del benessere economico convivevano con lo stato di arretratezza tipico di una società chiusa e arcaica. Al tempo stesso, l’episodio era il risultato di un processo, da tempo avviato, teso a uniformare alle società moderne quella italiana.

La sua manifestazione più evidente si realizzerà con lo sconvolgimento culturale che di lì a poco avrebbe investito, col resto del mondo, anche l’Italia: è, infatti, fuori dubbio che il 1968 segni un momento di svolta nel costume, prima ancora che sul piano politico. Con la stagione sessantottina cambiano il modo di pensare e i comportamenti di moltissimi italiani, nonostante tutti i cascami controriformisti ai quali si deve tuttora far fronte, di cui il permanere di una giustizia inquisitoria è una delle espressioni più eclatanti. A ben vedere, tuttavia, quella stagione segnerà per noi anche la fine del viaggio verso un approdo laico-liberale così come avvenne in altre nazioni, dove il ’68, svincolato da ogni deriva operaista, fu uno straordinario momento creativo. Oggi, è lecito pensare che proprio il prevalere negli anni Settanta della dimensione politicistica-intrisa del vano estremismo stanco replicante di ideologie condannate, perché di fatto contrastanti con l’umano sentire - ha contribuito a dissipare una straordinaria occasione di crescita civile e individuale. I suoi orizzonti erano stati intravisti dai giovani studenti del "Parini", che provarono a confrontarsi col tema della sessualità senza timori, avendo come bussola un innato desiderio di libertà fatta di serena consapevolezza.

Bibliografia

"la zanzara"–anno XX–n° 3 organo ufficiale dell’associazione studentesca pariniana febbraio 1966 £.50; Espresso, Corriere della Sera, Avanti.

***

IL FATTO

ESIODO E LA BIBBIA

Possiamo considerare la sua Teogonia come un tentativo di mettere ordine nel caos dello Olimpo, dove erano andati affollandosi miti vecchi e nuovi, spesso contraddittori e divinità più disparate provenienti da tradizioni diverse ed entrati nella mentalità religiosa della Grecia del VII secolo avanti Cristo, rappresenta dunque una sorta di Bibbia occidentale e come in quella la donna ha un ruolo assai importante, anche se negativo. Infatti, con il mito di Pandora, ragazza stupenda mandata come castigo divino agli uomini carica di tutti i mali che da quel momento in poi affliggeranno il mondo, il poeta vuole ribadire ancora una volta, proprio come nella Bibbia è rappresentata Eva, l’inferiorità della donna rispetto all’uomo e il concetto di essa come condanna, sanzione teologica a tale inferiorità.

Allora in cambio del fuoco ordì un male per gli uomini:

Infatti, l’illustre Efesto formò con la terra un’immagine di vergine vereconda, per il volere del figlio di Crono, l’ornò di cintura la dea glaucopide Atena e la vestì di candida veste; dall’alto del capo un velo dai mille ricami di sua mano le fece cadere, meraviglia a vedersi; e intorno collane di fiori d’erba appena fiorita, amabili, pose sulla sua testa Pallade Atena; e intorno alla testa un aureo diadema le pose che fabbricò apposta l’illustre Efesto, con le sue mani operando, per compiacere Zeus padre; in esso, meraviglia a vedersi, aveva scolpite molte belve terribili, quante la terra in gran numero nutre, ed il mare, e di queste tante poste ne aveva, e grazia su tutte aleggiava,magnifiche, simili in tutto agli animali dotati di voce. E poi, dopo che egli fece il bel male in cambio del bene,la condusse dov’erano gli altri, dei e mortali,superba dell’ornamento della Glaucopide, la figlia del padre tremendo, e lo stupore teneva gli dei immortali e gli uomini mortali come videro l’alto inganno, senza scampo per gli uomini, da lei infatti viene la stirpe delle donne. Di lei infatti è la stirpe nefasta e la razza delle donne, che, sciagura grande per i mortali, fra gli uomini hanno dimora, compagne non di rovinosa indigenza ma d’abbondanza.

Vediamo ora la nascita della donna secondo l’antico testamento. Non è difficile cogliere le analogie e i tratti comuni che evidentemente erano propri di tutte le culture arcaiche. Ancora una volta c’è un demiurgo, ma questa volta la donna, almeno inizialmente, non è un castigo ma un dono.

Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolto all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse:

"Questa volta essa

è carne della mia carne

e osso delle mie ossa.

La si chiamerà donna

perchè dall’uomo è stata tolta".

Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.

Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: "E’ vero che Dio ha detto: non dovete mangiare di nessun albero del giardino?". Rispose la donna al serpente "Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete". Ma il serpente disse alla donna: "Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male". Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò.

Allora Dio disse alla donna:

"Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,

con dolore partorirai figli.

Verso tuo marito sarà il tuo istinto,

ma egli ti dominerà".

All’uomo disse: "Poichè hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti

avevo comandato di non mangiarne, maledetto sia il suolo per causa tua!

Con dolore ne trarrai il cibo

per tutti i giorni della tua vita.

Spine e cardi produrrà per te

e mangerai l’erba campestre.

Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;

finché tornerai alla terra,

perché da essa sei stato tratto:

polvere tu sei e in polvere ritornerai!"

***

LA POESIA DEL GIORNO

ORA COM’E’ SILENZIOSA

Ora com'è silenziosa
la mia casa! Neppure
mia moglie ama più parlare.
La solitudine mi scoppia in petto
mentre un raggio di sole
riflette sul monitor del piccì
immagini andate
clamore passato
pianti e capricci mai consolati
almeno ora; allora presente e
vigile sempre per mano
correvamo pei prati
d'inverno e d'estate
ma è tempo passato
la quercia ha dato altre
ghiande e le ghiande ancora
ghiande, mentre lentamente
mi avvio puzzolente di smog

Reno Bromuro (da «Poesie nuove»).

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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