2 agosto 2000
Commemorazione della strage
alla stazione di Bologna

La strage alla stazione di Bologna fu uno dei capitoli più dolorosi dell'era delle stragi, contornato dall'immancabile sottobosco fatto di depistaggi e zone d'ombra. Nel giorno del ventennale della strage Giuliano Amato, intervenendo alla manifestazione in ricordo delle vittime, si dice: "umiliato nel dover ammettere che tante volte nello Stato ci furono connivenze bugie e menzogne che non sappiamo dove andavano a parare". Stazione di Bologna 2 agosto 1980

Ma che cosa è successo il 2 Agosto 1980?

Il 2 agosto 1980 una bomba è esplosa alla stazione di Bologna, provocando 85 morti. Dopo vari processi, per quell'attentato sono stati condannati all'ergastolo, come esecutori, Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, noti neofascisti, che si sono sempre proclamati innocenti.

Una condanna definitiva per "depistaggio", dunque per aver ostacolato le indagini, è stata comminata a Licio Gelli, fondatore della Loggia massonica P2, e ad alcuni generali a capo dei servizi segreti. Nonostante varie promesse, anche su questa tragica vicenda continua a pesare il "segreto di stato", perciò i magistrati non hanno potuto accedere a decisivi atti processuali. I familiari delle vittime si sono costituiti in associazione, il cui primo presidente è stato Torquato Secci, ora è Paolo Bolognesi.

Da vent'anni, ogni 2 agosto, un corteo parte da piazza Maggiore, percorre via Indipendenza e arriva alla stazione ferroviaria, dove alle 10 e 25 una sirena suona tre volte

Noi sappiamo chi è STATO

L'Assemblea di ControPiani di mercoledì 19 Luglio 2000 ha deciso una mobilitazione in occasione manifestazione del 2 Agosto, nel ventennale della strage alla Stazione di Bologna, con le seguenti modalità. Appuntamento alle 9 in Piazza Medaglie d'Oro,davanti la stazione: In 85 (il numero delle vittime della strage) avremo sul volto una maschera bianca, con sulla fronte segnato un numero. Al collo porteremo tutti un cartello con questa scritta: "2 Agosto… sappiamo chi è… STATO". Con la parola STATO scritta molto più in grande. Striscione e distribuzione di volantini. Chi è interessato a partecipare/proporre lo comunichi attraverso noocse-bo@egroups.com, per partecipare agli Ottantacinque (maschera + cartello) bisogna portare con sé 5 mila lire (servono per coprire le spese).

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RICORDIAMOLI

LA STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA

Alla stazione di Bologna esplode, alle 10,25, una bomba nella sala d'aspetto. Muoiono 85 persone, 200 rimangono ferite. Il 6, i funerali si trasformeranno in una protesta contro gli uomini di governo, fischiati dalla folla, mentre applausi saranno indirizzati al Capo dello Stato Pertini e al sindaco Renato Zangheri. La strage sarà attribuita all'estrema destra e nelle indagini sarà coinvolta la P2 di Licio Gelli, ma autori e mandanti non saranno individuati.Bologna agosto 1980

Ci si è provato un anno fa, con qualche successo. Era stato scritto un appello, dal titolo semplice - Tutta la verità - e nella caldissima mattina del 2 agosto, si è sfilato fino alla stazione, per l'ennesima volta, come si dice in questi casi, "per non dimenticare".

Il testo di quell'appello, purtroppo, lo si può ricopiare un anno dopo, identico, senza che sia venuto meno un solo motivo. Anzi, le poche novità di questi ultimi dodici mesi sono tutte negative. Il segreto di Stato è ancora lì, con la sua faccia di pietra, a ricordare il costo delle alleanze militari. E se una commissione parlamentare si permette di scrivere che la stagione stragista ha avuto origini e responsabilità "atlantiche", passa mezza giornata e il governo e i partiti del centro-sinistra si producono in goffe retromarcie.

Di più, non è bastato bombardare la Jugoslavia per diventare alleati a cui si può confidare la verità su Ustica. Si possono fare film, spettacoli teatrali; si può alludere all'aeronautica americana o a quella francese, come protagonisti dell'azione di guerra nei cieli di Ustica; ma anche se fosse stato un semplice errore, quel Dc9 resta una macchia indelebile sulla nostra sovranità nazionale. Chi fa professione di patriottismo, potrebbe scandalizzarsi di questo, più che della Nazionale che non canta l'Inno di Mameli.

Peggio ancora, lo Stato italiano - entità spesso comica, qualche volta orrenda - pare abbia pensato di farsi restituire i soldi dalle famiglie delle vittime della Uno Bianca; anche stavolta, dopo lo scandalo provocato dalla notizia, c'è stata una retromarcia, ma è già intollerabile che l'ipotesi sia apparsa possibile. Qui a Bologna, e poi a Roma, sono sfilati i nazisti di Forza Nuova e la polizia ha caricato i cortei di protesta. Se qualcuno ha nutrito speranze sui ministri dell'Interno dell'era dell'Ulivo da Napolitano alla Jervolino, ora con Enzo Bianco è meglio lasciar perdere:con la gestione delle indagini sul delitto D'Antona,ha già dato prove sufficienti.Bologna agosto 1980

Insomma, alla vigilia del ventitreesimo 2 agosto senza verità e giustizia, permane il sospetto che fra gli assassini in libertà, ce ne siano alcuni che ricevono ancora uno stipendio dallo Stato. Non è un fatto di memoria. E' sostanza dell'oggi. Senza verità e giustizia, la democrazia italiana è condannata a trascinare un peso morto, un cupo sottofondo di ricatti che la indebolisce. Un anno fa, il 2 agosto era la prima volta con assessori postfascisti a Palazzo d'Accursio. Un anno dopo - e dopo le esperienze di movimento di queste ultime settimane rilanciamo un appuntamento di contestazione. Se non vogliamo che sia solo un rito, o un fatto privato delle famiglie colpite, bisogna esserci, al corteo del 2 agosto.

Bisogna essere in tanti, anche stavolta, anche se sono passati ventitre anni. E pretendere, in quest'ultimo scorcio di governo, che si mantengano le promesse come non hanno saputo fare finora.

LA POESIA DEL RICORDO
2 AGOSTO 1980

Si apre la terra e l'Inferno sale al cielo
travolgendo, spaccando, seppellendo vite.
II treno Ancona Basilea sembra colpito
da un bombardamento atomico
la nuvola nera è altissima.
Un orologio elettrico si ferma come
a imprimere l’apocalittico attimo.
Non trombe ai punti cardinali suonavano
eppure qualcuno giura di averle udite
nelle grida che fuoriuscivano dalle macerie.

Nell'incertezza si parla di bomba
mentre i pianti e le grida di raccapriccio
dilaniano il cuore del Vecchio Padre.
Par di vederlo il canuto Vegliardo
piegato su se stesso in lacrime cocente;
poi pensa che gli ordigni
li costruiscono i ricchi per mettere
ancora in ginocchio l'operaio.

Avevano faticato trecentocinquanta giorni
per quindici di evasione e di riposo!

E’ giunto l'Inferno ha dilaniato
corpi. Le mani piagate e callose
rivolgono le palme al cielo
accennando una lieve protesta
gli occhi sbarrati colmi di calcinaccio
sono tutti rivolti su di un orologio
che segna sempre le dieci e venticinque
per ricordare agli uomini che gli operai
sanno costruire solo bombe di fiori
allevati con amore e innaffiati
con le lacrime di ogni giorno.

***

IL FATTO

UN POETA AL GIORNO
REMIL (RENATO MILLERI) "IL SENTIERO DI DIO"

Con "Il sentiero di Dio" di Remil siamo di fronte all’eterno dubbio dell’uomo e il desiderio sempre più potente di incontrare Dio. Dai versi iniziali, il poeta si è spinto indietro! Indietro! Quest’umanità - egli medita – ha vanificato la sua ricerca, senza pensare minimamente che l’uomo, è un animale fiero e semplice, finché non subentra il dubbio. E, proprio per questo, il poeta vede intorno a sé quello, che gli altri non vedono: la poesia sa quello che la storia tace. La storia registra i fatti accaduti: la poesia intuisce e scopre le cagioni dei fatti nelle anime delle persone, siano individui, siano moltitudini, integrando, compiendo e interpretando sia la storia, sia il pensiero dell’individuo. Parlando con un Dio che passa come il messaggero e mostra il segnale, indica come fare per ritrovarsi e il luogo del convegno, allontanandosi poi con la celerità del vento, lasciando dietro a sé sorpresa e interrogativi.

Quale impeto pirico sostituisce la lentezza dell’esposizione, quanto calore infuso nella rappresentazione! Non simbolo, non messaggero; ma un grido, un grido sorto dagli antri profondi dell’anima si leva ed echeggia intorno, - e quel grido è comando, - comando, che coglie improvviso l'uomo intento alle solite occupazioni, e lo scuote, lo svelle, e lo insegue incessante, pungente nella corsa animosa.

Ad una serie di chiamate, che paiono i suoni ritmati di un telefono occupato, segue un crescendo d'ingiunzioni alle quali immediato tiene dietro un crescendo più forte, più rapido, irresistibile, di esortazioni.

Si dice che quando Michelangelo ebbe compiuto il meraviglioso Mosè, lo percosse forte col martello e gli gridò: "Parla!" Remil ha aggiunto all'immobilità del pensiero il frenetico movimento del corpo che corre, corre, corre più veloce delle macchine che l’uomo ha costruito. A un tratto, il tono si abbassa, e lo sguardo del poeta si china, gli occhi si fissano (come se vedessero realmente quella di Remil e l’altrui anima che ha avuto sempre dinanzi agli occhi e che per correre non riusciva a vedere), ad esaminare, ad interrogare. Ora la guarda, e pare che non abbia altra cura. Ora tutto tace: sull'ardore dei versi precedenti, pare un getto di acqua gelida. Tutto è concordato: il tumulto dei ricordi e degli affetti, finalmente il poeta può disegnare e colorire un quadretto di esattezza e di evidenza mirabile; può osservare e ritrarre ciò, che sfugge agli altri, aggiungendo una dolce e forte sinfonia di Beethoven rilassandosi, pago di aver ritrovato la sua anima, pago di poter, ora che conosce se stesso, dire agli altri il suo pensiero.

IL SENTIERO DI DIO
di Remil (Renato Millèri)

Signore
sono venuto in questa pineta a cercarti
ma non ho trovato nessuno.
Perché dunque il mio destino
è così vuoto d'amore?
Quante coppe di amaro liquore
devo ancora bere
prima che tu venga ad aiutarmi?
Il Signore si commosse
alle lacrime sincere dell'uomo e gli disse:
"Io ti ho detto di seguire la tua strada.
Tu hai scelto questa pineta per venirmi a cercare.
Bene, mi hai trovato!
Ora prosegui senza pentirti delle tue scelte
se crederai che le tue scelte sono state giuste.
Vai sempre diritto senza ascoltare chi ti dirà che stai facendo bene,
senza ascoltare chi ti dirà che stai facendo male......
a costoro risponderai soltanto:
- Io sto facendo solo quello che credo sia giusto
per il mio destino di uomo,
io sto facendo solo quello che credo sia giusto
per non pentirmi mai davanti a Dio
perché mai dovrei ascoltare i vostri giudizi? -
Se proseguirai in questo modo
mi troverai alla fine del sentiero".
L'uomo cominciò a camminare
ma il sentiero si allontanava
con lo stesso tempo dei suoi passi.
- Signore, così non ti raggiungerò mai
se ti allontani come muovo un passo. -
E il Signore rispose:
"Vuol dire che ti sei fermato ad ascoltare i giudizi degli uomini,
togliendo a te stesso il tuo tempo,
prosegui senza più ascoltare nessuno
e il tuo tempo si unirà nel mio!"

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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