29 gennaio 1919
Inizia il proibizionismo

Negli anni tra i due conflitti mondiali l'America, a causa del prevalere delle forze politiche che volevano una politica di disimpegno in Europa, si chiuse in un atteggiamento isolazionistico. Si diffuse in quegli anni il mito che contrapponeva all'"immorale Europa" l’"America virtuosa" e puritana. La proibizione di fabbricare e vendere bevande alcoliche, votata il 29 gennaio 1919, fu dettata anche, ma non solo, da preoccupazioni sociali: la connessione tra alcoolismo e delinquenza.

Il proibizionismo fu una delle manifestazioni del puritanesimo americano, che, mescolando spunti moralistici a ideali reazionari, lottava sì contro la corruzione pubblica e privata, ma anche contro la libertà degli scambi economici e soprattutto contro le minoranze cattolica, ebrea, contro i neri, contro le forze politiche di sinistra e gli intellettuali. Il proibizionismo portò come conseguenza alla vendita di contrabbando delle bevande alcoliche, scatenando un'ondata di illegalità.

Non a caso ricomparve proprio allora la setta del Ku-Klux-KIan, fanatica e razzista, organizzata una prima volta dopo la guerra di Secessione, per controbattere i neri appena liberati dalla schiavitù. La violenza "puritana" non solo falli i suoi obiettivi, ma finì col potenziare i mali che s'era proposta di debellare. Fu, infatti, in quegli anni che il gangsterismo, grazie alle enormi ricchezze accumulate con la vendita illegale dei prodotti alcolici, riuscì a organizzarsi su basi industriali.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1944: Varo della corazzata britannica Missouri a bordo della quale doveva essere firmata la resa del Giappone: sarà l'ultima corazzata costruita nel mondo.

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RICORDIAMOLI

GIOVAN BATTISTA VICO E LA STORIA

Il Filosofo Giovan Battista Vico nacque a Napoli nel 1688 e ivi morì nel 1774. In aperta polemica con i cartesiani, affermò che la conoscenza deriva solo da "ciò che si fa", negando dunque valore a ogni scienza che non fosse opera umana. Giovan Battista VicoSi dedicò alla riflessione sulla storia umana nella quale riconobbe l'incessante ripetersi di tre cicli storici: età primitiva e divina, età poetica ed eroica, età civile e veramente umana. Il ripetersi di questi cicli chiamata "teoria dei corsi e dei ricorsi" non risponde a un ordine casuale, essendo invece preordinato e garantito dalla Provvidenza. Tra le opere: Orazioni inaugurali; De antiquissima italorum sapientia; Scienza nuova; Autobiografia.

Infatti, con la "teoria dei corsi e dei ricorsi" afferma che la storia è la disciplina che ha per oggetto la ricostruzione e l'interpretazione degli eventi storici.

Nell'antichità classica, ma anche presso i cinesi e gli aztechi, si aveva una concezione ciclica del tempo e della storia, simile al fluire del tempo naturale, giorni e stagioni, notate come la teoria di Vico si fa realtà inconfutabile. Il cristianesimo recuperò invece la concezione ebraica di una storia umana unica, con un suo inizio: la creazione; e una sua fine: avvento del regno di Dio sulla Terra. Questo schema fu laicizzato tra il Settecento e l’Ottocento: la storia fu intesa come il continuo progresso dell'umanità, secondo uno sviluppo lineare della civiltà umana, come afferma l’illuminismo e il positivismo. Hegel formulò una filosofia della storia in cui ordinava epoche e civiltà secondo un disegno ideale e razionale.

Al contrario, lo storicismo rifiutò ogni precostituita filosofia della storia e pose le basi per una metodologia rigorosa della storia come scienza dello spirito. Il materialismo storico marxista individuò fondamenti "materiali" del processo storico nei rapporti di produzione e nei conflitti delle classi. Le più recenti concezioni della storia hanno accentuato l'aspetto pratico-concreto di una ricerca a tutto campo e multidisciplinare, con aperture alle altre scienze umane: storia sociale, etnostoria, ecostoria, psicostoria, biostoria.

La storiografia in senso moderno nacque con l'Umanesimo e con il Rinascimento: si deve a essi il recupero dei classici dell'antichità, lo sviluppo della filologia, un nuovo interesse per il passato cittadino o nazionale. Seguendo l'esempio dei classici fu rimessa in auge l'annalistica, Leonardo Bruni, Poggio Bracciolini, il Sabellico, la biografia Filippo Villani, Giorgio Vasari, la memorialistica Paolo Giovio, Alessandro Piccolomini. Le massime espressioni della storia umanistica furono, sul piano del pensiero storico e della capacità interpretativa complessiva, Nicolò Machiavelli e Francesco Guicciardini, che liberarono la storia politica dai condizionamenti teologici e della predicazione morale, e, sul piano dell'erudizione e dell'attenzione ai documenti, Biondo, che ricostruì la storia civile e culturale delle singole regioni italiane.

Le lotte religiose, in seguito alla Riforma, ebbero un riflesso anche nello sviluppo della storia moderna: raccolsero documenti di storia ecclesiastica il protestante Flacio Illirico e il cattolico Cesare Baronio. A partire dalla seconda metà del Secolo Diciassettesimo si svilupparono due linee distinte: la storia erudita e la storia razionalistica. L'erudizione, che diede un contributo fondamentale con la pubblicazione di fonti e lo sviluppo di discipline ausiliarie come la paleografia e la diplomatica, ebbe i maggiori cultori nei benedettini francesi di San Mauro, in particolare, Mabillon, in Francia, Rymer in Inghilterra, Leibniz in Germania e Muratori in Italia. La storia razionalistica partì invece da una critica della storia sacra e del testo biblico da fino a Simon, a Spinoza, a Bayle, per svilupparsi in senso laico nelle opere storiografiche dell'Illuminismo francese e inglese. Su posizioni critiche del razionalismo illuminista e in un tentativo di sintesi tanto dell'erudizione quanto dell'interpretazione critica complessiva furono prima Vico e poi Herder.

A partire dal Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli di Vincenzo Cuoco sulla Repubblica Partenopea, la storia italiana fu fortemente collegata alla vita civile e politica e al Risorgimento nazionale, Colletta, Botta, Ferrari. In essa si riverberarono le divisioni tra cattolici neoguelfi Manzoni, Troya, Balbo; e laici neoghibellini Amari, o tra unitari Mazzini e federalisti Cattaneo. Dopo l'unità, nella seconda metà del secolo, fu presente l'influenza del positivismo Villari e del marxismo Labriola: ciò provocò da una parte l'interesse per l'edizione di fonti e dall'altra lo svilupparsi della scuola economico-giuridica di Salvioli, Salvemini, Volpe, attenta anche alla storia medievale. Nel '900 crebbe la reazione antipositivista soprattutto per opera di Bendetto Croce, che diede un contributo determinante e di grande influenza con la sua filosofia idealista e la sua ricerca storica di tipo etico-politico, interpretando positivamente le vicende dello Stato liberale in contrapposizione al fascismo.

Volpe, che invece aderì al fascismo, diresse la Scuola di storia moderna, che pure ebbe come allievi storici di rigorosa milizia antifascista come Rosselli, Chabod, Morandi. Su posizioni più vicine alla metodologia crociana e all'antifascismo furono invece Omodeo e Falco. Ma dopo il 1945 si fece sempre più forte la storia di matrice marxista, specie dopo la pubblicazione nel 1947 dei Quaderni del carcere di Antonio Gramsci, che fornirono elementi per una riconsiderazione globale della storia italiana, a partire dal Risorgimento come "rivoluzione mancata", in quanto incapace di risolvere il problema contadino.

Dagli anni '50 sono susseguiti numerosi studi sul movimento operaio e contadino, anche tramite indagini di tipo specifico e locale da Sereni, Zangheri, Manacorda ed Ragionieri fino a Villari, Spriano, Cafagna, Candeloro, Della Peruta, recuperando in tempi più recenti la lezione delle "Annales" e l'attenzione per la storia delle condizioni di vita e di salute delle classi popolari. In modo simile, pur con contrapposizioni polemiche rispetto alla storia marxista, si mossero gli storici di ispirazione cattolica. Essi, oltre a lavorare nei tradizionali campi della storia del cristianesimo e della Chiesa Bendiscioli, si sono mostrati sensibili alla pietà popolare De Luca, De Rosa, al rapporto tra Chiesa e Stato Jemolo e alla storia del movimento cattolico nelle sue varie componenti Passerin d'Entrèves, Fonzi, De Rosa, Scoppola.

Gli storici di orientamento laico e liberale contestarono l'impostazione gramsciana e marxista, approfondendo acutamente i problemi del Risorgimento, Romeo o analizzando i rapporti tra Chiesa e Stato Spadolini. Un posto a sé ha guadagnato De Felice con la sua monumentale e discussa biografia di Benito Mussolini. Nell'ultimo ventennio l'influsso della scuola francese delle "Annales" ha spinto anche la storia italiana verso una maggiore attenzione alla storia della cultura popolare, della vita quotidiana, della donna, della società e, più parzialmente, della famiglia. Molto spazio è stato dato alla storia dell'amministrazione, delle élite dirigenti, anche a livello locale e comunale.

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IL FATTO

FRANCESCO PETRARCA 2

Il Canzoniere si è affermato attraverso i secoli come l'opera di Petrarca più significativa e di più duratura rilevanza per l'evoluzione della storia della poesia e della poetica occidentali. Frutto di un lavoro di composizione, revisione e ordinamento che cominciò attorno al 1335 e impegnò il Francesco Petrarcapoeta fino alla morte, il Canzoniere, il cui titolo originale è Rerum vulgarium fragmenta, ossia "Frammenti di volgare", presenta nell'ultima forma 317 sonetti, 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate e 4 madrigali. Una compagine che risulta divisa dal componimento "I' vo pensando, et nel penser m'assale in due parti: rime in vita e rime in morte di Laura".

Frutto della tradizione latina e di quella volgare moderna, dai provenzali allo stilnovo e a Dante, il Canzoniere rappresenta l'estrema testimonianza di una ricerca di mediazione tra eros e caritas, tra amor profano e amor sacro, di quel tentativo di conciliare Ovidio con la Sacra Scrittura che tanta parte ebbe nel configurare la produzione letteraria medievale, specialmente lirica. Si tratta di una poesia tutta risolta in una puntuale resa della psicologia amorosa, fortemente radicata nell'esperienza intima dell'io, spiritualizzante e incline a eleganti soluzioni formali.

La lingua è depurata da ogni tentazione realistica, improntata a un ideale di alto decoro e perfetta armonia. Ciononostante, è assolutamente dominante la figura femminile, fulcro radioso di un mito personale del poeta, che ripete liberamente, con coscienza cristiana, il mito della negazione del soddisfacimento erotico proposto dallo splendido archetipo ovidiano della storia di Apollo e Dafne. Laura è moderna incarnazione di Dafne che si sottrae alle sollecitazioni di chi la desidera; come Dafne, si trasforma in lauro: quel lauro che dovrà coronare la fronte dell'amante divenuto poeta. Amore della donna e amore della fama: un orizzonte meditativo scrutato minutamente, come nel Secretum. La complessa articolazione introspettiva della storia d'amore trova completamento in chiave di ritrattazione nella canzone alla Vergine, ultimo componimento della raccolta, in cui all'esaltazione della donna terrena, non altro, a ben vedere, che "poca mortal terra caduca" si sostituisce quella della donna divina, la "vera Beatrice" invocata come ultimo porto di salvezza per l'anima resa esausta dagli ingannevoli e vani affanni mondani, ma assetata di verità assolute.

L'altra opera poetica in volgare sono i Trionfi scritti fra il 1348 e il 1374. Si tratta di un'ambiziosa visione allegorico-didattica in terzine divisa in sei parti: Trionfo dell'Amore, della Pudicizia, della Morte, della Fama, del Tempo, dell'Eternità. In essi, guardando al grande modello della Commedia dantesca, Petrarca intese inserire il vagheggiamento del personale mito amoroso animato dalla figura di Laura sia nel flusso della storia degli uomini, sia in immutabili quadri di riferimento morale e in prospettiva metastorica. Sono i grandi temi della vita interiore del Petrarca, primo fra tutti quello dell'umano dibattersi tra la dispersione mondana e la compiuta maestà dell'eterno, a essere drammatizzati nei Trionfi, con un gusto figurativo e compositivo ancora in buona parte medievale e un esito poetico nel complesso deludente.

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LA POESIA DEL GIORNO

NON M’ERO ACCORTO

Non m’ero accorto che la morte
mieteva nel mio orto
potava la mia quercia.
Intorno mi apriva il vuoto
incolmabile fino a quando
anche il mio ramo si staccherà
ed Ella sarà pronta, e attenta.
Allora il mio orto chi lo curerà?
Della grande e forte quercia
è rimasto l’ultimo ramo
e accanto all’ulivo soffoca il dolore:
si contorce per urlare!
Non una lacrima bagna gli occhi
troppo aridi dinanzi a questo vuoto
immenso più dell’Universo
che solo la preghiera può colmare.
Ora nell’orto sono rimasti
un ulivo e una quercia che
lentamente comincia a reclinare il capo;
e l’ulivo si è tanto attorcigliato che non
trattiene più il suo dolore.

Vorrebbe urlare la sua disperazione
Ma anche lui
lentamente sta reclinando il capo.

Reno Bromuro (DA POESIA SPARSE).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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