28 settembre 1891
Melville e la caccia alla balena

Nel 1840 il giovane Herman Melville, che aveva ventuno anni, s'imbarcò sulla baleniera Acushnet, sulla quale doveva trascorrere diciotto mesi. A metà del secolo scorso, la caccia alla balena era praticata da grandi brigantini a tre alberi, che portavano a bordo 4 o 6 imbarcazioni, o baleniere, dotate di remi e a volte d'una vela.

Nel suo romanzo Moby Dick, Melville ci descrive la cattura d'uno di questi giganteschi cetacei, lunghi più di 20 metri. Dalla coffa, una vedetta scrutava costantemente il mare... Quando scorgeva una grande massa nera che lanciava uno zampillo, una specie di geyser, gridava: "Soffia!". Era il segnale.

Subito una baleniera si staccava dalla nave. A bordo aveva sette uomini: il fiociniere a prua, il capo a poppa e cinque vogatori che arrancavano con forza. Quando il capo riteneva che l'animale fosse abbastanza vicino, ordinava. Il fiociniere, in piedi, lanciava l'arma... la quale colpiva la balena che, colta di sorpresa, restava immobile; qualche secondo dopo un secondo arpione si conficcava nella sua carne... A questo punto aveva inizio un inseguimento spossante, poiché l'animale ferito tentava di fuggire.

Il cavo che lo legava alla baleniera si svolgeva. Le altre baleniere giungevano in aiuto. Gli uomini afferravano saldamente il cetaceo con l'aiuto dei loro arpioni... In capo a due, tre ore e talvolta di più, la balena moriva. Allora veniva trascinata fino alla nave, e ridotta in pezzi.

Attualmente la caccia alla balena è praticata da navi officine munite di radar e di cannoni. Melville mori a New York il 28 settembre 1891. Egli rimane il cantore dei cacciatori di balene.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1943: Iniziano le quattro giornate di Napoli.

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RICORDIAMOLI

LE QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, l'Italia si trovò spaccata in due. Nel "Regno del sud", grazie al riconoscimento espresso dall'URSS il 13 marzo '44 e alla svolta di Salerno impressa al P.C.l. da Palmiro Togliatti il 27 marzo, nacque una convergenza momentanea tra i partiti anti-fascisti e la Corona, che accettò di mettere in discussione il futuro della monarchia, a sostegno di un nuovo governo Badoglio. Il Centro-nord, invece, era in mano tedesca fin oltre Roma. Hitler, liberato Mussolini il 12 settembre 1943 sul Gran Sasso, il 23 settembre, lo mise a capo della Repubblica Sociale Italiana a Salò. Contro i nazisti si sviluppò la guerriglia partigiana cui aderirono civili e reparti sbandati dell'esercito.

28 settembre 1943, erano da poco passate le nove, al Vomero giunse la notizia che un marinaio era stato freddato con un colpo di pistola, mentre stava bevendo alla fontanella che si trova all’angolo di via Girardi, proprio di fronte all’Ospedale Militare. Una decina di giovanissimi, il più avanti con gli anni non aveva ancora vent’anni, stavano sorbendo il caffè al Bar Sangiuliano in Piazza Vanvitelli, quando… come un segnale convenuto uscirono di corsa dal bar e si precipitarono addosso ai tre tedeschi che occupavano una jepp di stanza nella Piazza, li costrinsero a scendere dall’auto e la incendiarono. I tedeschi approfittarono di questo momento per fuggire e dare l’allarme. Giunsero soldati in massa ma i giovani non desistettero e si rifugiarono nel Museo di San Martino, mentre la voce si spandeva sulla città come pioggia col sole. Fu un attimo tutto le strade che portavano fuori della città furono bloccate da suppellettili, che piovevano dalle finestre per ostruire il passaggio all’uscita come all’entrata.

La battaglia durò quattro giorni, resistettero al nemico artisti, poeti, scrittori, anche Sergio Bruni, che diventerà il re della canzone napoletana fu ferito, sembra che i proiettili entrando dalla bocca gli avessero oltrepassato il collo, per fortuna senza ledere organi vitali. Il popolo napoletano s’infervorava e ritrovava la forza di lottare anche dalle notizie che giungevano dalla capitale: a Porta San Paolo quarantaquattro artisti, tra cui, Moravia, Caputi, Zavattini, Afro e il fratello Mirko avevano formato una trincea contro il passaggio delle truppe tedesche; così Napoli trovava la forza di lottare, cantando, ballando e piangendo; dando inizio a quel movimento di difesa nazionale come se fosse un secondo risorgimento.

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L’ANEDDOTO

PERSONAGGI PADULESI "Finuccio e il copione"

Sono veramente finite le vacanze, me ne sono reso conto ieri sera quando mi sono ritrovato con i "miei" ragazzi (scusate l’aggettivo possessivo ma li sento veramente miei figli), ed è stato stilato il calendario delle prove e del debutto: tre commedie, una a Natale, una a Pasqua e l’altra, il pezzo forte a maggio fino alla fine di giugno, con eventuali spettacoli nei centri della provincia, specialmente quelli turistici. Stagione teatrale ricca, quindi.

Il colpo finale è stato scoccato da Maurizio, mentre ci stavamo salutando per fissarci appuntamento a lunedì prossimo; che ha detto di aver letto un copione che lo aveva entusiasmato e mi pregava di leggerlo.

Un po’ alterato ho dissentito dicendo che ormai avevamo deciso e perché non l’aveva tirato fuori prima questo benedetto copione?

- Va bene non t’arrabbiare… è stata una proposta per vedere se è possibile metterlo in scena il prossimo anno.

Ho preso il copione e… per poco non rimanevo intronato. In prima pagina lessi: "… e il treno corre" di Nabrom. Mi vide impallidire e mi afferrò per un braccio per sorreggermi, mentre tutti si accalcavano vicino a me preoccupati.

Ragazzi, gridai, questo copione l’ho scritto nel 1947 lo misi in scena con i miei compagni nel 1948 poi lo diedi da leggere a Padre Martino e non lo trovai più, ora mi ritorna dalle mani di Maurizio. – Maurì chi te lo ha dato?

- Un collega, mi ha detto che l’ha scritta quando era ragazzo…

- Come si chiama questo tuo collega?

- Raffaele T.

- Finuccio?! Grazie Maurì. Lo rileggo e lo metteremo in scena per primo.

- E’ molto attuale, Reno.

- Lo so. Grazie. – Ho messo in tasca il copione ed ero ritornato ragazzo. Ho trascorso mezza nottata con gli occhi che guardavano il soffitto dal quale mi venivano le immagino del 1948; e inseguendo quelle immagini ho visto sorgere il Sole, bello e meraviglioso fino a quando non ho acceso il PC; poi il nero più assoluto. Avesse almeno piovuto!

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LA POESIA DEL GIORNO

OCCHI CHE NON CAPIVANO

A TE NON BACIO’LA GLORIA (12)

Oh, no! A te non baciò in fronte
la gloria.

Il tuo giorno non finì
sul campo di battaglia
e mai codardo fosti.

Era il dieci
di quel lontano
eterno, presente
settembre.

Ella non ti volle
a Tobruck
non ti baciò
in Egitto

e non ti abbracciò
a Tripoli.

Ti attese sulla ferrovia
(sentivi l'odore di casa)
sotto la galleria:
...nelle pupille immobili
impressi i volti amati.

12) Scritta nel 1946. Per anni il ricordo di questo sfortunato padulese mi aveva tormentato (ancora oggi il ricordo mi stringe il cuore "come un limone senza succo", perché ero presente). Andavo ogni giorno alla stazione ferroviaria di Paduli (sette chilometri all'andata, sette al ritorno), nella speranza di veder scendere dal treno mio padre e mio zio Giovanni.

Reno Bromuro da «Poesie della Vita» Ursini Editore Catanzaro 1991

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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