28 giugno 2000
Messa in liquidazione l'IRI

Dopo 67 anni è stata messa in liquidazione l'IRI. Le aziende non dimesse (Alitalia, Rai, Fincantieri e Tirrenia) passeranno sotto il controllo diretto del ministero del Tesoro.Piero Gnudi

L’Assemblea straordinaria dell’IRI S.p.A., riunitasi il 27 giugno u.s., ha deliberato di sciogliere anticipatamente la Società mettendola in liquidazione, a partire dal 1° luglio 2000, nominando un Comitato di Liquidatori composto da Piero Gnudi - Presidente del Comitato dei Liquidatori - Pietro Ciucci, Maurizio Prato.

Il mandato dei liquidatori scadrà con l’approvazione del bilancio dell’esercizio 2003. Roma, 28 giugno 2000.

Nella stesso giorno giunge quest’altro comunicato stampa da parte dell’IRI:

"In data 27 giugno è stata costituita, su iniziativa dell’IRI, una Fondazione denominata "FONDAZIONE IRI", con la finalità di promuovere, sulla base dell’esperienza storica maturata dall’IRI, ricerche nel settore storico-economico ed iniziative nel campo della formazione manageriale.Pietro Ciucci

Le caratteristiche della Fondazione non devono essere considerate in funzione "celebrativa" o "commemorativa", ma di servizio e riflessione culturale, prendendo a riferimento la storia dell’IRI, quale protagonista dell’economia italiana del novecento.

Obiettivi primari della Fondazione saranno:

1) - promuovere la ricerca storica sulle vicende dell’IRI attraverso la gestione del patrimonio documentario, archivistico, iconografico e culturale dell’IRI;

2) - promuovere attività di formazione ad elevato contenuto professionale;

3) - promuovere progetti di ricerca, in materie giuridico-finanziaria, economiche ed industriali.

In sede di Atto Costitutivo è stato nominato il Consiglio di Amministrazione composto da Piero GNUDI (Presidente dell’IRI), Maurizio Pratoche per il primo periodo ricopre la carica di Presidente della Fondazione, da Mario DRAGHI (Direttore Generale del Tesoro), Giuseppe TESAURO (Presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato), Luigi SPAVENTA (Presidente della CONSOB) e da Luciano MODICA (Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane).

Il Consiglio sarà successivamente integrato con la nomina di altri qualificati componenti che saranno indicati, rispettivamente, uno dal Presidente del Consiglio dei Ministri, uno dal Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica, due dal Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica, ed uno ciascuno dalla "Harvard Business School" e dalla "Insead".

Sempre in sede di Atto Costitutivo, è stato nominato un Collegio dei Revisori dei conti, nell’ambito del quale la carica di Presidente è stata conferita a Andrea MONORCHIO, Ragioniere generale dello Stato, e quella di membri effettivi Marcello BIGI ed Alessandro DE PAOLIS, Dirigenti dell’IRI, questi ultimi rimarranno in carica, ai sensi di Statuto, fino alla nomina di competenza del Ministro del Tesoro. Roma, 28 giugno 2000.

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RICORDIAMOLI

LA RIVOLUZIONE PARTENOPEA (6)

I protagonisti del 1799 napoletano (cenni biografici)

Guglielmo Pepe, generale nato a Squillace, Catanzaro, nel 1783 morto a Torino nel 1855. Fratello di Florestano, Guglielmo Pepedopo avere frequentato la Nunziatella combatté nel 1799 nelle file della milizia della Repubblica Partenopea. Fatto prigioniero e inviato in esilio, combatté nel 1800 con Napoleone a Marengo nella Legione italiana. Fatto ritorno a Napoli nel 1803, fu nuovamente arrestato per la sua attività antiborbonica; rimesso in libertà all'arrivo dei Francesi, combatté in Calabria contro gli insorti, e poi in Spagna e nella campagna del 1815. Comandante della 3ª divisione militare durante la Restaurazione, quando scoppiò la rivoluzione del 1820 aderì al movimento liberale determinandone così il successo iniziale. Fatto comandante supremo dell'esercito costituzionale, combatté a Rieti contro gli Austriaci, ma dopo la sconfitta dovette nuovamente esulare, prima in Inghilterra e poi in Francia. In questo periodo pubblicò una serie di scritti tra i quali: L'Italia militare, in cui sosteneva l'opportunità di ricorrere alla guerra partigiana per liberare il paese; L'Italia politica e i suoi rapporti con la Francia e l'Inghilterra, anonima e in francese; Memorie intorno alla sua vita ed ai recenti casi d'Italia, pubblicata prima in inglese nel 1846. Tornato a Napoli nel marzo 1848, ottenne da Ferdinando II il comando del corpo di truppe che si sarebbe dovuto recare a combattere nel Veneto contro gli Austriaci e che fu invece ritirato dal re dopo la giornata del 15 maggio; ma Pepe non obbedì, e si recò a Venezia con i pochi reparti che gli erano rimasti fedeli. Arrivato nella città lagunare il 13 giugno, il 16 fu nominato comandante supremo delle truppe che difendevano la Repubblica. Caduta Venezia, nell’agosto 1849, dopo un periodo di esilio a Corfù e a Parigi, si recò in Piemonte dove trascorse i suoi ultimi anni. Interessanti le sue memorie sul triennio rivoluzionario, pubblicate a Torino nel 1850 "Casi d'Italia negli anni 1847, 1848, 1849".

Francesco Mario Pagano, giurista nato a Brienza, Lucania, nel 1748 morto a Napoli nel 1799Francesco Mario Pagano. Laureato in legge, lettore straordinario di etica nell'università di Napoli dal 1770, dal 1775 prese a esercitare l'avvocatura, ricoprendo dieci anni dopo la cattedra di diritto criminale. Aperto alle idee dell'Illuminismo francese, e a quelle di Rousseau, ma sensibile anche all'influsso della tradizione speculativa meridionale culminata in Vico e a quello di Filangieri, pubblicò nel 1783-1785 i suoi Saggi politici dei principi, progressi e decadenza delle società, due volumi alla Seconda edizione e in tre volumi nella terza edizione, in cui si teorizzava l'adeguamento dell'uomo e della società umana alle leggi di natura come via per realizzare la libertà e l'uguaglianza, un'uguaglianza che doveva incidere anche sul piano dei concreti rapporti sociali. Favorevole alle idee rivoluzionarie francesi, Pagano, che nel 1794 era stato difensore d'ufficio degli implicati nei processi politici di quell'anno, fu arrestato nel febbraio 1796, recuperando la libertà nel luglio 1798. Emigrato a Roma e a Milano, tornò a Napoli dopo la proclamazione della Repubblica, nel gennaio 1799, entrando a far parte del governo provvisorio e del comitato legislativo, e preparando il progetto di costituzione della Partenopea. Dopo la capitolazione del giugno fu arrestato e giudicato nell'ottobre dalla giunta di Stato, che lo condannò a morte, salì il patibolo nella piazza del Carmine il 29 ottobre. Lasciò vari altri scritti, tra cui alcune tragedie Gerbino, Agamennone, Corradino, ecc… le Considerazioni sul processo criminale e i postumi Principi del codice penale.

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IL FATTO

UN POETA AL GIORNO "REMIL E IL VENDITORE DI STORIE"

Il titolo "Venditore di storia", porta alla memoria "Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere" di Giacomo Leopardi, ma non ha niente in comune con l’operetta morale del grande Vate. Nelle operette morali del vate di Recanati affiora una visione più calma e insieme più eroica della vita; perché sono più un libro di filosofia che di poesia: idee e ragionamenti che si trasfigurano di solito in immagini e allegorie, grazie ad una prosa lavoratissima che rinnova modelli antichi, soprattutto i dialoghi di Luciano, con "leggerezza apparente", con soluzioni originali e vivaci che consentono l'alternanza di meditazione e ironia, d’aperture liriche e serrati scambi dialettici; mentre in Remil (Renato Milleri) i versi acquistano forza e determinazione, anche se in maniera lievemente sfocata sulle figure metriche tradizionali che possano essere adoperate con l'aderenza facile e franca degli antichi, insomma senz'ombra di profanazione, con quei versi "tagliati con l’accetta", alla Garcia Lorca per intenderci.

Il verbo "fumava" ripetuto due volte e poi lasciato solo, per dar modo al lettore di vedere con l’immaginazione le volute di fumo nell’aria formare dei cerchi e in questi seguire lo scorrere della vita, proprio perché vi convivono le infinite storie della vita.

L’opera completa mostra una faccia collettiva e la lirica isolata, la vera faccia dell’attualità; un’attualità dove regna l’egoismo e l’isolantismo.

Ho cercato di approfondire, scavando fino a toccare la radice etimologica, ma questo studio che credevo fosse molto utile mi si è rivelato vuotamente retorico perché mi ha fatto toccare rapidamente l'essenza dello spirito remiliano. Infatti, a prima lettura, sembra che Remil abbia voluto purificare il suo vocabolario e l'istinto melodico della sua poetica. Insiste nel chiamare il suo manufatto "Prose poetiche" pur sapendo che le strofe non danno l’impressione del nudo, ma piuttosto del dispogliato. Esse non sono solamente essenziali, ma mostrano, con misteriose allusioni, le immagini, l'orpello caduto ai loro piedi. In principio, avendo piene le orecchie degli echi della melodia prevertiana, dannunziana e pascoliana o delle variegate melodie simboliste di cui questa poesia è la sentimentale reazione, saremmo tentati di pensare ad un ritmo sincopato.

Sono versi a volte aspri, a volte sordi e velati, dove ci si urta in vari echi, da quelli dei poeti più stanchi e opachi, Martini, Corazzini. Saba e su fino a Leopardi, per ricadere subito… il discorso si pone del tutto diversamente: il canto sovente fiotta in elegia. Dirò anzi che, in Millèri, quelle cadenze sono inavvertitamente preparate a tal segno da parere improvvise, come fossero per un subitaneo moto interno; e nei crepuscolari la poesia è tutta una cadenza, che quasi senti prima ancora che t'arrivino le parole, e ti par di entrare in una stanza nuova.

Già, il nominare le cose, quell'impressione di gemito che non nasce tanto dai luoghi singolari quanto da tutta la lirica, corrisponde a una conoscenza del mondo; a una presa di possesso dolorante, perciò ancora virtuale. Questo è Remil poeta della vita. Fin qui, di proposito, mi sono tenuto alla parte di ricchezza, alle cose che pure ci sono nella poesia di Remil; e molte più di quelle che io ho potuto dire. D'altra parte il giardino della vita non è un orto, ma un reliquiario, il mondo è tutto sparso di cose alle quali è connessa una memoria, un ricordo: il poeta che passa sembra un rievocatore di cose che accadono in questa "Città violenta" popolata di delusioni, di solitudine, di morte.

IL VENDITORE DI STORIE

Prosa Poetica di Remil (Renato Millèri) da "La nostra città violenta"

Se ne stava tranquillo
come un giorno di Natale.
Seduto per terra fumava
fumava
e faceva grandi anelli di fumo.

"Ecco i cerchi,
i grandi cerchi della vita.
Qui dentro vivono le mie storie.
Io le vendo, signori,
anche per un sorriso"

Era un venditore di storie
come ce ne sono tanti.
Aveva i capelli lunghi,
molto lunghi,
ed anche la barba era lunga.
Non piangeva
ma soprattutto non rideva.
Non aveva voglia di ridere,
guardava solo il volto
e poi gli occhi dei passanti.

"Sono un venditore di storie, diceva,
chi le vuole?
Non abbiate paura di me,
non faccio del male a nessuno io.
Sono un uomo,
non sono la vostra coscienza
e nemmeno vostro padre.
Io vendo storie,
storie vere s'intende,
ma anche possibili.
Ne ho per tutti i gusti,
posso farle su misura
perché conosco il segreto
dei vostri desideri.
So come siete fatti
e quello che pensate.
Conosco le vostre donne
quando sono femmine.
Conosco le vostre paure
quando perdete una battaglia
od una guerra.
Io vendo vita, signori,
non fumo
come i quotidiani che leggete"

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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