28 gennaio 1881
Muore Dostoevskij

II 28 gennaio 1881 moriva Fiodor Dostoevskij. Nato a Mosca il 30 ottobre 1821, secondogenito di un medico militare, crebbe in un clima malinconico, sempre a contatto con persone di salute cagionevole. Fiodor DostoevskijFiodor amava poco il padre a causa del carattere cupo e geloso di quest'ultimo, ma era legato da un tenero affetto alla madre. Nel 1837 essa mori di tisi. Questa tragedia familiare coincise con la morte in duello di Puskin, grande scrittore russo.

Con la morte della madre iniziò la disgregazione della famiglia. Il padre si ritirò in campagna e affidò i figli a una famiglia amica dopo averli iscritti ai corsi di ingegneria del collegio militare di Pietroburgo. Ma presto Fiodor abbandonò gli studi per seguire la vocazione letteraria e si trovò a vivere in un clima culturale in urto con il regime zarista. E proprio in questi anni divenne vittima di una morbosa passione: il gioco, che lo ridusse alla miseria, costringendolo a indebitarsi.

Scrisse molti romanzi, tra cui Povera gente, Umiliati e offesi, Memorie del sottosuolo. Proprio con le Memorie del sottosuolo la sua narrativa subì una svolta, aprendo un ciclo di opere di profondo contenuto filosofico. Scrisse quindi Delitto e Castigo L'idiota, I Demoni, I Fratelli Karamazov. I suoi sono romanzi di idee, di scavo psicologico dei personaggi, di dolorosa autocoscienza, di analisi dei sentimenti umani. Mentre cresceva in Occidente, il culto di questo grande scrittore diminuiva nella sua patria, dove gli si preferiva Tolstoj considerato la guida spirituale del paese.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1969: Una macchina per la ricerca del petrolio sotto il mare esplode al largo della California, scatenando una enorme "marea nera".

1972:La prima sessione del Consiglio di Sicurezza dell'O.N.U. all'estero si apre ad Addis Abeba, capitale dell'Etiopia.

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RICORDIAMOLI

IL NEGUS E LA DINASTIA SALOMONIDE

La lotta contro gli Stati musulmani caratterizzò a lungo la storia etiopica, soprattutto sotto i negus della dinastia semita dei Salomonidi, che dal 1270 era salita al trono dell'Etiopia cristiana sostituendosi alla precedente dinastia cuscita degli Zaguè, durata per poco più di un secolo. In questa lotta si distinse particolarmente il negus Amda Syòn I, che regnò dal 1314 al 1344 e condusse vittoriosamente ben tre guerre contro i musulmani etiopici, la cui egemonia era passata nel 1285 dal sultanato dello Scioa al sultanato dell'Ifāt, nella bassa valle dell'Auasc, dopo una serie di lotte civili che avevano fortemente indebolito lo Scioa.

Più tardi il negus salomonide Yeshaq sconfisse il sultano dell'Ifāt, Sa'd ad-Dīn ibn Ahmed, e obbligò alla sottomissione, sia pure temporanea, una gran parte dei principati musulmani. Ma il maggior sovrano di questa dinastia fu il negus Zara Jakob, il quale non esitò a eliminare o a esiliare i grandi capi del regno a lui ostili, così come i componenti della sua stessa famiglia, di cui diffidava fortemente, nel tentativo di rafforzare il potere centrale.

Il re abissino riuscì a respingere il tentativo di rivincita compiuto dal figlio di Sa'd ad-Dīn, Badlāy, sultano dell'Adal, estendentesi nel territorio dell'odierna Dancalia, che mosse con un numeroso esercito verso lo Scioa orientale. Il 26 dicembre 1445, Zara Jakob sconfisse Badlāy in un'epica battaglia, che, anche per la morte del sultano, indebolì lo Stato musulmano e fece fiorire nella letteratura etiopica una serie di racconti miranti a glorificare l'avvenimento e la figura del negus. Profondamente religioso, Zara Jakob lottò per l'affermazione della religione cristiana come religione di Stato.

Oltre a dare una nuova disciplina alla Chiesa etiopica, cercò di ridurre con misure drastiche il paganesimo, rimasto ancora vivo a livello popolare, soprattutto nelle regioni meridionali del Paese recentemente riconquistate. Fu anche impegnato a combattere due eresie di fondo gnostico diffuse nella parte settentrionale dell'Etiopia: quella degli stefaniti, che negavano il culto della Croce e della Vergine Maria, e quella dei mikaeliti, che asserivano l'inconoscibilità di Dio e l'irrimediabile inferiorità dell'uomo, di cui si negava la creazione a immagine e somiglianza di Dio. Il negus represse ferocemente tali eresie, senza però riuscire a distruggerle, visto che almeno quella mikaelita era ancora praticata un secolo dopo in alcuni conventi. In occasione del Concilio di Firenze del 1440/1441 per la riunione delle Chiese cristiane, Zara Jakob inviò due delegazioni a fare atto di sottomissione al papa; atto che però non ebbe alcuna ripercussione nei rapporti fra la Chiesa abissina e quella di Roma. A Zara Jakob, tra l'altro, sono stati attribuiti numerosi scritti letterari di argomento religioso, che il negus, seppure non compose personalmente, certamente ispirò.

Agli inizi del Sedicesimo secolo l'Etiopia appariva, sotto la guida della dinastia salomonide, florida e ben ordinata, mentre lo Stato musulmano dell'Adal nello stesso periodo era in condizioni di grave decadenza per le lotte civili e per le pretese d'indipendenza degli emiri nei confronti del sultano regnante della dinastia dei Walasma. Dopo varie vicende, un capo musulmano, Ahmad ibn Ibrāhīm, cui gli Etiopi cristiani avrebbero dato il nomignolo di "Mancino", assunse il potere supremo dello Stato musulmano e si propose di invadere e sottomettere l'intera Etiopia: fu fronteggiato dal negus Lebna Denghel che però subì una serie di gravi sconfitte, al punto che alla sua morte quasi tutta l'Etiopia poteva ormai considerarsi nelle mani di Ahmad.

Ma in quegli anni la scoperta della nuova via alle Indie per il Capo di Buona Speranza aveva riportato l'impero etiopico, dopo quasi un millennio di pausa, nel gran gioco della politica mondiale. Infatti il Portogallo ebbe interesse a proteggere la sua nuova via di navigazione, eliminando quella propria della Repubblica di Venezia, dall'Egitto per il Mar Rosso alle Indie, e squadre navali portoghesi cominciarono a compiere crociere nel Mar Rosso per combattere il naviglio egiziano. Parve quindi naturale che il negus chiedesse aiuti al Portogallo contro l'invasore musulmano e che il Portogallo concedesse tale aiuto per evitare che la gloriosa cristianità etiopica fosse sommersa e che uno Stato musulmano, alleato dell'impero turco, già possessore dell'Egitto e dell'Arabia, dominasse anche la costa africana.Il nuovo sovrano, Claudio, succeduto a Lebna Denghel, si diede all'opera con la massima energia. Il viceré dell'India portoghese, Stefano da Gama, figlio di Vasco, giunse a Massaua nel febbraio 1541 e sbarcò colà un reparto di 400 fucilieri e artiglieri comandato da Cristoforo da Gama, suo fratello. Questo rinforzo ebbe anche una notevole ripercussione sul morale delle forze etiopiche; ma dopo qualche successo Cristoforo da Gama cadde prigioniero di Ahmad ibn Ibrāhīm, che lo fece decapitare. Però qualche mese dopo, nel febbraio 1543, il negus Claudio poté audacemente riprendere l'offensiva, e, poiché all'inizio del combattimento Ahmad fu colpito a morte, l'esercito musulmano si sbandò e l'Etiopia fu salvata.

E se pure nel 1559 l'emiro musulmano di Harar, Nūr ibn Mugāhid, infliggerà nel Fatagar una nuova sconfitta al sovrano Claudio, ove questi troverà la morte, tale vittoria non avrà conseguenze durevoli: una nuova terribile invasione, quella dei Galla, si avanzava contro i musulmani e contro i cristiani di Etiopia.

La ricostruzione della più antica storia dell'Etiopia può essere fatta, specialmente, sulla base delle tradizioni delle popolazioni succedutesi nelle diverse regioni. Fin dall'epoca più remota vivevano nel cosiddetto Corno d'Africa tribù negro-sudanesi e popolazioni cuscite, appartenenti queste ultime alla famiglia camito-semitica e pertanto affini agli Egizi, ai Libico-Berberi e ai Semiti in generale. Questi strati di popolazioni varie vennero poi sottomessi e parzialmente assimilati dall'emigrazione degli Arabi meridionali provenienti dall'opposta sponda del Mar Rosso: da tale mescolanza ebbero origine le popolazioni che all'inizio della nostra era fondarono il regno di Axum, retto da sovrani etiopici inizialmente legati ancora al regno d'Arabia, poi divenuti, dal Secondo secolo, a mano a mano autonomi, fu allora che il sovrano di Axum assunse il titolo di negus neghesti, cioè re dei re, a indicare appunto la sua egemonia.

Il 03/05/1936, sbarcò l’esercito italiano in Etiopia, dove riportò una grande vittoria, il negus non volendo sottoporsi all’esercito italiano, abbandona l'Etiopia Si imbarca nel porto di Gibuti, a sud del Mar Rosso, su una nave inglese alla volta della Palestina, da dove raggiungerà Londra. In questo modo Hailè Selassiè non è costretto a trattare la resa con gli italiani. La capitale Addis Abeba, lasciata senza governo, si trova in una situazione di completa anarchia. Tumulti e saccheggi spingono le comunità straniere a sollecitare l'ingresso delle truppe comandate dal generale Pietro Badoglio.

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IL FATTO

FRANCESCO PETRARCA

Introduzione
Francesco Petrarca,
Poeta di raffinata sapienza formale, con il suo Canzoniere tocca i vertici della lirica europea ed eserciterà una profonda influenza sulla poesia in Italia e in Europa. Francesco PetrarcaIl petrarchismo si affermerà come modello imitativo e come scuola fino a tutto il Settecento, e il rapporto con Petrarca resterà sempre un passaggio obbligato per chi intende il linguaggio poetico come strumento di scavo interiore. La sua concezione della cultura, in cui ha un posto decisivo il rapporto con i classici latini, e il suo atteggiamento intellettuale, così pieno di curiosità e inquietudine, ne fanno un grande precursore dell'umanesimo

Francesco, nacque ad Arezzo nel 1304 da Eletta Canigiani e da ser Pietro, detto Petracco, un notaio fiorentino di parte bianca esiliato assieme a Dante. Nel 1312 la famiglia si trasferì a Carpentras, in Provenza, dove ser Petracco aveva intenzione di esercitare la professione vicino alla sede papale di Avignone. Petrarca fu mandato a studiare legge a Montpellier e poi, con il fratello Gherardo, a Bologna. In questi anni alimentò l'interesse per i classici, Cicerone, Virgilio, Livio e per i padri della Chiesa, soprattutto sant'Agostino. Nel 1326, alla morte del padre, tornò ad Avignone. Qui, nella chiesa di Santa Chiara, il giorno di venerdì Santo del 1327, avvenne, secondo la testimonianza dello stesso poeta, l'episodio dell'incontro-innamoramento con Laura, destinata a diventare la figura ispiratrice centrale nel Canzoniere. Esaurito il patrimonio paterno, intraprese la carriera ecclesiastica, che non gli impedì, d'altro canto, di avere relazioni amorose da cui nacquero due figli: Giovanni e Francesca e divenne nel 1330 cappellano di famiglia del cardinale Giovanni Colonna, ciò che gli permise di viaggiare in diversi paesi d'Europa.

È del 1333 la sua scoperta, a Liegi, di due orazioni ciceroniane, la Pro Archia e l'apocrifa Ad equites Romanos. Nel 1335 il nuovo papa Benedetto XII lo nominò canonico nella cattedrale di Lombez; al 1335 e al 1336 risale l'invio di due epistole allo stesso papa che chiedevano il ritorno in Italia della sede pontificia. Dopo un primo viaggio a Roma, dove lo impressionarono profondamente i vestigi dell'antichità classica, si trasferì da Avignone alla vicina ma assai più tranquilla Valchiusa, dove si dedicò all'attività di scrittore, sia in latino, Africa; De viris illustribus, sia in italiano, lavorando alle rime che dovevano sfociare nel Canzoniere e ai Trionfi. Alternava momenti di ritiro e solitudine dediti allo studio a viaggi e attività pubblica. Grazie alla notorietà procuratagli dalle opere latine, alle quali sempre affidò il suo desiderio di gloria, piuttosto che alle liriche in volgare, nell'aprile del 1341 gli fu conferita a Roma, in Campidoglio, la laurea poetica. Nel 1342 raccolse per la prima volta le rime in lingua volgare. Intanto la morte di Laura, nella pestilenza che in quegli anni devastava l'Europa, e la decisione del fratello Gherardo di farsi monaco accentuavano l'inquietudine e l'intimo dissidio tra il desiderio di raccoglimento e riflessione e l'ambizione mondana. Nel 1343 a Verona scoprì le lettere di Cicerone ad Attico.

Nel 1347 per sostenere la riforma politica di Cola di Rienzo, che intendeva dare a Roma un ruolo propulsivo per unificare l'Italia, tornò in Italia, dove si legò in amicizia con Boccaccio. Nel 1351 si stabilì a Padova presso Francesco da Carrara e dal 1353 al 1361 alla corte viscontea di Milano. Per i Visconti, da Giovanni a Bernabò, s'impegnò in diverse missioni diplomatiche, fu anche presso l'Imperatore Carlo IV, a Praga. Spostatosi a Padova per sfuggire alla peste che si diffondeva in Lombardia, si trasferì poi a Venezia. Qui gli fecero visita nel 1363 gli amici Boccaccio e Leonzio Pilato. Tenendo residenza a Padova, Venezia e poi ad Arquà, sui colli Euganei, ma sempre impegnato in viaggi, trascorse gli ultimi anni continuando il lavoro intellettuale. A questo periodo appartiene il De sui ipsius et multorum ignorantia, polemico libretto di risposta a quattro giovani aristotelici che lo avevano tacciato d'ignoranza. Morì ad Arquà, oggi Arquà Petrarca, la notte tra il 18 e il 19 luglio 1374.

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LA POESIA DEL GIORNO

IL SOLE APPENA ALLO ZENIT

Il sole appena in vista dello Zenit
immobilizza il Fattore
quando appena gode la beatitudine
del mondo, tutto.

Lacrime sul corpo della donna
che protegge il figlio e guarda a Oriente
cade pioggia torrenziale sul volto asciutto
come Madonna massacrata dal dolore
Vola la donna, afferra il sole
lo spinge con forza ad Occidente
ma irremovibile il Fattore
non cede e pioggia sabbiosa
la sommerge povera lacrimante.

S’aggrappa a quella pioggia
che cade dalle labbra del medico
per finire serena il suo viaggio;
ma tutto tace e lacrime di smog
coprono il silenzio e la terra.

Silenzio!
Mille domande senza risposta
mentre continua a cadere
pioggia sabbiosa e lacrime di smog.

Reno Bromuro (Da Poesia sparse).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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