28 agosto 1828
La gloria di Tolstoi

Leone Tolstoi nacque il 28 agosto 1828 a Iasnia Poliana, in Russia. Il padre era un ricco proprietario terriero e il giovane Leone ebbe un'infanzia felice; poi intraprese la carriera militare. Dal momento in cui Tolstoi cominciò a pubblicare i suoi primi racconti ispirati alla propria vita, incontrò immediatamente il successo e decise di dedicarsi alla letteratura. Contemporaneamente lo scrittore partecipò alla emancipazione dei servi della gleba e fondò una scuola per i contadini che lavoravano nelle sue terre. Benché fosse ricco e celebre, visse con estrema semplicità. Alcuni segretari lavoravano alle sue dipendenze e molto gli costava il mantenimento della sua corte di ammiratori; lui però si accontentava di uova e di latte. Portava una casacca da contadino e si fabbricava da solo le scarpe; si rifiutava di toccare il danaro per cui si faceva seguire sempre da un domestico che saldava i conti al posto suo. I suoi scritti attirarono presso di lui una massa di giovani russi di cui egli impersonava gli ideali. Ma questa gloria gli pesava ed egli avrebbe voluto vivere come un povero. All'età di ottantadue anni lasciò segretamente la famiglia e andò a morire nella sala d'aspetto d'una piccola stazione, nel 1910. La fama immortale di Tolstoi è legata ai suoi capolavori Anna Karenina, Resurrezione e, soprattutto, Guerra e pace, in cui è condensata la poetica e la filosofia morale dell'autore.

È successo quel giorno:

1749: Goethe, uno dei più grandi poeti tedeschi, nasce a Francoforte sul Meno.

1967: Thurgooci Marshall è eletto membro della Suprema Corte degli Stati Uniti: è il primo Negro a occupare quel posto.

RICORDIAMOLI
JOHANN WOLFGANG GOETE

Johann Wolfgang Goethe  nacque a Francoforte sul Meno nel 1749 da una ricca famiglia patrizia e nell'infanzia e nell'adolescenza apprese diverse lingue antiche e moderne sotto la guida del padre Johann Kaspar, giurista, consigliere imperiale onorario, studioso e amante dell'Italia. La madre Katharina Elisabet Textor, nipote di un sindaco di Francoforte, era una natura lieta e dotata di vivace fantasia.

Nel 1765 fu inviato a Lipsia a compiervi gli studi giuridici; durante i tre anni nella capitale sassone, vivacissimo centro artistico e culturale, egli si dedicò attivamente anche al disegno, che poi coltivò tutta la vita, e condusse un'esistenza così dissipata da rientrare a Francoforte gravemente ammalato. Nel clima del tardo rococò sassone nacquero la sua prima raccolta lirica, «Libro di Annetta», e la commedia pastorale «Il capriccio dell'innamorato», era il 1767, cui seguì, subito dopo il suo ritorno a Francoforte, nel 1770, la commedia in versi alessandrini «I complici». La malattia coincise con una crisi religiosa e un avvicinamento al pietismo, operato in lui soprattutto dall'amica di famiglia Susanne von Klettenberg e dallo studio degli gnostici. Nel 1770, a Strasburgo, dove concluse gli studi, Goethe venne a contatto con l'arte gotica, magnificamente esemplata dal duomo della città, ed accadde l'incontro, per lui decisivo, con Herder e le nuove formulazioni di questi sulla poesia popolare, Omero, Shakespeare e Ossian. La conversione dal gusto classicistico all'ideologia stürmeriana del genio come energia vitale spontanea che crea non dalla tradizione ma dalla piena del proprio sentimento era compiuta. Nello stesso anno, ispirato dall'amore per Friederike Brion, figlia del parroco della vicina Sesenheim, egli diede nei Sesenheimer Lieder un esempio di netta e irreversibile rottura della convenzione amorosa settecentesca e di libera espressione della propria personale «esperienza vissuta», di cui Erlebnislyrik è considerato l'iniziatore. Anche il dramma «Götz von Berlichingen», sulla figura limpida di un vigoroso cavaliere medievale sostenitore dei diritti del popolo, cui attese al ritorno a Francoforte nel 1771, rappresenta una netta rottura col teatro francesizzante rispettoso delle tre unità aristoteliche e un omaggio al grande modello shakespeariano. Il Götz, che anticipa la moda romantica del Medioevo o dell'acerbo umanesimo, diventa uno dei testi sacri della generazione dello «Sturm und Drang», insieme con i contemporanei inni Prometheus e Ganymedes, che rappresentano le due opposte componenti, la titanica e la pietistica, della religiosità del giovane Goethe, insieme ai piccoli drammi Mahomet e Prometheus.

Questa è l’introduzione della vita e le opere di Goethe, ovviamente. Ne avremo ancora per quattro puntate (credo), in modo che il quadro della vita sia completo, come dell’opera e del pensiero della critica sulla sua produzione. Se lo spazio non fosse stato «avaro», vi avrei parlato volentieri di tutto Goethe, anche perché il tempo «piagnucoloso» e il cielo di piombo mi permettono un raccoglimento particolare, sperando che non vada via la corrente elettrica e mi rovini tutto. Credete abbia dimenticato che vi devo ancora inviare tre poesie di Pavese? Che ho lasciato l’aneddoto a metà strada? Riparerò. Seguitemi e non vi pentirete di averlo fatto.

ANEDDOTO
I DISCHI DELLA COMMEDIA MUSICALE «ME LASSATO»
Oggi lasciando sospeso, ancora per un giorno, l’aneddoto che già sto narrando, vi parlerò di un avvenimento che mi ha reso oltremodo felice. Dunque: sistemando le mie cose, in due blocchi: quello che hanno detto di me, e quello che io ho scritto, trovai, due settimane or sono, alcune poesie scritte dal 1948 al 1951, fogli sparsi «congelati» in una vecchia scatola (unica cosa che sono riuscito a salvare dopo la mia partenza da Napoli, poiché tutto il resto cui allora non credevo, non immaginavo neppure, che un giorno sarebbe potuto diventare documento della mia esistenza nel campo artistico-letterario: una serie di dischi a 78 giri che il titolare di una stazione televisiva di San Paulo (Brasile) che si chiama Ciro Canoro, mi aveva inviato quale testimonianza, che la sua stazione televisiva stava trasmettendo da molto tempo una «Commedia musicale» cui avevo inserito delle sue canzoni (n’ebbi conferma dall’intervistatore della RAI, intervista che fu trasmessa il 7 settembre 1955 alle 21,00). I dischi giunsero, ovviamente tutti rotti (la gentilezza dei facchini e di coloro che consegnano i pacchi è proverbiale); i meno rovinati li incollai coll’aglio, e riuscii ad ascoltare la voce di Roberto Carlos, agli esordi. Sistemai tutto nella cantina della casa di mio padre, certo che là l’avrei trovati; venni a Roma per seguire la mia via e nello stesso tempo avere un lavoro che mi avrebbe permesso di dare il pane quotidiano ai figli.

Una volta sistemato e dopo la morte di mio padre decisi di prendere le mie cose dalla cantina e portarmele a Roma; chiesi la chiave della cantina ed espressi il mio desiderio, la risposta di mia madre mi gelò il sangue:

- L’ho data al «saponaro» (straccivendolo) e per poco non ho dovuto pagare io a lui perché la portasse via.

Quindi avevo salvato solo quelle pagine scarabocchiate, che chiamavo novelle, racconti, poesie e commedie. Tra queste pagine scarabocchiate ho trovato anche una poesia scritta il 25 maggio 1949, dedicata a Valerio Bacigalupo, e una recensione uscita il 2 febbraio 1975 a firma Gino Spinelli de’ Satelena, inserita tra la cronaca degli incontri di calcio: «La Poesia di Reno Bromuro» su tre colonne; ah! Il quotidiano si chiama «Tuttosport» e il saggio era inserito nella pagina Bari Sport, questo mi fece venire un’idea non so quanto felice, di inviare a Ermano Eandi (vedeste il suo sito! Scattante, facile da navigare e le poesie sullo sport che vi sono pubblicate), il saggio che ho scritto sull’arte di Sal Messina. Possibile che sia ancora tanto ingenuo? Ovviamente il Signor Eandi nella sua gentilezza non mi ha mandato da nessuna parte; pensai che, come nel 1975, si potesse inserire un saggio sull’arte tra una cronaca e l’altra di una partita di calcio.

Il signor Eandi m’invitò a inviare una poesia sullo sport (quando si dice il destino) mi ricordai di quella poesia scritta il 25 maggio 1949 e gliela inviai, quindi sarà pubblicata su «Tuttosport» del 31 agosto p.v. perciò chi vuole leggere questa poesia, lo può fare su Tuttosport. Fatemi sapere se vi è piaciuta, ma sono certo che agli amanti del  Toro (come al granata Ermano Eandi) sarà gradita.

Chissà quanti di voi staranno dicendo ma guarda un poco questo! Non ci ha parlato di Goethe e poi ha preso tanto spazio per parlare dei fatti suoi!

Vi chiedo perdono, ma è il tempo, così strano, sarà la malinconica nostalgia che mi serra la gola… mah!

LA POESIA DEL GIORNO

FREDDA NOTTE D’AMORE

Fredda notte d’amore per chi
nato da una rondine e un gabbiano
vive tra grattacieli di plastica.
Un ascensore rosso,
come il sole al tramonto,
lo porta al terzo piano
dove vive dolore d’infante.

Occhi di carbone acceso
capelli di corvo, bambina
sognava altalene, bambole,
orsacchiotti di peluche
ormai morti nel tempo
e non sapeva; ma lui si
e piangeva senza lacrime:
poche ore lo separavano dal nulla.

Piango perché la sua andata
somiglia alla partenza del mio amore
quest’amore che somigliava alla vita
come il sole si unisce al giorno.

Reno Bromuro (da Musica bruciata)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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