27 ottobre 1968
Il «sogno» di Pierre de Coubertin

I Giochi Olimpici del Messico si chiusero il 27 ottobre 1968, facendo registrare la superiorità degli Stati Uniti che conquistarono 47 medaglie d'oro su 173.

Settantaquattro anni prima, Pierre de Coubertin passeggiava sul ponte della nave che lo portava in Grecia in cui avrebbe tentato di realizzare il sogno che accarezzava da diversi anni: far rinascere i Giochi Olimpici della Grecia Antica. Pierre de Coubertin non era un mecenate, ma semplicemente un giornalista francese appassionato di sport. Per raggiungere il suo scopo, egli aveva bisogno dell'aiuto dei governi e in particolare di quello greco. Ma un suo amico gli aveva riferito che il primo ministro non appoggiava il suo progetto. De Coubertin decise di presentare la richiesta di persona perciò si recò in Grecia.

Raggiunse Atene e andò a visitare le rovine dello stadio coperte di rovi e detriti. Successivamente andò a Falere che gli sembrò subito il luogo ideale per le prove nautiche, e a Zea dove gli sembrava già di udire le grida dei nuotatori. De Coubertin ritornò dalla Grecia deciso più che mai a realizzare la sua idea. E poiché i ministri non l'ascoltavano, si rivolse al diadoco Costantino, che accettò di presiedere il Comitato Organizzativo dei Giochi. De Coubertin ha vinto. Due anni più tardi, nel 1896, i primi Giochi Olimpici moderni furono aperti a Atene, alla presenza di un folto pubblico e di De Coubertin stesso. Vi parteciparono atleti di dieci paesi. La Grecia, per onorare l'uomo che tanto aveva fatto per far conoscere il suo glorioso passato, ha fatto depositare a Olimpia un'urna contenente il cuore di De Coubertin.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1917: La rotta di Caporetto.

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RICORDIAMOLI

LE OLIMPIADE MODERNE

I giochi di Olimpia erano un complesso di gare che si disputavano, ogni quattro anni, a partire probabilmente dal 776 avanti Cristo, appunto a Olimpia. L'Olimpiade era una delle quattro feste panelleniche agonistiche, istituita secondo alcune tradizioni da Pelope dopo la sua vittoria su Enomao, secondo altre da Eracle in onore del padre. In origine vi partecipavano solo le genti dell'Elide e consisteva in gare podistiche e di lotta; fu poi estesa ad altre gare cui parteciparono i Greci metropolitani e delle colonie. Si ripeterono per 294 volte sino all'anno 393 quando furono soppresse dall'imperatore Teodosio I. Le gare si svolgevano in uno stadio lungo 192 metri e comprendevano la corsa sulla distanza del doppio stadio, il dolico, il pentathlon, il salto, il lancio del disco e del giavellotto, oltre a corse a cavallo, gare di cocchi, lotta, pugilato, pancrazio. Le manifestazioni, che dopo il 472 avanti Cristo duravano cinque, sette giorni, erano accompagnate da riti religiosi, concorsi di poesia e di eloquenza destinati a esaltare i vincitori il cui unico premio era una corona di alloro. Di norma si svolgevano durante la tarda estate; in epoca romana vi partecipavano atleti di ogni Paese. Le Olimpiade decaddero nei secoli secondo / primo avanti Cristo per poi riprendersi, con aspetto di rito pagano, fino all'abolizione; successivamente, non si fece alcun tentativo per riprendere l'antica tradizione.

Verso la fine del secolo XIX, quando vi era già un forte sviluppo degli sport moderni, il francese de Coubertin (come abbiamo accennato) si adoperò per rilanciare i principi agonistici delle antiche Olimpiade.

La prima edizione si svolse ad Atene nel 1896: vi parteciparono 285 atleti di 14 nazioni che gareggiarono in 45 specialità di 10 sport diversi dal 24 marzo al 2 aprile. A differenza delle antiche Olimpiade, quelle moderne si svolgono ogni volta in una città diversa e sin dal 1900, in cui si svolsero a Parigi, sono ammesse anche le donne. Dopo le prime edizioni, che videro inserite manifestazioni che poco o nulla c'entravano con lo sport, si giunse al 1912, alla edizione di Stoccolma, dove si trovò finalmente la formula più appropriata, in vigore ancora oggi. Attualmente sono ammessi a partecipare ai giochi olimpici atleti di tutti i Paesi: ciascuno deve però dimostrare di praticare lo sport solo a livello dilettantistico e di appartenere a organizzazioni sportive che aderiscono al CIO (Comitato Internazionale Olimpico), la cui sede è a Losanna. Inoltre, per la disputa di una gara individuale occorre che vi siano iscritti atleti di almeno 12 nazioni; per le gare a squadre almeno sei e non più di sedici, in caso di un numero superiore si svolgono tornei eliminatori preliminari. I concorrenti per ogni nazione sono al massimo tre per ciascuna gara individuale e una sola squadra per le competizioni a squadre. Ai vincitori viene consegnata solo una medaglia d'oro, d'argento al secondo e di bronzo al terzo.

Bibliografia
U. Prokop, Olimpiadi dello spreco e dell'inganno, Firenze, 1972.

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ANEDDOTI PERSONAGGI PADULESI "SULLA SPIAGGIA 2"

- Pensi che basterà tutta l'acqua del mare?

Sono rimasto afasico, ma è stato solo un attimo. Improvvisamente ho risposto ed è stato come se fosse un altro a parlare al posto mio:

- Il mare è l'unico che soccorre e aiuta veramente l'uomo e lo fa per puro egoismo. Ecco perché credo in lui.

La donna rivive il dramma e continua a graffiarsi il corpo, già orribilmente piagato. Piange rannicchiata, come un pulcino sotto l'ala della chioccia e ripete, guardandomi fisso negli occhi:

- Erano in tanti! Un esercito! Un esercito? Tutti gli uomini!

- Sei conciata male. Vuoi che ti accompagni in ospedale? – Ho chiesto apprensivo.

Frattocchia impalato come un palo di cemento stava attaccato alla canna da pesca, trattenendo finache il respiro.

- Quanto sei ingenuo! – Dice a voce alta la donna, altera e sfidante - Credi che i medici possano guarirmi? Credi veramente, che i medici possano lavare la mia anima? Quest’anima appallottolata, sporcata, calpestata, squartata?

- Intanto potrebbero sanare il tuo corpo martoriato! E vedrai col... tempo…

- Perché t’interessi a me?

- Lo farei con chiunque. Sono un cristiano.

Mi guarda con sfida, con una cattiveria che mi fa tremare d’orrore. Si erige in piedi, e come "un gigante furente":

- Non è vero. Anche tu sei come gli altri! Lo fai nella speranza, anzi con la certezza, di potere soddisfare le tue voglie. E dilla la verità. Dilla, sozzone! Lo vedo sai? Lo leggo nei tuoi occhi. Vorresti scoparmi vero? - E senza una ragione logica, si aggrappa al bavero del mio giaccone e mi si tira addosso; mentre si corica sulla sabbia, aprendo volgarmente le gambe, gridandomi in faccia: - Dai, che aspetti? Eccomi!

Con amore, le facendole una carezza timida e domando: - Ma che dici?

- Lei, sempre più provocatoria e sprezzante:

- Oppure ti faccio schifo perché sono piena di merda e di sperma?

- Tu sragioni. Voglio veramente aiutarti

- Non è vero. Sei tutto eccitato.

- Povera cara, non c'è più pace per nessuno!

- Non è vero. E' una bugia. Solo Gesù.

- Non solo Gesù! Anche qualche uomo, sente il dovere di essere ancora tale.

- Non dire fesserie, non esistono uomini buoni.

- Lo pensi adesso? Ma domani ti ravvedrai.

- Lo dici perché pensi sia una provinciale, sprovveduta, che crede a tutto?

- Che c'entra? Ci sono gli uomini buoni. Ad esempio, io.

- Tu sei più sozzo di loro. – Mi grida in faccia con sdegno. - Sei ipocrita!

- Che cosa te lo fa pensare?

- Il modo in cui mi guardi.

Non rispondo. Seguo i movimenti innaturali della donna che improvvisamente, quasi vinta, si siede calma sulla rena e gioca con essa…

2 continua

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LA POESIA DEL GIORNO

UN MONDO

Ecco il mio mondo, disse.
Una pineta, prato, alloro, terra
nuda;
noi parte stessa di quel mondo.

Tacqui. Eloquente silenzio!
Di dentro mille voci
parlavano al cuore, ma tacevo.
Compagni alla gioia
poeti fanciulli e maturi
gaiezza: fui ancora bambino!

Una donna a nudo le gambe,
proteso al cielo ventre sessuale,
profanò quel mondo che
mi offriva e per un attimo
donò ricordi per sempre.

Fu sera! Perché il sole
non incenerì quel ventre?
.

Reno Bromuro (da "Il canto dell’Usignuolo" Gabrielli Editore–Roma 1971)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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