27 luglio 2001
Lutto per la cultura italiana:
muore Carlo Bo

Studioso di letteratura francese, docente universitario e scrittore, per anni rettore della Facoltà di Lettere dell'Università di Urbino, Carlo Bo è stato uno dei patriarchi della cultura italiana. Nel 1984 il presidente Pertini lo aveva nominato senatore a vita. E' scomparso a Genova, sua città natale, a 90 anni

Carlo Bo era nato il 25 gennaio 1911 a Sestri Levante (Genova), Professore universitario in pensione è Nominato in data 18 luglio 1984 Senatore a Vita dal Presedente della Repubblica, la comunicazione gli viene effettuata in data 19 luglio 1984, convalida in data 25 luglio 1984. Carlo Bo - foto di Paola Agosti e Giovanna Borgese

In qualità di Senatore ha ricoperto i seguenti incarichi: Membro del gruppo Partito Popolare Italiano (indipendente) dal 9 maggio 1996; Membro della Settima Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) dal 30 maggio 1996 al 21 luglio 1998, dal 22 luglio 1998.

Il Presidente del Senato comunica all’Assemblea la dipartita di Carlo Bo, nella seduta del 24 luglio 2001. Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea.

"Onorevoli senatori, consentitemi di prendere la parola per comunicare la scomparsa del nostro collega, il senatore a vita professor Carlo Bo. In seguito avremo modo di ricordarne la figura più compiutamente, così come cercheremo di ricordare quanto prima la figura di un altro nostro collega, il senatore a vita Paolo Emilio Taviani.

Oggi saranno pronunciate soltanto poche parole, che si addicono del resto al cordoglio autentico e alla figura di un uomo, il senatore Bo, il quale rifuggiva dai toni retorici e celebrativi. Bo fu, a mio avviso, un intellettuale molto raffinato e una guida per generazioni di studiosi nonché di uomini amanti delle lettere e della riflessione sui fenomeni sociali e politici; fu critico dotato di uno sguardo acuto, che amava definirsi semplicemente un lettore.

Fu un cattolico di stampo agostiniano e amava semplicemente definirsi un aspirante cattolico. Questi erano segni certamente di modestia da parte sua; ma non di falsa modestia perché Bo sentiva sinceramente - io credo - la distanza che ogni intellettuale autentico percepisce tra le proprie competenze e la verità, e anche l'abisso che ogni credente profondo avverte fra la propria finitezza e l'immensità del suo Dio.

Mi unisco al vostro cordoglio e sono certo di interpretare i sentimenti di tutti voi. Oggi stesso, in rappresentanza del Senato, mi recherò a Sestri Levante per partecipare alle esequie funebri del nostro caro collega".

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RICORDIAMOLI

IL SALOTTO LETTERARIO

In onore ad un grande cultore del sapere ricordiamo insieme "I Salotti Letterari". A Napoli dove ho trascorso la fanciullezza, giovinezza e i primi anni della maturità, ce n’èrano, non lo so se ci sono ancora, ma credo di sì perché è una tradizione che risale ai primi anni del 1200, quando nelle trattorie dell’Arenella si riunivano poeti e suonatori di "Calascione" che discutendo di questa o quell’altra composizione facevano nascere sia poesia sia canzoni, che con l’avvento di Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo, Libero Bovio, Ernesto Murolo, si sono trasformate in vere e proprie opere d’arte. Un giorno vi parlerò di colui che aveva fatto del Salotto Letterario un "Il Cenacolo": Gaetano Natale Spadaro, rimasto nel cuore di molti letterati napoletani.

Avendo nella mente "Sestri Levante" dov’è sepolta la salma di Carlo Bo, vorrei raccontarvi del Salotto Letterario che si è aperto e svolto a Genova il 26 marzo scorso.

Il presidente della Provincia di Genova, e il giornalista che ha riportato la notizia non si sono perorati di documentarsi (oggi accade spesso che si scriva e si dica quello che si sa, senza andare oltre il proprio naso, senza scomodare la storia: perderebbero molto tempo), ignorando quanto ho accennato all’inizio, scrivendo che: "Genova scopre una nuova possibilità di dialogare di e con la cultura. Parole di Alessandro Repetto, presidente della Provincia di Genova di Valentina Arcuri e Carla Peirolero".

Il salotto del libro che si è svolto dal primo al cinque aprile ha offerto ai genovesi nella sontuosa sede del Carlo Felice l'occasione di partecipare a laboratori di lettura, di assistere, a conferenze di grande livello con una saggista come Marcella Emiliani, una poetessa del calibro di Alda Merini, ma di godere, gratuitamente, anche delle battute e delle gag di Luciana Littizetto, che in questi mesi con il suo La principessa sul pisello è in testa a tutte le classifiche di vendita.

Il salotto però si è trasformato in sala da pranzo con le cene, a sette euro, o in sala da camera per i concerti di Ensemble Triton o dell'Orchestra del Carlo Felice e ancora in agone per le gare di lettura fra le scuole genovesi. Pronto ogni giorno, per otto ore, ad essere il salotto buono, con i tappeti di Mechoulam, i quadri d'autore alle pareti, e i libri del Libraccio nella libreria, dei genovesi più curiosi e amanti della lettura. Gli spazi, così scenografati, dell'Auditorium Montale hanno ospitato una vasta esposizione di best sellers e classici che faranno da sfondo al grand prix del lettore accanito a cura della Berio. Il salotto si è posto come evento di rilievo nazionale. Alla conferenza stampa, oltre Repetto, Arcuri e Peirolero hanno partecipato gli assessori, ecc… ecc…

Ho la presunzione di credere che di "castronerie" di questo genere se ne dicano e se ne facciano a josa, senza tener conto che Internet è molto seguita e gli scritti pubblicati in Web sono letti da persone che… sanno leggere, per non parlare della carta stampata. Si dice da ogni parte, la scorsa settimana a RAI TRE c’è stato un dibattito sulla lettura, presentando anche dei risultati dell’indagine svolta su quanto legge l’italiano. Ma, in verità come si fa a leggere quello che oggi si scrive? Un libro costa oro, e dopo la terza pagina,per chi ha lo stomaco forte, si butta nella spazzatura, perché illeggibile. E’ vero si legge De Crescenzo, perché la sua narrativa, anche se è saggistica filosofica, è sintetica, scattante; e di Covatta perché ha il modo narratico che lo avvicina a De Crescenzo, ma è divertente e, in verità, oggi si ha tanto bisogno di rilassarsi, visto che si mostrano le immagini di morti in battaglia senza più rispetto per essi. Non c’è più religione!

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IL FATTO

UN POETA AL GIORNO
REBECCA FEDELI "SPIAGGIA D’OTTOBRE"

Rebecca Fedeli è nata a Empoli, provincia di Firenze, anni fa, dove abita e insegna alle elementari. Intanto si è anche Laureata in lettere. Confessa: "Il periodo dell'università è stato fondamentale, sia per la mia crescita sia per tutto il resto". Una storia che ha inserito nel suo primo romanzo breve pubblicato, intitolato "Arezzo e ritorno", che ritiene non ancora terminato.

La poesia "Spiaggia d’ottobre" ci fa aprire finestre su cieli riscaldati da un tiepido sole. C’è la "spiaggia", però che ci riporta al mare ed io solamente a sentir parlare di spiagge, sento un senso di gioia invadere l’anima. Io amo, come credo tutti, le belle giornate di sole, che ci permettono di muoverci e svagarci come vogliamo. Specialmente quando siamo sopra una spiaggia; la vicinanza del mare ci fa librare nel cielo aperto e azzurrissimo, volare come gabbiani che vanno incontro al sole nel giorno morente per tingere le ali di giallo.

Così la nostra anima: volteggia nel nulla confondendosi con le nuvole che si vanno oscurando, e non per una pioggia imminente, ma in attesa che la luna, sparita la luce del sole, si affacci per filtrare con i suoi raggi d’argento l’oro delle ali dei gabbiani, in modo che nella notte avvenga il connubio tra il Sole e la Luna per volontà, sprizzata dalle mani del poeta. Ma il Poeta si sveglia, improvvisamente e si accorge che il sole pur se pallido, riscalda ancora il suo volto, rivolto al cielo perché gli occhi inseguivano i voli dei gabbiani e godeva nel vedere che le ali s’indoravano sempre di più.

La giornata ottobrina, è ancora piacevole né permette di avvertire quelle penose dell’inverno; infatti, lo sguardo è tutto proteso verso il vivace splendore delle ali dei gabbiani e alla gioia che avvolgeva l’anima in quel mantello inatteso. Il Poeta è rapito, perciò la sinfonia gli giunge come un mormorio leggero, sussurrato quasi, mentre intorno tutto è musica, perché nella sua anima c’è musica è solo il corpo che rifiuta di alzarsi in volo e cantare con il resto della natura in festa, mentre saluta il Sole che si nasconde e la Luna che meravigliosa e splendida si affaccia per far da guida ai cuori solitari.

Al suono della sinfonia si sovrappone quello dei gabbiani stanchi che vanno in cerca di cibo; non sono più uno stormo, ma solitari, e annullano l’entusiasmo che era nell’anima, in pochi minuti.

Come sono belli i colori d’ottobre! La natura si veste a festa con colori sgargianti per rassicurare l’uomo che basterà il passaggio di un trimestre, forse un quadrimestre e tutto ritornerà, anche se i colori saranno diversi.

SPIAGGIA D'OTTOBRE
di Rebecca Fedeli

Un sole pallido riscalda leggermente
Il mio volto estasiato dal vento tiepido di quest’inizio d’ottobre.
Orme sparse ovunque
Rammentano lo scorrere della vita,
della gente, della natura.
Mormorio leggero
Quello del mare di oggi,
sussurrato quasi sottovoce
a me che lo contemplo e lo ammiro.
Rumore di gabbiani solitari in cerca di cibo,
riflessi argentati a pelo d’acqua,
e te,
qui con me,
in questa pienezza di attimi.
Attimi strani quelli di oggi,
di ignote presenze e oscuri misteri.
Attimi pervasi da squilli rimbombanti,
di dolci parole, sussurrate ma scandite una ad una.
Qui in questa spiaggia di inizio ottobre,
dove una lampada a olio sorprese il mio sguardo e i tuoi occhi,
qui, oggi,
ti sento,
unica presenza vera dentro di me.

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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