27 giugno 1999
Ai ballottaggi delle amministrative
nuovo successo dell’opposizione

Ai ballottaggi delle amministrative nuovo successo dell’opposizione: sorpresa a Bologna dove è stato eletto sindaco il candidato del Polo delle Libertà, Giorgio Guazzaloca. Anche la provincia di Milano passa al centro-destra.

Il nuovo sindaco del capoluogo emiliano illustra le caratteristiche del servizio di rete civica in funzione dal 1995, il primo in Italia realizzato da un Comune per dialogare con i suoi cittadini: dalla consegna di documenti alle informazioni. Presto saranno offerte altre prestazioni, saranno ampliati i collegamenti interattivi e raddoppiate le utenze.Giorgio Guazzaloca

Iperbole. Il dizionario Devoto-Oli così definisce questo termine: "Riferimento metaforico volutamente alterato sul piano della quantità e, per estensione, usato con il significato di esagerazione". E' una caratteristica di Bologna e dei bolognesi guardare con interesse e con convinzione al nuovo e lanciarsi per questo in progetti audaci, affrontare il futuro con coraggio. Perfino esagerare, qualche volta. Ciò spiega la vitalità di una città, che ha voluto fare dell'innovazione amministrativa e organizzativa uno dei suoi tanti punti vitali. L'obiettivo dell'Amministrazione comunale è di rendere sempre più stretto il rapporto con i cittadini, sia per la quantità e la qualità dei servizi forniti sia con forme di comunicazione che ci portano verso il nuovo millennio. Ed ecco che il progetto Bologna digitale è stato battezzato Iperbole, ma non nel senso di esagerazione bensì come sfida al futuro. Esso rappresenta una parte essenziale dello sforzo teso al miglioramento del dialogo con i cittadini. Rendendo più agevole prima di tutto il loro accesso ai servizi più importanti: dalla consegna di documenti all'accesso immediato alle informazioni. Le nuove tecnologie informatiche rappresentano, ovviamente, la strada maestra per poter raggiungere questo obiettivo.

Il servizio di rete civica Iperbole/Internet è stato il primo realizzato in Italia da un Comune. E' nato nel gennaio 1995, per iniziativa della precedente amministrazione civica, allo scopo di promuovere la diffusione delle nuove tecnologie di comunicazione, il dialogo elettronico tra i cittadini e la Pubblica amministrazione, per offrire dati, informazioni, servizi telematici interattivi sicuri da interferenze e diffondere notizie sulla città visibili in tutto il mondo. La creazione di una comunità virtuale matura è la filosofia che ha ispirato il progetto.

Sono convinto che a questi punti di forte qualità arriveremo in un tempo ragionevolmente breve. L'Amministrazione comunale non ne fa soltanto una questione di prestigio, perché è in gioco la possibilità di rendere ancor più stretto e continuo il dialogo con i bolognesi. Il cittadino deve sentirci vicini e pronti a comunicare con lui, ad ascoltare la sua voce e a far sentire quella del Comune, nel modo più immediato e diretto. I bolognesi mi hanno eletto anche perché sanno che sono uno di loro. Il mio impegno è quello di amministrare bene la città e di farli sentire tutti vicini all'Amministrazione comunale. Ogni giorno, ogni momento. Bologna digitale è soprattutto questo: la risposta a una città che vuol crescere, che ama essere all'avanguardia pur essendo giustamente gelosa delle sue tradizioni, che vuole tenere un rapporto stretto e un dialogo sempre aperto con il suo sindaco e con chi l'amministra.

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RICORDIAMOLI

LA RIVOLUZIONE PARTENOPEA (5)

I protagonisti del 1799 napoletano (cenni biografici)

Domenico Fòrges Davanzati, nato a Palo del Colle, Bari, nel 1742 e ivi morto nel 1810. Si era laureato in diritto civile e canonico nel 1769, scolaro e amico di Genovesi, ne raccolse e pubblicò il carteggio "Lettere familiari dell'abate Genovesi, Venezia, 1775", occupandosi poi nei suoi studi storici dei rapporti tra potere civile ed ecclesiastico. Arrestato il 17 gennaio 1796 per le sue simpatie rivoluzionarie e rinchiuso in Castel Sant'Elmo, fu liberato nel 1799 in seguito all'occupazione francese di Napoli, e fece parte del governo provvisorio della Repubblica Partenopea. Riparato in Francia alla caduta della repubblica, stampò a Parigi, per esortazione dell'abate Grégoire, una biografia del vescovo giansenista di Potenza Andrea Serrao; tornato in patria tra il giugno e il luglio 1806, fu ripristinato nella sua carica di prelato della Chiesa palatina di Canosa nomina che gli aveva dato Ferdinando IV nel 1785.

Giustino Fortunato nato Rionero in Vulture, Potenza, nel 1777 morto a Napoli nel 1862. Dopo la giovanile adesione alla Repubblica Partenopea del 1799 ricoprì importanti cariche amministrative e giudiziarie durante il decennio francese, e fu nominato nel 1814 intendente di Chieti. Dopo la Restaurazione, passato su posizioni conservatrici, divenne procuratore generale alla corte dei conti, ministro senza portafoglio nel 1841 e ministro delle finanze nel 1847. Fallito nel 1848 il breve esperimento costituzionale, fu presidente del consiglio e ministro degli esteri dal 7 agosto 1848 al 19 gennaio 1852, avallando la dura reazione borbonica.

Fra Diàvolo, soprannome del bandito Michele Pezza nato a Itri, Latina, nel 1771 morto a Napoli nel 1806. Entrato nell'esercito borbonico dopo aver commesso due omicidi, nel 1799 si oppose, a capo di bande contadine, all'avanzata dei Francesi di Championnet nel regno di Napoli e, durante la riconquista del territorio ad opera del cardinale Ruffo, guidò le bande calabresi contro la Repubblica Partenopea. Nominato colonnello da Ferdinando IV re di Napoli, nel 1806 ostacolò con le sue azioni di guerriglia la nuova conquista francese, battendosi in Calabria, negli Abruzzi e in Campania. Sconfitto a Boiano sul Biferno dal generale Hugo, padre del poeta, e catturato a Baronissi, in provincia di Salerno, per il tradimento di un contadino, fu impiccato a Napoli. La sua figura, divenuta leggendaria per la spericolata audacia da lui mostrata in combattimento e l'estrosità di certe sue imprese che compì travestito da frate, da cui il soprannome, ispirarono l'omonima opera musicale di Auber, su libretto di Scribe e Delavigne.

Emma Hamilton nata a Lyon, avventuriera inglese nata a Great Neston, Cheshire, nel 1764 circa morta a Calais nel 1815. Emma HamiltonDi umili origini, seppe ben presto conquistare la società londinese per la sua affascinante bellezza. Ambiziosa e senza scrupoli morali, ebbe fra i numerosi amanti il noto pittore George Romney, che la ritrasse in molti suoi quadri, e sir Charles Greville, deputato alla camera dei comuni e viceciambellano.

Questi, dopo averla educata alla musica e alla pittura ed essersi rovinato per lei, la cedette allo zio William Hamilton, ambasciatore inglese a Napoli, che la sposò nel 1791; lady Hamilton si trasferì così alla corte borbonica, dove, divenuta amica e intima confidente della regina Maria Carolina, esercitò una grandissima influenza. Quando, scoppiata la guerra con la Francia, l'ammiraglio Nelson fu inviato in missione a Napoli, ne divenne l'amante ufficiale, e nel 1801, da questa relazione, ebbe una figlia, Orazia.

Con preziose informazioni agevolò a Nelson la vittoria di Abukir, ma in complesso i suoi rapporti con l'ammiraglio, che ne subiva tenacemente e quasi inspiegabilmente il fascino, furono per lui negativi sul piano politico e costituiscono una macchia nella vita del grande uomo di mare. Nel 1799, durante il periodo della Repubblica Partenopea, lady Hamilton fuggì con la corte a Palermo e sollecitò Nelson ad agire contro i giacobini napoletani. Con la restaurazione borbonica, definendosi rappresentante della regina, esercitò di fatto il potere e diede mandato per l'esecuzione dei patrioti napoletani, compiacendosi fra l'altro di aver assistito a quella dell'ammiraglio Caracciolo. Ritornata a Londra, dopo la morte del marito, che non le lasciò alcuna eredità, convisse con Nelson fino alla sua morte avvenuta a Trafalgar nel 1805. Dilapidata la pensione lasciatale da Nelson, perseguitata dai creditori, fu imprigionata per debiti nel 1813. Liberata fuggì a Calais, dove morì sola e in miseria.

Vincenzo Lupo, nato a Caggiano, Salerno, nel 1755 morto a Napoli nel 1799. Avvocato, inquisito per la congiura giacobina napoletana del 1794, fu arrestato nel 1796 e scontò ventitré mesi di carcere; liberato il 25 luglio 1798 ebbe una parte di rilievo nella Repubblica Partenopea, durante la quale fu procuratore generale della giunta militare e giudice del tribunale civile. Al ritorno dei Borboni fu arrestato e condannato a morte.

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IL FATTO

UN POETA AL GIORNO " Maria Rosaria Tinto e i "POETI"

Per Maria Rosaria Tinto di Succivo, in provincia di Caserta, ma residente a Napoli, scrivere poesie è come un’attività agonistica; partecipa volentieri ai concorsi letterari; molte sue liriche sono state inserite in antologie. Ha pubblicato "Come un volo di gabbiani", una raccolta di poesie. Il suo sogno è di poter condividere le proprie idee e gli ideali, con milioni di persone.

Nulla quasi, all'infuori dei due poemi omerici e delle leggende mitologiche che altro non sono che ricordi brevi d’antichissimi poemi scomparsi. Omero e definito "primo pittore de le memorie antiche". L’affascinante storia di quel gran popolo che ha dato al mondo una civiltà imperitura è tutta lì in quei due meravigliosi poemi che, fermando nel verso la storia del passato in ciò che aveva d’essenziale e d’eterno, ne ha fatto un'opera degna d'esser meditata da tutta l'umanità per tutto il volger dei secoli.

Ennio, il primo grande poeta latino, è stato anche lui un’anima che vaga nei cupi silenzi della vita, perciò cercò e trovò la fonte della sua poesia nelle imponenti e formidabili vicende del popolo romano, salito da umilissimi principi ad una potenza non mai raggiunta prima così stabilmente da altri popoli, attraverso lotte tremende nelle quali tutta la razza latina aveva spiegato una forza di volontà e un’unanimità di sentimenti non paragonabili neppure con le più grandi e civili nazioni dell'antichità.

Come Omero ed Ennio, anche Virgilio è ispirato dall'antichità. Ripensando a queste opere immortali, mi sovviene il discorso su Virgilio, tenuto da Carducci nel 1884, in cui afferma che nessun poeta fu più archeologo di Virgilio nella cui poesia risorgono gli dei della patria e sono rievocate le rovine delle città scomparse e i popoli spenti, le origini divine, i culti, le tradizioni dei padri e la forza delle armi. Il poeta anima di poesia fantastica e appassionata tutta la storia e, appunto in questo modo, che la poesia da nazionale diventa universale, da universale eterna, tanto che il poema si fa mediatore tra due mondi, conserva intatta e tramanda ai popoli nuovi la civiltà degli antichi e Dante, appena vede nella selva oscura il poeta mantovano, corre a lui come a guida sicura. Per Virgilio Dante è poeta e, come Virgilio, anch'egli riassume in sé tutta la storia passata del suo popolo. Forse, anzi, nessun poeta ha adempiuto a questa funzione di sintetizzatore delle epoche trascorse come Dante. C'è chi ha criticato il poeta per la passione con la quale si mescolò nelle vicende del suo tempo, introducendole nella sua poesia: critica ingiusta e sciocca, perché è impossibile che un poeta sia veramente tale se non partecipa alla vita della gente con la quale ha comuni l'esistenza e i bisogni; perciò Francesco De Sanctis, afferma con sicurezza che il "poeta deve essere immediato e sintetico come il popolo del tempo in cui vive"; e forse, fu proprio perché aveva notato in Dante che insieme con l'interesse per il presente c’è la ricordanza viva e appassionata per il passato: tutta la storia di Roma e lui che sa ritrovare e scorgere quelle orme è il poeta che ha meditato sul passato. Fa rinascere il verso come presente e in questo caso acquista quella virilità che opererà anche nell'avvenire.

"Il poeta
è sempre solo
sui volti ansiosi della gente
non trovano posto
le sue piccole illusioni"
Questi versi mi fanno risentire la voce calda e incantatrice di Pablo Neruda, mentre afferma che "il Poeta è l’essere più infelice della terra, perché il suo pensiero è rivolto più all’umanità che a se stesso, perché è l’unico che sa amare con tutto l’amore cui è capace; ecco perché meriterebbero di essere amati senza riserve, e compresi se non altro"

Bevetti queste parole perché mi permettevano di trovare il mio posto con le sue piccole illusioni, ho imparato ad amare senza chiedermi perché; amo e basta, amo perché mi piace amare. Credo d'essere nel vero affermando che i motivi esposti dalla lirica di Maria Rosaria Tinto sono fusi insieme e trasfigurati dal magistero dell'arte ispiratrice e dominatrice per cui non è errato dire che siamo davanti a un piccolo nobile capolavoro. Bellezza e potenza sono fenomeni più appariscenti che consistenti. Gli uomini godono nella contemplazione della bellezza e restano abbagliati dallo spettacolo della potenza; ma l'una e l'altra cosa sono di breve durata: tanto breve che, per lo più, non raggiungono nemmeno la vita di un uomo. Eterna invece, e vincitrice attraverso i secoli, è l'Idea, cioè quello che rappresenta l'attività vera dell'umana ragione.

IL POETA

di Maria Teresa Tinto

Il poeta
è un’anima che vaga
nei cupi silenzi della vita
che ascolta le voci afone
schiudersi all’aria

Puoi vederlo
mentre sull’asfalto
coglie un fiore
e mendica
un sorriso dalla luna

C’è una voce in lui
che non sa tacere
che traduce i pensieri
in candide parole

Il poeta
è sempre solo
sui volti ansiosi della gente
non trovano posto
le sue piccole illusioni

Non chiedergli un sorriso
non sa mentire
La sua
è un’anima in attesa
in attesa
dei più tristi silenzi

Il tempo scorre
con ogni verso lui ne segna il passo.

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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