27 aprile 1966
Muore Paolo Rossi durante
violenti scontri all'Università di Roma

Paolo Rossi, studente di architettura e aderente alla Federazione giovanile socialista, muore all'università di Roma nel corso di scontri provocati da giovani di estrema destra, che chiedono l'invalidazione delle elezioni per gli organismi universitari. Il giorno dopo in un'assemblea studentesca alla quale interverrà il senatore a vita Ferruccio Parri richiedendo le dimissioni del rettore Giuseppe Ugo Papi, ritenuto responsabile dell'impunità goduta dai neofascisti che da anni agiscono all'interno dell'università con metodi violenti. Il 29 in un dibattito alla Camera si uniranno alla richiesta delle dimissioni di Papi i gruppi PCI, PSI, PSIUP, PSDI e PRI, che chiederanno anche l'intervento del governo per reprimere le violenze fasciste. Il 30 ai funerali di Paolo Rossi presenzierà una grande folla e parteciperanno anche il vicepresidente del consiglio, Pietro Nenni, i segretari di PCI e PRI Luigi Longo e Ugo La Malfa, i vicesegretari della DC Flaminio Piccoli e Arnaldo Forlani.

La presenza di Ferruccio Parri, garantì la legittimità dell’incompentenza del Rettore Papi, alla gestione dell’Università di Roma. Parri era stato Ufficiale di fanteria nella Prima guerra mondiale, tre volte decorato, fu tra i primi antifascisti che si batterono attivamente contro il regime. Condannato al confino per aver collaborato alla fuga dall'Italia di Filippo Turati, fu tra i fondatori del gruppo Giustizia e Libertà e del Partito d’Azione. Comandante del Comitato Volontari della Liberazione per l’Alta Italia, con il nome di battaglia Maurizio insieme a Longo e a Cadorna, dopo la Liberazione fu eletto consultore nazionale e dal giugno al dicembre 1945 fu il primo presidente del Consiglio dell'Italia liberata. Abbandonato quindi il Partito d'Azione, fondò con La Malfa il Partito della Democrazia Repubblicana che confluì successivamente nel Partito Repubblicano Italiano; nel 1948 fu nominato Senatore di diritto ed aderì poi al movimento di Unità Popolare, ma quando questo si unì al P.S.I. assunse una posizione indipendente. Nuovamente senatore nel 1958, nel 1963 fu nominato senatore a vita da Segni e, dal 1968 al 1979, fu presidente del gruppo della Sinistra Indipendente. Fondatore, nel 1949, dell'Istituto Nazionale per la storia del movimento di Liberazione, diresse inoltre dalla fondazione la rivista politica L’Astrolabio.

Un anno prima il 27 aprile 1965, veniva graziato insieme ad altri partigiani e alcuni esponenti della RSI Francesco Moranino, comandante partigiano comunista condannato nel 1956 all'ergastolo per alcuni delitti avvenuti nella fase finale della resistenza, è graziato insieme con altri partigiani e alcuni esponenti della Repubblica Sociale Italiana dal presidente della repubblica Saragat. Gli ambienti di destra avanzeranno il sospetto che la grazia sia collegata col voto del PCI a Saragat nell'elezione a presidente.

 ***

RICORDIAMOLI

LA BATTAGLIA DI ASPROMONTE

Il brigantaggio fu fenomeno di ribellione sociale che si diffuse nel meridione d'Italia dal 1861 al 1865. Le prime bande di briganti si formarono nelle province intorno a Napoli,anche se questa forma di delinquenza, in cui si vive fuori dalle leggi e rapinando la proprietà altrui, era già praticata in epoca romana. Il brigantaggio nacque e prosperò per la difficile situazione in cui si trovarono le classi meno abbienti nei primi anni del Regno d’Italia, proclamato la prima volta da Napoleone Bonaparte nel 1805.

Questa prima forma del Regno comprendeva, in principio, solo alcune zone del centro e del nord Italia, la Lombardia, alcune città dell'Emilia, la Liguria, il Veneto e l'Istria; dopo il 1806, i domini napoleonici si estesero al Regno di Napoli, alla Toscana e allo Stato Pontificio. Il Regno d'Italia come nazione indipendente è stato proclamato nel 1861 dal primo Parlamento italiano con i Savoia come dinastia regnante e con capitale Torino. Nel 1946 un referendum popolare ha decretato la fine del Regno d'Italia e della monarchia, dando vita alla Repubblica Italiana.

I contadini erano sottopagati dai proprietari terrieri; il governo dell'Italia unita aveva introdotto nuove leggi, come quella del servizio militare obbligatorio; erano aumentate le tasse sugli alimenti di prima necessità, come il pane e il sale. Per combattere questa difficile situazione, i briganti rapinavano le terre dei signori, incendiavano gli uffici delle tasse e della leva militare. Il governo intraprese allora una vera guerra per sconfiggere il fenomeno del brigantaggio inviando l'esercito. Nel 1865 l'invio di 120.000 soldati, guidati dal generale Pallavicini,nelle zone occupate dalle bande di briganti ha portato alla definitiva sconfitta del brigantaggio e all'uccisione di più di 5000 persone.

Tre anni prima, nel 1862, c’era stata la Battaglia di Calatafimi, combattuta tra i garibaldini e le truppe dell'esercito italiano. Garibaldi, patriota dell'Italia risorgimentale e grande generale. Dopo aver partecipato a una fallita insurrezione a Genova, nel 1835 fu costretto a rifugiarsi in Sud America, dove combatté per l'indipendenza dell'Uruguay.

Tornato in Italia, nel 1848 partecipò con un gruppo di volontari alla prima guerra d’Indipendenza, mentre nel 1856, durante la seconda guerra d'indipendenza, fu nominato da Cavour generale dell'esercito piemontese. Nel 1860 organizzò la spedizione navale dei Mille: partendo da Genova sbarcò in Sicilia, dove sconfisse i Borboni, conquistando il Regno delle Due Sicilie.

Dopo la fulminea azione militare risalì la penisola e si incontrò a Teano con Vittorio Emanuele Secondo, a cui cedette i territori conquistati, realizzando così l'unificazione dell'Italia. Dopo la spedizione dei Mille, Garibaldi proseguì la sua azione al nord, per liberare i territori italiani ancora sotto il dominio austriaco. Durante la terza guerra d'indipendenza vinse gli austriaci a Bezzecca, ma fu fermato dal generale La Marmora in seguito all'armistizio stipulato dall'Italia con l'Austria. In quell'occasione Garibaldi rispose con il celebre e brevissimo telegramma che manifestava il suo disappunto: "Obbedisco!".

Portate a termine le sue imprese e resosi conto di aver concesso le terre da lui conquistate per la libertà e la giustizia, che il piemontesi avevano irrorato col sangue di chi combatteva per averla "la Giustizia", pentito si ritirò a Caprera, l'isola tra Corsica e Sardegna che aveva comperato nel 1855. A Caprera coltivò i suoi interessi giovanili per le lettere, scrisse le sue memorie, compose poesie in italiano, in francese e tre romanzi. Per le sue imprese in Italia e in Sud America venne chiamato "eroe dei due mondi". sbarcato in Sicilia, intendeva risalire la penisola con 2000 volontari al suo comando per entrare a Roma e liberarla dal governo pontificio. Quest'ultimo godeva allora della protezione delle truppe francesi e di Napoleone III. Il governo italiano, guidato dal liberale Rattazzi, per evitare di rompere i rapporti con la Francia, inviò delle truppe regolari per fermare l'impresa di Garibaldi. Lo scontro armato tra le truppe durò poco più di un quarto d'ora: Garibaldi, ferito a un piede, venne catturato, imprigionato per un mese e poi liberato; ma questo non prosciugò, né richiamò l’attenzione sulla carneficina dell’Aspromonte e di Roma.

***

IL FATTO

L’ARTE DELLO SCRIVERE (1)

"L'arte dello scrivere, di mettere "nero su bianco", nasce dal bisogno di fissare le proprie idee e i propri sentimenti, per poterle trasmettere agli altri. Ma la scrittura ha anche uno scopo sociale: far conoscere gli stati d'animo collettivi, diffondere il sapere".

I grandi romanzieri, Svevo, Pirandello, Moravia, Pratolini, Vittorini, Pavese, Calvino, Sciascia e Pasolini;gli avanguardisti del Futurismo, Marinetti e Palazzeschi; gli intellettuali, Croce e Gramsci; i poeti duraturi, D'Annunzio, Saba, Ungaretti, Montale, Quasimodo, lo dimostrano.

Dal Primo Maggio, in ricorrenza della Festa del Lavoro, questa rubrica cesserà di esistere. Parlerò sempre di Arte e di Letterarie, ma saranno schede monografiche dei grandi Geni, non solo italiani. Oggi vi do un assaggio con la brevissima scheda di uno dei più popolari poeti partenopei: Libero Bovio.

Libero Bovio, poeta e commediografo nacque a Napoli 1883 e vi morì nel 1942. Figlio di Giovanni, come canzoniere ebbe fortuna popolare per le sue canzoni di Piedigrotta; come commediografo, espresse il dramma sociale della piccola borghesia napoletana nel suo capolavoro So' ddiece anne, atto unico che è nel contempo un modello mirabile di poesia crepuscolare. Allo stesso clima appartiene il dramma La coda del diavolo. Fra le altre opere si ricordano: Mala nova, scritta sotto l'influenza veristica; Gente nosta, scritta in collaborazione con Ernesto Murolo; Vicenzella, la sua commedia più fortunata; e la raccolta delle Poesie. Tra le canzoni ricordo le più celebri: "Zappatore", "’A canzone ‘e Papule", "Allerta sentinella" e l’indimenticabile "Signorinella", prima canzone scritta in lingua italiana.

A proposito di Signorinella, Giovanni De Caro narra un aneddoto che mette in risalto la sottile ironia di Libero Bovio: "non passava giorno che non si presentasse qualcuno a casa di Bovio per ringraziarlo di averlo ricordato nella canzone "Signorinella". Una domenica si presentò a Bovio un uomo grande come un armadio, avvolto in mantello a ruota, che aveva una vocina da soprano stonato, il quale dopo i soliti convenevoli, ringraziò il Poeta per essersi ricordato del suo amore, ma voleva sapere con precisione chi gli aveva confidato che lui aveva una "panzé" tra le pagine dell’antologia latina.

- Ma siete stato voi, caro notaio; - rispose prontamente il Poeta – non ricordate di essermi venuto in sogno e raccontato la vostra storia d’amore con la dirimpettaia del quinto piano?

L’uomo grande come un armadio, ebbe un capogiro, si alzò barcollando, fece un inchino, ringraziò ancora il maestro e usci domandandosi: "comm’aggie fatto a lle j’ ‘nzuonno si manco ‘o cannuscevo?!"

***

LA POESIA DEL GIORNO

GIUNGE COME L'AURORA

Giunge come l'aurora questa musica bruciata,
sensazione di parole inutili
- che vorrebbero diventare suono -
ma rimbalzano su luna striata,
- come le maglie della Juventus o dell'Udinese -
mi mordo le labbra affinché il sangue le fermi.
Carne che sentiva freddo e caldo
rimane insensibile al dolore
perché paura più grande l'avvolge.
Lascia pure la porta aperta
se la paura t'affossa in un tramonto virtuale.
Lascia che il vento porti via
la cenere della musica bruciata,
il sangue che cola dalle labbra,
le parole imprigionate nel sangue.
La luna non più striata viene a me
e si congiunge all'aurora reale,
mentre dal mare, sole e arcobaleno
racchiudono il mondo in una lacrima.

Reno Bromuro (da Musica bruciata).

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE