27 agosto 1576
Muore Tiziano

Già celebre nel 1512-1513, Tiziano doveva dominare per più di sessanta anni nel campo della pittura incidendo in modo definitivo sui suoi sviluppi, non solo a Venezia, ma in tutta Italia e nel mondo occidentale.

All'età di nove anni veniva condotto a Venezia e sistemato come apprendista presso Sebastiano Zuccate. Passa quindi alle dipendenze dei Bellini e infine sotto Giorgione. Collabora con quest'ultimo agli affreschi sulla facciata del Fondaco (andati perduti). Nel 1510, si trasferisce a Padova e vi esegue tre affreschi alla Scuola del Santo. Quando nel 1515 ritorna a Venezia è accolto come l'erede del Giorgione. Nel 1516 apre una bottega in proprio e le ordinazioni affluiscono numerosissime. Allaccia rapporti con la corte di Ferrara e con quella di Mantova, non tralasciando nel frattempo di lavorare per le chiese veneziane. Dal 1519 al 1526 esegue la pala della Madonna di Ca' Pesare per i Frari, e nel 1530 lavora alla monumentale pala di San Pietro martire per San Zenobio. La sua fama è ormai tale che diviene il pittore ufficiale di principi e pontefici. I personaggi più in vista del tempo si contendono il suo pennello: ne nascono i ritratti d'Isabella d'Este, del duca di Urbino Francesco Maria della Rovere, di Eleonora Gonzaga, ecc. Nel 1538 dipinge la Venere di Urbino (Uffizi), uno dei capolavori della maturità. Da allora, Tiziano è riconosciuto come un genio universale della pittura.

è successo quel giorno:
1941
:Un aereo britannico costringe il sottomarino tedesco «U-570» ad affiorare e ad arrendersi.
1950:Muore lo scrittore e poeta Cesare Pavese

RICORDIAMOLI
CESARE PAVESE
E’ accaduto varie volte da quando ci conosciamo di dirvi che ho fatto radio per tredici anni, ed erano tutte rubriche culturali eccetto due d’evasione sulla storia della canzone napoletana, con il profilo degli autori, e una di colloqui col pubblico che era veramente ‘na scemenza (i Tretrè l’avrebbero detto con una espressine più significativa). Il mercoledì, invece, avevamo una trasmissione veramente impegnativa, si chiamava «Profilo d’Artista», ricordavamo artisti del passato e artisti viventi, che il più delle volte erano con noi in studio Mercoledì 27 agosto 1980 ricorrendo il trentesimo anniversario della morte di Cesare Pavese, lo ricordammo così. Vi trascrivo il copione:

SIGLA: «SALSUOL 3001» di Richard Strass (adattamento di V.Montana)
Vivi
PROFILO D'ARTISTA: «CESARE PAVESE»
Reno
Oggi, mercoledì 27 agosto 1980 nel trentesimo anniversario della morte vogliamo ricordare…
Vivi
Cesare Pavese
(continua sigla musicale. Appena la musica sfuma)
Alle nove di sera di domenica 27 agosto 1950 un cameriere dell'albergo «Roma», in piazza Carlo Felice a Torino, bussa inutilmente alla porta di una camera del terzo piano. Si decide così di aprire col passe-partout.
Reno
L'Uomo è riverso sul letto, voltato verso la finestra aperta. E' senza scarpe, indossa un maglione grigio e pantaloni blu. Si chiama Cesare Pavese,qualche giorno prima aveva vinto con il romanzo «La bella estate» il Premio letterario «STREGA».
Vivi
Il lavabo gocciola. Sulla mensola ci sono parecchie bustine di sonnifero. Prima di addormentarsi per sempre sul frontespizio del suo libro più difficile «Dialoghi con Leucò» ha scritto: «Perdono a tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fato troppi pettegolezzi»
Reno
Fino a quel 27 agosto Cesare Pavese, nato in una cascina di Santo Stefano Belbo, nelle Langhe, il 9 settembre 1908, era uno scrittore famoso. I giovani dell'epoca hanno avuto una lettura sentita come nessun'altra del dopoguerra: «Paesi tuoi» - «Il Compagno» - «Prima che il gallo canti» - «La luna e i falò» erano i libri di gran lunga più venduti.
Vivi
Lì per lì si dice,frettolosamente, che Cesare Pavese si è tolto la vita per un amore non corrisposto, dall'attrice Costance Bowling la quale se n'è tornata in America nell'aprile precedente.
Reno
Più tardi, però, sono stati pubblicati i suoi diari col titolo «Il mestiere di vivere», ci si accorge che, l'idea della morte e del suicidio, avevano sempre ossessionato lo scrittore determinandone in parte la poetica.
Vivi
«Verrà la morte e avrà i tuoi occhi»
s'intitola l'ultima sua raccolta di poesie e il verso iniziale di una delle sue liriche più belle fa moda, tra i giovani di allora.
Reno
Sorte abbastanza ingrata per un uomo di cultura e di uno scrittore, che in tutto e per tutto combatté le mode passeggere, che opponeva alla vecchia letteratura provinciale la grande cultura, pressoché sconosciuta.
Vivi
Consapevole della sua arte e del suo valore. Cesare Pavese attende a lungo il riconoscimento che sarà coronato a Roma. Ma l'urto con la mondanità letteraria della capitale e il carattere in fondo fatuo di Roma suonano in lui come un insulto.
Reno
Scrive così cose amarissime nel diario, a proposito dell'abisso che supera la grave serietà del proprio carattere e la superficialità del mondo che lo consegna alla «Gloria della mondana».
Vivi
Dicono che si presentasse a ricevere il premio, apposta vestito con un abito verdognolo, spiegazzato, per niente adatto.
Reno
Di Cesare Pavese vi leggeremo da «Lavorare stanca»: «II tempo passa». «Maternità», «Verrà la morte e avrà i tuoi occhi»
(Dopo la lettura delle poesie)
Vivi
Ed ora un profilo critico redatto da Reno Bromuro sull’opera di Cesare Pavese
Reno
L’assegnazione del Premio «Strega» a Cesare Pavese per «La bella estate», premia la sua lotta per provincializzare la letteratura italiana, traducendo e immettendo sul mercato autori americani che gli devono la loro fortuna, non solo in Italia, e noi italiani non dovremmo mai smettere di ringraziarlo per averci fatto capire che cosa è la vera letteratura e che cosa si deve fare per uguagliare e immettere anche la nostra letteratura nel mercato mondiale della cultura. Per spiegarci meglio quello che lui intendeva per sprovincializzazione, lo spiega in «Dialoghi con Leucò» scritto due anni prima che vincesse il premio, in cui rielabora alcuni miti classici e certe interpretazioni moderne dell'umanità «primitiva», già apparsi in Feria d'agosto; La luna e i falò, pubblicati nel 1950, nel quale ricompaiono i motivi cari all'autore: le Langhe, le indimenticabili figure d’amici, di donne, insieme all'incombente senso di tormentosa delusione per l'esistenza, che cercò di nobilitare con l'immagine e il racconto. Sono queste le due componenti essenziali della poetica di Pavese, più stati d'animo, impressioni, momenti lirici che trame e personaggi, tanto sono trasfigurati in mito: prodotti di un alto decadentismo, non di un soltanto apparente neorealismo. Nel 1950 raccolse le sue poesie vecchie e nuove nel volume Verrà la morte e avrà i tuoi occhi pubblicato postumo nel 1951; poi, colmata la misura del suo disperato soffrire, si tolse la vita in una camera d'albergo della sua città, in piena estate, la stagione che è un altro dei suoi temi ricorrenti. Il suo diario, Il mestiere di vivere, pubblicato postumo nel 1952, racchiude la realtà che ha interpretato in una sua chiave unica: il senso della morte, del dolore, della solitudine concepita come una gioia feroce e anche come un tentativo di liberazione, un miraggio, infine, sterile e inutile per chi si sente fatto invece per gli altri. Considerato dalla critica uno dei rappresentanti più significativi nell'ambito della nuova letteratura, ha avuto anche il merito, insieme a pochi altri, di aver liberato la nostra narrativa e la nostra cultura da una certa tradizione di provincialismo che l'aveva immobilizzata fino al secondo dopoguerra.

Bibliografia
L. Mondo, Cesare Pavese, Milano, 1961; M. Tondo, Itinerario di Pavese, Padova, 1965; A. Guiducci, Il mito Pavese, Firenze, 1967; P. Fortuna, Il noviziato di Pavese, Milano, 1968; G. Venturi, Pavese, Firenze, 1969; E. Gioanola, Pavese. La poetica dell'essere, Milano, 1971; V. Esposito, Pavese poeta e la critica, Firenze, 1974; E. Catalano, Cesare Pavese fra politica e ideologia, Bari, 1976.
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LA POESIA DEL GIORNO

LA NOTTE, AMICA MIA

La notte, amica mia, lascia uno spiazzo
di prato, dove possa riposare il mio corpo
dove possa sognare di te e raccogliere
anche le scorie che gli altri lasciano.

Sentire l'erba respirare e la terra ridere
mentre la luna ci copre con la sua coperta.

La notte, amica mia, resta in quello spiazzo
di prato a respirare aria nuova e pulita con me.

Reno Bromuro (da Musica bruciata)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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