26 novembre 1812
Il passaggio della Beresina

Il 14 settembre 1812, Napoleone I, in guerra con la Russia, aveva fatto il suo ingresso a Mosca alla testa della Grande Armata. I russi non avevano esitato ad incendiare la città per costringerlo ad abbandonarla.

Il 19 ottobre. l'Imperatore si rassegnò ad ordinare la ritirata. Si era alle soglie del terribile inverno russo. La neve cadeva senza sosta. Il freddo e la fame fecero migliaia di vittime fra le file dell'esercito francese, cui i cosacchi non davano tregua. Il 25 novembre, i reggimenti si trovarono bloccati ai bordi della Beresina, fiume i cui ponti erano stati distrutti dai russi. Durante la notte 400 pontieri del generale Éblé s'immersero nell'acqua costellata di blocchi di ghiaccio e ricostruirono due nuovi ponti di legno, uno per la fanteria, l'altro per la cavalleria e l'artiglieria.

Il mattino del 26 novembre 1812, diecimila uomini riuscirono a passare. I cannoni russi abbatterono soldati e cavalli e distrussero in più riprese i ponti che i pontieri riparavano ogni volta nell'acqua gelata.

Per dieci giorni i soldati, distrutti dalla fame e dal freddo, passarono il fiume in un disordine indescrivibile. Sull'altra riva rimaneva ormai soltanto l'ombra d'un esercito che scorreva lentamente in mezzo alla neve, mentre Napoleone si affrettava alla volta di Parigi.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1917:Il sottomarino tedesco "U 52" affonda la corazzata francese Suffren al largo delle Canarie.

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RICORDIAMOLI

ARTHUR MILLER

Arthur Miller, drammaturgo e narratore nasce a New York nel 1915. Le sue opere sprigionano Arthur Millersuggestioni di varia natura, da Ibsen alla tragedia greca e sono individuabili perché la sua produzione, è animata da una viva coscienza etica e da intenzioni polemiche nei confronti della società americana, dei suoi miti e delle sue tare.

Autore anche di un romanzo Focus, del 1945 e di racconti, acquistò vasta notorietà con una serie di drammi rappresentati in tutto il mondo e forse sopravvalutati: "Erano tutti miei figli" del 1947 portato sullo schermo per l’interpretazione di Edward G. Robinson,"Morte di un commesso viaggiatore", del 1949 interpretato per lo schermo da Dustin Hoffman, "Uno sguardo dal ponte", del 1955, grande successo di pubblico e di critica, nell’interpretazione di Raf Vallone, che per suo merito fu trasportato sullo schermo avendo antagonista Raymond Pellegrin, e recentemente da Michele Placido.

Ne "Il crogiuolo" del 1953, presentò una trasparente parabola delle inchieste condotte sul comunismo americano dal senatore McCarthy agli inizi degli anni Cinquanta. Miller cominciò a subire aspre revisioni critiche dopo che ebbe tradotto in dramma il proprio rapporto con Marilyn Monroe. Ma, se "Dopo la caduta" del 1964 era ancora un'opera stimolante e in certa misura coraggiosa, il proseguimento dell'attività di Miller ha fatto constatare un'involuzione e ha segnato i limiti del suo realismo nutrito di elementi simbolistici e moralistici.

Nel 1993 ha scritto l'opera teatrale in atto unico The Last Yankee, presentato al Festival di Spoleto con la regia di John Crowther e l'interpretazione di Daniela Poggi. Nel 1987 ha pubblicato l'autobiografia "Svolte", "La mia vita". L’autore, alla ricerca di una nota positiva, di un messaggio non disperato sul futuro, propone un garbato quadro dai sapori minimalisti che nulla ha dei suoi affreschi esemplari e spietati: da Morte di un commesso viaggiatore ai già più ripetitivi Incidente a Vichy o L'orologio americano.Arthur Miller e Marilyn Monroe

Tema del dramma è ancora la crisi del sogno americano, dell'uomo deluso dalla "terra promessa" e dall'essere stato educato nella convinzione di essere il migliore per poi trovarsi a lottare con le dure regole di una vita, basata su quello spietato "arraffa, arraffa" di cui parla uno dei personaggi. Siamo in una clinica psichiatrica, dove due uomini, Frick, un volgare e ricco imprenditore con tanti pregiudizi sociali, e un erede di uno dei grandi Padri Fondatori, Hamilton, che ha rinunciato ai suoi privilegi scegliendo di fare il falegname, si incontrano andando a trovare le proprie mogli ricoverate.

l successivo "Vetri rotti"del 1994; è ambientato a Brooklyn fra la media borghesia ebraica degli anni Trenta e propone una riflessione sulla paura. I vetri rotti del titolo sono infatti quelli della "notte dei cristalli" che nel 1938 segnò l'inizio delle persecuzioni antisemite nella Germania nazista. In coincidenza con i suoi ottant'anni, nel 1995, ha pubblicato il volume "Una ragazza comune". Il libro è stato accolto molto male dalla critica americana ma questo non ha certo scoraggiato l'autore che ha affermato più volte di aver trovato in vecchiaia una inaspettata fertilità creativa. Sempre nel 1995 Nicholas Hytner, il regista de La pazzia di Re Giorgio, ha girato un film dal suo Il crogiuolo del 1953.

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IL FATTO

Leonarda Cianciulli: "la strega di Correggio"

Alle 13,15 del 20 luglio 1946, un sabato caldissimo, nell’aula del tribunale di Reggio Emilia entra la Corte. Il presidente legge la sentenza: Leonarda Cianciulli è condannata a trent'anni di carcere, più tre di manicomio giudiziario. Suo figlio. Giuseppe Pausardi, è assolto per insufficienza di prove.Leonarda Cianciulli

Si conclude così il clamoroso processo a colei che la fantasia popolare ha ribattezzato "la saponificatrice di Correggio", ma anche "la cuoca del diavolo" e "la strega del sapone", protagonista di uno dei più efferati delitti della storia criminale: non solo ha ucciso tre donne ma ha poi tagliato a pezzettini i loro corpi e li ha quindi fatti bollire in un pentolone da bucato contenente acqua e sette chili di soda caustica.

Terminata la lettura della sentenza, Leonarda Cianciulli si avvinghia al figlio e lo bacia con impeto. Poi quando un fotografo le grida "Mostro, sorridi", si gira verso di lui e sorride, felice. Forse ripensa anche a quella zingara incontrata tanti anni prima che le aveva predetto: "Nella tua mano destra vedo il carcere e nella sinistra il manicomio. Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti ti moriranno i figli tuoi".

Fino al giorno della morte, avvenuta per apoplessia cerebrale il 15 ottobre 1970, nel manicomio giudiziario di Pozzuoli; tutta la vita della "saponificatrice" è condizionata dall’avverarsi di queste tragiche predizioni. Quasi una maledizione che accompagna Leonarda Cianciulli per settantasette anni e che comincia quando, ancora bambina, capisce che la vita potrà offrirle ben poco di bello. Perché è nata a Montella, un povero paese in provincia di Avellino; perché la sua è una famiglia modestissima; perché la madre non le vuole bene e la considera, anzi, un'intrusa; perché una grave forma di epilessia le impedisce praticamente di avere un’infanzia normale.

Ragazzina, poi, capisce anche troppo presto che dalla compagnia degli uomini può trarre molto più piacere che non da un affetto materno sempre negatole. Almeno fino al 1924 quando, a trentuno anni, sposa Raffaele Pansardi, un impiegato del registro di Correggio che l’abbandona dopo diciassette gravidanze: tre parti prematuri e ben dieci figli morti in tenerissima età.

E così, convinta di essere perseguitata da una maledizione della propria madre, Leonarda si aggrappa alla magia e all’esorcismo: per farne una "professione" ma soprattutto per proteggere, come spiegherà al processo, i suoi quattro figli superstiti.

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LA POESIA DEL GIORNO

IL GUAITO DI UN CANE

Il guaito di un cane in pieno sole
è dolore raccapricciante e angoscioso.
L'ascolti e non fai un passo
il sole ti acceca ed hai paura.

Come il cane io
ma mi contorco per non urlare
mentre veemente sale al petto,
dalle visceri martirizzate, un grido.

Come talpa continui l'andare
fuggendo il sole, quel sole che giorno
dopo giorno tento di offrirti.

Povero guitto, reciti te stesso
senza riuscire a farti capire.

T'ho capito e non piango, anzi
ti prendo a calci nel sedere
chiudo la tana e ti metto al centro del sole
perché‚ sei uomo: astro più lucente del Creato.

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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