26 marzo 1979
Ugo La Malfa muore a Roma

Muore a Roma Ugo La Malfa, nato a Palermo il 16 maggio 1903, La Malfa era stato tra i fondatori del Partito d'azione e membro del CLN. Nel 1946 aveva aderito al PRI, divenendone dal 1965 l'indiscusso leader. Fautore del centrosinistra fin dalla metà degli anni Cinquanta, La Malfa aveva sostenuto negli ultimi anni la collaborazione col PCI. Il 28 lo sostituirà al governo il senatore Bruno Visentini.

Ho detto che fu tra i fondatori del Partito d’Azione, una formazione politica costituitasi clandestinamente in Italia tra 1942 e 1943 con la confluenza del movimento di Giustizia e Libertà, di alcuni radicali e repubblicani e di liberalsocialisti. Ugo La MalfaIl programma del Partito d’Azione prevedeva l'instaurazione della repubblica e la realizzazione di un’economia mista, con la nazionalizzazione dei grandi monopoli industriali e finanziari. Nonostante il grande contributo dato alla lotta di liberazione e la presidenza del consiglio ottenuta dal suo esponente Ferruccio Parri nel 1945, il Partito d’Azione, per il suo scarso radicamento popolare, ottenne appena sette seggi alla Costituente nel 1946 e si dissolse poco dopo. La corrente liberaldemocratica di Parri e Ugo La Malfa, si staccò nel 1946 e confluì nel Partito Repubblicano Italiano, mentre la maggioranza aderì al PSI, ne uscì con Ferruccio Parri nel febbraio 1946, dando vita alla Concentrazione Democratica Repubblicana, che nel 1948 si fuse col PRI.

Ministro dei trasporti con Parri e del commercio estero con De Gasperi, attuò la liberalizzazione degli scambi e dopo il 1953 sostenne la necessità di abbandonare la politica centrista e di aprire a sinistra. Nel 1965 divenne segretario del Partito Repubblicano Italiano, mantenendo la carica fino al 1974, quando ne divenne presidente. Ministro del tesoro con Rumor e vicepresidente del consiglio con Moro, fu un convinto sostenitore della politica dei redditi e dell'integrazione europea e contribuì con il continuo richiamo ai principi laici alla crescita elettorale del PRI. L’ideale del Partito Repubblicano Italiano, ha rappresentato lo sviluppo della tradizione repubblicana del Risorgimento.

Si costituì in partito il 21 aprile 1895 a Milano, per opera di De Andreis, Ghisleri, Chiesa, uomini di una nuova generazione che avevano abbandonato l'intransigentismo mazziniano ed erano disposti a partecipare alla vita politica del regno d'Italia. Antimilitarista, fu coinvolto nella repressione del 1898. Si schierò nell'interventismo democratico nel 1914. Disciolto dal fascismo, fu ricostituito da Pacciardi e dal 1946 partecipò ai governi di coalizione assieme alla DC. Più tardi, con la segreteria di Reale, ma con la guida sostanziale di Ugo La Malfa, favorì l'apertura a sinistra, in un quadro di fedeltà occidentale, a favore della programmazione e di una linea di austerità e rigore in politica economica, ostile a un troppo esteso intervento statale. A La Malfa subentrarono nella segreteria Biasini e Spadolini, che dette vita nel 1981 al primo governo a guida non democristiana dell'Italia repubblicana. La Malfa figlio, segretario dal 1987 al 1994 e poi dal 1995, ha via via sganciato il partito dalla collaborazione con DC e PSI. La degenerazione del sistema dei partiti ha però toccato anche il PRI, ridotto a un ruolo marginale dopo le elezioni del 1994.

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RICORDIAMOLI

LUDWIG VAN BEETHOVEN

Ludwig Van Beethoven nacque a Bonn nel 1770, da famiglia di ascendenze fiamminghe: suo nonno, anch'egli di nome Ludwig, era nato a Malines e verso il 1731 si era stabilito come musicante a Bonn; suo padre Johann era tenore nella cappella di corte e dalla moglie Maria Magdalena Keverich aveva avuto sette figli, di cui sopravvissero solo Ludwig, Kaspar e Johann. Ludwig Van Beethoven

Pur non essendo mai stato un vero fanciullo prodigio, il giovane Ludwig dimostrò presto singolari attitudini musicali. Ebbe lezioni di pianoforte, organo e violino dal padre e da musicisti minori, poi di composizione dall'organista di corte Christian Gottlob Neefe che gli fece conoscere musiche di Carl Philipp Emanuel Bach e il Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach. Da Neefe Beethoven fu introdotto nella cappella dell'arcivescovo-principe Maximilian Franz, prima come sostituto organista e cembalista, poi come violinista nell'orchestra, regolarmente stipendiato. In quegli anni ebbe modo di conoscere opere musicali italiane, francesi e austriache e, dalla famiglia Breuning, che lo accolse affettuosamente e lo protesse, le nuove correnti letterarie tedesche: Klopstock, Herder, Schiller, Goethe. Nel 1787 si recò a Vienna per studiare con Wolfgang Amadeus Mozart, ma, dopo breve tempo, fu costretto a tornare a casa per assistere la madre morente e provvedere alle necessità della famiglia, abbandonata dal padre ormai completamente in preda all'etilismo. Ebbe tuttavia modo di continuare gli studi: nel 1789 seguì un corso di filosofia all'università di Bonn e dal 1792, protetto da amici influenti, si trasferì a Vienna per studiare con Franz Joseph Haydn, che già qualche anno prima aveva ammirato il suo talento. Nonostante la reciproca stima, i rapporti fra maestro e allievo non furono molto facili e Beethoven, pur senza arrivare a vera rottura, preferì completare la sua formazione musicale col contrappuntista Johann Georg Albrechtsberger e con l'operista italiano Antonio Salieri.

Nella vivissima attività musicale che si svolgeva in quei tempi a Vienna, Beethoven ebbe modo di distinguersi ben presto come ottimo esecutore e come brillante improvvisatore pianistico. Dopo alcuni concerti tenuti nel 1796 a Norimberga, Praga, Dresda e Berlino, svolse l'attività musicale esclusivamente a Vienna, dove raggiunse presto una vasta fama come compositore e poté vivere per alcuni anni in piena sicurezza economica grazie all'aiuto di generosi protettori. Fra questi meritano particolare menzione i principi Lichnowsky e Lobkowitz, l'arciduca Rodolfo d'Asburgo, il conte Rasumovsky e la famiglia Brunswick, mentre fra gli amici che gli furono accanto per tutta la vita si ricordano il violinista Ignaz Schuppanzigh e il direttore d'orchestra Anton Schindler, suo futuro biografo.

Già nel 1795 cominciarono a manifestarsi i primi sintomi della sordità che, progredendo lenta ma inesorabile fino a diventare completa nell'ultimo decennio di vita, tormentò tutto l'arco creativo di Beethoven, portandolo al disperato sconforto riversato nel Testamento di Heiligenstadt e favorendo nel musicista, già per carattere diffidente e scontroso, una sempre più acuta misantropia. La grave malattia non gli impedì tuttavia di continuare a produrre e a credere nei valori positivi della vita. Se si ricordano anche le infelici esperienze sentimentali e le gravi preoccupazioni che gli procurò negli ultimi anni di vita il nipote Karl, non si può non riconoscere nella straordinaria forza d'animo e nella sempre presente e inflessibile tensione morale una delle massime componenti dello spirito beethoveniano.

Lo spirito beethoveniano affondava le proprie radici nell'illuminismo, ma, dopo aver accolto con entusiasmo gli inquieti fermenti dello Sturm und Drang si dimostrò sensibile alle nuove istanze dell'idealismo tedesco e al credo libertario e democratico nato con la rivoluzione francese. Oltre che per l'ampiezza degli interessi culturali, Beethoven si distinse dai musicisti che lo avevano preceduto anche per aver sempre coraggiosamente rivendicato la posizione di libero artista, autonomo nelle proprie scelte artistiche ed esistenziali. Tutte queste caratteristiche nuove contribuirono in maniera determinante a un'interpretazione in chiave romantica della sua Arte; va pertanto precisato che egli rimase sempre un musicista di formazione classica e che nella sua arte, come nella sua visione morale, mancano alcune delle componenti essenziali del romanticismo, come ad esempio l'autobiografismo artistico esasperato. Le prime composizioni significative di Beethoven risalgono all'ultimo decennio del Diciottesimo secolo e furono concepite secondo i modelli di Mozart e Haydn, anche se fin dall'inizio si riscontra la tendenza ad accentuare il contrasto, tipico della forma sonata, fra il primo tema ritmico e incisivo e il secondo, melodico e intimistico.

La progressiva drammatizzazione di questo contrasto divenne elemento preponderante nella parte centrale della produzione beethoveniana, che si colloca approssimativamente nel primo quindicennio dell'Ottocento. I tempi veloci delle sue composizioni si impongono per la potenza titanica della costruzione, mentre gli adagi si distinguono per il loro poetico e contenuto lirismo. Le nuove dimensioni dei rapporti armonici e le formidabili invenzioni timbriche determinarono inoltre radicali innovazioni nella tradizionale struttura della forma suonata, mentre il completo superamento dei modelli galanti si espresse anche con l'abbandono del minuetto, sostituito con uno scherzo, robusto e ritmicamente incisivo. Negli ultimi anni, però anche la concezione della forma sonata si sfaldò e Beethoven dovette ricorrere a nuovi elementi formali per soddisfare le sempre più profonde esigenze espressive. Si verificò allora un ritorno all'antico, al recupero di procedimenti polifonici rinascimentali e barocchi, mentre contemporaneamente si creavano strutture formali e soluzioni stilistiche di tale sconvolgente novità di concezione da poter essere compiutamente assimilate e riprese solo nell'esperienza critica e compositiva del Novecento.

Anche nelle Nove sinfonie la linea di sviluppo appare altrettanto evidente. Le prime due non portano sostanziali novità rispetto alla contemporanea musica da camera, ma un'autentica rottura con tutto il passato avviene con la Terza, detta Eroica o opera 55, e dedicata inizialmente a Napoleone. In questa sinfonia i tradizionali rapporti armonici sono dilatati al massimo, un'intensa marcia funebre sostituisce l'adagio e un formidabile scherzo conduce a un finale articolato in forma di variazioni e dotato di trascinante vigore. Dopo la serena parentesi della Quarta, con la Quinta Sinfonia si assiste ancora una volta all'esplosione dell'epos beethoveniano.

Una semplice ma straordinariamente incisiva cellula ritmica sostiene l'intero arco formale della composizione, evocando titanici contrasti fra elementi primordiali, che si concludono in gioiosa apoteosi, quasi manifestazione dell'inevitabile prevalere, nella visione idealistica ed eroica di Beethoven, dei valori positivi sulle disordinate componenti dello irrazionale. La sinfonia successiva, la Sesta, porta il nome di Pastorale, celebrazione panteistica della presenza divina nella natura. Perfetta nella sua strutturazione formale appare la Settima Sinfonia, definita da Richard Wagner un'apoteosi della danza per la sprizzante carica ritmica e la purezza cristallina del suo sviluppo, in singolare contrasto con la luminosa serenità dell'Ottava, ripensamento in chiave ora nostalgica ora ironica del sinfonismo classico haydniano.

Realizzata dodici anni dopo l'Ottava, la Nona Sinfonia rappresenta un altro momento culminante dell'arte di Beethoven. Dopo la tempestosa drammaticità del primo tempo, l'irruente vitalità dello scherzo e il caldo lirismo dell'adagio, alla dilatatissima orchestra si aggiungono nel finale quattro voci soliste e il coro per intonare l'Inno alla gioia di Schiller, appassionato appello alla fratellanza universale. Tale altissimo messaggio ispira anche la contemporanea Missa solemnis, omaggio devoto a una divinità intesa come patrimonio comune di tutte le genti, al di sopra delle singole confessioni religiose. Fra i cinque concerti per pianoforte e orchestra si ammirano nei primi due la fresca inventiva, nel Terzo il drammatico dialogo fra il solista e l'orchestra, nel Quarto la purezza del linguaggio, nel Quinto lo slancio eroico. Dolce lirismo e assoluta perfezione formale caratterizzano l'unico concerto per violino. Le ouvertures completano il quadro sinfonico. Morì a Vienna il 26 marzo 1827.

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IL FATTO

LE OCCASIONI AMOROSE DELL'UOMO GRECO IN ETA' CLASSICA

"Abbiamo le etere per il piacere, le concubine per la soddisfazione quotidiana del corpo, le mogli per darci figli legittimi e per avere una custodia fedele della casa". Così l'orazione pseudo demostenica Contro Neera, definisce la varia configurazione dei rapporti erotici dell'Atene dell'età classica. Al vertice della considerazione sociale stava la sposa, con la quale l'uomo aveva contratto matrimonio.

Lo scopo del matrimonio era la procreazione di figli legittimi, che potessero ereditare e mantenere il patrimonio di famiglia. Il marito poteva nutrire grande rispetto per la sposa perché madre dei suoi figli e organizzatrice dell'oìkos, la casa di famiglia, ma raramente nutriva un autentico sentimento di amore per una donna che non aveva scelto di persona e che poteva non avere mai visto prima del matrimonio.

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LA POESIA DEL GIORNO

UN USIGNUOLO

Un usignuolo
le ali bagnate di lacrime
si lamenta.
Due innamorati dicendosi addio
confondono lacrime e baci.
Si lamenta l'usignuolo
sono troppo pesanti le lacrime
che cadono sulle sue ali.
Due innamorati si dicono addio
e confondono lacrime e baci.
Si lamenta l'usignuolo!...
L'ultima stretta di mano
mentre una cicala
cade sull'erba arida
ebbra di luce.

Reno Bromuro (da «Il vaso di cristallo»).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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