26 luglio 1975
Benigno Zaccagnini è il nuovo segretario della DC

Benigno Zaccagnini, della corrente di Aldo Moro, è il nuovo segretario della DC, dopo che il consiglio nazionale ha, con 103 no e 69 sì, respinto la relazione di Fanfani. Zaccagnini è eletto con 92 voti e 72 schede bianche, mentre 11 voti vanno ad altri candidati. Nel corso del consiglio nazionale si verifica una frattura nella corrente dei dorotei, il cui leader Mariano Rumor viene posto in minoranza dal suo ex luogotenente Antonio Bisaglia e da Flaminio Piccoli.Benigno Zaccagnini

Primavera 1975, elezioni amministrative nazionali: grande vittoria del Pci di Berlinguer. I comunisti conquistano le principali la guida delle principali città italiane. A Milano, Roma, Torino, Napoli, Venezia, Pavia, Cagliari, Ancona, Taranto e nei principali capoluoghi provinciali del centro-nord, oltre che nelle tradizionali roccaforti "rosse" dell’Emilia-Romagna, della Toscana, dell’Umbria e delle Marche, si insediano giunte di sinistra composte da Pci, Psi, Psdi e Pri. La differenza di voti tra i comunisti ed i loro storici rivali democristiani è minima: già si parla di un possibile "sorpasso" nelle elezioni politiche previste per l’anno successivo.
Un’epoca sembra chiudersi definitivamente. Berlinguer e il Pci sono oggetto dell’interesse della stampa e degli analisti di mezzo mondo che prevedono una stagione di successi per il "partitone rosso" e per il suo taciturno segretario.

Se a Botteghe Oscure si festeggia e si sogna, a Piazza del Gesù lo stato maggiore democristiano è in crisi. Coma profondo ed encefalogramma piatto dicono gli esperti ed i bene informati. Il Biancofiore sembra appassito, forse irrimediabilmente appassito. Troppi anni al potere che, con buona pace di Andreotti, logora eccome!. Troppi scandali e troppa corruzione segnavano l’inizio della fine del potere democristiano sull’Italia.

La discussione vera fu affossata ed i nodi più scabrosi (lentezza di governo con conseguenti scelte corporative e primi gravi fatti di corruzione) dimenticati. Troppi erano gli interessi in gioco, a partire dalla carriera di molti alti esponenti (grandi e piccoli) del partito dello Scudocrociato. Ci si limitò a trovare un capro espiatorio cui addossare tutte le colpe. Fu il segretario del partito, Amintore Fanfani, reduce da una duplice sconfitta: il referendum abrogativo della legge sul divorzio del 1974 e le amministrative del 1975, a pagare per tutti.Amintore Fanfani

Aldo Moro, che ben aveva intuito i problemi esistenti ed anche le soluzioni necessarie individuò in Benigno Zaccagnini l’uomo giusto per riannodare il legame tra la Democrazia Cristiana ed il Paese e per traghettare il partito fuori della crisi.

BENIGNO ZACCAGNINI era nato a Faenza, in provincia di Ravenna, nel 1913. Laureatosi in medicina, era divenuto pediatra, ma la sua vera passione era la politica. Da sempre di fedeli ideali democratici e progressisti era stato uno dei massimi rappresentanti dell’antifascismo romagnolo. Aveva partecipato attivamente alla lotta di Liberazione e durante la guerra partigiana aveva stretto amicizia con Arrigo Boldrini, comandante partigiano comunista e poi dirigente di primo piano del Pci.

Nel 1946 è eletto all’Assemblea Costituente. Nel 1948 viene eletto alla Camera dei Deputati. Verrà riconfermato fino alle elezioni del 1979, sempre nella circoscrizione Bologna-Ravenna, sempre per la Democrazia Cristiana. Nel 1983 e nel 1987 passa al Senato: è senatore del collegio dell’Emilia-Romagna. All’interno del partito è schierato sulle posizioni più avanzate, aderisce alle correnti della sinistra democristiana. È vicino ad Aldo Moro ed al suo tentativo di innovare e riformare il partito ed il Paese dall’interno del sistema. Diventa leader della sinistra democristiana e nel 1975 viene eletto segretario del partito.

Il suo programma è quello di Aldo Moro: strategia di attenzione verso i comunisti, ma nessuna concessione e nessuna subalternità. Sotto la guida "dell’onesto Zac", inizia la rimonta elettorale della Dc. Le elezioni del 1976 sono alle porte: la possibilità di un sorpasso elettorale da parte dei comunisti di Berlinguer è tangibile e auspicato da molti settori della società italiana. Benigno Zaccagnini è morto nella sua Ravenna il 5 novembre 1989.

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RICORDIAMOLI

ALDO MORO

Aldo Moro nacque a Maglie nel 1916 Roma 1978. Professore ordinario di diritto e di procedura penale all'Università di Roma, dal 1932 al 1942 fu presidente della F.U.C.I. e poi del Movimento Laureati Cattolici, e membro del Parlamento dalla Costituente.

Sottosegretario agli Esteri nel V ministero De Gasperi e ministro della Giustizia con Segni, resse il dicastero della Pubblica Istruzione nei governi Zoli e Fanfani. Aldo MoroNominato segretario della Democrazia Cristiana nel 1959 e riconfermato nel 1962, condusse una cauta politica di apertura ai socialisti, culminata nella prima costituzione di un centro-sinistra organico, e dal 1963 al 1968 presiedette per tre volte consecutive un governo con tale formula.

Ministro degli Esteri nel II, III e V gabinetto Rumor, nel governo Colombo e nel primo governo Andreotti, fu nuovamente eletto presidente del Consiglio nel novembre del 1974 e nel febbraio 1976. Nell'ottobre dello stesso anno fu eletto presidente del Consiglio nazionale della D.C. Il 16 marzo 1978, dopo aver avuto parte essenziale nel portare il suo partito a formare un governo sostenuto dall'appoggio parlamentare del P.C.I. e delle altre forze di sinistra, fu rapito in un sanguinoso agguato tesogli dalle Brigate Rosse che annientarono la sua scorta. Il 9 maggio 1978 i suoi rapitori lo uccisero abbandonandone il cadavere in una via di Roma.

CURIOSITA’
Il caso Moro, un fenomeno online

Ci sono migliaia di siti dedicati allo statista: dall’Italia alla Russia, fino al Giappone.

"Internet per tenere viva la memoria"

Il caso Moro rappresenta l’esempio lampante della forza di internet nella diffusione delle informazioni, delle notizie, delle opinioni. Una vicenda che, come molti dei misteri irrisolti, avvenuti nel nostro Paese, ha trovato sulla rete un terreno estremamente fertile per comporsi in mille forme diverse. La dimostrazione? Da una verifica sui principali motori di ricerca si scopre che, a esempio, Arianna gestisce ogni mese una media di circa 800 ricerche sulle parole chiave "Aldo Moro" o "Moro Aldo". E chi ha sete di informazioni, può trovare sul web una fonte sterminata a cui dissetarsi. Google seleziona cinquantamila pagine sul caso Moro e oltre quattrocento immagini. Su Lycos la ricerca da centotrentamila risultati utili, centotrentunmila su Excite, quarantanovemila su Inktomi e ventitremila su Taoma.

L’elenco potrebbe allungarsi ulteriormente, ma il concetto è già limpidissimo: lo statista ucciso 25 anni fa dalla Brigate Rosse ha lasciato un segno indelebile nella storia d’Italia. Ma non solo. Ci sono decine di siti stranieri che parlano di Aldo Moro: dal giapponese Italomania al russo, dal greco Meta-theses all’ebraico Political Assassination.Aldo Moro

Insomma, il caso Moro è un vero e proprio fenomeno all’interno della rete. Cosa c’è dietro tutto questo interesse? Una risposta arriva da Sandro Provvisionato, coordinatore della redazione di "Terra!", il settimanale del Tg5 e direttore del sito "Misteri d’Italia": "Secondo noi, da sempre, il caso Moro rappresenta il crocevia di tutti i misteri del dopoguerra. Vi si possono trovare, il terrorismo, la politica, la P2 e perfino i servizi segreti stranieri. Un coacervo di tutto quello che è successo prima e dopo. Grazie all’analisi di questa vicenda si possono mettere a fuoco altri avvenimenti accaduti anteriormente o posteriormente".

L’Unità del 17 marzo di quest’anno,infatti, sotto la testata riportava alcune parole pronunciate nel 1968 da Moro a favore della pace, del dialogo e dell’unità europea. L’Unità evitava di protrarre la citazione, laddove Moro faceva l’elogio della Nato, come presupposto di questa politica di distensione. Evitava di riportare le parole con cui lo statista spiegava il senso che egli dava alla parola pace che andava coniugata, per lui, agostiniano, "con la giustizia e la libertà". Altrimenti è solo la pace dei cimiteri e delle tirannie.

Se proprio dovessimo oggi cercare gli eredi di quella politica dovremmo individuarli in chi cerca di conciliare assieme il legame storico con gli Usa e il vincolo europeo, con una politica moderata di riforme. E non mi pare che si trovi nella sinistra che ancora grida in piazza contro gli Usa.

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IL FATTO

ANDREA CARLIRI "SOLITUDINE"

Andrea Carlini, genovese, ventidue anni a fine agosto, essendo nato il 29/8/1981 a Genova, appunto, dove vive. Nel tempo libero coltiva la passione per la scrittura, per la musica jazz e per il teatro al quale si dedica come attore nella compagnia teatrale "Il sogno" e nel Gruppo Esperienza Teatrale Genovese e occupandosi, come lo scorso anno, anche della regia, di una commedia rappresentata, poi, al Teatro Modena di Genova. L'amore per la letteratura e la poesia gli nasce soprattutto dalla lettura d’autori quali Wilde, Poe, Pennac, Benni, Campanile, Neruda, Prèvert, Caproni e Montale. "L'attore", invece, nasce dalle emozioni che prova ogni volta che sale su un palcoscenico e da come crede esse siano singolari e straordinarie quanto un incontro immaginario e dolcissimo con uno sguardo. "Qualcosa che scolpisce l'anima, che la plasma, che le dà l'ossigeno vitale narcotizzandola con uno strano sentimento, l'amore, per poi destarla quando ormai da vedere restano soltanto i riflettori spenti sulla scena della nostra vita".

In Poesia pecca d’ingenuità e qualche dimenticanza grammaticale, non di poca importanza, è l'espressione, nei suoi momenti più indicativi, di tutto il dramma della vita.

"C'è un uomo in quella nicchia.
Muri di passato
lo chiudono dentro.
Muri di cemento
lo chiudono fuori".

Il dramma di una vita intera, dicevo; nella sua concretezza è di una universalità illimitata. Nella sua apparente povertà, è di una ricchezza grande. I motivi fondamentali sono pochi, ma hanno variazioni infinite; perché, come quella dei poeti che ama leggere, la sua lirica è meditazione sulla propria anima, è percezione di tutte le voci più delicate e tenui, di tutti i moti più lievi e indistinti. Questa limpidezza e concisione non è per niente un linguaggio da prosa. Basta il primo verso per innalzare, nel mondo superiore della poesia, in altre parole della ispirazione, ciò che di umile, di discorsivo c'è nella poesia. Quel cuore di giovane è squisitamente sensibile, trasmutabile, ricco di sorprese; in pratica di espressioni di inferni, nell’inaspettata profondità. Una profondità che traspare anche dalle liriche che ho avuto modo di leggere in questo sito, nelle quali, l’epigrammatico ridiventa nuovo per lui, e questo ci fa fremere di passione e tremare di singhiozzi. La scrittura poetica corre su un trito parallelismo. Il poeta è simile al cigno: l’ispirazione è simile al sorgere del sole. Ma non si avverte quanto il motivo ha di comune, di retorico, tra l’incontro del Sole con la Luna, com’è accaduto stamani. Quanta tenerezza, quanto disperato abbattimento! Quanto, soprattutto, novità,e verità nell'alta poesia i due termini si equivalgono.

"Io sono l’uomo nella nicchia". Qui è la tragedia di vivere! Eppure il Carlini non ce la fa pesare, anzi, diventa sentimentalmente ovvio, che sia lui l’uomo nella nicchia, non ci fa sentire che le tarde lacrime dell'amata e drammatica vita, rimangano come ghiaccioli risplendenti perché illuminati dalla fiamma alimentata dalla forza ch’è in lui. Quella fiamma non è più una metafora, ma compendia veramente in sé tutta la luce e la pace, che al poeta viene da questo abbandono totale all’ispirazione. Nello spasimo del desiderio che pervade i versi, non si avverte più il gioco dell'allegoria: Egli nel fascio "di luce che alimenta la fiamma" vede la sua immagine nell’ombra che questa proietta sulla parete e avverte come una carezza mentre davanti agli occhi si svelano scintillii che potrebbero essere paragonati a stelle: o meglio quell'immagine sulla parete, si fonde e si dissolve nel fuoco che scorre per la poesia.

Ma, come il cuore s’illumina, scompare il dramma, la tragedia fa chiudere il sipario con naturalezza, per effetto dei versi che tripudiano, e accendono la speranza e cantano una gioia solenne, e poco meno che sacra. Il poeta è giovane ma istintivamente, forse, isola le parole dallo spirito che le ha dettate, per innalzare la Poesia in un cielo terso e inimmaginabile o sopra un mare infinito. Per Benedetto Croce questa sarebbe l’opera tipica di un iniziato che non sa ancora distinguere bene il fatto creativo dalla forza razionale, non conosce ancora la lotta conflittuale del vero artista per avere un’arte maggiore; manca il polso di acciaio dell'artefice, manca la volontà e la voluttà del domare e correggere e ravvivare una fluttuante visione, un incomposto sentimento.


SOLITUDINE
di Andrea Carlini

C'è un uomo in quella nicchia.
Muri di passato
lo chiudono dentro.
Muri di cemento
lo chiudono fuori.
C'è vuoto nella sua anima.
Cenere di vecchi incendi,
nel suo cuore
e nuove fiamme
che bruciano,
non scaldano.
Lacrime di cristallo nella sua testa
e confusione
e smarrimento
e smaniosa e falsa felicità.
Solitudine e buio.
Un flebile fascio di luce penetra.
Io sono l'uomo nella nicchia.
Non voglio far entrare le vostre mani
che mi tirerebbero fuori,
o forse siete voi
che non volete entrare.
Soltanto tu,
che non puoi farmi uscire,
mi illumini col tuo fascio di luce;
come una carezza
sul mio madido viso,
una visione celestiale,
una forza che alimenta la fiamma
che mi brucia ma mi tiene vivo.
Illumina il mio cuore
che bussa alle pareti di cemento!
Bussa cuore che nulla smuovi!
Bussa,
bussa,
bussa.

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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