25 settembre 1513
Balboa scopre il Pacifico
Gli spagnoli avevano occupato la costa atlantica dell'istmo che unisce le due Americhe, allorché Nunez de Balboa si trasferì in questa regione, interessato più alle miniere d'argento che all'esplorazione delle coste e delle nuove terre.
Un indio sorpreso nel veder gli spagnoli combattere per spartirsi l’oro, rivelò loro che dirigendosi verso ovest n’avrebbero trovato in abbondanza, sulle rive d'un altro mare. Balboa decise di andare a vedere se questo mare esisteva veramente sull'altro lato del Nuovo Mondo.
Il 1° settembre 1515 si mise in cammino con 200 uomini e s'inoltrò nella boscaglia ostile. Gli spagnoli, muniti di casco e di corazza, dovevano aprirsi il passaggio a colpi di sciabola nella folta foresta dov'era buio perfino a mezzogiorno. Il caldo era soffocante e dovevano difendersi dagli indiani che ne spiavano ogni mossa. Molti morirono lungo il cammino.
Il 25 settembre 1513 Balboa raggiunse da solo la cima d'una montagna. I suoi compagni lo videro cadere in ginocchio. Dinanzi a lui, un altro oceano si estendeva a perdita d'occhio. Il conquistador spagnolo aveva scoperto l'oceano Pacifico che il portoghese Magellano avrebbe esplorato nel 1520 circumnavigando l'America del Sud.
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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:
1799: Il generale francese Masseria sconfigge il russo Suvarov a Zurigo.
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RICORDIAMOLILUIGI XIII RE DI FRANCIA
Luigi XIII, detto il Giusto nacque a Fontainebleau nel 1601 e morì a Saint-Germain-en-Laye nel 1643.
Salì al trono nel 1610 ed aveva nove anni, dopo l'assassinio di suo padre Enrico IV, sotto la reggenza della madre Maria de' Medici che suscitò l'inimicizia dei principi e del partito protestante, gelosi dell'influenza di Concini.
Dichiarato maggiorenne nel 1614, nel 1617 si liberò dalla tutela della madre e fece assassinare Concini, collocando al suo posto il suo favorito Albert de Luynes, alla cui morte, dopo un periodo di anarchia, seguì Richelieu. Di quest'ultimo Luigi XIII appoggiò pienamente la politica, benché le relazioni personali tra i due fossero tese.
Re e ministro furono entrambi difensori delle prerogative sovrane contro gli intrighi della nobiltà, di Maria de' Medici e di Anna d'Austria, moglie dal 1615 di Luigi XIII, e dello stesso fratello di Luigi XIII, Gastone d'Orléans, che aspirava alla successione; la giornata degli imbrogli, porta la data del 10 novembre 1630, vide la sconfitta dei rivoltosi. Dopo la morte del cardinale, nei cinque mesi che gli sopravvisse, Luigi XIII affidò il potere a Mazzarino.
Bibliografia
C. E. Gadda, I Luigi di Francia, Milano,
1964; V. L. Tapié, La France di Luigi XIII e di
Richelieu, Milano, 1967.
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LA POESIA DEL GIORNO
OCCHI CHE NON CAPIVANO
A PORTANOVA, AL TRAMONTO
(10)
A Portanova, al tramonto
dove il colle domina la valle
ci riunivamo.
Quella sera
Luigi Reparata ci disse:
"Parto. Vado marinaio..."
La cartolina rosa
mostrò orgoglioso
occhi raggianti:
primavera del quarantuno
quella sera!
Imberbe divenuto uomo
su racconti di eroi.
Lo rivedemmo passati tre mesi
lo sapemmo imbarcato sul "Giulio Cesare"!
Sua vita le lacrime della madre
su mani callose abituate
al rastrello
erba cattiva estirpare:
sano frumento non suo.
Suo volto occhi aridi cercano
inconsolato cuore
suo corpo glabro.
Eroe, giaci, dove?
Sulle mani callose
scrosci di lacrime
cuore inconsolato
tua madre.
Forse hai pianto prima di morire
imberbe divenuto uomo
su racconti di eroi.
10) Scritta verso la fine di aprile 1945
PRECISAZIONE: Scrissi questi versi (li
possiamo chiamare versi?), che Luigi era stato
dato disperso in mare, quando fu Affondato il
"Giulio Cesare" mentre trasportava giovani
sedici-diciassettenni, a rinforzare le truppe
bastonate a Tobruk, o fatte prigioniere con la
disfatta di Rimmel. La madre di Luigi non si dava
pace, piangeva giorno e notte. Mungeva una pecora
e pensava quando quest’onere lo aveva Luigi,
mesceva il vino dalla botte al barile per venderlo
e piangeva perché anche questo lavoro lo svolgeva
Luigi, essendo lei vedova. Una sera della
primavera del 1945 la vedemmo uscire dalla porta
di casa con le mani nei capelli e corse verso di
noi, gridando: "Guagghiù è turnato Luigi, me sta
mungenne ‘e pecore, venite a salutarlo" Pensammo
fosse impazzita, però la seguimmo e quello che
vidi nella stalla era davvero da non credere.
Dalle mammelle delle pecore colava il latte come
se due mani tirassero il capezzolo per strizzarlo
affinché uscisse il latte. Non andai a lavorare
per una settimana perché una febbre da cavallo mi
toglieva le forze. Non mi sono mai soffermato sul
fenomeno paranormale: la madre lo vedeva e gli
parlava, mentre noi vedevamo solo il latte che
riempiva il secchio. Fu il parroco che mi
consigliò di parlarne con qualcuno, ma non avendo
il coraggio di dirlo ad altri, perché ero convinto
che mi avrebbero preso in giro anche se il
fenomeno l’avevano visto anche Virgilio, Rocco,
Umbertino, Elio e Peppino
Reno Bromuro da «Poesie della Vita» Ursini Editore Catanzaro 1991
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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno
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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato
Reno Bromuro |

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