25 ottobre 1881
Pablo Picasso

Pablo Picasso nacque a Malaga in Spagna il 25 ottobre 1881 e mori in Francia nel 1975. Il padre insegnava disegno alla Scuola d'Arte e Mestieri.

Dopo svariati spostamenti, Picasso partì alla volta di Parigi dove si trasferì definitivamente nel 1904. Qui conobbe gli intellettuali e i poeti del tempo e divenne uno dei principali animatori della nuova cultura internazionale parigina. Le sue opere iniziali sono comprese nel cosiddetto "periodo blu" in cui l'artista era influenzato dalle correnti pittoriche di fine secolo.

Nel successivo "periodo rosa", caratterizzato da un tono post-impressionista sono affrontati i problemi della forma e temi d'ispirazione sociale. Nacque così la serie dei "saltimbanchi". Concluso questo periodo, le ricerche successive fecero approdare l'artista ad un dipinto che avrebbe avuto una grande influenza sugli sviluppi della pittura contemporanea. Si tratta delle Ragazze d'Avignone del 1907, che rappresenta l'atto di nascita del movimento cubista.

Una delle realizzazioni più elevate della pittura di Picasso è legata ad un episodio della guerra civile spagnola: il bombardamento di Guernica a causa dell'aviazione franchista. Picasso dedicò alla città martoriata un quadro di rara intensità drammatica, intitolato Guernica. Genio rivoluzionario e creatore di forme originalissime, subì forti suggestioni dall'arte del passato; in particolare dall'arte negra e dal Rinascimento italiano.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1838:Nasce a Parigi Georges Bizet.

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RICORDIAMOLI

GEORGES BIZET

Georges Bizet, compositore francese, nacque a Parigi nel 1838-Bougival, e vi morì nel 1875. Formatosi in un ambiente familiare legato alla pratica musicale, rivelò un talento precoce.

Prese lezioni di pianoforte da Marmontel e nel 1848 entrò nel Conservatorio di Parigi.

Dal 1853 studiò con Halévy; nel 1857 vinse il Prix de Rome e si recò in Italia, dove rimase tre anni e compose, tra l'altro, l'opera buffa italianeggiante Don Procopio. Al ritorno a Parigi decise di dedicarsi alla composizione, ma affermarsi nell'ambiente del teatro musicale non gli fu facile e non gli riuscì mai in modo definitivo. Spesso afflitto da crisi di sfiducia e depressione, ci ha lasciato sette opere e una musica di scena: gli altri suoi lavori per il teatro sono incompiuti, distrutti o perduti.

La prima, completa rivelazione del suo genio, Carmen, conobbe alla presentazione avvenuta il 3 marzo 1875 un grave insuccesso: tre mesi dopo Bizet morì improvvisamente, in circostanze non del tutto chiare, alcuni pensano ad un suicidio, senza quindi poter assistere al trionfo che il suo capolavoro ottenne invece a Vienna poco dopo. Compose anche una quarantina di liriche da camera, alcune opere sinfoniche, tra le quali, va ricordata soprattutto la giovanile Sinfonia in do maggiore, del 1855, in cui gli evidenti influssi di Mozart e Mendelssohn sono assimilati in una sintesi di luminosa e fluida freschezza; e i deliziosi quadretti dei Jeux d'enfants, dodici pezzi per pianoforte a quattro mani, in parte trascritti per orchestra. Delle opere teatrali i primi lavori buffi presentano scarso interesse, mentre I pescatori di perle del 1863, rivela accenti più personali.

L'opera ebbe scarso successo e ricevette poco verosimili accuse di wagnerismo; poi ripetute a proposito di Carmen. Poco riuscite sono pure le opere successive: La jolie fille de Perth del 1866 e Djamileh del 1871, il cui interesse appare limitato ad alcuni brani. Le musiche di scena per L'Arlesiana di Daudet del 1872, nella loro straordinaria libertà inventiva sono invece vigorosamente caratterizzate e aderiscono efficacemente al dramma: si preannuncia così nell'incisività degli accenti e nella stessa vicenda, imperniata su un amore fatale, la grandezza di Carmen che, composta nel 1873/74, segnò veramente una data e una svolta nella storia dell'opéra-comique.

La crudezza drammatica della vicenda, la rappresentazione della morte in scena, l'aver conferito tragica grandezza a una semplice gitana costituirono i motivi determinanti l'insuccesso dell'opera che in virtù anche dell'interpretazione marcatamente realistica della Galli-Marié, fu giudicata scandalosa e immorale. Quanto vi era di accademico e convenzionale, di superficialmente elegante o dolciastro nella tradizione dei Boïeldieu e dei Gounod era spazzato via dal segno nitido, preciso, a volte tagliente della scrittura di Bizet, che non esitò ad assimilare componenti operettistiche o sfacciatamente banali in funzione di una lucida caratterizzazione realistica.

Bibliografia
V. R. Segreto, Carmen, Roma, 1988.

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L’ANEDDOTO PERSONAGGI PADULESI "PASSATO 3"

… e ci sono caduto un’altra volta! Frattocchia mi ha convinto ancora una vlta di andare a pescare con lui. Erano quasi le quattro del mattino, a oriente il cielo cominciava a cambiare colore, quando ha buttato la canna per aria ed ha gridato:

- Guarda, guarda là, Reno! – Ho seguito con gli occhi il dito indice di Frattocchia, che indicava un punto dove una tenue luce illuminava il corpo di una donna coricata sulla sabbia, accartocciata a palla su di un lato… Il grido ha risvegliato la donna che, tentava faticosamente di rimettersi in piedi, senza riuscirci, e si guardava il corpo, esterrefatta.

- Dio, Dio mio! - diceva con un filo di voce. Improvvisamente ha preso a graffiarsi il corpo con forza, come se volesse cancellare lo sporco che le avevano messo dentro l'anima durante la notte. - Quanto fango!- Mormora col pianto nell’anima. Nella sua mente si alternavano momenti di razionalità ad altri di terrore. - Ma non è fango... E' merda, merda, merda! - Si graffiava il corpo con furia selvaggia, con la speranza di cancellare: sporco, pensieri, ricordi e fatti vissuti contro la propria volontà.

- Te lo avevo detto, amore mio, non si può vivere soli! Ma tu e il tuo mostruoso egoismo! - Protesa verso il mare, ancora terrorizzata, come se vedesse sopra le acque il suo innamorato. - Ti prego, non andare via, non lasciarmi qui, sola. Sola, sola, sola! Ti ho implorato, supplicato! Poi solo il motore dell’auto che si è allontanata… Perché, perché? – Rivivendo il dramma. Si graffia il corpo in continuazione, quasi a volerlo scuoiare o aprirlo per tirar fuori l'anima. Erano in tanti! Sono sbucati improvvisamente! Prima hanno giocato come il gatto col topo... – Piange di un pianto disperato e senza rimedio che, il pianto, echeggiando sul mare diventa una risata tragica che ritorna sulla spiaggia come un’eco beffarda, moltiplicata dal grido rauco dei Gabbiani.

Stanco e anchilosato dall'immobilità, mi sento scuotere dalla sua risata tragica e seguo Frattoccia correndo. Vedo una figura informe coperta di sabbia e di sangue.

Gridò con tutto il fiato che mi resta in petto, dopo la pur breve corsa, la mia disperazione, la rabbia impotente: ero a pochi passi, come mai non avevo udito nulla? Ero talmente preso dai pensieri che non mi sono reso conto neanche di aver gridato? Mi sono avvicinato alla donna. - Che cosa è accaduto? Che cosa ti hanno fatto, in nome di Dio? Parla! Parla, in nome di Cristo Gesù!

Avrei voluto stringere, al petto, quel corpo che non aveva più nulla d’umano, e lavarlo con le mie lacrime, ma lo sguardo della donna, di fiera ferita e il volto nobile mia ha bloccato. La donna ha tentato di alzarsi, ma ricade pesantemente, non la fierezza, però.

- Gesù?! - Sfidante - Gesù l'incorruttibile!? II buono, il salvatore?! – Poi eretta sul busto, ma in ginocchio: - Io sono Gesù, martoriata più che lui sulla Croce. Più di lui ho sofferto, stanotte!

- Parla, per carità parla! Ti farà bene. E smettila di graffiarti il corpo! Sei tutta una piaga... Il corpo è striato di rosso, fino all'inverosimile.

Il mio atteggiamento fermo, deciso, l’ha calmata. Si è messa seduta sulla sabbia e, guardando costantemente il mare e me ha chiesto: - Pensi che basterà tutta l'acqua del mare?

1° continua

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LA POESIA DEL GIORNO

TRE VOLTI

Quel volto pallido emaciato
quegli occhi accesi di desiderio
mi soffocano per lo sdegno.

Che cerchi?
Che desideri?
Un lavoro, un pezzo di pane.

No!
Lui non lo guardare così
non sperare che le tue mani
s'allunghino alla sua mensa.

Quel volto roseo e ben pasciuto
quegli occhi smorti e sazi
mi soffocano l'anima di sdegno.
Non tremare tendigli
la mano e guarda oltre.

Un volto pallido patito
occhi velati di malinconia
guardano e l'anima sdegnosa
agli occhi sale. Le mani
si offrono all'abbraccio.
Tu come me fratello
io come te germano vieni,
un mezzo pezzo di pane
per te, come me,
per me, come te.

Reno Bromuro (da "Il canto dell’Usignuolo" Gabrielli Editore–Roma 1971)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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