25 marzo 1953
Meuccio Ruini è presidente del Senato

Meuccio Ruini è presidente del Senato: ottiene 169 voti, contro i 109 andati all'indipendente di sinistra Enrico Molè.

Meuccio Ruini fu un personaggio poliedrico, d’indubbie capacità, che rivestì ruoli fondamentali prima, durante e dopo la nascita della nostra Repubblica.

È stato protagonista dell’Assemblea Costituente e "padre" della Carta Costituzionale: il suo pensiero politico e l’opera hanno lasciato nell’ordinamento tracce evidenti; i temi da lui studiati e trattati sono ancora oggi di grande attualità. Proprio per le sue molteplici attività e per il Meuccio Ruinilungo impegno è assai arduo riuscire a descrivere compiutamente quanto Ruini ha realizzato nella sua vita. In quest’opera, attraverso l’illustrazione di alcuni dei temi caldi affrontati nei lavori preparatori della Costituzione, cercherò di descrivere il più elementare possibile il periodo dell’Assemblea Costituente, in modo che si possa conoscere e riconoscere Meuccio Ruini,la sua vita,la cultura,il pensiero, la sensibilità, la lungimiranza, il valore politico e i segni da lui lasciati nella nostra storia.

Il pensiero e la personalità di Meuccio Ruini emergono nel corso dei lavori preparatori della Costituzione, ma l'attività del Ruini non si esaurisce in questo: sono numerosi gli aspetti politici, giuridici, economici e sociali che meriterebbero un più approfondito studio e i lavori dell'Assemblea Costituente che "portano la sua firma" o che costituiscono il frutto della sua opera di mediazione. Un accenno particolare merita l'articolo 11 della Costituzione, nel quale s’intravede la concezione di Ruini in merito ai rapporti internazionali che la Repubblica avrebbe dovuto instaurare: è stupefacente costatare che nel lungimirante pensiero di Ruini, sin dalla fase antecedente all'entrata in vigore della Carta Costituzionale, fossero contenuti i germi dell'Unione Europea e delle modificazioni, politiche, economiche e sociali, che l'unificazione avrebbe comportato.

Anche riguardo alle recenti prospettive di revisione costituzionale, fornisce il suo prezioso consiglio, improntato, alla moderazione e al buon senso: "la Costituzione Italiana - ammette - non è perfetta ed è segnata dal periodo storico in cui è stata approvata; da ciò discende che la Costituzione non è intangibile ed immodificabile, ma che occorre porvi mano col medesimo studio e con lo spirito che animò i padri fondatori della Repubblica".

Gli interventi di Ruini hanno maggiormente influito sulla redazione della Carta Costituzionale e di quelli che sono più legati al dibattito politico-giuridico attuale.

 ***

RICORDIAMOLI

BELA BARTOK

Bela Bartok nasce il 25 marzo 1881 a Nagyszentmiklós, oggi Sînnicolau-Mare. Avviato agli studi pianistici dalla madre e seguiti i corsi di composizione prima a Bratislava con Erkel poi all'Accademia Nazionale di Musica di Budapest, iniziò un'intensa attività concertistica che lo avrebbe visto proporsi in patria e all'estero sia come solista sia in duo con la seconda moglie, Ditta Pásztory, anch'ella pianista, e con il violinista Joseph Szigeti.Bela Bartok

Insegnante di pianoforte all'accademia di Budapest dal 1907, sotto la spinta di Zoltàn Kodàly cominciò a interessarsi al folclore contadino, alternando al concertismo e alla composizione frequenti viaggi intrapresi allo scopo di raccogliere canti popolari dapprima solo ungheresi e balcanici, successivamente anche turchi e arabi. Dopo la prima guerra mondiale aderì alla breve esperienza di governo popolare di Kun, facendo parte del direttorio musicale.

Lasciato l'insegnamento nel 1934,nel 1940 abbandonò l'Ungheria, caduta nell'area d’influenza hitleriana, trovando rifugio negli Stati Uniti, dove alternò l'attività di docente presso la Columbia University di New York a sporadiche apparizioni come concertista e dove morì, in precarie condizioni finanziarie, pochi mesi dopo la fine della guerra.

La produzione musicale di Bartòk, inizialmente debitrice nei confronti dei modelli tardo ottocenteschi, soprattutto Johannes Brahms e Franz Liszt, sui quali il compositore si era formato, e dell'esperienza straussiana, la cui influenza è palese nella Sinfonia Kossuth, a partire dal 1907 si caratterizzò in modo assolutamente originale. L'assimilazione del patrimonio popolare e della musica contemporanea, in particolar modo francese, e la scoperta della modalità si rivelano specialmente nella musica da camera e per pianoforte: se il primo dei Sei Quartetti, l'opera sette del 1908, si presenta come riflessione personale sull'ultimo stile beethoveniano, l'Allegro barbaro e la Suite opera 14 del 1916, impongono un pianismo percussivo e ritmicamente ossessivo e una condotta armonica e timbrica assolutamente originale.

Intanto l'avvicinamento al teatro, avviatosi con l'opera in un atto Il castello del principe Barbablù, composta nel 1911 e rappresentata nel 1918, condusse Bartòk alla Bela Bartokmassima proiezione verso la violenza espressionista con la pantomima Il mandarino meraviglioso, composta nel 1918, 1919 e rappresentata nel 1926.

Dopo qualche anno di silenzio, il ritorno alla produzione musicale vide il susseguirsi di capolavori quali i Quartetti numero 3 - 6 composti nel 1927, 1928, 1934, 1939; i primi due Concerti per pianoforte, la Musica per archi, percussione e celesta, la Sonata per due pianoforti e percussione, il Concerto per violino, il Divertimento per archi; fino alle ultime composizioni americane, il Concerto per orchestra, il terzo Concerto per pianoforte e quello per viola, rimasti entrambi incompiuti, completati poi da Tibor Serly. Né può essere dimenticata la fondamentale opera didattica, rappresentata in particolar modo dalle raccolte

Per bambini e Mikrokosmos tese, oltre che a fornire un graduale addestramento tecnico, ad avvicinare i bambini all'autenticità e all'originalità stilistico-espressiva del patrimonio popolare: prova, ancora una volta, di quel profondo senso della socialità e di quell'accostarsi non paternalistico al mondo contadino che furono, insieme alla capacità di rielaborazione personale delle più diverse esperienze musicali e al desiderio di un rinnovamento continuo, la base di scelte umane e artistiche sempre coerenti.

***

IL FATTO

L’OMOSESSUALITA’ AL CIRCOLO DI SAFFO (2)

La poetessa concepisce l'eros come una forza molto possente, un'esperienza psicologica sconvolgente, dolorosa e capace di porre una persona in conflitto con se stessa; la poetessa presenta molteplici immagini efficaci per esprimere l'effetto dell'amore sulla persona che ne fa esperienza, come nel frammento 47 Voigt, nel quale è espressa l'idea dell'eros come una pulsione che investe l'anima dall'esterno:

"Squassa Eros

l'animo mio, come il vento sui monti che investe le querce".

Talvolta designa eros come una mescolanza di piacere e tormento, in quanto è in grado di recare gioia e serenità, ma al tempo stesso dolore e infelicità, come emerge nel frammento

"Eros che scioglie le membra mi scuote

nuovamente:

dolce amara invincibile belva"

Ma leggiamo e godiamo questo frammento tratto da:

"L'esperienza amorosa"

Afrodite immortale, che siedi
sopra il trono intarsiato,
figlia di Zeus, tessitrice d'inganni,
ti supplico: non domare il mio cuore
con ansie, tormenti, o divina,
vienimi accanto, come una volta
quando udito il mio grido da lontano
mi hai ascoltata: giungesti
lasciando la casa d'oro del padre,
aggiogasti il tuo carro.
Sopra la terra bruna ti conducevano i passeri
belli, veloci, battevano rapidi le ali
nell'abisso del cielo.
In un attimo, furono qui! E tu, beata,
sorridendo nel volto immortale
hai chiesto perché ancora soffrivo
e perché ancora chiamavo
e che cosa voleva sopra ogni cosa il mio
cuore folle. "E chi ancora devo convincere
ad accettare il tuo amore?
Saffo, chi ti fa torto?
Se ora fugge presto inseguirà
e se respinge i tuoi doni poi ne offrirà
e se non ti ama presto ti amerà
Pur se non vuole".

Vieni ancora, liberami dal penoso tormento,
e quello che il cuore desidera,
còmpilo: sii mia alleata!

traduzione dal greco di G. Guidorizzi

***

LA POESIA DEL GIORNO

NELLE OMBRE DEL CREPUSCOLO

Nelle ombre del crepuscolo
sei tutta intera come ti vedo.
Nelle ombre che s'accorciano e allungano
sei tutta mia soltanto, come io ti voglio.
Labbra rosse e dolci come melagrano
in un eterno sorriso di beatitudine:
morbide come la serenità
pronte ad accarezzare le mie.
Seni radiosi come coppe di sole
fianchi come anfore greche,
tutta intera come albero forte,
vibrante come foglia bel salda.
Nell'ombra del crepuscolo sei tutta mia
margherita infinita dai petali bianchi
e dal pistillo odoroso di sole e d'amore.

Reno Bromuro (da «Senza Levatrice»).

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE