25 maggio 1996
Muore lo storico Renzo De Felice

Muore lo storico Renzo De Felice, a 67 anni il maggior biografo di Mussolini è stato coinvolto in accesi dibattiti storiografici per le sue tesi che rivedono il giudizio sul fascismo.

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RICORDIAMOLI

RENZO DE FELICE

Renzo De Felice nasce a Rieti l'8 aprile 1929. Si laurea con Federico Chabod e, nel 1955/1956, gli è assegnata la borsa di studio dell'Istituto italiano per gli studi storici di Napoli, fondato da Benedetto Croce, e del quale Chabod è stato il primo direttore.Renzo De Felice

Entra in contatto con Delio Cantimori, durante la preparazione della tesi di laurea, che lo indirizza verso gli studi di storia moderna. Appartengono a questa fase i suoi primi lavori, Note e ricerche sugli illuminati e il misticismo rivoluzionario del 1789 e 1800, edito a Roma nel 1960. La vendita dei beni nazionali nella repubblica romana nel 1798/1799, edito a Roma nel 1960; Italia giacobina, Napoli 1965; la cura di I giornali giacobini italiani, Milano 1962 e, con Cantimori, del secondo volume di Giacobini italiani, apparso nella collana "Scrittori d'Italia", edita da Laterza nel 1964.

Nel 1956 s’iscrive al PCI, ed è tra i firmatari del celebre Manifesto dei 101, sottoscritto da intellettuali che esprimono dissenso nei confronti del sostegno offerto dal partito all'invasione sovietica dell'Ungheria. Abbandona il PCI, in compagnia della maggior parte dei firmatari, tra i quali è anche Cantimori. Stimolato dalla presidenza dell'Unione delle comunità israelitiche italiane, si accosta allo studio degli ebrei durante la dittatura fascista. Nasce il volume Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, pubblicato nel 1961 da Einaudi. L’opera provoca aspre polemiche, sfociate in notevoli rotture all'interno del partito radicale per il richiamo, contenuto in una nota, alla partecipazione dell'esponente radicale Leopoldo Piccardi ad un convegno antisemita. Nei riguardi di De Felice è particolarmente duro Ernesto Rossi, studioso di economia,già militante di"Giustizia e Libertà", ora esponente radicale,che difende Piccardi.

Da questa ricerca sugli ebrei italiani nasce l'interesse per lo studio del fascismo, fondato sulla disponibilità della documentazione d'archivio. La biografia di Mussolini e gli studi sulla dittatura fascista assorbono da ora in poi gran parte delle energie dello studioso fino alla morte. Nel 1965 esce il primo volume, Mussolini il rivoluzionario, accolto con grande interesse dalla cultura storica italiana. L'interpretazione di De Felice raccoglie consensi e provoca dissensi, e proprio per questo sollecita una nuova stagione di riflessione e di studi su Mussolini e sulla dittatura. Anche i volumi successivi sono accolti da vivaci e stimolanti discussioni. Nel 1966 è pubblicato Mussolini il fascista I La conquista del potere 1921 -1925 e nel 1969 Mussolini il fascista II L'organizzazione dello Stato fascista 1925 -1929. Con la pubblicazione nel 1974 di Mussolini il duce I Gli anni del consenso 1929 -1936, e soprattutto, l’anno successivo, con l'Intervista sul fascismo, a cura di Ledeen, edita da Laterza, il tono della controversia storiografica si alza e investe anche aspetti più immediatamente politici.

Professore ordinario dal 1968, insegna Storia contemporanea all’Università di Salerno fino al 1971. Nel 1971/72 si trasferisce alla prima Università di Roma, dove insegna Storia dei partiti politici alla Facoltà di Lettere e poi, dal 1979, a quella di Scienze politiche, dove resterà fino alla fine, passando nel 1986 alla cattedra di Storia contemporanea. In questo periodo raccoglie attorno a sé numerosi allievi, divenuti negli anni successivi tra i maggiori studiosi del fascismo. Nel frattempo, è divenuto collaboratore del quotidiano Il Giornale nuovo, fondato e diretto da Indro Montanelli nel 1974 per contrapporsi alla svolta a sinistra del Corriere della Sera di Piero Ottone. Dal 1970 dirige la rivista Storia contemporanea che, fino alla sua morte, sarà un punto di riferimento fondamentale per gli studi sul fascismo e luogo di raccolta della scuola cui ha creato. Accanto alla pubblicazione della biografia di Mussolini, svolge un'intensissima attività scientifica.

Nel 1981 esce il quinto volume della biografia del dittatore, Mussolini il duce II Lo Stato totalitario 1936-1940. Nel corso degli anni Ottanta la sua interpretazione influenza la divulgazione storica sul fascismo, sulla stampa e nella televisione. Tra la fine del 1987 e l'inizio del 1988 sono al centro della discussione due interviste rilasciate a Giuliano Ferrara, sul Corriere della Sera, nelle quali lo storico propone il superamento della pregiudiziale antifascista della Costituzione repubblicana.

Nel 1990 pubblica altri due volumi, relativi alla guerra: Mussolini l'alleato I L'Italia in guerra 1940-1943; 1 Dalla guerra "breve" alla guerra lunga; Mussolini l'alleato I L'Italia in guerra 1940-1943; 2. Crisi e agonia del regime.

Malato da tempo, scompare il 25 maggio 1996, all'età di 67 anni, assistito dalla moglie. Nel 1997 esce postumo e incompleto l'ultimo volume della biografia, Mussolini l'alleato II La guerra civile 1943-1945.

Nel 2001, Organizzato dal Comune di Roma, Ufficio Convegni e Mostre, Casa delle Letterature e dall’Università degli Studi Roma Tre, Dipartimento di Istituzioni Politiche e Scienze Sociali, si apre il seminario: Renzo De Felice e il problema storico del fascismo, durante il quale si propone di rimettere al centro del dibattito culturale, al di là dell’uso politico della storia, al di là degli slogan ormai superati del revisionismo e dello antirevisionismo, quello che è stato il contributo essenziale del lavoro di storico di De Felice.

Il dibattito si apre con il tema: Renzo De Felice e il fascismo nella storiografia internazionale, il giorno successivo è dedicato al lavoro storiografico di De Felice e al problema storico del fascismo dal punto di vista dei risultati raggiunti dalla storiografia internazionale. Su questi temi sono chiamati a confrontarsi e a discutere due grandi protagonisti: Emilio Gentile dell’Università di Roma La Sapienza, lo storico italiano del fascismo che è forse oggi il più inserito nella discussione scientifica internazionale e Stanley G. Payne dell’Univesity of Wisconsin - Madison, che rappresenta una delle grandi realtà della ricerca storica dei nostri tempi. Interverranno inoltre l’Assessore Alle Politiche Culturali Gianni Borgna e il direttore del Dipartimento di Istituzioni Politiche e Scienze Sociali, Renato Moro.

L'appellativo revisionista, che ha marchiato Renzo De Felice e i suoi allievi, ha un'origine lontana, imprevedibile e per nulla accademica: era l'insulto che Lenin aveva riservato a Edward Bernstein, socialdemocratico tedesco di fine 1800 reo di voler correggere la dottrina marxista alla luce delle ultime tendenze del capitalismo, contrapponendo la via riformista alla rivoluzione bolscevica. MussoliniOggi, nel linguaggio comune, revisionisti sono tutti coloro che da cattedre universitarie o spazi culturali intendono smontare pezzo per pezzo i miti della storiografia tradizionale, dagli eroi risorgimentali alla Resistenza di popolo passando, naturalmente, per la dittatura mussoliniana.

L'indagine di De Felice si concentrò sulle vicende del ventennio fascista: la personalità di Mussolini, lo stato fascista, il movimento fascista e i ceti che ad esso diedero vita nel primo dopoguerra, il consenso al regime, l'ideologia fascista e le sue differenze dal nazismo. Il primo punto di scontro fu la genesi del fascismo. Gli storici liberali considerarono il fascismo una parentesi della storia italiana,separata da ciò che avviene prima e dopo. La storiografia marxista interpretò il fascismo come fenomeno di classe, una forma di dominio delle forze capitaliste che, nate nell'ambito del movimento comunista, finì per divenire egemone; anche la Terza Internazionale vide nel fascismo uno strumento al servizio del grande capitale. Coloro che diedero vita al fascismo provennero dunque da ceti medi in crisi di rappresentanza presso le istituzioni politiche, preoccupati dall'incombente pericolo rosso.

La novità dell'interpretazione defeliciana fu l'attribuzione della nascita del fascismo a ceti medi emergenti,di recente promozione sociale: De Felice aveva consultato gli archivi anagrafici scoprendo che i quadri del regime provenivano da famiglie che nelle generazioni precedenti erano occupate negli impieghi più umili. Il regime, quindi, era nato sullo stimolo di questo strato sociale. Le tesi si presentarono come innovative anche riguardo alla questione del consenso di cui aveva goduto il regime. De Felice ha descritto un regime dittatoriale che aveva mostrato aspetti modernizzatori nell'economia e nella società, nonché la presenza di senso dello Stato e di doveri civili. Mentre la storiografia tradizionale afferma che il fascismo è stato privo di un reale consenso e ha fondato il suo potere su strumenti coercitivi e polizieschi; De Felice, in conformità a risorse d'archivio inutilizzate giunse a concludere che il fascismo avesse vantato una vasta adesione popolare per tutti gli anni Trenta fino all'inizio del 1943, quando il conflitto mondiale condannò l'Italia alla sconfitta. In anni recenti Nicola Tranfaglia, storico di sinistra, pur ammettendo di aver rivalutato il fattore del consenso grazie alla ricerca di De Felice, preferisce tuttavia definirlo appoggio di massa o rassegnazione popolare, giacché senza la tessera di partito non era possibile condurre una vita lavorativa regolare e il regime faceva ampio ricorso all'ammonizione o al confino per impedire ogni tentativo di ribellione.

L'approfondita analisi di De Felice si rivolge alla comparazione delle esperienze fasciste dell'Europa degli anni Trenta; è forse l'ambito le cui conclusioni sono più discusse e controverse, poiché si prestano più di altre a giudizi di valore e strumentalizzazioni. De Felice identificò una serie di nette differenze tra nazismo e fascismo: da un punto di vista ideologico, egli sostenne che compito del regime di Mussolini fu trasformare la società e l'individuo in una direzione mai sperimentata e realizzata; il nazionalsocialismo si poggiò invece, sui valori più tradizionali e antichi della società tedesca. Il fascismo sarebbe stato il frutto di un'ideologia rivoluzionaria, mentre caratteri conservatori e reazionari sarebbero spettati solo al nazismo. La storiografia tradizionale considera le affinità ideologiche tra nazismo e fascismo la causa dello scoppio della guerra mondiale; Nicola Tranfaglia ritiene che l'esperienza del ventennio debba essere catalogata come totalitarismo imperfetto, a causa di ostacoli incontrati da Mussolini: l'esercito, la monarchia, la Chiesa.

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IL FATTO

PAOLO STOPPA

Paolo Stoppa, nacque a Roma nel 1906 e vi morì nel 1988. In arte dal 1927, cominciò ad affermarsi dopo un lPaolo Stoppaungo tirocinio in varie compagnie, soprattutto comiche, con la formazione del Teatro Eliseo. Ma fu il sodalizio iniziato nel 1948 con Rina Morelli, alias Elvira, nata a Napoli nel 1908, morta a Roma nel 1976.

La sua personalità, delicatissima nei toni intimistici e finemente arguta in quelli umoristici, si impose, dal 1938, nella compagnia del Teatro Eliseo di Roma.

Nel secondo dopoguerra rifulse nella compagnia che sotto la proficua direzione di Luchino Visconti formò con Paolo Stoppa e in cui affrontò con arte limpida e sottile parti di grande impegno, sia classiche, sia contemporanee.

Nel 1971 la compagnia Morelli-Stoppa si fuse con la cosiddetta compagnia dei Giovani: De Lullo, Falk, Valli, Albani, per agire al teatro Valle di Roma. Contemporaneamente, preferibilmente in coppia con Stoppa, l'attrice sviluppò anche una intensa attività televisiva, mentre Paolo viene imposto da Luchino Visconti, come uno dei maggiori attori italiani. Appartengono a questo periodo eccellenti interpretazioni come A porte chiuse di Sartre, Zoo di vetro di Williams, Delitto e castigo da Dostoevskij, Morte di un commesso viaggiatore, Miller.

Il dramma, rappresentato nel 1949 a New York con la regia di Elia Kazan, descrive il fallimento del commesso viaggiatore Willy Loman, vittima della religione del successo, intrecciando ai motivi sociali insicurezze sessuali e conflitti familiari. Definito dall'autore una tragedia dell'uomo comune, è forse soltanto un corretto documento sulla crisi di fiducia nel mito americano. Eccellente l'edizione scenica diretta nel 1951 da Visconti con Stoppa.

Ne sono state realizzate due trasposizioni cinematografiche: nel 1951 da Benedek, con March come protagonista; nel 1985 da Schlöndorff, per l'interpretazione di Dustin Hoffman,Uno sguardo dal ponte di Miller, Zio Vanja di Cechov, nonché, con altri registi e su una linea meno impegnativa, Vita col padre di Lindsay e Crouse, e Caro bugiardo di Kilty. In campo cinematografico, già attivo nel cinema leggero degli anni Trenta e del periodo bellico, si impose quale caratterista drammatico con Vittorio De Sica, che gli affidò la parte del barbone cattivo in Miracolo a Milano nel 1951.

Eccezionalmente protagonista in Prima di sera di Tellini, tornò a figure di sfondo e di comprimario, in L'oro di Napoli, Viva l'Italia, Rocco e suoi fratelli, Il gattopardo. Lo si ricorda anche in Processo alla città, Carosello napoletano, Il marchese del Grillo, Amici miei - Atto II. Tra le prove televisive: Demetrio Pianelli e I Buddenbrook.

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LA POESIA DEL GIORNO

COME ACINI AL GRAPPOLO

Teneramente allacciati intorno al simbolo
come acini al grappolo
e grappolo alla vite;
come uccelli migratori verso nuovi lidi
svolazzano alla voce
musicale incoraggiante
e il sorriso era sulla bocca di tutti.
Negli occhi luce di novella speranza.
Come forbici recide il grappolo
e mano tremante sparpaglia gli acini
come colpo rimbombante di cacciatore
disperde uccelli migratori
l'ordigno è scoppiato
mietendo giovani vite.
Proprio come gli acini nefanda mano!
Come improvviso maroso il giovane sangue
si allargò e in piazza della Loggia
bocciolo di rosa al bacio del sole.

Reno Bromuro (da Dove vai, Uomo?).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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