25 luglio 1997
Terzo interrogatorio del banchiere
Pacini Battaglia

Terzo interrogatorio del banchiere Francesco Pacini Battaglia nell’ambito dell’inchiesta D’Adamo, che segue di ventiquattr’ore quello del costruttore.

Le ultime rivelazioni dei magistrati di La Spezia sugli investigatori di Mani Pulite, Floriani e D'Agostino. L’ultima di un numero ormai fantasmagorico di coincidenze fatali ha rivelato come il dottor Antonio Di Pietro, il quale non disdegnava l’idea di farsi prestare denaro da un proprio inquisito, abbia alcuni amici i quali, per simpatia, amano a loro volta farsi prestare denaro da propri indagati di primissimo piano. Gli amici, come si sa, sono l’ex capitano della Guardia di Finanza, Mauro Floriani, stretto collaboratore di Di Pietro, poi finito, chissà come, alle dipendenze del dottor Lorenzo Necci; e il maggiore Francesco D’Agostino, stretto collaboratore di Di Pietro, poi finito, chissà come, alle dipendenze della nostra diplomazia in Turchia.

Il primo, stando alle intercettazioni corroborate dalla conferma della signora Eliana Pensieroso, avrebbe avuto "in prestito" da Francesco Pacini Battaglia settanta milioni di lire utili a finanziare la campagna elettorale della consorte, la signora Alessandra Mussolini.

Il secondo, stando ad altre intercettazioni, confortate dagli arricchimenti della stessa signora Pensieroso, avrebbe ottenuto da Pacini Battaglia un appartamento pagato per modo di dire. Resta stupefacente come, alla luce delle ricostruzioni già rivelate dal Foglio, l’ormai irrefrenabile serie di coincidenze che riguardano il dottor Di Pietro non abbia sollevato, se non l’indignazione tout-court, quantomeno un’imperiosa richiesta d’indagine, giudiziaria, sul medesimo.

Le notizie spezzine, secondo cui due tra i principali collaboratori dell’attuale ministro dei Lavori pubblici sarebbero stati all’orecchio, oltreché al portafoglio, di un grande ma impunito regista delle tangenti e dei traffici politici nazionali, s’inquadrano, infatti, dentro un contesto tanto noto quanto preoccupante.

Un frettoloso riepilogo dei contesti, partendo dal Foglio del 21 settembre 1996, ricorda come il sostituto procuratore Di Pietro, il 10 marzo 1993, avesse interrogato il finanziere Pacini Battaglia per dieci ore, sorvolando sulle dichiarazioni già acquisite a proposito del dottor Lorenzo Necci.

Panorama, un po’ dopo, scrisse: "In quell’interrogatorio, Di Pietro chiese a Pacini Battaglia se fosse vera la storia di una tangente di cinque miliardi che si erano equamente divisi Necci, Cragnotti e Gardini. La storia della tangente l’aveva confessata Cragnotti. Pacini Battaglia la negò e salvò Necci. Parola contro parola. Di Pietro credette a Pacini Battaglia". E il Giorno, a ruota:

Il Foglio: "Dottor Borrelli, non pensa che Pacini Battaglia se la sia cavata un po’ troppo bene?".

Borrelli: "E’ vero, è così. Non posso che confermarlo".

Il nome dell’avvocato di Pacini Battaglia, rammentò ancora il Foglio, coincideva, per puro caso, con quello di un amico strettissimo del suo accusatore: quel Giuseppe Lucibello che, da allora, sarebbe rimasto attaccato al suo cliente come una cozza al suo scoglio.

 ***

RICORDIAMOLI

IL GRAN CONSIGLIO FASCISTA "LA SEDUTA DEL 25 LUGLIO 1943"

Nel maggio 1940 l'Italia entra in guerra, poiché Mussolini è convinto che servissero "alcune migliaia di morti per sedersi al tavolo della pace" da vincitori. Ma questa previsione fu sconfessata dagli eventi: la guerra non finì in breve tempo e non si limitò ad alcune migliaia di morti: nel 1943 la situazione militare era grave ed il 10 luglio le truppe anglo-americane sbarcano in Sicilia. Si comincia a pensare al progetto per liberarsi del regime ad opera di gerarchi fascisti, Grandi, Ciano, di alte gerarchie militari e della corona, con l'obiettivo di chiudere con la guerra e con il duce. MussoliniQuesti progetti hanno il loro compimento nella notte del 24 luglio 1943, quando il Gran Consiglio sfiducia Mussolini, che è arrestato.

Il regime fascista inizia a pensare al suo lascito e introduce una politica di massa, coinvolgendo la popolazione in modo massiccio e facendo largo uso dei mass media dell'epoca. Espande l'amministrazione: l'alta burocrazia è rafforzata e, secondo alcuni, rimane estranea alla penetrazione politica.

Dopo la caduta di Mussolini, il Re dà l'incarico a Badoglio, che forma un governo tecnico: in questo I governo Badoglio non sono presenti esponenti dei partiti antifascisti, quali Pci, Psiup, Dc, Pli, DL, PdA, unitisi nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), poiché si rifiutano di collaborare con la monarchia e reclamano una soluzione immediata della questione istituzionale, nonché la fine della guerra.

Questa situazione avrà fine nell’aprile del 1944, con la svolta di Salerno ad opera di Togliatti, con la quale la questione istituzionale è rimandata al termine del conflitto. Nel frattempo, il 3 settembre 1943, il generale Castellano ed il generale Bedell Smith firmano l'armistizio tra l'Italia e gli Usa, che sarà reso pubblico l'8 settembre, e l'esercito italiano che è al Sud ha dato vita al Comitato Italiano di Liberazione (CIL) ed ha cominciato, a fianco degli angloamericani, la liberazione del paese dalle truppe tedesche. L'ultima fase della guerra è gestita dal II governo Badoglio e dai governi Bonomi, nei quali sono presenti i partiti del CLN. Dal 21 giugno 1945, dopo che le candidature di Nenni (Psiup) e De Gasperi (Dc) sono state bruciate per una serie di veti incrociati, si ha la breve esperienza del governo Parri, presieduto, appunto, dal leader del Partito d'Azione. I problemi emergenti all'indomani della guerra sono:le questione istituzionale; e le questione economiche.

Dopo la caduta del governo Parri, per evitare il ritorno degli esponenti prefascisti, lo stesso Nenni appoggia la candidatura di De Gasperi a Presidente del Consiglio, rendendo, così, possibile il I governo De Gasperi. Nenni

La decisione sulla forma di Stato, che inizialmente doveva spettare all'assemblea costituente, è affidata ad un referendum perché l'elettorato Dc è, per l'80%, monarchico, mentre la classe politica è repubblicana.

La mobilitazione delle classi medie, rovinate dall'inflazione, porta alla nascita del movimento dell'uomo qualunque, polemico verso i partiti e la politica, fondato dal commediografo napoletano Guglielmo Giannini. La Dc accentua la moderazione e compete con l'uomo qualunque, che, negli anni cinquanta, confluirà nella destra.

Nel referendum istituzionale vince la Repubblica col 54% dei voti, mentre le elezioni per l'assemblea costituente permettono di riconoscere chi è importante: la Dc ottiene il 35,2% dei voti validi, seguita da Psiup (20,7%) e Pci (18,9%). Il Partito d'azione è nettamente sconfitto (1,5%) e sparirà di lì a breve, mentre liberali, repubblicani e monarchici ottengono un consenso tale da non poter dare vita ad un terzo polo radical-liberale.

Le elezioni permettono di contarsi e di dare vita ad un governo composto dalle forze maggiori: nasce così il II governo De Gasperi, con l'appoggio di Pci, Psi, Pri e Dc. Il sodalizio di De Gasperi con la sinistra, tuttavia, si rompe nel 1947: nel gennaio, durante un viaggio negli USA, viene invitato a rompere con la sinistra per continuare ad ottenere gli aiuti americani; tale rottura si consuma nel maggio successivo, dando vita ad un monocolore democristiano al quale però, durante un rimpasto a dicembre, sono aggiunti i leader del Psli Giuseppe Saragat e del Pri Pacciardi, come vicepresidenti.

***

IL FATTO

ROCCO CHINNICI "MIETITURA"
Rocco Chinnici,
è nato a Belmonte Mezzagno, un paesino di circa diecimila abitanti, dedito all’agricoltura. Il paese, disteso in una vallata, è circondato dai monti che sovrastano Palermo, "sembra, come un bimbo in una culla, dormire beato un lunghissimo sonno".
Le prime notizie su Belmonte risalgono al 1400 quando ancora era un feudo di proprietà della famiglia Afflitto, come risulta dal testamento fatto a Palermo il 2/10/1439 da Pietro Afflitto il Vecchio presso il notaio Luca Lombardo.

Diversa è, invece, l’origine dei Chinnici nella nostra isola. "Sembra che nel 1720 circa, nel porto di Palermo, – gli raccontava il Magistrato Rocco Chinnici suo omonimo e caro amico, ucciso poi barbaramente dalla mafia, - sbarcarono, provenienti dall’Inghilterra, un gruppo di gente; non si seppe con certezza se questi venivano per commercio o per altro. Dopo tanto vagare; arrivarono a Sommatino. Non sapevano in paese il perché della loro venuta, il motivo insomma che li spinse là; erano tempi in cui la Sicilia era invasa da popoli diversi; di certo, gli abitanti del paese, capirono che intenzione dei nuovi arrivati era quella di rimanere a Sommatino. Il tempo passava; al Comune decisero che dovevano regolarizzare anagraficamente i nuovi ospiti, e come? Con quale nome, se nemmeno li conoscevano? E intanto che si pensava il da fare e quale nome loro assegnare, il Sindaco ebbe un’idea geniale, disse: "li chiameremo Chinnici!" Erano quindici, infatti, nel gruppo; ed è così che ancora oggi difatti si pronunzia, il numero 15".

La vita civile, considerata nei rapporti umani, nel connettersi e nel relazionarsi degli individui che costituiscono la società, gode, oggi dell'evoluzione psichica determinante il progresso storico dell'umanità, e conseguentemente, della poesia e tutto ciò che l’arte abbraccia sotto questo nome, dando dei grandi contributi al miglioramento apportati all’umanità sia dalla scienza sia dalla filosofìa. La filosofìa e la scienza sono le matrici del progresso, sono i valori determinanti il processo evolutivo sociale; la filosofia quale metodologia e conoscenza di cause e di fini e sintesi, la scienza quale manifestazione reale, grazie alla quale la problematica filosofica acquista funzione, significato, senso pratico, ma senza la poesia non saprei come definire questa evoluzione scientifica. E’ la poesia che nella sua creazione tutto disincarna, perché il Poeta è il più grande e inquietante dissacratore della realtà oggettiva.

Eppure, i tre verbi martellanti: " mietono, mietono, mietono", s’inseriscono più nella realtà concreta della vita più aspra che l’uomo vive, che non alla creatività fantastica del poeta.

Il nostro discorso riguarda in particolar modo la poesia della natura e la filosofia dell'uomo, che un tempo erano chiamate cosmologia e psicologia.

Se la poesia del Chinnici si correla alla concretezza della vita reale, si risolve in astratta esercitazione logica, si riduce a puro giuoco logico in cui dati alcuni presupposti, intesi quali punti di partenza o punti di arrivo, conduce a un processo logico a carattere induttivo o deduttivo rigoroso, proprio perché connesso con la realtà. Una poesia della natura e dell'uomo non correlata alla sua natura si muove e si articola su valori logico verbali, su segni fonici a carattere convenzionale e immaginistico che vengono, per assunto, considerati e sostenuti quali valori reali. Ma questi valori logico verbali non sono validi per una trasfigurazione poetica della realtà e vengono da questa considerati assolutamente privi di contenuto.

MIETITURA

di Rocco Chinnici

Con in pugno le falci
son pronti,
i lor corpi scarnosi
già inclini:
mietono, mietono, mietono.

E' il sole, già alto,
che batte coi raggi cocenti
quei corpi
che mietono, mietono, tanto.

Fuoco
sprigionan le crepe,
apertensi in terra, d'estate.

Roventi
son'anche le falci
che stringono in pugno,
mentre mietono, mietono ancora.

I covoni
ora a terra son pronti;
il sudor dalla fronte che scende;
lento,
il sole lontano tramonta;
i loro occhi ora volgono in cielo
e ringraziano assorti il buon Dio.

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE