25 febbraio 1993
Ritrovato il cadavere di Sergio Castellari

Il cadavere di Sergio Castellari, già direttore generale del ministero delle partecipazioni statali, inquisito per lo scandalo dell'Enimont, è ritrovato nelle campagne romane. E’ formulata l’ipotesi del suicidio, ma nel corso delle indagini si rafforzerà la tesi dell'omicidio

Il giorno prima c’era stato Scontro per il controllo del polo Enimont per il controllo del polo chimico nazionale Enimont c’era stato uno scontro che ebbe per protagonista il presidente della Montedison Raul Gardini, impegnato in una scalata per la conquista della maggioranza del consiglio d'amministrazione.

Muore a Roma Sandro Pertini. Nato a Stella (SV) nel 1896, era stato presidente della repubblica dal 1978 al 1985. Sandro Pertini iscritto al PSI dal 1918, dopo la presa del potere del fascismo organizzò l'espatrio clandestino di Filippo Turati e nel 1926 si rifugiò a sua volta in Francia. Tornato in Italia per costituire una rete clandestina socialista, fu scoperto e nel 1929 fu condannato a 11 anni di carcere. Partecipò alla Resistenza a Roma: arrestato dai tedeschi, nel 1944 evase e si recò a Milano per rappresentare il partito entro il CLNAI e partecipare alla lotta partigiana. Segretario del PSI nel 1945, deputato alla Costituente nel 1946, senatore nel 1948, deputato dal 1953 e presidente della Camera dal 1968 al 1978. Eletto presidente della Repubblica nel 1978 1985, nel difficile periodo del terrorismo, con lo stile diretto dei suoi interventi e l’informalità degli atteggiamenti seppe interpretare i sentimenti degli italiani comuni, godendo d’enorme popolarità.

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RICORDIAMOLI

Il 25 febbraio 1946 Pietro Nenni avanza la proposta per la soluzione della questione istituzionale, sostenuta anche da Togliatti, che le elezioni per la Costituente e il referendum istituzionale siano effettuate contemporaneamente. Pietro NenniIn precedenza De Gasperi aveva suggerito di svolgere il referendum istituzionale dopo aver eletto la Costituente e mantenendo in carica il luogotenente del regno. Nei giorni seguenti il consiglio dei ministri provvederà ad elaborare un decreto sul referendum, sulle elezioni e sui poteri della Costituente.

Pietro Nenni nacque a Faenza nel 1891 e morì a Roma nel 1980. Segretario nel 1911 della Camera del Lavoro di Forlì, nel 1913 diresse ad Ancona il settimanale Lucifero e l'anno successivo fu tra i protagonisti della Settimana Rossa. Interventista democratico rivoluzionario, partecipò alla Prima guerra mondiale e nel 1919 fondò con altri i Fasci di combattimento di Bologna dai quali peraltro si staccò non appena, nel 1920, intuì l'essenza reazionaria e violenta del fascismo. Iscrittosi al Partito Socialista Italiano nel 1921, collaborò con l’Avanti, divenendone l'anno successivo redattore capo e guidando la polemica del giornale contro l'ipotesi di fusione con i comunisti. Con Carlo Rosselli nel 1926, diede vita al settimanale repubblicano-socialista Quarto Stato di cui uscirono trenta numeri. Emigrato in Francia per evitare le persecuzioni fasciste, fu dirigente della Concentrazione antifascista e poi segretario generale del ricostituito P.S.I. nel 1930 e nel 1934 firmò il patto d’unità d’azione con i comunisti.

Membro del Comitato esecutivo dell'Internazionale Socialista dal 1931 al 1939, fu tra i protagonisti della guerra civile di Spagna. Confinato dal regime di Vichy, nel 1943 fu arrestato dalla Gestapo e confinato a Ponza dai fascisti. Ritornato alla segreteria del partito alla caduta del regime, dopo la Liberazione fu vicepresidente del Consiglio e ministro per la Costituente con Parri e con De Gasperi e quindi ministro degli Esteri. Dopo la scissione di palazzo Barberini del gennaio 1947, continuò a sostenere nettamente l'unità d’azione con i comunisti insieme ai quali affrontò le elezioni del 1948, ma dal 1951 iniziò una lenta evoluzione verso posizioni più autonome che portarono il partito da lui guidato prima alla cosiddetta "alternativa socialista" e poi all'"apertura a sinistra".

Vicepresidente del Consiglio nei governi presieduti da Moro dal 1963 al 1968, fu ministro degli Esteri con Rumor; nel 1966 fu acclamato presidente del Partito socialista nato dall'unificazione fra P.S.I. e P.S.D.I., ma con la nuova scissione abbandonò tale carica e si mise parzialmente in disparte. Deputato alla Costituente e poi in tutte le legislature della Repubblica, nel 1970 fu nominato senatore a vita. Tra i suoi scritti: Lo spettro del comunismo, Storia di quattro anni, ristampata nel 1963 con il titolo Il diciannovismo, Pagine di diario, Dal Patto Atlantico alla politica di distensione, Dialogo con la sinistra cattolica, Taccuino 1942, La battaglia socialista per la svolta a sinistra e Tempo di guerra fredda. Diari. Pietro Nenni ha rappresentato per oltre mezzo secolo la storia e gli ideali del Socialismo e del Partito Socialista Italiano.

Bibliografia

G. Bocca, Nenni quarant'anni dopo, Firenze, 1964; D. Susmel, Nenni e Mussolini. Mezzo secolo di fronte, Milano, 1969; M. G. D'Angelo Bigelli, Nenni, dalle barricate a Palazzo Madama, Milano, 1971; G. Spadolini, Nenni

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IL FATTO

AGLI ALBORI DEL XIX SECOLO

All’inizio del XX secolo la corrente letteraria del Crepuscolarismo, della quale è considerato iniziatore Guido Gozzano, ricercò tonalità poetiche dimesse, malinconiche, spente che, rivelando un atteggiamento distaccato e ironico verso la vita, si ponevano in contrasto con la lirica dei tre grandi di fine Ottocento: Guido GozzanoCarducci, Pascoli e D’Annunzio. Aldo Palazzeschi, che in un primo tempo aderì a questa corrente e successivamente passò al Futurismo, portò a termine la liquidazione, iniziata dai crepuscolari, del sublime ottocentesco, da lui capovolto nel grottesco. La più importante rivista letteraria degli anni intorno alla prima guerra mondiale fu La Voce, fondata nel 1908 a Firenze da Giuseppe Prezzolini, la cui direzione fu assunta nel 1914 da Giuseppe De Robertis: nel periodo vociano emerse la lucida coscienza critica di Renato Serra.

La tendenza più significativa della poesia del Novecento è quella indicata col nome di poesia ermetica. Essa si annunzia già, come d’istinto, nei Canti orfici di Dino Campana, ma diviene poi coscienza programmatica con Giuseppe Ungaretti, il quale crea una nuova tensione della parola poetica, resa scarna ed essenziale, Eugenio Montale, che è con Ungaretti il maggior esponente delle nuove tendenze poetiche, Alfonso Gatto, Vittorio Sereni, Leonardo Sinisgalli e, Salvatore Quasimodo. Un po’ a parte si svolge la carriera poetica di Umberto Saba, poeta delle cose quotidiane, comuni, a volte quasi banali.

Più complessa e intricata è la linea di sviluppo della prosa. Essa prende le mosse dalla pubblicazione della rivista La Ronda: ma il classicismo dei "rondisti", lungi dal rifarsi davvero alla tradizione classica, può essere piuttosto paragonato all’esigenza di una perfezione tecnica e verbale che sorge dal caos stesso di una concezione decadente della vita. Fanno spicco in questo movimento Vincenzo Cardarelli, sia nelle prose sia nelle poesie, Emilio Cecchi, Antonio Baldini, Riccardo Bacchelli, Bruno Barilli.

Curzio MalaparteSu un piano notevolmente diverso si muove l’attività di altri due scrittori: Massimo Bontempelli e Curzio Malaparte. Al nome del primo è legata la rivista Novecento, fondata nel 1926, che vuole combattere una battaglia contro il Romanticismo e contro l’Ottocento. La reazione più violenta contro Novecento venne da parte di un altro gruppo di scrittori che ebbe come esponente più autorevole Curzio Malaparte. Questi e i suoi amici respingevano il cosmopolitismo di Novecento e aspiravano a un’arte italiana e fascista, non accademica come quella della Ronda, non pura e aristocratica, e nemmeno preoccupata di stare al passo con le letterature straniere.

Uno dei momenti più importanti della letteratura europea del Novecento è rappresentato dall’opera di Italo Svevo, più volte paragonata a quella di grandi autori quali Proust, Joyce, Kafka, Pirandello. Nell’ambito della letteratura italiana segna il passaggio dal Verismo a una visione più analitica e introversa della realtà, libera dai tradizionali schemi della narrativa, il personaggio, le ordinate categorie temporali, l’univocità degli eventi, di cui si ha la completa percezione nel romanzo La coscienza di Zeno, e alla quale aderisce perfettamente il suo stile di scrittura, lontano dai formalismi della prosa d’arte.

Contro il regime fascista si era schierato fin dal 1925 Benedetto Croce, che già nei primi anni del secolo aveva affermato la propria egemonia sugli intellettuali italiani, soprattutto con le sue teorie estetiche e con i suoi saggi di storia e di critica letteraria. La sua influenza si accrebbe durante il ventennio fascista, perché la sua rivista La critica apparve come l’unica tribuna libera sotto la dittatura. La letteratura d’opposizione si sviluppò tuttavia indipendentemente da Croce, instaurando con l’autorevole interlocutore un rapporto controverso. Essa faceva propri gli aspetti più positivi della prosa d’arte "rondesca", si richiamava alle grandi esperienze europee in polemica sia con la cultura nazionalistico-protezionistica del fascismo sia con la liquidazione crociana del Decadentismo, cercava i suoi modelli in Verga e Svevo e, più in avanti, nella giovane narrativa nordamericana; ma, soprattutto, s’impegnava a conoscere e a rappresentare la realtà italiana nelle sue più stridenti contraddizioni, contro la maschera dell’ottimismo perbenista della cultura ufficiale.

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LA POESIA DEL GIORNO

COME FONDO DI UN LAGO

Turbolenti e misteriosi come fondo di un lago
E come acque ridenti al sole nell’anima mia:
occhi profondi dell’amore!
Buio selvame avvolge l’iride radiosa
ma enigmatica. Datemi, occhi dell’amore,
una lacrima grande come testa di spillo.
Una lacrima per placare la mia sete,
una lacrima per avvolgere noi
come formiche in una goccia d’acqua.
Occhi profondi e neri come il destino,
o fondo di un lago: turbolento e misterioso.

Reno Bromuro (da «Il canto dell’Usignuolo»».

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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