25 dicembre 800
Incoronazione di Carlomagno

Il nipote di Carlo Martello divenne re dei Franchi nel 771 con il nome di Carlo I il Grande, o Carlomagno.

Era un uomo alto e robusto, autoritario, dal portamento maestoso. CarlomagnoQuasi ogni anno partiva per la guerra, alla testa della sua armata: in Italia contro i Longobardi, in Spagna contro i Mori, in Germania contro i Sassoni... Carlomagno incorporò cosi un certo numero di territori al suo regno.

Il giorno di Natale, il 25 dicembre 800, il papa Leone III incoronò Carlomagno imperatore d'Occidente in San Pietro a Roma, posandogli sul capo una corona d'oro incastonata di pietre. Dal suo palazzo di Aquisgrana, Carlomagno amministrò con saggezza e fermezza i suoi vasti stati i cui ispettori, solcavano le strade per verificare se gli ordini dell'imperatore erano rispettati.

L'imperatore diede impulso alle scienze, alle lettere e alle arti, e ordinò ai vescovi di aprire delle scuole gratuite. Egli stesso creò nel suo palazzo una scuola che soleva visitare spesso.

La fama di Carlomagno fu immensa. Parecchi secoli dopo la sua morte, avvenuta nell'814. La Chanson de Roland continuerà a cantarne le gesta, facendo entrare il grande imperatore nella leggenda.

 ***

E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1066:Guglielmo il Conquistatore è incoronato a Londra re d'Inghilterra.

 ***

RICORDIAMOLI

GUIDO GOZZANO
E LA POESIA LA NOTTE SANTA

Guido Gozzano nacque a Torino nel 1883 e vi morì nel 1916. S’iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza ma non terminò gli studi, un po’ forse per inettitudine, forse perché avvertì che la sua strada era quella letteraria: iniziò, infatti, subito a frequentare i circoli culturali della città. Grazie a questi allargò la sua cerchia di conoscenze sino a venire in contatto con alcune figure di rilievo internazionale del Decadentismo europeo, come Maeterlink e Jammes. Sin dal 1904 iniziarono a manifestarsi i sintomi di quella malattia che l’avrebbe condotto a prematura morte, poco più che trentenne: "il mal sottile", cioè la tubercolosi. Per questo s’intensificarono sempre più i suoi soggiorni presso l’antico villino di Agliè, "il meleto", nel canavese, possesso di famiglia, e la riviera ligure.Guido Gozzano

Fece un viaggio in India e a Ceylon, narrati poi in una serie di articoli sulla Stampa, riuniti dopo la sua morte, nel 1917, in un libro dal titolo Verso la cuna del mondo. La produzione poetica di Gozzano, che non si limita alle raccolte, ma comprende altre liriche minori e alcuni frammenti, si trova oggi riunita in un unico volume intitolato Tutte le poesie. Meno interessante è la produzione fiabesca e novellistica, tra cui I tre talismani del 1914, i postumi La principessa si sposa, L’altare del passato e L’ultima traccia, composti tra il 1917 e il 1919. Da ricordare sono anche il poemetto incompiuto Le farfalle, uno dei centri simbolici della poetica di Gozzano, e l’epistolario Lettere d’amore, postumo, che contiene la corrispondenza con Amalia Guglielminetti, legata al poeta da una relazione problematica e tormentata.

Le raccolte più importanti di Gozzano, però sono: La via del rifugio del 1907 e I colloqui del 1911. Vanno aggiunte poi numerose liriche apparse su periodici, 18 manoscritte, altri testi di dubbia attribuzione al poeta e inoltre le Epistole entomologiche, frammenti che avrebbero dovuto costituire il poema Le farfalle. Nella prima raccolta la poetica dell’autore è appena delineata, ma è già presente la vocazione al disincanto verso la vita, accompagnato da un sentimentalismo romantico, sempre trattato con fine ironia. Due poesie, Le due strade e L’amica di nonna Speranza, saranno riprese anche ne I colloqui, con il medesimo titolo.

È in questa seconda raccolta, I colloqui, che Gozzano riversa tutte le sue capacità poetiche. Fondamentale il primo componimento, intitolato come l’ultimo e come l’intera raccolta, che è una dichiarazione di poetica e insieme la denuncia di sterilità sentimentale, come se una precoce vecchiezza si fosse impossessata dell’animo del poeta."Venticinq’anni! [...] Sono vecchio, sono vecchio", egli scrive e i temi preferenziali della raccolta gravitano attorno a questa affermazione.
Tre sono le sezioni: Il giovanile errore, Alle soglie e Il reduce. Nella prima sezione, la poesia Le due strade, ad esempio, coglie i risvolti anche grotteschi del passare del tempo, attraverso un’ironia affilata; Invernale esclude la possibilità della sublimazione in "superuomo" predicata da D’Annunzio, e mostra al contrario il lato vile di ciò che sembra normale. Qui un evento quotidiano, non molto significativo, si carica d’intensa serietà: la scelta di non osare laddove il ghiaccio pare precario si trasforma in una rassegnata denuncia di debolezza da parte del poeta, accusato dalla compagna di vigliaccheria.

Nella seconda sezione emerge l’impossibilità del poeta di elevarsi dal suo torpore sentimentale; non riesce nell’intento la genuinità della Signorina Felicita, con cui egli, per un attimo, è stato un "sentimentale giovine romantico", ma, come dice a se stesso con una nota di rammarico, "quello che fingo d’essere e non sono!", poiché innamorato soltanto dell’effimero, del passato o di ciò che non può avere. Anche L’amica di nonna Speranza e Cocotte sono pervase della stessa impotenza e sognante malinconia. Nella prima si rievoca con nostalgia la fotografia, del 1850, di una gioconda ragazza amica della nonna, Carlotta, che egli avrebbe potuto "amare, amare d’amore". Essa è ritratta tra le "buone cose di pessimo gusto" di un salottino un po’ pacchiano, innamorata secondo i dettami del più lacrimevole romanticismo di cui recita i facili versi, e offre al poeta lo spunto per il delicato rimpianto di un’occasione mai avuta. Nella seconda, posta a conclusione della sezione, la protagonista, con il nome lezioso di Cocotte, che si dava in Francia alle signorine di facili costumi, appare al poeta bambino parlandogli al di là di un cancello. Essa offre a Gozzano un altro motivo struggente per l’evasione fantastica in un amore irrealizzato e irrealizzabile, e per questo ancora puro e vivido nel suo animo. Altra poesia rappresentativa della condizione esistenziale del poeta è Totò Merumeni, anagramma di Heautontimorùmenos, titolo di una commedia del poeta latino Terenzio, che significa "il punitore di se stesso". Nel componimento un uomo senza volontà, artista mediocre, che adombra lo stesso poeta, vive nel grigiore, avendo come amante la giovane serva di casa, e persegue la sua esistenza paralizzato dall’inettitudine. Anche la poesia Torino, sempre nella terza sezione, pare, per la fissità triste di cui è velata, una sbiadita, crepuscolare, "stampa antica": seppure non priva di fascino, è certo priva di vitalità conformemente alla consapevole malinconia che pervade tutta la poesia di Gozzano.

***

IL FATTO

LA NOTTE SANTA

- Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell'osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.

Il campanile scocca
lentamente le sei.

- Avete un po' di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po' di posto per me e per Giuseppe?

- Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe

Il campanile scocca
lentamente le sette.

- Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!

- Tutto l'albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell'osteria più sotto.

Il campanile scocca
lentamente le otto.

- O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!

- S'attende la cometa. Tutto l'albergo ho pieno
d'astronomi e di dotti, qui giunti d'ogni dove.

Il campanile scocca
lentamente le nove.

- Ostessa dei Tre Merli, pietà d'una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!

- Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci...

Il campanile scocca
lentamente le dieci.

- Oste di Cesarea...

- Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L'albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell'alta e bassa gente.

Il campanile scocca
le undici lentamente.

La neve! - ecco una stalla! - Avrà posto per due?

- Che freddo! - Siamo a sosta - Ma quanta neve, quanta!
Un po' ci scalderanno quell'asino e quel bue...
Maria già trascolora, divinamente affranta...

Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.

È nato!
Alleluja! Alleluja!

È nato il Sovrano Bambino.
La notte, che già fu sì buia,
risplende d'un astro divino.

Orsù, cornamuse, più gaje
suonate; squillate, campane!

Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!

Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei libri hanno detto
da quattro mill'anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto.

Per quattro mill'anni s'attese
quest'ora su tutte le ore.

È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!
Risplende d'un astro divino

La notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino.
È nato!
Alleluja! Alleluja!

***

LA POESIA DEL GIORNO

OMAGGIO A GOZZANO "SIGNORINA FELICITA"

Ho conosciuto quella del poeta,
la quasi brutta, priva di lusinghe:
te, non t’ho mai veduta
se non nelle parole delle madri,
che nuora ti sognarono.
Signorina Felicita,
par che vederti in volto
sia privilegio raro:
io non vorrei sciuparti
neppure in sogno: resta
nel tuo giardino chiuso:
forse verrò a vederti,
quando pel cuore amareggiato e stanco
vorrò l’amor d’un simbolo sublime,
fuor della vita, esangue.

Reno Bromuro (Da "Note e Motivi" C. Armanni Editore - Napoli 1955)

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE