25 APRILE
FESTA DELLA BANDIERA ITALIANA

25 Aprile festa della bandiera italiana

"vessillo di libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito"

(Carlo Azeglio Ciampi Presidente della Repubblica Italiana)

La Sala del Tricolore, dove i vari vessilli che si sono susseguiti durante gli anni, prima nel Risorgimento, poi nelle varie fasi della lotta per l’indipendenza, fino alla Resistenza, esposti nelle sue varie forme nel Museo del Tricolore, è stata costruita su progetto dell'architetto Lodovico Bolognini tra il 1772 e il 1787, la Sala originariamente era destinata a sede dell'archivio generale della Municipalità. Ma il 27 dicembre 1796 ospitando il Congresso dei Deputati di Reggio, Modena, Bologna e Ferrara che, dopo la proclamazione della Repubblica Cispadana, il 7 gennaio 1797 è adottato come vessillo il tricolore bianco rosso e verde.

E’ così che Napoleone "entrato da vincitore a Milano il 10 maggio 1796, promuove l’organizzazione della "Legione Lombarda", forte di tremilaquattrocentosettantuno uomini, nella quale ognuna delle sette coorti ha il suo stendardo tricolore Nazionale Lombardo distinto per numero, ed ornato degli emblemi della Libertà".

Nella seduta del 7 gennaio 1797 i delegati della Repubblica Cispadana, accogliendo una mozione di Giuseppe Compagnoni, decretano "che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori verde, bianco e rosso". Nasce il Tricolore come vessillo nazionale. La prima bandiera tricolore Cispadana ha i colori disposti in tre strisce orizzontali: il rosso in alto, il bianco in mezzo, il verde in basso. Al centro è dipinta la Faretra con quattro frecce, a simboleggiare l'unione delle quattro popolazioni di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia. Le lettere "R" e "C", poste ai lati sono le iniziali di Repubblica Cispadana. La ricostruzione storica del primo tricolore è di Ugo Bellocchi.

L’Undici maggio 1798, il Gran Consiglio della Repubblica Cisalpina, decreta che "La Bandiera della Nazione Cisalpina è formata di tre bande parallele all'asta, la prossima all'asta verde, la successiva bianca, la terza rossa. L'asta è similmente tricolorata a spirale, colla punta bianca". Tale risoluzione è molto spesso disattesa: per almeno quattro decenni, infatti, le bandiere con il tricolore sono composte con modalità variabili nell'accostamento e nella disposizione, sino alla definitiva codifica del 1848.

Il 20 agosto 1802, su proposta del Ministro della Guerra Trivulzi, il Governo della Repubblica approva il cambiamento della "Bandiera di terra e di mare" dello Stato. La forma del nuovo vessillo sarà, "un quadrato a fondo rosso, in cui è inserito un rombo a fondo bianco, contenente un altro quadrato a fondo verde". La decisione adottata resterà in vigore, fino al 1814, anche dopo la proclamazione del Regno d’ Italia, con lievi varianti riconosciute ai drappi di taluni reparti militari o adottate in circostanze particolari.

Durante i moti liberali del 1831, scoppiati a Modena per iniziativa di Ciro Menotti il tricolore è di nuovo sventolato. Gli insorti col vessillo in testa estendono i moti fino a Parma e a Bologna. A Reggio Giuditta Bellerio Sidoli, vedova del patriota reggiano Giovanni Sidoli, porta alla Guardia Civica costituita per l’occasione, la bandiera tricolore che è esposta al balcone del Municipio. Dopo il fallimento dell'insurrezione, a Modena la contessa Rosa Testi Rangoni è condannata a tre anni di reclusione per aver cucito una bandiera tricolore. A Marsiglia Giuseppe Mazzini fonda la Giovine Italia: la bandiera della nuova associazione rivoluzionaria avrà i colori bianco, rosso e verde,con le scritte "Libertà, Uguaglianza, Umanità" da un lato e "Unità, Indipendenza" dall'altro.

Nel 1846 comincia a sventolare un fazzoletto tricolore col ritratto di Papa Pio IX. Il gesto fa sorgere grandi aspettative fra i liberali italiani e la sua politica riformatrice suscita dappertutto l'entusiasmo dei patrioti: l'effigie del nuovo pontefice è presto associata ai colori nazionali come simbolo di libertà e di unità.

Nel 1848 un'ondata rivoluzionaria percorre tutta l'Europa, facendo di questo "l'anno dei miracoli". Le rivoluzioni di Parigi e di Vienna innescano le insurrezioni di Milano e Venezia. I milanesi, in cinque giornate di lotta accanita tra il 18 e il 22 marzo, costringono gli austriaci a ritirarsi dalla città e a rifugiarsi nelle fortezze del Quadrilatero.

Il 23 marzo Carlo Alberto rompe gli indugi e dichiara guerra all'Austria: ha inizio la prima guerra di indipendenza. Lo stesso re ordina che "Le truppe che entreranno sul suolo lombardo inalberino ed assumano la bandiera italiana bianca, rossa e verde, con in mezzo lo scudo di Savoia (croce bianca in campo rosso)". L'incarico di disegnare il modello della nuova bandiera è affidato a Bigotti, segretario del Ministro dell'Interno.

Il 9 febbraio 1849, si costituisce la Repubblica Romana che decreta la fine del potere temporale e adotta come bandiera il tricolore.

Dopo dieci anni l'armistizio di Villafranca pone bruscamente fine alla seconda guerra d'indipendenza che frutta al Piemonte la Lombardia. A Parma, Modena, in Toscana ed in Romagna i governi provvisori reclamano l'annessione al Piemonte che è sancita dai plebisciti nel marzo del 1860: si compie decisivamente il passo verso la creazione dello Stato nazionale italiano. Nel 1860, con la vittoriosa spedizione dei Mille è ripristinata la costituzione del 1848 ed adottata la bandiera tricolore con l'emblema della dinastia.

Il 18 febbraio 1861 si riunisce a Torino il primo Parlamento italiano e il 17 marzo è proclamata la costituzione del Regno d'Italia. Il nuovo Stato adotta tacitamente come bandiera nazionale quella del Regno di Sardegna: il tricolore con lo stemma dei Savoia, orlato d'azzurro e sormontato dalla corona reale.

Nel 1866, con la pace di Vienna del 3 ottobre si conclude la terza guerra di indipendenza che riunisce all'Italia il Veneto. Restano fuori dai confini nazionali le terre irredente del Trentino e della Venezia Giulia con Trieste che porterà il popolo italiano alla Grande Guerra motivo di attrito con l'impero asburgico.

La guerra franco-prussiana costringe Napoleone III a ritirare le sue truppe che a Roma difendono il potere temporale del Papa. Il 12 settembre 1870 l’esercito italiano varca i confini dello stato pontificio ed il 20 settembre, superando le difese delle truppe pontificie, entra in Roma dalla breccia aperta dall'artiglieria nella cinta muraria presso Porta Pia. Il Regno d'Italia conquista la sua capitale naturale.

Per celebrare il primo centenario del Tricolore, Reggio Emilia, il 7 gennaio 1897, lo celebra in modo solenne. E' Giosuè Carducci a pronunciare, dall'atrio del Palazzo Comunale, l'orazione ufficiale: "(…) Non rampare di aquile e leoni, non sormontare di belve rapaci, nel santo vessillo; ma i colori della nostra primavera e del nostro paese, dal Cenisio all'Etna; le nevi delle Alpi, l'aprile delle valli, le fiamme dei vulcani […]".

Torresin, Brunella, nel suo libro "La città del tricolore",in: "I Viaggi di Repubblica", Roma, a. III, n. 60, 7 genn. 1999, p. 32, afferma, citando l’articolo 12 della Costituzione Italiana: "La bandiera della repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni".

Ma vediamo, con animo sereno perché e come si è preferito il tricolore. Analizzando il periodo storico scopriamo che la bandiera italiana è una variante della bandiera della rivoluzione francese, nella quale fu sostituito l'azzurro con il verde che, secondo il simbolismo massonico, significa la natura ed i diritti naturali. Ma non si sa precisamente quando fosse stata utilizzata per la prima volta; si sa soltanto che Napoleone la adottò il 15 maggio 1796 per le Legioni lombarde e italiane. Nell'ottobre dello stesso anno il tricolore assunse il titolo di bandiera rivoluzionaria italiana ed il suo verde, proclamato colore nazionale, divenne per i patrioti simbolo di speranza per un migliore avvenire: con questo valore il 7 gennaio 1797 è adottato dalla Repubblica Cispadana. In quell'epoca le sue bande erano disposte talvolta verticalmente all'asta con quella verde in primo luogo, talvolta orizzontalmente con la verde in alto; a cominciare dal 1° maggio 1798 soltanto verticalmente, con asta tricolore a spirale, terminante con punta bianca.

Durante i moti del 1848/'49, sventola in tutti gli Stati italiani nei quali sorgono governi costituzionali: Regno di Napoli, Sicilia, Stato Pontificio, Granducato di Toscana, Ducato di Parma, Ducato di Modena, Milano, Venezia e Piemonte. In quest'ultimo caso alla bandiera è aggiunto nel centro lo stemma sabaudo. La variante sabauda diviene bandiera del Regno d'Italia fino al referendum istituzionale del 2 giugno 1946, quando l'Italia diviene Repubblica e toglie lo scudo dei Savoia.

Il 4 novembre 2001: il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi celebra il 140° anniversario dell'unità nazionale a San Martino della Battaglia, e pronuncia le seguenti parole: "Adoperiamoci perché in ogni famiglia, in ogni casa, ci sia un tricolore a testimoniare i sentimenti che ci uniscono fin dai giorni del glorioso Risorgimento. Il tricolore non è una semplice insegna di Stato, è un vessillo di libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di eguaglianza, di giustizia. Nei valori della propria storia e della propria civiltà".

Oggi per merito del Presidente Ciampi l'intera società italiana, ha riscoperto alcuni modi di vita, che più di ogni altra cosa distingue e caratterizzano gli italiani. L'arte di vivere, quella capacità a volte screditata all'estero come in casa, di sconfiggere la tristezza e la noia dedicandosi ai piccoli piaceri della vita, ai cibi, ai vini, alla contemplazione di paesaggi naturali o artificiali che in ogni angolo popolano il territorio nazionale, stanno diventando una guida di valore inestimabile per la sopravvivenza di molte persone. Quel modo di vita tutto italiano che ci porta a diffidare di chi cerca di imporre un regime, a rifiutare la moralità intollerante, ad amare l'arte decorativa e l'opera straordinaria di eroi solitari che raggiungono l'eccellenza mondiale in tutti i campi, può essere davvero un'eredità preziosissima per l'Italia che verrà.

BIBLIOGRAFIA SUL TRICOLORE

Effemeridi patriottiche : editoria d'occasione e mito del Risorgimento nell'Italia Unita (1860-1900) : Saggio di Bibliografia / a cura di F. Dolci ; scritto introduttivo di F. Della Peruta, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1994, XXX, 257 p. : ill. ; 24 cm., In testa al front.: Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea

Fior tricolore : cento anni di storia e di vita italiana, Firenze, Le Monnier, 1961, 335 p., [16] c. di tav. : ill. ; 21 cm.,

Giosuè Carducci e la Bandiera Tricolore, in: ''Cronaca d'Arte Illustrata'', 24 gen. 1897

L'Italia nella Rivoluzione 1789-1799. A cura di Giuseppina Benassati, Lauro Rossi. Scritti di C.M. Bosséno ... [et al.], Casalecchio di Reno, Grafis Edizioni, 1990, 398 p. ; ill., 30 cm., (Immagini e documenti), Catalogo della mostra tenuta a Roma nel 1990.

Bellocchi, Ugo, Un secolo e mezzo di giornalismo: dall'alba giacobina alla caduta del fascismo (in Emilia-Romagna), in: Storia dell'Emilia-Romagna, a cura di Aldo Berselli; Bologna, University Press, vol. 3°, 1980, pp. 1079-1129
Panzini, Alfredo, La vera istoria dei tre colori, Milano-Roma, A.Mondadori, 1924, 286 p., 18 cm.,

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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