25 agosto 1944
Parigi è libera

Sabato 19 agosto 1944, quando Parigi si sveglia, non vi è più un solo agente di polizia per le strade. La polizia, in sciopero, si è trincerata nell’ile de la cité, alla prefettura di Polizia, trasformata in fortezza. Subito i componenti delle Forze francesi dell'interno escono dalla clandestinità che dura da quattro anni. Con l'aiuto dei parigini, erigono barricate un po' dappertutto. Una sola è la parola d'ordine: «Parigi si deve liberare da sé».I tedeschi, al comando del generale Choltitz, reagiscono prontamente. Hitler ha dato ordine di difendere Parigi e, se necessario, di distruggerla: tutti i ponti sulla Senna sono minati. Il console generale di Svezia, che vuole evitare lo scontro, svolge una funzione mediatrice. Chi di voi ha visto il film «Parigi brucia?», un film con un cast d’attori tutti di prima grandezza, da Belmondo, a Delon, Boyer e tutti francesi, eccetto un Grande Orson Welles nel ruolo del console svedese; narra appunto la storia di questa giornata, se non lo avete visto cercate la videocassetta in qualche videoteca e guardatelo, vivrete cinque anni di guerra con l’epilogo, racchiuso nella megalomania di un «pazzo», che vorrebbe ad ogni costo che gli alleati trovino la città in fiamme. E’ firmata una tregua, che però dura solo qualche ora. In breve il combattimento ha inizio. Ci si batte attorno alla prefettura di Polizia, al Senato e al ministero della Marina. Con grande coraggio i Forze Francesi Interne scagliano bottiglie di benzina sui carri armati tedeschi che s'incendiano. Giovedì 24 agosto tutto sembra perduto perché si annuncia l'arrivo di una divisione tedesca di rinforzo... Ma in quel momento giungono alla periferia i primi contingenti dell'esercito francese. L'indomani arriva Ledere col grosso delle forze; accolto da una folla in delirio, egli spazza via gli ultimi focolai di resistenza tedeschi e accetta alla stazione Montparnasse, la resa di von Choltitz.
Il 25 agosto 1944, alle 5 del pomeriggio, Parigi è libera e intatta, grazie al sacrificio di parecchie centinaia di F.F.I., dei quali alcune lapidi commemorative celebrano ancor oggi la memoria.

È successo quel giorno:
1270
: San Luigi muore di peste nei pressi di Tunisi.
1793:
La Convenzione decreta la leva in massa: i volontari affluiscono per arruolarsi nell'esercito della repubblica.

RICORDIAMOLI
ORSON WELLES

Orson Welles regista e attore nato a Kenosha, Wisconsin, nel 1915, morto a Los Angeles nel 1985. A sedici anni era già sulle scene a Dublino, poi in tournée americana con Cornell, nel 1936 a soli ventuno anni allestì un Macbeth con attori di colore, nel 1937 fondò il Mercury Theatre e lo inaugurò con un Julius Cesar in abiti moderni, nel 1938 trasmise per radio La guerra dei mondi di Wells facendo credere agli ascoltatori che i marziani fossero sbarcati negli Stati Uniti; chiamato nel 1940 a Hollywood dalla RKO, vi esordì come un genio del cinema rivoluzionandone la tecnica narrativa, scenografica e di ripresa per realizzare il ritratto di un plutocrate in Quarto potere  (Citizen Kane) del 1941; concepito tuttavia anche come sfogo autobiografico. Alla base dell'intera sua attività c'è infatti, come nel film, l'infanzia, ossia la sua essenza di enfant prodige e di enfant terrible che lo spingeva a un'opera di continua provocazione. Importante l'immedesimazione nei personaggi che Welles interpretava sullo schermo come in televisione, come in teatro, in cui ripropose incessantemente gli eroi shakespeariani, dai primi esperimenti d'avanguardia, all'Otello e al Re Lear messi in scena negli anni Cinquanta del Ventesimo secolo, alla trilogia cinematografica comprendente un Macbeth girato negli USA nel 1948, un Otello marocchino del 1949/51 e un Falstaff spagnolo, 1965/66. Temuto dai produttori hollywoodiani, vi entrò più volte in conflitto: prima nel 1942 per The Magnificent Ambersons; (L'orgoglio degli Amberson), saga familiare in cui era voce fuori campo e che non poté montare personalmente, poi nel 1948 per La signora di Shanghai, in cui attaccò il mondo del danaro, il divismo di Rita Hayworth ch'era stata sua moglie e il romanzo poliziesco da cui era partito. La carriera di Welles proseguì disordinatamente in Europa con l'enigmatico Mr. Arkadin ovvero Rapporto confidenziale del 1955; e col perennemente incompiuto Don Chisciotte, che sviluppava un suo cortometraggio televisivo e ch'egli riprese molti anni dopo col nuovo titolo Quando finirete il Don Chisciotte? Tornò a Hollywood, dove era accettato esclusivamente come attore, nel 1958 per la regia di L'infernale Quinlan, trasformando un anonimo giallo in un sinistro apologo sul male e sulla corruzione. Di nuovo in Europa, nel 1962 realizzò in Francia Il processo attualizzando Frank. Kafka e affidandone il prologo alle animazioni di Alexeïeff; seguirono il già citato Falstaff, il televisivo Storia immortale del 1968, l'istrionico e molto autobiografico nel 1973 F per falso ovvero Nothing But the Truth, sulla menzogna dell'arte interscambiabile con l'arte della menzogna. Interprete di una cinquantina di film di altri registi (prevalentemente del suo amico J. Huston, che a sua volta egli diresse nel 1974/77 in The Other Side of the Wind, lo si ricorda ne Il terzo uomo di C. Reed, del 1949, nel prologo di Moby Dick del 1956 da lui portato sulle scene l'anno precedente, negli americani La lunga estate calda di Ritt e nel 1959; Frenesia del delitto di Fleischer, nel 1963 nell'episodio pasoliniano La ricotta  in cui fu il Regista con la maiuscola, fino alle caratterizzazioni degli anni Settanta del Ventesimo secolo in diversi Paesi.

L’ANEDDOTO
PERSONAGGI PADULESI «Eduardo»
A Roma dopo varie esperienze nel campo artistico, come attore – autore, mi trovai per la gelosia di mia moglie (facevo avanspettacolo cui scrivevo anche i copioni Sketc da quattro soldi, per arrotondare), per non lasciarla a casa da sola, ci eravamo sposati da pochi giorni e già il giorno del matrimonio l’avevo dimenticata in via Veneto, me la portai in teatro, non l’avessi mai fatto! Erano periodi di fame più terribile di quella della guerra e le ragazze del balletto, ovviamente cercavano d’ingraziarsi come potevano, molto spesso col sesso, quell’uno che avrebbe potuto accelerare la loro carriera di attrici ed essendo io o scrittore del gruppo ce le avevo sempre intorno a farmi moine a volte giocherellavano anche col pene, irridendomi perché rimanevo impassibile ai loro tocchi, alle loro carezze. Fra tutte c’era Elena, una bela ragazza, che non sapeva fare niente ed era negata in assoluto sia per la danza che per la recitazione, strano, perché aveva un corpo armonico e la sua voglia di lavorare era immensa, mi pregava di insegnarle qualche cosa, poiché non voleva finire sul marciapiedi per un piatto di minestra calda. Avevo appena dato la parola a Elena che l’avrei portata a casa mia dove sarebbe stata nostra ospite, fino a quando non avrei trovato per lei un posto sicuro, dove nessuno avrebbe allungato le mani e lei mi abbracciò con passione grata, quando sotto la porta del camerino comparve Lei, aveva gli occhi fuori dalle orbite, cominciò a gridare con tutta la voce cui il padreterno l’aveva dotata. Mi/ci accompagnarono alla porta e il giorno dopo non trovai più una scrittura. Quando mi vedevano era come se vedessero un appestato, fuggivano inorriditi.

Mi ritrovai con l’ago tra le mani. Affittai un negozietto in Via Donna Olimpia a Monteverde e lo stavo ripulendo, però avevo già attaccato alla saracinesca un pezzo di cartone con la scritta «Sartoria per Donna e Uomo – Prossima apertura», nel negozio non avevo nemmeno una sedia, aspettavo che da Napoli mi giungessero le attrezzature per sartoria; si presentò l’attrice che ammiravo più di ogni altro e domandò se era possibile avere confezionato un cappotto di finta pelle di leopardo (stoffa sintetica) che le occorreva per tre giorni dopo. Per non perdere il lavoro accettai; pulii e lavai per terra, poi vi sistemai la stoffa e tagliai, lavorando in ginocchio, il cappotto; però ora mancavano macchina per cucire, ferro per stirate e tavolo per lavorare; sapevo che a Monteverde (Roma) abitavano e abitano ancora molti padulesi e mi recai casa per casa per avere in prestito quanto mi occorreva. Eduardo che aveva sposato Graziella mi concesse tutto e per giunta permise anche che la moglie mi desse una mano. Oggi mi domando:«se avesse saputo che io e Graziella…»

LA POESIA DEL GIORNO

CERVARA DI ROMA

Cervara giace tra nuvole
e terra in attesa dell’aquila
che venga a nidificare stelle
popolare d’amore per la vita
e anime vive che lo cantino.

Cantori notturni, anelanti,
per le marmoree strade
canti d’usignoli antichi; ma
gemiti di “pseudo” echeggiano
dalle mura rocciose verso valle:
                      fossili pomposi.

Il sole si vergogna e il cielo
piange lacrime senza fine
per una quindicenne uccisa
dalla sete di chi avrebbe voluto
conquistare la cima e possedere
l’aquila generata per costruire un nido
per le stelle che avrebbero dato la vita.
Cervara, nido tra nuvole e stelle.

Reno Bromuro (Da Musica Bruciata)
Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE