24 settembre 1887
La prima navigazione d’un sottomarino

II grande ingegnere navale francese Stanislas Dupuy de Lóme che aveva inaugurato l'era delle corazzate con la Gloire, nel 1856, aveva anche progettato la costruzione di un sottomarino. Questo progetto fu ripreso da un altro ingegnere francese, Gustave Zédé, e il 24 settembre 1887 l'arsenale di Tolone varò il Gymnote. Si trattava di uno strano bastimento, che stazzava 51 tonnellate, aveva la forma d'un grosso siluro e misurava m. 17,20 di lunghezza per m. 1,80 di larghezza.

Il Gymnote non era la prima nave sottomarina. Già nel 1776, all'epoca della guerra d'Indipendenza, l'americano Bushnell aveva concepito e realizzato la Tartaruga. Nel 1804 Fulton ideò un cutter sottomarino del quale sottopose il progetto all'ammiragliato britannico. Infine, in Francia, l'ammiraglio Bourgeois e Charles Brun avevano messo a punto il Plongeur nel 1859. Contrariamente ai suoi predecessori, soltanto il Gymnote navigò realmente: fornito d'un motore elettrico di 60 cavalli, esso filava a 7 nodi l'ora ed aveva un'autonomia di km. 120. Il suo equipaggio, composto di quattro uomini, s'introduceva nella nave attraverso un'apertura di 0,45 metri di diametro praticata nello scafo. Nella stessa epoca nascevano altri sottomarini: il Peral spagnolo, il Delfino italiano, un sottomarino a vapore concepito dallo svedese Nordenfeit, un altro dall'americano Holland. Ma si dovette attendere il Narval costruito nel 1899 dal francese Labeuf, perché il sottomarino raggiungesse la "maggiore età".

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1970: II turbotreno Parigi-Cherbourg entra in servizio.

1971: La lettera, il celebre quadro di Vermeer, viene tagliato e rubato al museo delle Belle Arti di Bruxelles.

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IL FATTO DEL GIORNO

Un debito non... Onorato

Un prestito di 20.000 fiorini non onorato, fu questa la causa scatenante dello Scisma d'Occidente, che raggiunse l'apice della solennità con l’elezione dell'antipapa Clemente VII a Fondi. A promuoverlo, nelle vesti di creditore insoddisfatto, il Conte Onorato I Caetani che aveva prestato l'ingente somma al pontefice Gregorio XI. Morto quest'ultimo il Conte di Fondi presentò il saldo al successore. Urbano VI, che oppose il gran rifiuto. Da lì l'autarchica decisione dello scisma, che si concretizzò con l'incoronazione di Clemente VII nella Chiesa di San Pietro, dove tutt'oggi si conserva il seggio papale, Per questa sua audace sfida, il Conte Caetani fu privato del titolo di Vicario della Chiesa di Roma.

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RICORDIAMOLI

JEAN VERMEER

Jean Vermeer cui abbiamo ricordato la tela tagliata e rubata dal Museo delle Belle Arti di Bruxelles nacque e visse a Delft dal 1632 (anno della nascita) al 1675 (anno della morte). Un pittore Vermeer che oltre alle vedute cittadine Veduta di Delft, visibile all'Aia, Mauritshuis, predilesse le scene d'interno domestico, raffiguranti le attività quotidiane, quali La cuoca, che è all’Amsterdam, Rijksmuseum; La merlettaia, del 1665 circa, lo si può ammirare al Louvre, Parigi e gli episodi di vita femminile borghese La lettera, del 1666 circa ed è all’Amsterdam, Rijksmuseum; Donna alla spinetta, ospitato a Londra, alla National Gallery; La pesatrice di perle, a Washington, National Gallery, forse una vanità. Il suo capolavoro più noto è L'atelier del 1665 circa, che si trova a Vienna, Kunsthistorisches Museum. Lo stile di Vermeer, è improntato al tradizionale gusto fiammingo-olandese, ma alimentato dalle conquiste luministiche rembrandtiane che l'artista assimilò e fece proprie. Caratteristica è la fonte luminosa che vivifica gli interni scoprendoli nella loro essenza più vera.

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L’ANEDDOTO

PERSONAGGI PADULESI "ANTONIETTA BOZZELLA"

Ieri mattina sono ritornato dopo anni luce alla ASL, visto che ce l’ho a cento metri da casa. Non l’avessi mai fatto! Appena giunto (ore 7,30) ho trovato in attesa, una quindicina di persone; mi sono guardato intorno ed ho visto la macchinetta che distribuisce i numeri, ho premuto ed ho avuto il numero 1, così appena si sono aperti gli sportelli mi sono presentato all’impiegato che mi ha rimandato indietro, tra le proteste di tutti i presenti, dandomi anche del furbacchione; mi sono fatto una bella tirata con l’impiegato che mi si era rivolto dandomi il tu ed ho fatto il mio "show" mattutino sulla buna educazione e il rispetto verso se stessi e verso gli altri.

L’impiegato stava avendo la peggio tra lo sganasciare delle risate dei presenti e dei medici, i quali non sapevano se azzittirmi o continuare a divertirsi, quando una mano leggera si è posata sulla mia spalla e mi diretto verso il corridoio dove una decina di sedie vuote sembravano danzare al ritmo delle risate dei presenti.

Mi ha fatto tanto piacere rivedere dopo tanto tempo, un’amica dell’anima, Dio, quanto mi ha fatto piacere! L’ho sempre chiamata "Poetessa dell’amore", anche in una commedia ho voluto ricordarla con questo nome. Siamo rimasti seduti, dimentichi del turno e dell’attesa, mani nelle mani a guardarci negli occhi come allora, come quando passavamo ore giornate intere, all’ombra dei salici e dei pioppi, sulla riva del torrente Cismon, guardandoci negli occhi come ora e godendo dell’immensa vallata, quasi vicini al cielo, a 1450 metri di altezza, incuranti del passaggio delle persone della vicina stazione di villeggiatura di "Pale di San Martino", seguivamo col pensiero il corso del Cismon dal Passo Rolle lungo i suoi cinquanta chilometri, leggendo le nostre poesie, specialmente mi piaceva leggere le sue, così ardenti d’amore passionale e tenere nello stesso tempo.

Non ricordo il motivo che ci fece perdere di vista. Forse la mia irrequietezza, il mio mutar ad ogni stagione, perché convinto che l’acqua ferma dopo il tempo comincia ad emanare cattivo odore e ritrovarla mi ha fato capire quanto sbagliavo. Chi sa se continuando ad amarci col trasporto dei vent’anni la nostra vita sarebbe stata diversa. Non ho avuto il coraggio di chiederle niente, per cui non so se è sposata o nubile, Se Paduli le manca o lo ha dimenticato; però so che ancora oggi, quando leggo le sue poesie mi sento inebriato e invaso da un alone d’amore così passionale, che dimentico anche chi non sa capire le cose che scrive.

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LA POESIA DEL GIORNO

OCCHI CHE NON CAPIVANO

44
Sette chilometri di uomini
laceri, sporchi, scherzano
bruciando giganteschi pidocchi.

Li sfamiamo con noccioline e vino.

In mezzo c'è Gennaro, evviva evviva
il primo amico che ritorna a casa.

Ho undici anni due mesi
e undici giorni, io.

14 SETTEMBRE 1943

Interminabile colonna di carne
lungo le rive del Tammaro
in quei giorni di settembre.
Corpi, anime sozze
di pidocchi
di vergogna
occhi che non capivano
cercavano occhi vergognosi.

Uno, ai piedi di una vite
in mano, un grappolo d'uva:
- Non voglio tornare a casa! -
e piangeva.
Fetore di pelle:
non pidocchi giganti
mangiano giovane carne
non mia;
vergogna morde l'anima:
eravamo duemila
due soltanto ci hanno disarmato:
non voglio vedere mio padre!

Occhi che non capivano
cercavano occhi vergognosi.

Dritto, sulla collina
si staglia verso il cielo
come accusatore:
uomo in grigio-verde
armato fino ai denti.

Stupore, meraviglia,
domande che si intrecciano
risposte non avute...
Michele era armato
non sapeva perché.
Fedele al giuramento
era tornato a casa
ai padulesi non più
da ebete, da eroe.

Occhi, che non capivano cercavano
tra carne putrefatta dai pidocchi
propria carne pieni di speranza.

Un grido che sapeva
di prima liceo,
una parola petrarchesca
scosse lo stupore, l'apatia:
"Italia mia
vengo a vendicar
l'altrui vergogna!"

Ancora imberbe, armato di bastone
corse per lo scosceso pendio: gridò!.
Una scarica di mitra!...
Il volto di fanciullo
gli occhi innocenti
aperti verso il cielo
il corpo inerte
ai piedi dell'ulivo
sembrano dire: BASTA!

Occhi che non capivano, i miei,
cercavano non vergogna...

Piansero, piangono
e gridano: basta.

Reno Bromuro da «Poesie della Vita» Ursini Editore Catanzaro 1991

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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