24 ottobre 1942
Appuntamento a Cherchell

Nella notte del 25-24 ottobre 1942, il sottomarino inglese Seraph s'avvicina alle coste dell'Algeria. A bordo ci sono il generale Clark, aiutante di Eisenhower e quattro ufficiali americani che hanno un appuntamento in una villa di Cherchell, località situata a 17 km da Algeri, col generale francese Mast, quattro ufficiali e due civili rappresentanti del "Gruppo dei Cinque", organizzatore della Resistenza algerina.

Spente le luci, il sottomarino viene in superficie, su delle scialuppe gli americani raggiungono lentamente e silenziosamente la riva, dove sono attesi dagli ospiti.

E colloqui hanno inizio. I congiurati algerini vogliono conoscere le intenzioni degli alleati e la data dello sbarco in Africa del Nord. Gli americani invece vogliono semplicemente farsi un'idea esatta dell'aiuto sul quale possono contare e dei rischi che corrono.

Mentre la discussione prosegue, qualcuno bussa all'ingresso della villa! È il commissario di polizia di Cherchell, che era stato avvertito dello sbarco delle scialuppe. Fortunatamente, il console generale degli Stati Uniti a Algeri si era unito ai suoi compatrioti. La sua auto ufficiale rassicura il commissario, che credeva d'aver sorpreso dei trafficanti. Il commissario abbandona la villa. La conversazione riprende e viene raggiunto un accordo. Quando la notte successiva gli americani ritornano al Seraph, possono ritenersi soddisfatti dell'esito della missione.

Quella notte, il mare era grosso: un'ondata molto alta rovescia la scialuppa del generale Clark, che è così costretto a fare un bagno fuori programma.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1970:Le Nazioni Unite celebrano il loro venticinquesimo anniversario, nel corso di una seduta solenne dell'Assemblea generale.

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RICORDIAMOLI

BORIS LEONIDOVIC

Boris Leonidovic PasternakBoris Leonidovic Pasternak poeta e narratore russo nasce a Mosca il 10 febbraio 1890, primo figlio del pittore Leonid e della pianista Rosa Kaufman. È considerato uno dei massimi esponenti della poesia russa del Novecento.

Trascorse l'infanzia in un ambiente ricco di stimoli culturali. Influenzato e affascinato dalla conoscenza del musicista Skrjabin, amico dei genitori, intraprese lo studio della composizione. Ma nel 1909 rinunciò alla vocazione musicale, iscrivendosi alla facoltà di storia e filosofia dell'Università di Mosca e, nel 1912, fu in Germania, a Marburgo, per seguire le lezioni del neokantiano Hermann Cohen.

Conseguita nel 1913 la laurea in filosofia, lavorò inizialmente come precettore privato, mentre frequentava i circoli e i gruppi letterari del tempo. Il suo esordio come poeta avvenne nel gruppo cubofuturista di Centrifuga, con la pubblicazione nel 1914 e nel 1917 dei primi due volumi di versi: Il gemello fra le nuvole e Oltre le barriere, entrambi profondamente radicati nella tradizione della lirica russa e sostanzialmente estranei agli estremismi verbali dell'avanguardia ufficiale.

Ma i due volumi furono quasi completamente ignorati dalla critica, benché Pasternak fosse ormai abbastanza noto negli ambienti letterari e legato da buona amicizia con autori come Majakovskij, Aseev e Gorkij, che nei momenti più duri del periodo postrivoluzionario fu di grandissimo aiuto a molti scrittori. Solo con le poesie di Mia sorella la vita, scritte nel 1917 e pubblicate nel 1922, egli fornì una piena manifestazione dell'originalità della sua arte complessa, ricca di simboli e di metafore, di associazioni d’immagini apparentemente divergenti, affermando quella poetica d’unità tra poesia e natura che resta una delle sue maggiori caratteristiche.

Sulla stessa linea, sia pure con minore intensità e immediatezza, ma con una più consapevole coscienza della sua personalità artistica, pubblicò nel 1923 le poesie di Temi e variazioni, insieme con alcuni racconti che segnano gli inizi della sua carriera di narratore: Il tratto di Apelle, L'infanzia di Zenia Ljuvers, Lettera da Tula. Nello stesso anno entrò nel gruppo artistico diretto da Majakovskij, col quale rimase legato solo per breve tempo, data la sua innata riluttanza a ogni forma di incasellamento e inquadramento.

Furono tuttavia questi gli anni in cui il poeta compì il suo sforzo di buona volontà in direzione di un impegno anche politico; e risultato di tale sforzo furono vari poemi di ambizione epica: Una sublime malattia del 1925, L'anno 1905 del 1925/26, Il luogotenente Smidt del 1926/27 e Spektorskij, iniziato nel 1925 e pubblicato nel 1931, dopo che nel 1928 era apparsa sullo stesso tema la prosa narrativa Racconto.

Questa fase creativa rappresenta la risposta di Pasternak alla problematica del suo tempo, esprimendo il rapporto fra poesia e storia. Un ritorno alla poesia lirica avvenne nel 1932 col volume Seconda nascita, ispirato in gran parte dall'esperienza di un viaggio nel Caucaso e centrato sulla consonanza tra esistenza individuale e vita universale. Intanto si era compiuto il distacco del poeta dall'avanguardia, definitivamente sanzionato dalla pubblicazione dell'opera originalmente autobiografica Il salvacondotto del 1931, considerata l'opera in prosa più perfetta di Pasternak

Gli anni successivi furono anni di silenzio per Boris come scrittore in proprio e registrarono invece la sua intensa attività di traduttore: dai poeti georgiani a Kleist, da Shakespeare al Faust di Goethe. Un nuovo ritorno alla poesia si ebbe con i volumi Sui treni mattutini nel 1943 e Lo spazio terrestre nel 1945, in cui, con un sempre maggiore impegno sui contenuti, è espressa la solidarietà dell'autore col suo popolo in guerra contro il nazismo. Tra gli scritti degli ultimi anni sono da ricordare l'Autobiografia del 1959 e La bellezza cieca, parte incompleta di una trilogia drammatica, apparsa postuma nel 1969. L'ultimo periodo della vita di Pasternak è amareggiato dalla campagna scatenata contro di lui dal regime sovietico, ma segnò tuttavia il suo riconoscimento come una delle grandi voci della letteratura mondiale contemporanea.

Il 23 ottobre 1958 riceve il Premio Bancarella per il Dottor Zivago e il Premio Nobel per la Letteratura.

Il 25 c’è una dichiarazione ufficiale dell’organo dell’Unione degli scrittori sovietici, che l’assegnazione del Nobel ad uno scrittore il cui romanzo non è stato accettato dall’Unione degli scrittori sovietici, è da considerarsi come un atto politicamente avverso all’URSS. Il 26 Pasternak accetta il Premio, telegrafa all’Accademia Svedese: "Infinitamente grato, commosso, superbo, sorpreso, confuso".

Il 26 e 27 ottobre ci sono attacchi a Pasternak nella stampa sovietica, e sono sempre più violenti. Il 28 ottobre viene espulso dall’Unione degli scrittori sovietici. Il 29 ottobre rifiuta il Premio Nobel. Nel 1959 si ammala di cancro e scrive la poesia intitolata "Il Premio Nobel", muore il 31 maggio dell'anno successivo. La stampa sovietica lo annunciò in poche righe.

Non ho la poesia "Il Premio Nobel" vi posto "Tu sei qui" che è altrettanto bella e ariosa, è riposante, romanticamente visiva: una rarità fra le poesie di Boris.

TU SEI QUI
di Boris Pasternak

Tu sei qui, noi nella stessa aria.
La tua presenza è come una città.
Come oltre la finestra la placida Kiev
che è avvolta nell'ara dei raggi.

Che dorme senza appisolarsi
e, assalita dal sonno ma non vinta,
si strappa dal collo i mattoni
come un solino di tussor sudato.

In cui, con il fogliame che traspira
per gli ostacoli appena sormontati,
sul lastrico sconfìtto
stanchi si affollano i pioppi.

Tu sei tutta come il pensiero che questo Dnepr
nella verde pelle dei fossi e dei viottoli
sia solo un libro di reclami del fondo
per le nostre annotazioni giornaliere.

La tua presenza è come un invito
a sedervisi accanto nel meriggio
e, rileggendolo sin dal principio,
registrarvi la tua vicinanza. (1932)

Bibliografia
C. G. De Michelis, Pasternak, Firenze, 1968; G. Spendel, Invito alla lettura di Pasternak, Milano, 1975; G. Anguisola, Jurij e Lara. Lettura de "Il dottor Zivago", Napoli, 1991.

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L’ANEDDOTO PERSONAGGI PADULESI "PASSATO 4"

- E sì, che lo conosci! Pensaci un po’…

Poi fu il silenzio più sepolcrale che abbia udito. Non udivo nemmeno il ronzio del motore.

- Che stai pensando? Domando sprofondato nel torpore del soliloquio creativo. La conosco ormai la tua faccia soddisfatta. Ti conosco? E per quale motivo dovrei?

- Perché mi parli così? Non lo merito. E subito scoppia in un pianto senza ragione.

- Non voglio lacrime, hai capito? Se proprio lo vuoi, fammi scendere e piangi quanto ti pare. Ma guarda un po’ se alla mia età devo essere ancora preso in giro.

L’auto si ferma di colpo e una voce che non conosco: stridula, aspra, senza espressione mi invita a scendere. Dov’era finita quella voce calda e sensuale che sapeva sussurrare parole d’amore come se suonasse un oboe?
- Vai, vai; grande uomo! Quando ti ricorderai di me chiamami. E partì a razzo, lasciandomi sul bordo della strada come un palo telegrafico.

Il sole era ancora alto nel cielo e il caldo insopportabile. Cammino sul bordo della strada, con paso deciso. Improvvisamente inizio a cantare una vecchia canzone che mi piace tanto. Una canzone d’amore e mi trovò a sorridere tra me e me. La cantava Lei quella canzone, quando giocavamo a nascondino! Ricordo che la cantava anche quando eravamo andati a ballare. Mi è affiorato alla memoria quella volta che, per circa una settimana non ci eravamo visti, perché Lei non voleva ed era andata a ballare con amici, e non sapeva ballare, ma era andata per non pensare. Se ne sarebbe stata in un angolo a guardare gli altri e a bere uno scotch.

Dio! Dio! Dio! Come ho potuto non riconoscerla? Lo sapevo, l’ho sempre saputo che un giorno l’avrei rincontrata… Ora si che potevo vivere più tranquillo, sapevo che mi amava ancora, che mi aveva sempre amato come io Lei.

Oh, Signora Poesia, perdonami se non ti ho riconosciuto subito.

***

LA POESIA DEL GIORNO

NELL'ORA DEL TRAMONTO

Come nuvola adagiata nell'aria
giaccio sulla morbida rena.
Lingue di fuoco arrossano il cielo
nell'incresparsi delle onde aspetto.

Come nuvola adagiata nell'aria
giaccio sulla tiepida sabbia.
Già stanco il pescatore si prepara
al travaglio notturno, con lui
aspetto che s'affacci la luna.

Reno Bromuro (da "Il canto dell’Usignuolo" Gabrielli Editore–Roma 1971)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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