24 febbraio 1945
Eugenio Curiel
è ucciso dai fascisti a Milano
Eugenio Curiel, l'organizzatore del Fronte della gioventù, una formazione partigiana giovanile vicina al Partito Comunista Italiano, è ucciso dai fascisti a Milano.
Curiel era uno scienziato nato a Trieste nel 1912 Morto, ucciso, appunto, il 24 febbraio 1945 a Milano. Laureato in fisica a Padova nel 1933, fu redattore della rivista Il Bò, considerata un centro di "opposizione legale" al fascismo. Nel 1936 aderì al Partito comunista e nel 1939 fu condannato al confino. Partecipò alla Resistenza e stampò alla macchia L'Unità e La nostra battaglia. Fu ucciso dai fascisti due mesi prima della Liberazione. Suoi scritti, spesso firmati con gli pseudonimi Giorgio Intelvi e Nordio, sono stati raccolti coi titoli Classi e generazioni nel secondo Risorgimento usciti nel 1955; e Dall'antifascismo alla democrazia progressiva nel 1970.
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RICORDIAMOLIWINSTON LEONARD SPENCER CHURCHILL
Churchill, Winston Leonard Spencer nacque a Blenheim Palace, Woodstock, nel 1874 morì a Londra nel 1965. Figlio di lord Randolph Churchill e dell'americana Jessie Jerome, fu una delle personalità politiche più rilevanti e poliedriche del '900: ufficiale combattente, stratega, giornalista, scrittore e storico di rara efficacia, oratore abilissimo, quotato pittore dilettante, statista.
Combatté in India e in Sudan come ufficiale di
cavalleria nel 1897/98. Lasciato l'esercito fu
corrispondente di guerra in Sudafrica, dove,
catturato dai boeri, compì una fuga romanzesca.
Eletto deputato conservatore nel 1900, sostenne il
liberoscambismo e per questo nel 1904 passò ai
liberali, entrando in vari governi come ministro
del commercio e dell'interno (1910-11).
Dall'ottobre
1911 fu primo lord dell'ammiragliato: convinto
dell'inevitabilità della guerra con la Germania,
modernizzò la marina, s’interessò all'aviazione e
promosse la costruzione del primo carro armato.
Nel corso della Prima guerra Mondiale, per
superare l'impasse della logorante guerra di
posizione sul fronte occidentale, promosse nel
marzo 1915 la spedizione contro l'Impero ottomano
negli stretti dei Dardanelli, il cui fallimento
provocò il suo allontanamento dal governo. Il suo
amico David Lloyd George, divenuto primo
ministro, lo nominò nel giugno 1917 ministro delle
munizioni. Ministro della guerra e dell'aviazione,
fu deciso sostenitore dell'intervento armato
contro la Russia bolscevica in favore degli
eserciti controrivoluzionari. Entrato per questo
in urto con Lloyd George, dovette accettare
il ministero delle colonie, negoziando
l'indipendenza dell'Irlanda. Nel 1922 abbandonò il
Partito Liberale, che accusava di filosocialismo,
e ritornò ai conservatori.
Nell'ottobre 1924 fu rieletto deputato conservatore e divenne cancelliere dello scacchiere. Promosse il ritorno della sterlina alla parità aurea, introdusse pensioni per le vedove e gli orfani e fronteggiò con energia lo sciopero generale del 1926. Visitando Roma espresse ammirazione per Mussolini e il fascismo. Con la sconfitta dei conservatori nel 1929, Churchill rimase fuori del governo per 10 anni e nel 1931 si dimise anche dal governo-ombra, perché critico delle concessioni ai nazionalisti indiani. Furono gli "anni del deserto",in cui fu un politico isolato e considerato finito: sospetto ai Laburisti, per il suo antisocialismo, sostenitore del re Edoardo VIII contro l'establishment che n’ottenne l'abdicazione, soprattutto oppositore dichiarato della politica di appeasement verso il nazismo praticata dai conservatori definì la Conferenza di Monaco del 1938 "una sconfitta senza una guerra".
Allo scoppio della Seconda Guerra
Mondiale fu subito nominato primo lord
dell'ammiragliato e il 10 maggio 1940 il
parlamento ricorse a lui come leader capace di
trovare le risorse per difendere la nazione. Primo
ministro e ministro della difesa nel governo di
coalizione, a maggioranza conservatrice, con
liberali e laburisti, Churchill promise
alla nazione "sudore, lacrime e sangue" e
dichiarò "Non ci arrenderemo mai". La sua
oratoria e la sua figura furono elementi
importanti nel rafforzare la resistenza del popolo
britannico nelle ore più difficili. La sua
determinazione a sconfiggere Hitler a
qualunque costo gli fece superare il suo acceso
anticomunismo e lo indusse a promuovere aiuti
all'URSS. Fondamentale fu il rapporto personale
che stabilì con il presidente Franklin Delano
Roosevelt, dal quale ottenne il massimo
appoggio ancor prima dell'entrata in guerra degli
USA: navi e aiuti di ogni genere, nel marzo 1941,
in base alla Legge Affitti e Prestiti,
impegno a collaborare alla sconfitta della
Germania con la Carta Atlantica nell’agosto 1941.
Churchill partecipò a vari incontri con
Roosevelt, Stalin e con entrambi, concluse le
Conferenze di Teheran, Jalta e Potsdam.
Preoccupato
che l'URSS estendesse il suo dominio su tutta
l'Europa orientale, da un lato cercò di
raggiungere un preciso accordo con Stalin
sulle zone di influenza, dall'altro di indurre
Roosevelt a una maggiore fermezza nei rapporti
con i sovietici e nel difendere la democrazia in
Polonia e negli altri Stati
raggiunti dalle armate sovietiche. Fallì però
sostanzialmente entrambi gli obiettivi.
Nelle elezioni del luglio 1945 l'elettorato britannico, pur osannando Churchill come artefice della vittoria, privilegiò i problemi sociali interni dando la vittoria ai laburisti. Churchill rimase leader dell'opposizione. Nel marzo 1946 pronunciò a Fulton il famoso discorso in cui denunciò l'esistenza di una "cortina di ferro" che divideva l'Europa; negli stessi anni si batté per l'unità europea, anche se il suo europeismo fu sempre subordinato al rapporto privilegiato con gli USA e affiancato ai legami imperiali. Nell'ottobre 1951 fu di nuovo primo ministro e la sua presenza mascherò in parte la decadenza della Gran Bretagna come grande potenza. Dopo la morte di Stalin nel marzo 1953, sostenne la necessità di un incontro al vertice con i nuovi dirigenti sovietici. In politica interna non intaccò il Welfare State creato dai laburisti. Non senza riluttanza, a più di 80 anni, nell'aprile 1955 lasciò la guida del partito e del governo ad Anthony Eden. Per la sua intensa attività di storico ricevette nel 1953 il premio Nobel per la letteratura.
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IL FATTO
IL PESSIMISMO LEOPARDIANO
Alla letteratura dell’Ottocento introducono due
movimenti del gusto letterario ed estetico: il
Preromanticismo e il Neoclassicismo. Il primo fu
determinato dall’influsso esercitato sulla poesia
italiana da alcuni poeti inglesi che diffusero in
Italia la moda della poesia notturna e
sentimentale. Il Neoclassicismo investì invece
tutti gli aspetti del gusto: il maggiore esempio
di questa letteratura è l’eclettica ma non
commossa opera di Vincenzo Monti (l’ho
accennato tre giorni or sono) cui pure si deve la
famosa traduzione italiana dell’Iliade. Il
risveglio politico che seguì anche in Italia alla
Rivoluzione francese ha la sua espressione più
compiuta nel Saggio storico sulla
rivoluzione napoletana del 1799 di Vincenzo
Cuoco, con il quale la storiografia italiana
esce dalle convenzioni della tradizione
umanistica.
Divisa tra espressioni diverse di gusto neoclassico e romantico, tra un’adesione intellettuale alla filosofia sensistica dell’Illuminismo e un’insofferenza di quei limiti è l’opera di Ugo Foscolo. La sua fama si affermò con un romanzo epistolare di base autobiografica, Le ultime lettere di Jacopo Ortis. I motivi di un’ideale e nostalgica contemplazione della bellezza, di un’ansia determinata dal contrasto tra ragione e sentimento, testimoniati dall’Ortis, tornano nella raccolta dei 12 sonetti pubblicati tra il 1802 e il 1803. Nel 1806 Foscolo compose i Sepolcri, che rappresentano il maggiore sforzo del poeta nel segno di una evasione dai limiti del sensismo.
Alla stessa posizione di crisi che fu di
Foscolo partecipa, con maggiore
approfondimento ideologico, Giacomo Leopardi.
Genio precocissimo, nel 1813 aveva già composto
una Storia dell’astronomia e nel 1815 il Saggio
sopra gli errori popolari degli antichi. Oltre ai
Canti, e alle Operette morali, lasciava,
pubblicati postumi, lo Zibaldone, i Pensieri e il
ricco Epistolario. Alle soglie dei Canti sono le
due canzoni patriottiche All’Italia e Sopra il
monumento di Dante, in cui il motivo
dell’infelicità dell’Italia acquista una risonanza
dolorosa ed eroica già tutta leopardiana. Ma
l’ispirazione civile è poi assimilata in una
problematica più ampia che si precisa in due
direzioni: quella delle "canzoni
filosofiche" Bruto minore,
Ultimo canto di Saffo, e quella degli idilli:
per particolare carica insieme evocativa e
speculativa su tutti gli altri idilli si innalzano
notevolmente L’infinito e Alla luna.
I termini del pensiero leopardiano vengono
precisandosi ulteriormente col passaggio
definitivo dal "pessimismo storico",
che fa risalire l’infelicità umana al
conflitto rousseauiano tra natura e ragione,
a un integrale "pessimismo cosmico"
dove l’infelicità dell’uomo è vista ormai come un
dato insopprimibile della natura stessa: questa
posizione è elaborata nelle note dello Zibaldone e
nelle Operette morali. Tale patrimonio di
persuasioni tristi e incrollabili condiziona il
carattere delle liriche pisano-recanatesi del
1828-1830: Il risorgimento, A Silvia, Le
ricordanze, La quiete dopo la tempesta, Il sabato
del villaggio, Canto notturno di un pastore
errante dell’Asia, Il passero solitario,
evocative del tempo favoloso della giovinezza e
delle prime speranze.
Con la partenza definitiva di Leopardi da
Recanati, sua città natale, si chiude
l’esperienza idillica. Gli anni successivi,
caratterizzati da rapporti umani più intensi,
vedono la nascita di una serie di liriche in cui
la disposizione elegiaco-evocativa dei canti
precedenti cede ad un atteggiamento più energico
ed agonistico, con il quale la concezione
pessimistica del poeta tende ad affermarsi come
valore etico contro la meschinità e le fatue
illusioni dei contemporanei. Ma all’interno di
questo atteggiamento anti-idillico occorre
comunque distinguere fra l’agonismo aristocratico
dei canti per Aspasia, Il pensiero
dominante, Amore e morte, Aspasia e
l’ispirazione gnomica e corale degli ultimi canti
napoletani, che trova la sua espressione più alta
nella vasta sinfonia della Ginestra, dove
l’agonismo è trasferito dal piano individuale a
quello sociale, come necessità per tutti gli
uomini di accettare senza infingimenti la realtà
della loro sorte.
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LA POESIA DEL GIORNO
CHE COSA RIMANE
Che rimane a chi tutto ha perduto?
il battito del cuore!
Aveva fabbricato un castello:
macerie.
Resurrezione!
Un labile soffio di vento
dolore senza lamento.
Braccia protese nel vuoto
raccolgono... deserto.
Il cuore batte ancora.
Piccola barca in burrascoso mare
mia vita s'affianca.
Perché non mi schianta su scogli
senza pietà?
Pietà non avesti alla mia fame
non ti curasti del pianto.
Corpi spogliati da pioggia
senza tetto, marciapiedi suo letto.
Per cuscino gradino
per muovere i denti
pensiero, questo vi ho dato
questo mi è dato da sempre.
Non parla l'umana giustizia
al povero cuore che sanguina
il mio, ch'è fatto a spicchi
per voi.
Reno Bromuro da «Il vestito più bello».
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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno
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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato
Reno Bromuro |

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