24 dicembre 1801
Le luminarie di Lebon

Il 24 dicembre 1801, al calar della notte, la folla parigina si accalcava nell'hotel di Seignelay, dove, quella vigilia di Natale, si svolgeva uno spettacolo del tutto eccezionale. Fin dall'arrivo, il pubblico aveva avuto il suo primo choc: la facciata dell'albergo era completamente illuminata, come se le pietre e il tetto fossero percorsi da fiammelle incandescenti. Colto dalla curiosità, il pubblico accorse alla cassa: il biglietto d'ingresso costava 5 franchi. Varcata la soglia, lo spettacolo era davvero fantastico: tutte le stanze, i saloni, i corridoi erano inondati di luce.

Sbalordito, entusiasta, il pubblico si abbandonò ad una gioia infantile e si mise a percorrere l'albergo in lungo e in largo. I più esperti erano disorientati: cercavano le lampade ad olio, le torce, le candele che servivano abitualmente all’illuminazione... Niente di tutto questo!... Solamente dei tubi che scorrevano lungo i muri dipartendosi da un'enorme stufa.

Eppure non vi era nulla di miracoloso in questo spettacolo: l'ingegnere chimico Lebon aveva scoperto che i gas provenienti dalla combustione della legna potevano emanare calore e luce. Egli mise a punto una caldaia, chiamata "termo-lampada", che tratteneva i gas della combustione. I gas erano depurati mediante lavaggi in acqua fredda e liberati al momento opportuno mediante una valvola.

Per attirare l'attenzione sulla propria invenzione, che egli riteneva della massima importanza, Lebon aveva affittato l'hotel de Seignelay e offerto le luminarie ai parigini.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1777: Impresa del sottomarino Turile (Tartaruga) di Bushnell, che riesce a far esplodere la nave ammiraglia inglese Maidsone.
1935: Il musicista Alban Berg si spegne a Vienna.

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RICORDIAMOLI

GIULIO VERNE

Giulio Verne nacque a Nantes nel 1828 si spense a Amiens nel 1905. Iniziò la sua attività a Parigi con alcuni libretti di opera comique, ma senza quel successo che accompagnò invece la successiva produzione di romanzi d'avventure e fantascientifici.

Il clima dell'epoca, positivista e ottimista sulle possibilità del progresso, e il genio erudito e ingenuo dell'autore, inesauribile nell'invenzione, spiegano il fascino esercitato dalla sua opera non solo sugli adolescenti cui sembrava destinata, ma anche sugli artisti moderni dediti all'esplorazione dell'immaginario.

Cominciò con "Cinque settimane in pallone" apparso dapprima sul Magasin d'éducation et de récréation dell'editore Hetzel, poi in volume nel 1863. Proseguì con la serie dei Viaggi straordinari, che comprende Viaggio al centro della Terra, Dalla terra alla Luna, I figli del capitano Grant, Ventimila leghe sotto i mari, Il giro del mondo in ottanta giorni, L'isola misteriosa, La straordinaria avventura della missione Barsac, ecc.

Dei molti altri che produsse si ricordano Michele Strogoff, I cinquecento milioni della Begum), Le tribolazioni di un cinese in Cina), Kéraban l'ostinato. La sua filosofia si rivela nell'opera che, per essere tanto vasta e brulicante di idee, finisce per costituire un sistema di simboli attraverso i quali si delinea l'avventura umana.

Bibliografia F. Pollini, L. Righetti (a cura di), Viaggi straordinari attorno a Jules Verne, Milano, 1991.

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IL FATTO

Pianto della Madonna

Il Pianto della Madonna, noto anche come Donna di Paradiso, costruito su uno schema metrico di ballata in settenari, viene considerata il capolavoro di Jacopone da Todi, e costituisce il primo e insuperato esempio a noi pervenuto di lauda sacra dialogata. È dall’elaborazione e dall'arricchimento scenico di questo tipo di lauda, sviluppatasi soprattutto in Umbria nel corso del 1200, che nasceranno le sacre rappresentazioni.

Jacopone descrive, infatti, la passione di Cristo costruendo una sorta di rappresentazione drammatica e di sceneggiatura, in cui le voci singole si alternano a quelle corali. Ne sono protagonisti il Nunzio, che espone e commenta i momenti cruciali della crocifissione, il Cristo che consola la madre e le affida l’apostolo Giovanni come figlio novello, il popolo, che in coro invoca la condanna, e Maria, che, per la prima volta in un testo volgare, assume un ruolo centrale. La lauda si concentra sulla figura della Madonna, lasciando emergere la sua pena e speranza di madre, e rappresentandone tragicamente il dolore, che culmina nel pathos delle ultime invocazioni al figlio "figlio bianco e vermiglio, figlio bianco e biondo, figlio dolze e placente, figlio della dolente, figlio hatte la gente mala mente trattato...", e nella disperazione finale "...che moga figlio e mate d’una morte afferrate, trovarse abraccecate mate e figlio impiccato".

Nel Pianto della Madonna Jacopone abbandona la violenza della polemica per lasciare spazio a una più umana concezione del sentimento religioso. Il pianto e il lamento della madre, la descrizione delle sofferenze fisiche della crocifissione, la forte espressività del linguaggio, la teatralità della rappresentazione, sono elementi che concorrono a provocare un’identificazione tra le sofferenze del Cristo e quelle umane, avvicinando l’uomo alla divinità.

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UN LIBRO SOTTO L’ALBERO

- Ciao, grande filosofo; visto che per due giorni sono stato fuori combattimento a causa del diabete, per caso mi avresti fatto il favore che ti chiesto?

- Di che cosa si tratta? Mica mi ricordo!

- Di mangiare te lo ricordi, vero? Ti avevo pregato se, per piacere, mi mettevi in ordine gli appunti che avevo scritto sul libro di Marco Angelotti "Il tempo e la sabbia", in modo che avremmo potuto consigliarlo agli amici che ci seguono attraverso questo piccolo quotidiano d’informazione¼

- Quel libro della Edizioni Clandestine, con la prefazione di Romano Battaglia? Certo che te li ho sistemati, ma¼

- ¼ ma che?

- ¼ mi sono scordato i fogli a casa¼

- E valli a prendere, disgraziato che non sei altro. Per amor di Dio, anche se sto morendo non ti chiedo più niente. Mi dovessero tagliare la lingua. Fortuna che lo avevo letto. Mi dispiace perché avevo scritto degli appunti veramente significativi, e il probabile lettore si sentiva orgoglioso di incartarlo, metterlo sotto l’albero per la gioia sua e del suo amico.

Afferma Battaglia che "Il tempo e la sabbia" lascia in chi lo legge la magia inquietante di verità sepolte dagli anni che una tempesta di vento, forte come una passione d’amore, fa affiorare dalla solitudine del deserto."

A me ha dato la certezza di leggere una storia scritta appositamente per il cinema, già nel primo paragrafo si accavallano campi lunghi, campi medi, campi americani e il primissimo piano di Valentine nello spiraglio di luce che penetra dalla porta semiaperta.

Quindi, nel leggerlo mi è sembrato di essere seduto in una sala cinematografica quasi vuota, dove avevo per compagno solo il ronzio del proiettore.

Questo romanzo (nell’insieme caotico e¼ affascinante a volte, di questo mondo internetiano che ci perseguita quasi sempre con novità, che poi non sono tali, la maggior parte sono storie messe su estrapolando brani a destra e a manca), resta tra le cose più valide di quest’ultimo periodo, tra le più significative. E giustamente, in esso si ritrovano i motivi più veri della sua ispirazione in una felice varietà fantastica e insieme in sapiente equilibrio e durata di tono. Un libro, fortemente vero nella memoria rievocatrice, lo sfondo è più affascinante del film "Casablanca" perché riunisce un buono idillio tra lo scrittore Marco Angelotti l'esteta gelido, e la vivace garanzia di una vita diversa, dolce, concreta e sana.

E nel ricordare le vicende ritorna alla memoria il gioco sentimentale sospeso sempre tra ironia e sincerità, la stanchezza, il gusto del gesto patetico fermato nella dolcezza, il desiderio di rifugio e di fuga insieme, il presagio incombente, sempre accettato e sempre eluso, della morte. E, ancora una volta, la dolente e ironica confessione di sé, che sa apparire "un buono sentimentale giovane romantico", e della sua storia: confessione che arriva questa volta fino al grido di protesta.

Si tratta di una protesta che non va presa alla lettera, ma intesa piuttosto come rifiuto di una concezione di vita tutta tesa a sublimazioni disumane ed estetizzanti, che meglio si chiarisce nella sua intenzione.

Come abbiamo visto, l'attività di Marco Angelotti si svolge in un momento particolarmente tormentato della nostra storia, in cui cinquantacinquemilioni di persone italiane scrivono di tutto e miliardi di siti fanno a gara per pubblicare, ciò che capita, solo per avere visitatori, per sperare in qualche pubblicità che non arriva mai. Sono gli anni in cui si lotta affinché prevalga la ragione per scongiurare una guerra, che potrebbe anche essere l’ultima.

Anche se si affacciano questi nuovi e più inquietanti problemi all'animo dell'uomo moderno in una continua oscillazione di scetticismo e di speranza; noi optiamo per la seconda, regalando se non per Natale, almeno per la Befana questo bellissimo libro di Marco Angelotti, un giovane nato a Massa nel 1960, "Il tempo e la sabbia" Edizione Clandestine pag. 80 _ 7,00.

Se non lo trovate in libreria ordinatelo a iinfo@edizioniclandestine.com oppure a:

Marco Angelotti capitano@rottanordovest.com - vi sarà inviato senza aggravio di altre spese. Vi auguro buona lettura e dopo che avete letto fatemi sapere il vostro parere mi farete il regalo di Natale.

- Che corsa, ahò! Eccoti i fogli¼

- Frattò ti devi cambiare il cervello, ti pare che aspettavo due ore? La recensione l’ho scritta, ti ringrazio.

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LA POESIA DEL GIORNO

FANCIULLO SOGNAI
Fanciullo sognai di te, amico
insperato e mi fosti specchio.
Come l'allodola dall'alba fui attratto
alla Musa, che fu condiscendente con me.
Avevo vent'anni allora.
Volli mostrare a te,
specchio di vita pura,
il mio canto e tremai.
Il tuo sorriso luminoso
spazzò la mia paura.
La tua bontà m'aprì il varco
nel fitto selvame dell'Averno.
Seguo la via che tu, amico insperato,
segnasti per me e sento che mi porta
oltre l'Averno.
Non lasciare la mia mano,
quel sole si è offuscato,
quel varco si chiude, piovono
dal cielo lacrime senza sale.

Reno Bromuro

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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