24 agosto 1572

La notte di San Bartolomeo

II cardinale di Borbone aveva celebrato in gran pompa, alla presenza di tutta la corte, il matrimonio di Enrico di Navarra con Margherita, sorella di Carlo IX, rè di Francia. Ma il giovane sposo, che era ugonotto, s'era rifiutato di seguire la messa, e questo aveva irritato i cattolici. Ciò che li irritava maggiormente era la presenza a Parigi di un gran numero di protestanti venuti ad assistere al matrimonio: parlavano ad alta voce e proclamavano con fierezza la loro fede. Approfittando del clima venuto a crearsi, il duca di Guisa, capo dei cattolici, e la regina madre, Caterina de' Medici, decisero di colpire a morte gli ugonotti: sarebbero stati massacrati domenica 24 agosto 1572, giorno di San Bartolomeo. Già la sera del 23, Guisa aveva dato l'ordine di armare 2000 borghesi che dovevano portare come segno distintivo una manica di camicia sul braccio sinistro e una croce bianca sul cappello. Mancava solo il consenso del re. A mezzanotte la regina madre e Guisa si recarono nella sua camera per strappargli il consenso... Egli cedette, a un solo patto: che Condé e Enrico di Navarra fossero risparmiati. Alle 1 e 30 del mattino la campana del Louvre suonò. Era il segnale del massacro che stava per iniziare e che sarebbe stato atroce. All'alba Condé e Enrico di Navarra furono chiamati dalla regina madre. Carlo IX era presente. Il re ordinò loro di abiurare la loro fede, poi li condusse alla finestra perché assistessero all'esecuzione dei gentiluomini del loro seguito. Il massacro si protrasse per tre giorni. All'alba del quarto a Parigi c'erano ben 10000 cadaveri. I protestanti francesi erano decimati.

E’ SUCCESSO QUEL GORNO:
79
: L'eruzione del Vesuvio distrugge Pompei ed Ercolano.
1944:
  I primi carri armati della Divisione Ledere arrivano a Parigi.

RICORDIAMOLI
POMPEI
Pompei
è una cittadina vicino Napoli, che ospita il Santuario della Madonna del Rosario. I primi abitanti della città pare siano stati di stirpe osca (popolazione italica sorta dalla fusione, nel secolo quinto avanti Cristo, di Sanniti e Opici); a essi si aggiunsero in seguito gruppi etruschi, penetrati in questa zona dell'Italia meridionale, ed elementi greci, che vi fondarono fiorenti colonie.

Nel secolo quinto avanti Cristo la Campania fu investita da attacchi delle bellicose popolazioni sannitiche, che scendevano dalle montagne senza incontrare resistenza tenace in questi centri prosperi, ma pacifici. Anche Pompei si aprì all'infiltrazione sannitica e fece parte da allora della confederazione dei Nucerini, che faceva capo a Nuceria Alfaterna e che comprendeva varie città, tra cui Ercolano e Sorrento. L'egemonia sannitica durò a Pompei fino al 310 avanti. Cristo, quando, durante le guerre contro i Lucani, i Romani la assalirono facendola entrare nella loro alleanza. Pompei rimase fedele a Roma anche durante la II guerra punica, ma si unì alla confederazione italica che insorse nel 91 avanti Cristo per ottenere la cittadinanza romana. Assediata da Silla, dovette capitolare e accogliere, nell’ottanta avanti Cristo, una colonia di veterani romani. Da questo momento la città, che aveva un'impronta decisamente sannitica con lingua osca, cambiò totalmente fisionomia. Ebbe le magistrature proprie delle colonie e la lingua latina finì col prevalere. Le tradizioni locali però rimasero: le iscrizioni indicano una convivenza dei due gruppi. Gli avanzi di edifici pubblici e case, che si fanno risalire ai decenni precedenti l'eruzione vulcanica del 79 dopo  Cristo, che la distrusse completamente, documentano una prosperità commerciale e industriale notevole.

La città, rimasta sepolta sotto uno strato di lapilli, ha un valore esemplare per le sue eccezionali condizioni di conservazione e per la ricchezza di documentazione che offre sulla vita e sulla civiltà artistica di una città romana: impianto urbanistico, strade, abitazioni private, edifici pubblici, ville, pitture parietali, arredi, ecc. Gli scavi di Pompei cominciarono nel 1748 sotto Carlo III di Borbone e proseguirono in seguito quasi senza interruzioni. Nella prima metà dell'Ottocento si rimisero in luce i principali edifici pubblici e le mura. Dal 1860, sotto la guida di Fiorelli, si è iniziata l'esplorazione sistematica della città, curando anche il restauro degli edifici. Particolare impulso hanno avuto gli scavi dopo il 1924, per opera di Maiuri, con gli scavi lungo via dell'Abbondanza e la scoperta della Casa del Menandro, della Villa dei Misteri, della necropoli fuori Porta Nocera. Il nucleo più antico di Pompei corrisponde all'area attorno al foro, nel settore occidentale, caratterizzata da un impianto stradale a scacchiera piuttosto irregolare. In un periodo successivo, forse nel secolo quinto avanti  Cristo, la città fu ampliata, chiusa da una cerchia di mura e divisa in tre parti da due grandi strade E-W, le attuali via di Nola e via dell'Abbondanza; all'interno di questi settori gli incroci ortogonali delle strade delimitavano isolati lunghi e stretti con il lato corto di 33-35 m. Questo impianto di tipo greco si mantenne sostanzialmente inalterato nelle successive fasi sannitica e romana. La piazza del Foro, lunga e stretta, lastricata e porticata, è circondata dai più importanti edifici pubblici e sacri: la curia, la basilica, il comizio, il macellum, il tempio di Giove, il tempio di Apollo, il santuario dei Lari, il cosiddetto edificio di Eumachia, sede della corporazione dei fabbricanti di stoffe. Un altro gruppo di edifici pubblici, sul bordo meridionale della città, comprende la piazza del Foro triangolare, circondata da portici, con al centro un tempio dorico arcaico. Accanto al Foro triangolare è il complesso dei teatri, quello grande, preceduto da un quadriportico, e quello piccolo, coperto, per le audizioni musicali. Dietro i teatri erano i santuari di Giove Meilichio e di Iside, quest'ultimo con il tempio ottimamente conservato. All'estremità sud-orientale della città sorge l'anfiteatro, il più antico di quelli giunti fino a noi, sembra sia dell’Ottanta avanti Cristo, privo di sotterranei, con le scale di accesso collocate all'esterno. Completano gli edifici pubblici i tre complessi termali: le terme di Stabia e le terme del Foro, risalenti ai secoli Secondo e Primo avanti Cristo, a cui in età imperiale si aggiunsero le cosiddette terme centrali.

La sua distanza da Napoli è di 25 km a Sud Est del capoluogo, a 14 m s. m. nella Pianura Circumvesuviana, alla destra del basso corso del fiume Sarno; l'abitato si sviluppò a partire dal sec. XIX dopo i lavori di bonifica realizzati nella piana del basso Sarno e la costruzione, nel 1883, del celebre santuario della Madonna del Rosario.

Bibliografia
V. Spinazzola, Pompei alla luce degli scavi nuovi di Via dell'Abbondanza, Roma, 1953; A. Maiuri, Pompei, Roma, 1958; idem, La villa dei Misteri, Roma, 1960; idem, Pompei, Ercolano e Stabia, le città sepolte dal Vesuvio, Novara, 1961; M. Brion, Pompei ed Ercolano, Novara, 1962; L. Capaldo, A. Ciarallo, Orti e giardini di Pompei, Napoli, 1992

L’ANEDDOTO
PERSONAGGI PADULESI «ROCCO T.»
Scusate se nel racconto non seguo un filo logico, come con le tavole che ricordano i fatti del giorno, ma narro come mi vengono alla mente.
Rocco, andato in pensione dopo una trentina di anni di servizio come Vigile Urbano a Paduli, venne a Roma a far visita a suo figlio iscritto all’università, che lo vedeva raramente. Il figlio mi venne a trovare, allora abitavo a Monteverde, e mi chiese, visto che conoscevo la città più di lui di far vedere qualcosa di bello al padre prima che ritornasse a Paduli. Feci il Cicerone per quattro giorni, il primo lo portai a Villa Panphili, che, essendo in allestimento, disse poco o niente al curioso Rocco, che ad ogni delusione rimpiangeva Paduli e fremeva di volerci ritornare subito. Le delusioni si susseguirono a Villa Sciarra, a Villa Celimontana. Villa Borghese e il Pincio me lo ero riservato per l’ultimo giorno. Giungemmo a Villa Borghese alle sette del mattino e, naturalmente era ancora semideserta; Rocco pallido di rabbia non voleva accettare che l’ora era ancora piccola perché ci fossero altre persone. Lo convinsi di venire al laghetto, dove si divertì a dare da mangiare ai volatili acquatici; poi gli feci vedere l’orologio ad acqua ed infine le statue. Appena Rocco vide la statua di Giunone, si mise accovacciato per terra e cominciò a scompigliarsi i capelli, inveendo contro la moglie, che non aveva voluto accompagnarlo, e gridò:
«’Ndina che te si perso!»
Il grido blocco i radi passanti e fece correre i bambini impauriti nelle braccia delle mamme. Accorsero anche dei Vigili e la Polizia e ci vollero due tre ore buone per spiegare che il grido aveva radici affettive e non di minacce a chicchessia.

LA POESIA DEL GIORNO 

TI VEDO PROIETTATA

Ti vedo proiettata nel cielo nero,
senza stelle da un faro usato da Spielberg
in «Incontri ravvicinati del terzo tipo» che
lavi tua madre, curi il suo corpo
con amore senza pari, come lei non fece
per far vedere al mondo intero
l’affetto che lega nel tempo, all’infinito
il cordone ombelicale eppure hai figli.

Non so qual miracolo ‘stanotte mostra
al mondo intero questo amore grande
che lega in eterno un figlio alla madre,
anche se mammina per avere un uomo
dimenticò in un orfanotrofio due angeli
che ogni sera stringevano il cuscino
credendo d’abbracciare la mammina
e s’addormentano sognando un sole caldo:
l’abbraccio vero della madre che forse
relegata nei sogni ad occhi aperti
non ricordava le figlie che affogavano
nel gioco fatto di bambole di stracci
diventando mamme e aspettando…

L’attesa si è conclusa nella vasca da bagno
dove una donna viene accudita con amore
lo stesso che a sua figlia fu rubato
la fanciullezza che le fu negata
l’adolescenza che non visse mai.

Reno Bromuro (DA Musica bruciata)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore che posso e l’augurio che domani il sole sia sempre più caldo e sincero come il tuo cuore desidera, Reno
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Reno Bromuro
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