23 maggio 1992
La strage di Capaci

Giovanni Falcone, direttore degli affari penali del ministero di grazia e giustizia, la moglie Francesca Morbillo. Giovanni e Francesca si erano conosciuti negli anni dei veleni provocando i rimproveri dell'allora presidente della Corte d'appello. Giovanni FalconeI weekend sulla macchina corazzata e in barca Anche lei era un magistrato, come il marito, come il padre Guido e il fratello Alfredo Una vita tra orari, sirene, cautela, con i ragazzi della scorta, gli stessi uccisi quel sabato: gli agenti di scorta Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito Schifano sono uccisi presso Capaci, sull'autostrada Palermo-Punta Raisi, in un agguato mafioso.

Di Falcone vi ho parlato spesso, oggi voglio ricordare gli agenti di scorta:Antonio, Vito, e Rocco la cui rivolta è rimasta con loro; il loro grido: "Ci mandano al macello" è rimasto strozzato in gola, mentre esalavano l’ultimo respiro e nei loro occhi colmi di meraviglia e di spavento.

A Roma tra gli agenti di polizia c’è rabbia, la stessa dei sindacalisti che dicono: "ora basta, non potete farci massacrare così" e c’è rabbia e disperazione a Palermo. Dove pochi minuti dopo l’agguato i poliziotti si muovono sgomenti tra le macerie. "Bastardi, macellai", grida uno "Macellai, li hanno massacrati…" urla un altro. Un loro collega se ne sta in disparte piange.

Ha conosciuto gli uomini della scorta uccisi: "Si chiamavano Antonio Montanaro, Vito Schifani e Rocco Di Cillo". Viaggiavano sull’auto che precedeva quella del giudice. Una Fiat Croma blindata di colore marrone. E’ saltata in aria, schizzata via, è finita duecento metri più in là. Vito Schifani aveva 27 anni, era nato ad Ostini, in provincia di Brindisi. Lascia la moglie Rosalia, 24 anni, e un bambino di quattro mesi. Antonio Montanaro, 30 anni, era originario di Calmiera, in provincia di Lecce. Rocco Di Cillo, anch’egli 30 anni, era nato a Triggiano, un paese in provincia di Bari.Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo

I suoi familiari hanno saputo che era morto dal questore del capoluogo pugliese Nicola Giulitto. "Macellai, macellai" gridano i loro colleghi a Palermo e a Roma. Intanto cresce, con la rabbia, la voglia di farsi sentire. Il SAP invia un comunicato ai giornali. "Ora basta" vi si legge, "non è più possibile tollerare il quotidiano smacco dello Stato. Con la morte di Falcone e dei nostri colleghi abbiamo avuto l’ennesima prova che chi si espone al rischio contro la criminalità organizzata viene sistematicamente eliminato".

Il Lisipo, altro sindacato di Polizia, chiede il varo di leggi speciali, "ad una situazione eccezionale si deve avere il coraggio di rispondere con leggi eccezionali. Il clamoroso agguato di Palermo, paragonabile ad una vera e propria operazione di guerra, dovrebbe far comprendere ad una certa classe politica che è giunto il momento di gettare l’ipergarantismo alle ortiche e di abolire la legge Gozzini.

Per l’Unione sindacale di polizia questa ennesima strage mafiosa è l’inequivocabile prova della inettitudine di certi politicanti da operetta che pensano soltanto a dividersi le torte e che se ne infischiano di noi e dei magistrati".17,50 del 23 Maggio 1992 - strage di Capaci: sull’autostrada Trapani-Palermo

Falcone aveva detto, in confidenza ad un amico: "Si muore perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore perché spesso non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno.

In Sicilia la Mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere".

Parole e pensieri di Giovanni Falcone, come ho affermato, l’uomo che ha portato una visione nuova della struttura di Cosa Nostra e della composizione della Cupola.

Sono le 17,50 del 23 Maggio 1992 quando si compie la strage di Capaci: sull’autostrada Trapani-Palermo, Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e la sua scorta vengono trucidati dalla detonazione di mille chili di tritolo.

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RICORDIAMOLI

FEDERICO GARCIA LORCA

Federico Garcia Lorca, Poeta e drammaturgo nacque a Fuentevaqueros, Granada, nel 1898, fu fucilato a Viznar, Granada, nel 1936. Figlio di un facoltoso proprietario terriero, seguì studi abbastanza regolari fino alla laurea in legge e studiò anche lettere, senza laurearsi; ma la sua prima, grande passione fu la musica, che studiò per diversi anni, anche sotto la guida del musicista Manuel de Falla, suo amico.

Coltivò inoltre disegno e pittura, ma sempre da autodidatta, anche se giunse a esporre a Barcellona nel 1927. Dal 1919 visse molti anni, sempre ritornando però a Granada durante i mesi estivi, nella Residencia de Estudiantes di Madrid, dove ebbe amici scrittori e artisti coetanei e no:i poeti Guillén, Alberti, Moreno Villa, i critici Bergamín e Bello, il pittore Salvator Dalì, il cineasta Buñuel, ecc.

Con essi celebrò rumorosamente, nel 1927, il centenario del poeta barocco Góngora, esaltato come artista raro e raffinato, maestro della parola, del verso e della metafora: un ideale, quindi, per quei giovani formatisi in clima di avanguardia artistica e di anticonformismo morale, alla politica, allora, nessuno di essi pensava, sebbene fossero tutt'altro che favorevoli alla dittatura di Primo de Rivera. Fino a quel momento Garcia aveva pubblicato ben poco: una raccolta di prose giovanili, Impresiones y paisajes, e un Libro de poemas, passati inavvertiti. Aveva fatto inoltre un primo tentativo teatrale rappresentando "Il maleficio della farfalla", che fu un fiasco completo, e un secondo col dramma storico-romantico Mariana Pineda, che ebbe scarso successo.

Ma andava intanto componendo e recitando agli amici della Residencia, deliziati anche dai suoi concerti di musica popolare e dalle sue straordinarie capacità di attore e mimo, le liriche delle Canciones, del Poema del Cante Jondo e del Romancero gitano: tre opere capitali di cui l'ultima, apparsa nel 1928, diede al poeta, quasi d'improvviso, una fama nazionale. Ma l'animo di Garcia era già travagliato da una profonda crisi.

Il distacco da taluni cari amici, quali Dalì e Buñuel che, avviati ormai decisamente verso il surrealismo, tacciarono di folcloristico il Romancero gitano, parlando addirittura di un presunto "gitanismo" del poeta, e altri e più oscuri motivi sentimentali condussero l'ipersensibile Lorca a una sorta di angustiosa depressione morale donde il tentativo di nuove vie poetiche, odi a Salvator Dalì e al Santissimo Sacramento e teatrali: le brevi farse cinematografiche, come La passeggiata di Buster Keaton. La stessa profonda pena spinse il Poeta a un soggiorno di dieci mesi negli Stati Uniti e predomina nelle opere ivi composte, due delle quali pubblicate postume: le liriche di Poeta en Nueva York, vera "discesa all'inferno" della disperazione e dell'odio, e il dramma o "leggenda del tempo" Así que pasen cinco años.

Tornato in Spagna dopo un breve soggiorno a Cuba,inizia, quasi presago della prossima fine, un'attività intensa di scrittore e uomo di teatro: dirige, dopo l'avvento della Repubblica, per incarico dell'antico maestro e amico de los Rios, divenuto ministro dell'Istruzione, il teatro universitario ambulante La Barraca, sorta di carro di Tespi che doveva diffondere nei villaggi anche più lontani il teatro classico spagnolo; pubblica molte liriche fra cui il Divan de Tamarit e il Llanto por Ignacio Sánchez Mejías (Compianto per Ignacio Sánchez Mejías), meravigliosa elegia in memoria di un amico torero che resta il suo capolavoro poetico assoluto, e compone numerosi drammi.

Intanto i suoi nuovi gusti di avanguardia gli avevano ispirato esperienze teatrali di rottura come la filastrocca erotica Amor de don Perlimplín con Belisa en su jardín, il Retablillo de don Cristóbal, la Escena del Teniente Coronel de la Guardia Civil,forse dovute all'influsso di Valle-Inclán e al surrealismo di Buñuel e Dalì. Il tipico teatro lorchiano è invece preannunciato da La zapatera prodigiosa e trova la misura della sua maturità nei quattro drammi: Nozze di sangue, Yerma, Doña Rosita la Soltera e La casa di Bernarda Alba. Con essi si scosta dai motivi aneddotici o folcloristici, si abbandona alle passioni dominanti, alle violente superstizioni: odio, isolamento della donna, mito dell'onore, vergogna e obbrobrio della sterilità, inferiorità della zitella, con un linguaggio forte, poetico e un taglio teatrale avvincente. Lo scoppio della guerra civile stroncò assurdamente l'esistenza del poeta, fucilato a Viznar, nei pressi della "sua" Granada, il 19 agosto 1936, a soli 38 anni: un barbaro assassinio che nessun pretesto o giustificazione riuscirà mai a scolpare.

Bibliografia

A. Barea, Lorca e il suo popolo, Milano, 1962; V. Bodini, I poeti surrealisti spagnoli, Torino, 1963; R. Alberti, García Lorca, Milano, 1966; J. Gibson, La morte di Federico García Lorca e la repressione di Granada del 1936, Milano, 1973; A. Trudu (a cura di), Federico García Lorca nella musica contemporanea, Milano, 1990

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IL FATTO

Erano circa le sette del mattino del 13 maggio u.s. quando preso da forti dolori post-sternali, riuscii ad inviare un messaggio, che credetti un ultimo saluto, prelevato subito e portato a fare un "Test da sforzo" visto che con la "trinitrina" il dolore non si calmava. Iniziai la prova e mi risvegliai passato mezzogiorno al P. S. del Policlinico Militare di Roma, dove il cardiologo che mi aveva fatto "resuscitare", quando ebbi l’ultimo infarto, impose tassativamente il ricovero per accertamenti, in attesa di fare una "scintitomografia coronaria", fatta il 19 e superata alla grande, incoraggiato dalle vostre parole che mi rafforzarono e non poco. Le altre volte quando ho fatto questo esame clinico ho avuto sempre un poco di paura, alle ore 17 del 19 maggio u.s. mentre ero sulla "cycletta" e pedalavano a 59/60/61 Kmh per una pendenza del 18%, non pensavo a quello che stavo facendo, ma riportavo alla memoria le vostre parole, ricevute tramite MSM: parole d’amore come non avevo mai ricevuto nemmeno dal primo amore. Appena il cardiologo mi riferì festoso: "Ha visto che ce l’abbiamo fatta? La prova è superata brillantemente; la parte di cuore che gli rimane funziona normalmente, pecca un poco nella ripolarizzazione…". Domandai cosa significasse mi rispose laconicamente, che impiegavo molto tempo a riprendere il respiro normale dopo la fatica affrontata, quindi è necessario approfondire altri esami clinici, quali l’ecocardio e l’ecodopler carotide e arti superiori. L’ultimo esame lo sosterrò il 4 giugno e verso il 10 potrò sapere la diagnosi esatta, intanto la terapia necessaria la posso fare benissimo a casa, ed eccomi qui. Finalmente ri-posso stare ancora con voi, discutere di qualche cosa d’importante e preparare l’antologia dei partecipanti al Premio "POETA DELL’ANNO 2003 ARDEN BORGHI SANTUCCI", che l’editore ieri mi ha telefonato, chiedendomi di fare presto altrimenti il libro non potrà uscire per ottobre 2003; perciò vi prego di inviarmi subito la delibera e le note biografiche.

Ora vi dico come vediamo l’antologia, l’editore ed io:

alla fine delle poesie di ogni autore, è inserita una nota biografica e critica, ometteremo il posto occupato in graduatoria perché abbiamo intenzione di inserire una scheda in ogni copia, chiedendo ai lettori di votare per la poesia che più gli è piaciuta ed avremo un altro/a vincitore/ce. Mi suggerite un titolo, che abbia una puntina di contestazione, per l’antologia? Il sottotitolo già esiste. Inoltre vi rivolgo un invito, perché non fate una navigata al sito www.letteratour.it e leggete il romanzo che sto pubblicando a puntate, pregandovi di dirmi il vostro parere sincero.

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LA POESIA DEL GIORNO

IL CANTO DEL POETA

Mia cara, perché dubiti del verbo?
Egli comunica con noi quando vuole
ogni segno che può sembrare
inutile o incredibile è la sua pace
che giunge al cuore che arde d'amore
e chiede tregua al mondo martoriato.
Una farfalla ti ha cantato
sulla mano e l'hai sentita,
l'hai ascoltata
l'hai accompagnata
l'hai sostenuta
l'hai vista avvolta nella luce:
Luce che arde nel cuore e canta l'amore
in ogni cuore che crede o che non crede
importante è sentire questo canto
importante è godere questo canto
importante è vivere questo canto
finché vita ci sarà data
finché ci sarà poeta
che divulghi il suo canto.

Reno Bromuro (da Poesie nuove)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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