23 luglio 1997
Lo stilista Gianni Versace è ucciso

Lo stilista Gianni Versace, 51 anni, è ucciso con due colpi di pistola alla testa davanti al cancello della sua villa, a Miami Beach. Le testimonianze raccolte farebbero pensare che l’assassino è il serial killer Andrew Cunanan. La morte di Versace provoca sgomento e incredulità nel mondo della moda: la sfilata in piazza di Spagna, a Roma, viene sospesa in segno di lutto.Gianni Versace Versace, nato 51 anni fa a Reggio di Calabria, era a capo di un’azienda di famiglia che conta oltre 3000 punti vendita nel mondo e ha un fatturato annuo di 1175 miliardi. Il 24, Andrew Cunanan sarà trovato morto con il volto sfigurato da un colpo di pistola in una house boat ad appena due miglia di distanza dalla villa dello stilista. Secondo l’FBI, l’uomo si sarebbe suicidato.

Gianni Versace era nato a Reggio Calabria il 2 dicembre 1946. All’età di venticinque anni si trasferisce a Milano e lavora come progettista di alta moda, prepara la prima collezione di modelli e la prima sfilata. Dopo tre anni crea una collezione in pelle per Complice.

Il 28 marzo 1978 presenta la prima collezione per Donne firmata col suo nome, che viene presentata al Palazzo delle mostre Permanenti, di Milano. Un anno la sua immagine è in auge nel mondo ed inizia una fortunata collaborazione con Richard fotografo americano di Avedon.

Nel 1982 vince primo di una lunga serie di Premi della sua carriera: "L'Occhio d'Oro" per la progettista della moda migliore del 1982/83. Nella collezione di Autunno/Inverno utilizza gli indumenti di metallo famosi, e diventa lo stile di una caratteristica classica della sua moda. Nello stesso anno, incomincia una collaborazione con la Teatro alla Scala e disegna i costumi per il balletto di Strauss "Josephlegende"; il disegno del palcoscenico è del pittore Veronesi. Poi ci saranno i costumi per il balletto di Mahler, con il patrocinio del Comune di Milano. La sua fortuna si estende fino in America.

Nel mese di Dicembre 1991, è premiato per la quarta volta con "L'Occhio d'Oro" e il suo, ormai è il nome di un inventore, è paragonato addirittura a Leonardo Da Vinci.

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RICORDIAMOLI

PITIGRILLI (AL SECOLO DINO SEGRE)

Pitigrilli, al secolo Dino Segre, nasce a Torino, il 9 maggio 1893. "Avrei voluto nascere a Torino al principio del secolo scorso [...] invece vi nacqui cent'anni dopo [...] Mia madre discende da una famiglia di farmacisti piemontesi, mio padre era ufficiale dell'esercito" Scrive nel suo libro "Pitigrilli parla di Pitigrilli".

Si laurea in Giurisprudenza durante la prima guerra mondiale. Si dedica al giornalismo e viene inviato in Turchia. Nel 1918 è corrispondente de "L'Epoca" a Fiume, riuscendo a farsi sfidare a duello da Gabriele D'Annunzio, ma respinge l'invito. La disputa tra il vate dell'eroismo e il vate del paradosso, sembra sia nata dal fatto che Pitigrilli, forse insofferente della geografia politica, continuò a definire Fiume "città asiatica".

Nel 1920 esce Mammiferi di lusso, il primo libro di Pitigrilli, nasce un genere, inizia l'ascesa, il successo e i soldi. Con i romanzi successivi si guadagnerà anche una serie di processi per oltraggio al pudore, il maggiore volano della crescita esponenziale delle edizioni, e riedizioni, e riedizioni ...

Nel 1924 fonda Le Grandi Firme, una rivista letteraria di grande successo e di pochi inciampi.

Tra il 1929 e il 1930 si rivelò brillante conferenziere nelle Università europee, dalla Sorbona a Napoli, disquisendo sulla decadenza del paradosso. Il 5 dicembre 1931 sposa a Parigi Deborah Sinigalia con rito civile, la moglie chiederà la separazione nel 1954 e otterrà il divorzio il 10 luglio 1973. Da questa unione avrà un figlio, Gianni. Le leggi razziali italiane del 1938 cominciano a pesare e pesano tuttora, Pitigrilli si impone un periodo di forzato silenzio.

Sono gli anni dell'OVRA, e Pitigrilli e l'Ovra non riescono a trovare pace, troppe parole e troppi eroismi di chi non c'era e troppo silenzio di chi c'era, e viceversa."Il 10 giugno 1940 fui mandato al confino di polizia, in un paesino della riviera ligure [...] seppi da un frammento di conversazione che in una città, a un'ora e mezzo di treno, viveva una medium, e accondiscesi ad invitarla", i medium, punto fragile, del poeta scrittore.

Dopo l'Otto settembre 1943 fugge in Svizzera, a Bellinzona sposa in chiesa l'avvocato di Torino Lina Furlan. Anche da lei avrà un figlio, Pier Maria, che manterrà il cognome della madre. Nel 1948, è a Buenos Aires e collabora al giornale La Razon, esporta con successo il proprio fenomeno. Sono gli anni del peronismo, e della stella di Evita, una stella che Pitigrilli sembra aver conosciuto da vicino, ma le biografie di Evita non lo dicono.

Lo stesso anno, con La piscina di Siloe, afferma la sua conversione al cattolicesimo, altro punto fragile, e complesso, e denso di strascichi polemici. Segue la forma scritta della sua autobiografia Pitigrilli parla di Pitigrilli nata da un programma alla radio argentina.

Dal 1957 rientra in Europa e si stabilisce a Parigi. Muore a Torino l'Otto maggio 1975, nella casa di via Principe Amedeo, quella-colla-terrazza, su via Roma, nei grandi edifici progettati da Piacentini, lassù, in alto, su un immaginifico basamento di marmi littori, su cui egli stesso si è posto. Vogliamo farlo cadere dal suo monumento o vogliamo arricchirlo di fregi? Vogliamo, altrimenti, lasciarlo così come è, aspettando che il tempo ne faccia rovina? No, lasciamo che siano i nostri nipoti a giudicarlo assolvendolo o condannandolo per le sue incoerenze.

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IL FATTO

UN POETA AL GIORNO

REMIL (RENATO MILLERI) "MEDAGLIA DI GUERRA"

AFFERMA CARDUCCI : "LA POESIA, LA GRANDE poesia aspira pur sempre al passato e dal passato procede". (Op. 27/14)
In questa poesia di Remil "Medaglia di guerra" il Poeta è in piedi, come se i suoi occhi fossero vuoti, vede una medaglia che dondola presso un’Urna e allora il suo pensiero è rapito e sente cantare nella memoria:

"L'ora presente è invano;
non fa che percuotere e frigge;
sol nel passato è il bello,
sol nella morte è il vero
".

Perché gli ritornano alla memoria le parole del Carducci? Perché nel vuoto, che continua a fissare senza vedere, ha capito che esiste la bellezza solo in quello che noi sappiamo e che ci è rimasto del passato, solo cioè nella storia e nei monumenti testimonianti l'attività dei nostri antichi; il vero non è che nella tomba.

Filosofia sconsolata in cui pare che si annulli il valore della vita che è essenzialmente presente e protesa verso l'avvenire. Però, che il passato abbia in sé uno specialissimo interesse, un fascino particolare per lo spirito umano che sente il valore dell'ereditarietà, la venerazione per la tomba, la suggestione dei sentimenti e degli usi tramandati, è cosa verissima. Il passato ha una sua imponenza davanti al nostro occhio, quando è testimoniato dalle opere d'arte, e davanti alla nostra mente e più ancora alla coscienza quando è fatto rivivere dalla storia.

In questa imponenza, in questo interesse sta la sua bellezza. E' quindi vero che la poesia nata dal culto della bellezza si nutre del passato.

La stessa cosa dobbiamo dire di Shakespeare e di Goethe: il primo attinge alla storia medioevale d'Inghilterra, a quella italiana, alla romana e trasforma col suo genio le memorie in una storia ideale che appartiene ormai, come quella narrata da Dante, alla coscienza di tutti i popoli. Parlando di Goethe, viene spontaneo l'accenno al Manzoni di cui il tedesco fu schietto ammiratore proprio perché aspettava qualcosa di eccezionale dalla sapienza storica del nostro scrittore. L'opera grande fu attuata. "I Promessi Sposi" hanno la loro radice ben piantata nell'humus del passato che fu il vero nutrimento della mirabile vicenda concepita dalla mente e dal cuore del poeta.

Dice Foscolo ne "I Sepolcri":
"Quando speme di gloria agli animosi
intelletti rifulga e all'Italia
quindi trarrem gli auspici".

L'auspicio verrà dalle tombe, cioè dal passato: e alla rievocazione di questo devono la loro grandezza e attualità il carme foscoliano e la tragedia alfieriana.
D'Annunzio
in "Le faville del maglio" così si esprime: "La grandezza eroica ha il privilegio di lasciare il vestigio nell'aria che più non occupa, oltre che nel suolo ove stette abbattuta". Colui che sa ritrovare quel vestigio e scorgere quelle orme è il poeta meditante il passato.

MEDAGLIA DI GUERRA
di Remil (Renato Milleri)

Voglio percorrere le tue rughe
muta medaglia di guerra
inerte eppure viva.

Misteri secolari di parole
come scritte di sangue
su mura metropolitane.

Nelle albe nate del mondo
rimane lo spessore nudo
d'orme di piedi senza storia.

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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