23 febbraio 1991
Duro attacco di Cossiga ai giuristi firmatari
di un appello contro l'intervento
dell'Italia nella guerra del Golfo

Francesco Cossiga sferra un durissimo attacco ai giuristi firmatari di un appello contro l'intervento dell'Italia nella guerra del Golfo. Nei confronti dei magistrati che hanno aderito all'appello, tra cui Michele Coiro e Gherardo Colombo, chiede l'intervento del Consiglio superiore della magistratura (CSM). Il 6 marzo si scaglierà contro il presidente del PDS Rodotà anch'egli firmatario dell'appello.Francesco Cossiga

Francesco Cossiga

E' nato il 26 luglio 1928 a Sassari. Laureato in Giurisprudenza. Ha due figli.

Si è iscritto alla Democrazia Cristiana nel 1945. Ha insegnato diritto costituzionale e diritto costituzionale regionale nell'Università di Sassari. E' stato eletto Deputato al Parlamento nel 1958, 1963, 1968, 1972, 1976 e 1979. E' stato eletto Senatore della Repubblica nel 1983.

E' stato nominato Sottosegretario di Stato alla Difesa nel 1966, Terzo Governo Moro, nel 1968 Il Governo Leone e I Governo Rumor, nel 1969 II Governo Rumor.

E' stato nominato Ministro senza portafoglio nel 1974 nel IV Governo Moro. E' stato nominato Ministro dell'Interno nel 1976, del V Governo Moro e III Governo Andreotti e nel 1978 nel IV Governo Andreotti. Ha rassegnato le dimissioni il 9 maggio 1978 dopo l'uccisione dell'On. Moro.

Presidente del Consiglio dei Ministri dal 4 agosto 1979 al 3 aprile 1980 e dal 4 aprile 1980 al 17 ottobre 1980. E' stato eletto Presidente del Senato della Repubblica il 12 luglio 1983; e il 24 giugno 1985 è stato eletto Presidente della Repubblica,al primo scrutinio con 752 voti su 977. In seguito alle dimissioni del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, ha esercitato la supplenza dal 23 giugno al 3 luglio 1985. Ha prestato giuramento il 3 luglio 1985. Ha rassegnato le dimissioni il 28 aprile 1992. E' divenuto Senatore a vita quale Presidente Emerito della Repubblica.

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RICORDIAMOLI

LUIGI FILIPPO I

Luigi Filippo I re dei Francesi, nacque a Parigi nel 1773, morì a Claremont nel 1850. Figlio di Luigi Filippo Giuseppe d’Orleans e di Luisa di Borbone, fu duca di Valois del 1773 al 1783, di Chartres dal 1785 al 1893 e poi d'Orléans dal 1793 al 1830. Aderì alla Rivoluzione e fu giacobino, servì nell'esercito del Nord; poi, compromesso nel complotto di Dumouriez, fuggì in Svizzera. Nel 1800, dopo numerosi viaggi in Europa e in America, si stabilì a Londra dove fu tenuto in disparte dai legittimisti. Nel 1809 sposò la figlia del re di Napoli, Maria Amelia. Tornato in Francia nel 1814, fu ignorato dalla Restaurazione e visse nuovamente in esilio fino al 1817, quando tornò definitivamente a Parigi. Legato agli ambienti della borghesia finanziaria e sostenuto dal partito di Lafayette e Laffitte, dopo la Rivoluzione del 1830 fu proclamato luogotenente generale e poi, il 7 agosto, re dei Francesi.

Dopo i primi momenti in cui alimentò le speranze dei liberali europei proclamando il principio del non intervento, chiamando al governo il più avanzato dei suoi sostenitori, Laffitte, e appoggiando l'insurrezione in Belgio, Luigi Filippo praticò in realtà una politica moderata e rese gradualmente più palese l'aspetto conservatore del suo regime. Il mancato appoggio delle insurrezioni polacca e italiana, la sostituzione di Laffitte con Casimir Pèrier, rappresentante dell'ala conservatrice dei liberali, sono espressioni di una politica che attraverso la crisi con l'Inghilterra a proposito dell'Egitto lo portò a licenziare Thiers e a tentare di assumere sempre più direttamente il potere, tramite Guizot, con cui aveva sostituito Thiers, sottraendosi al controllo del Parlamento. Appoggiato dall'alta borghesia, Luigi Filippo aveva però contro i ceti esclusi: legittimisti, bonapartisti, repubblicani e socialisti, che suscitarono più volte insurrezioni contro di lui. Nel 1848 il rifiuto di Guizot di modificare la legge elettorale avvenne in pieno accordo con il re e le tensioni che ne seguirono costrinsero Luigi Filippo I prima a privarsi di Guizot, sacrificato all'opinione pubblica, poi ad abdicare in favore del nipote, il conte di Parigi, e a rifugiarsi in Inghilterra.

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IL FATTO

Gli illuministi

Il veneziano Francesco Algarotti è un esempio notevole di cosmopolitismo illuministico. Grande successo internazionale ebbe il suo Newtonianismo per le dame, un'esposizione salottiera della scienza newtoniana in forma dialogica, dove una marchesa "si converte" dalla fisica di Cartesio a quella di Newton. Le sue Opere varie trattano diversi argomenti: dal Saggio sopra la pittura o dal Saggio sopra l'opera in musica si passa al Saggio sopra la lingua francese o al Saggio sopra la necessità di scrivere nella propria lingua. Nel Saggio sopra il commercio Algarotti affronta il problema se le qualità dei popoli dipendano dal clima o dalle legislazioni. Il suo libro più bello resta tuttavia i Viaggi di Russia, composti da otto lettere del 1739 e da altre del 1750: vero reportage giornalistico, curioso e intelligente, è scritto in una lingua facile e ordinata. Compose anche il romanzo Congresso di Citera, pervaso da un galante erotismo.

Saverio Bettinelli, mantovano, gesuita, propose una polemica feroce e aggressiva. Le Lettere virgiliane sono un attacco, nel nome di un classicismo razionale, a quasi tutta la cultura italiana persino Dante è considerato bizzarro. Anche le altre opere Lettere inglesi, Dell'entusiasmo delle belle arti; Discorso sopra la poesia italiana; Il Risorgimento d'Italia negli studi, nelle arti e ne' costumi dopo il mille, presentano una critica aspra, ma spesso capziosa e confusa, non esente da una certa genericità.

Girolamo Tiraboschi, bergamasco, gesuita, è l'autore di un'interessante Storia della letteratura italiana, che segue e in qualche modo sintetizza altre storie letterarie precedenti.

Giuseppe Baretti, torinese, è invece un esempio più concreto di lavoro intellettuale interessato davvero alla formazione di una cultura comune. Raccolse in Piacevoli poesie i versi ispirati a Berni e al suo spirito comico-polemico. Fra il 1751 e il 1760 trascorse un primo periodo in Inghilterra. Risale a questa fase l'amicizia con lo scrittore inglese Samuel Johnson, che lo spinse ad approfondire lo studio della lingua e della letteratura inglese; pubblicò persino un Dizionario italiano-inglese. Tornato in Italia attraverso il Portogallo, la Spagna e la Francia, lasciò una vivace testimonianza di quei paesi nelle Lettere familiari ai suoi tre fratelli, pubblicate nel 1770 e tradotte anche in inglese. Fra il 1762 e il 1765 fu ancora a Venezia, e lì pubblicò la rivista "Frusta letteraria" vissuta solo due anni, sulle cui pagine ­ sotto le spoglie di un personaggio fittizio, Aristarco Scannabue, militare in pensione ­ prese di mira con una violenta polemica il "flagello dei cattivi libri", che venivano pubblicati in Italia. Aristarco, che usa un linguaggio forte e corposo ricorrendo al ridicolo e all'assurdo, esprime così il suo drastico giudizio su molta letteratura contemporanea.Umorale e aggressivo, rifiutò persino Goldoni, incarna la figura del "critico militante", per lui la letteratura non è un'operazione salottiera e distaccata dalla concretezza della vita, bensì una comunicazione forte, votata a negare la pedanteria e le convenzioni,come convenzionale gli sembrò addirittura l'intento programmatico dell'illuminismo. Dal 1766 fu ancora in Inghilterra, che non abbandonò più, se si escludono due brevi soggiorni in Spagna e in Italia. Risale a questo periodo il Discorso su Shakespeare e Voltaire, con il quale difende lo scrittore inglese dalle critiche di Voltaire, che pure lo aveva introdotto in Francia, agevolando la diffusione europea di Shakespeare nel Diciottesimo secolo.

Il sacerdote Antonio Genovesi è, insieme a Galiani, la grande figura dell'illuminismo meridionale. Frequentò Vico; dal 1641 ebbe la cattedra di metafisica all'università di Napoli, e dal 1754 la cattedra di meccanica e commercio. Propose un liberismo moderato, che criticava i privilegi feudali e il protezionismo,celebri le Lezioni di commercio, tenute nel 1757 al 1758 e pubblicate fra il 1765 e il 1767. Per difendersi dalle critiche ecclesiastiche, compose le Lettere ad un amico provinciale. Pubblicò saggi filosofici, Diossina, o filosofia dell'onesto e del giusto, e testi di pedagogia. Sostenne l'utilità sociale delle lettere, Vero fine delle lettere e delle scienze. Lasciò anche un'interessante autobiografia Vita di Antonio Genovesi scritta prima del 1760, ma pubblicata postuma nel 1924.

L'abate abruzzese Ferdinando Galiani ebbe un notevole successo con il trattato Della moneta, in cui sottolineò la moderna concezione del valore simbolico del danaro. Entrato nell'amministrazione borbonica, fu inviato a Parigi in qualità di segretario dell'ambasciata napoletana. Pubblicò in francese Dialoghi sul commercio dei grani, in cui contrasta le teorie economiche fisiocratiche, che sostenevano la centralità dell'agricoltura e del libero commercio dei prodotti agricoli. Rientrato a Napoli, rivestì importanti cariche pubbliche. Mostrò molteplici interessi. Scrisse il Trattato in difesa del dialetto napoletano, il Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, uscito postumo, il trattato politico De' doveri dei principi neutrali verso i principi belligeranti e di questi verso i neutrali, anche questo uscito postumo. Il suo conservatorismo amaro e sprezzante, la prosa sempre nervosa e chiara conferiscono alla sua opera una notevole lucidità realistica.

Gaetano Filangieri scrisse La scienza della legislazione a partire dal 1780, opera di grandissimo impegno e intelligenza sul carattere razionale della legislazione.

Francesco Mario Pagano coi suoi Saggi politici, pubblicati dal 1783 al 1785 analizzò con passione e intelligenza, rifacendosi a Vico, le origini storiche dell'oppressione.

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LA POESIA DEL GIORNO

IL SOLE APPENA ALLO ZENIT

Il sole appena in vista dello Zenit
immobilizza il Fattore
quando appena gode la beatitudine
del mondo, tutto.
Lacrime sul corpo della donna
che protegge il figlio e guarda a Oriente
cade pioggia torrenziale sul volto asciutto
come Madonna massacrata dal dolore
La donna vola, afferra il sole
lo spinge con forza ad Occidente
ma irremovibile il Fattore
non cede e pioggia sabbiosa
sommerge la mamma lacrimante.
S’aggrappa a quella pioggia
che cade dalle labbra del medico
per finire serena il suo viaggio;
ma tutto tace e lacrime e catrame
coprono il silenzio e la terra.
Silenzio!
Mille domande senza risposta
mentre continua a cadere
pioggia di sabbiosa e lacrime.

Reno Bromuro (da «Il vestito più bello»)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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