23 dicembre 1790
I geroglifici di Champollion

Jean-François Champollion, nato il 23 dicembre 1790 a Figeac, nel Lot, crebbe nella libreria del padre e imparò a leggere da solo a cinque anni sul messale della madre.Jean-François Champollion

Un giorno dell'anno 1801 il fratello Jacques-Joseph lo accompagnò a Grenoble da Fournier, il matematico che aveva accompagnato Bonaparte in Egitto nel 1798. Lo scienziato gli parlò del paese dei Faraoni, gli mostrò dei frammenti di pietra su cui erano incise scritte misteriose, chiamate geroglifici.

Jean-François senti subito nascere in lui il desiderio di decifrare questi geroglifici e giurò che un giorno ci sarebbe riuscito. E durante gli anni di collegio il ragazzo si appassionò allo studio delle lingue orientali.

Nel 1815 Champollion riuscì a stabilire che ogni geroglifico rappresentava un'idea e non una parola, come affermavano i ricercatori che lo avevano preceduto, senza riuscire a trovarne il senso. Egli continuò per anni e anni le sue lente e pazienti ricerche.

Il 14 settembre 1822, curvo su dei documenti ricevuti dall'Egitto, egli annunciò con orgoglio al fratello: "Ce l'ho fatta!".

A partire da quel giorno, l'antica civiltà egiziana svelò a poco a poco i suoi segreti. Inviato in missione nel 1828, Champollion scopri finalmente le rive del Nilo, quel paese ch'egli conosceva cosi bene senza averlo mai visitato.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1588:II duca di Guisa è assassinato dai Quarantacinque nel castello di Biois, per ordine di Enrico III

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RICORDIAMOLI

ENRICO III

Enrico III re di Francia e di Polonia nacque a Fontainebleau nel 1551 e morì a Saint-Cloud nel 1589.

Figlio di Enrico II e di Caterina de’ Medici, fu l'ultimo sovrano dei Valois.

Influenzato dalla madre, fu nemico dichiarato degli ugonotti e uno dei promotori nel 1572 della strage di San Bartolomeo. Mentre partecipava all'assedio di La Rochelle, nel 1573 venne dichiarato re di Polonia.

Pochi mesi dopo, all'inizio del 1574, alla morte del fratello Carlo Nono, fu incoronato re. Di personalità debole, fu per gran tempo strumento del potente Enrico I, Terzo duca di Guisa, figlio di Francesco Primo, ereditò nel 1563 con il titolo la direzione del partito cattolico e si impegnò sia nella vendetta per la morte del padre sia nell'eliminazione dei protestanti.

Distintosi nelle guerre di religione, reagì alla Pace di Saint-Germain-en-Laye nel 1570 e fu tra i promotori, il 24 agosto del 1572, della strage di San Bartolomeo. Dopo l'ascesa al trono di Enrico Terzo nel 1574 e dopo la Pace di Beaulieu avvenuta il 5 maggio 1576 fondò e fu a capo della Lega Cattolica appoggiata dal papa Gregorio XIII, in seguito da Sisto V e dal re di Spagna Filippo II.

Nel 1584 la morte del duca d'Angiò, possibile erede della corona di Francia, suscitò la guerra chiamata dei "tre Enrichi" : Enrico III re di Francia, Enrico re di Navarra, capo degli ugonotti e pretendente legittimo alla successione di Francia, e infine Enrico di Guisa, capo della Lega. Respinto l'esercito tedesco che era venuto in aiuto degli ugonotti nel 1587, egli raggiunse il massimo della popolarità quando il 12 maggio 1588, scoppiò a Parigi la journée des barricades ed Enrico III fu costretto ad abbandonare la città e a sottometterglisi. Tale successo politico segnò però la sua condanna: Enrico III lo fece assassinare, insieme al fratello, cardinale Luigi

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IL FATTO

CANTICO DI FRATE SOLE

Giorno dopo giorno, a piccole pillole, cercheremo di ricordare l’evoluzione della lingua italiana, nel campo letterario. La prima pillola era l’origine, con la stesura della "Carta Capuana", poi abbiamo preso la pillola del Duecento, sorvolando la "Scuola siciliana", sorta alla corte di Federico II, il quale seppe convergere intorno a sé i migliori cantori dell’epoca, quali Chiaro Davanzati, Guido Guinizelli, Guido Cavalcanti, grandissimo amico di Dante, e Cecco Angioleri.

Oggi non parlerò di un Poeta ma della sua opera: "Cantico di frate Sole", noto anche come Cantico delle Creature, composto, sembra nel 1224, da San Francesco d’Assisi, dà inizio al filone della poesia di devozione in volgare, la cui fioritura è legata alla diffusione nel 1200 dei movimenti religiosi pauperistici e messianici, di cui il francescanesimo fu antesignano.

Redatto in volgare umbro per comunicare con il pubblico semplice e incolto dei fedeli, la scansione del Cantico segue il modello dei salmi e dei cantici biblici, di prosa resa ritmica, da rime e assonanze. Nella prima parte tutto il creato partecipa a una gioiosa lode del Signore, come espressione e testimonianza della grandezza e della bontà di Dio. Gli elementi naturali non sono descritti, diversamente dalle interpretazioni dotte del periodo, in chiave allegorica e intellettualistica, ma in termini realistici, con le loro caratteristiche e funzioni sempre rapportate all'uomo. Nella seconda parte l'esaltazione del Creatore si fonde con il richiamo alla morte e al giudizio eterno. Gli uomini divengono protagonisti del Cantico e manifestazione anch'essi di Dio. Coloro che avranno perdonato il prossimo, sopportato dolori e tribolazioni e si saranno mantenuti nella sanctissime voluntati non dovranno temere né la morte del corpo né quella dell'anima. La morte corporale non è qui sentita come limitazione, ma come fatto naturale e preludio alla vita eterna. Guai soltanto a coloro che morranno ne li peccata mortali.

Testimonianza ed eco della religiosità del suo autore, tutto il Cantico è pervaso da un profondo senso di spiritualità e di umiltà di fronte alla grandezza del Signore, e insieme da un nuovo sentimento, estraneo alla tradizione ascetica, di rivalutazione e amore anche per le più minute realtà terrene.

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LA POESIA DEL GIORNO

PER MILLENNI

Lì, dinanzi a me,
nell'aureola dell'amore.
Io dinanzi a te
nel profumo della felicità.

La tua immagine sulla parete
spia ogni mio movimento
la mia fa lo stesso assaporando
la tua libertà.

Tu mi ami!
Ti amo come si può amare
il giorno
il sole
la vita.

Ci inseguiamo sul quadrante
come le lancette di un orologio
per secoli.

E' mezzanotte
le lancette si sono inceppate
finalmente
la tua immagine sovrapposta alla mia
i tuoi occhi limpidi e puliti
si sono fermati nel mio sguardo:
"E' stato messo il punto
al nostro silenzioso discorso".
La tua arte
avrà un altro significato
parlerà un'altra lingua
ma per me?...
Rimarrò fedele come un cane
aspetterò che mi buttino le ossa
per celarle, seppellirle
e con esse sotterrarmi anch'io
aspettandoti.

T'ho rincorso per millenni
ti seguirò giorno dopo giorno
ti attenderò dopo la morte.

Reno Bromuro

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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