22 settembre 1952
Cinemascope e Cinerama

II 22 settembre 1952 fu proiettato a Broadway il film Questo è il Cinerama, che esplose come una bomba nel mondo della settima arte. Era una vera rivoluzione!

Il Cinerama utilizza uno schermo di grandi dimensioni e si basa su due principi: uno visivo, che utilizza contemporaneamente tre cineprese, e l'altro sonoro, che comprende sette colonne di registrazione. Il risultato è sorprendente: lo spettatore è letteralmente "circondato" dall'immagine e dal suono.

Qualche mese prima era giunto negli Stati Uniti, un omino di settantatré anni, invitato dalla grande compagnia americana XXth Century Fox: era il professore francese Henri Chretien, inventore dell'obiettivo di ripresa che riduce la larghezza dell'immagine e al quale corrisponde un obiettivo di proiezione che restituisce all'immagine la larghezza iniziale. Messo a punto nel 1927, il procedimento era caduto nell'oblio.

La Fox, che faceva concorrenza alla televisione, l'aveva acquistato e l'aveva battezzato Cinemascope. Nel 1953 la società produsse un primo film. La Tunica, che fu proiettato su di uno schermo di m. 1 per m. 2,35. Per qualche anno il Cinerama e il Cinemascope si fecero concorrenza. Tuttavia nel 1963 il Cinerama rinunciò all'impiego delle tre cineprese e utilizzò un'unica cinepresa di 70 mm. che riuniva i vantaggi del Cinemascope e del Cinerama.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1914: II giovane romanziere francese Alain-Fournier autore del Grand MeauÌnes resta ucciso sul fronte della Meuse.

1914: II sottomarino tedesco "U-9" affonda i tre incrociatori inglesi Abukir, Hogue e Cressy

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RICORDIAMOLI

LYDA BORELLI

L’Attrice teatrale e cinematografica Lyda Borelli nacque a Rivarolo Ligure nel 1884, morì a Roma nel 1960. Sorella di Alda, a differenza della rivale Bertini, ha svolto un'intensa attività drammatica, con la Gramatica, la Duse e soprattutto con Ruggeri, qualificandosi primadonna di teatro, egualmente disinvolta nella pochade e nel dramma dannunziano, prima di diventare con il film Ma l'amor mio non muore del 1913, diva dello schermo; fu addirittura coniato il termine di "borelleggiare" per definire il suo atteggiamento da vamp e il costume estetizzante da lei instaurato. Abbinò da allora cinema girando nel 1914 "La donna nuda"; nel 1915 "Rapsodia satanica"; nel 1917 "Carnevalesca"; ecc. e palcoscenico, nella compagnia Fert di Ermete Novelli, ma nel 1918 sposò il conte Cini e smise di recitare.

E..

GINO CERVI

Gino Cervi nacque a Bologna nel 1901, morì a Punta Ala nel 1974. Figlio di Antonio che fu critico drammatico del quotidiano bolognese Il Resto del Carlino dal 1889 al 1923, fu presente con eguale intensità sulle scene dal 1924, sugli schermi dal 1930 e in televisione con il personaggio del commissario Maigret di Simenon.

Si affermò nell'interpretazione di personaggi fortemente caratterizzati, come quelli teatrali di Falstaff nel 1939, in Le allegre comari di Windsor di Shakespeare, di Cirano, del re in Becket e il suo re di Anouilh.

Tra le sue interpretazioni cinematografiche nel periodo bellico la più prestigiosa fu senz'altro Quattro passi tra le nuvole del 1942 di Alessandro Blasetti. Nel dopoguerra la sua popolarità crebbe enormemente grazie ai film della serie di Don Camillo tratti da Guareschi, specchio di una realtà di provincia divisa dalla passione politica.

Negli anni Cinquanta e Sessanta rivestì ruoli di rilievo ne La signora senza camelie nel 1953, di Michelagelo Antonioni, ne La lunga notte del '43 del 1960 di Floriano Vancini e in Anni ruggenti del 1962 di Luigi Zampa. Da non dimenticare "I Promessi sposi" del 1941, che nella scena in cui fa fuggire Lucia dal convento, dà una magistrale interpretazione; scena che ancora oggi, forse, gli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia studiano, analizzando fotogrammo per fotogrammo l’espressione realistica di Cervi nel personaggio di Renzo Tramaglini.

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L’ANEDDOTO

PERSONAGGI PADULESI "INCONTRO ALL’UFFICIO POSTALE"

Quante volte ero stato in Via Donna Olimpia a Monteverde, quante volte ero andato all’ufficio postale o alla Banca, in trent’anni? Non avevo mai incontrato un padulese ed ora… nell’arco di una settimana mi ero incontrato con Gigino, Aurelia, Sandra, e altri figli e nipoti di persone che avevano passato la fanciullezza insieme con me; non li conosco sono loro che si presentano e mi palesano l’albero genealogico per farmi risalire alle persone che ho conosciuto.

Dopo l’atra notte, tutto mi sarei aspettato, meno che rivedere Graziella nell’ufficio postale, che in silenzio e, forse, trattenevo il respiro, per non voltarmi e la vedessi. Ma il profumo inconfondibile della sua persona, quel profumo che m’inebriava, più di quanto sospettassi. Il profumo della femmina in amore.

A questo punto, sono stato io che ho resistito per non voltarmi; ho avuto paura di incontrare i suoi occhi e abbracciarla e baciarla incurante del luogo e delle persone presenti. Eppure anche senza vederla l’eccitazione mi dava un’emicrania insopportabile, tanto forte che mi faceva chiudere le palpebre, come se dovessi cadere in catalessi da un momento all’altro.

Per non voltarmi mi rifugiai nel ricordo e la rividi, accanto alla sorgente di Montesanto, dove per far colpo mi sedetti sul bordo accanto a lei e lessi quattro cinque canti di Leopardi. L’"Infinito"; lasciavo per ultimo perché sapevo che dopo, dalla musica poetica si passava ad un altro tipo di musica, senza perdere, però, la poesia che vibrava in noi e accompagnavo l’abbandono con i versi più belli che le ho detto e che non ho mai scritto.

Come suonava la campana che annunciava il vespro ci avviavamo per rientrare in paese e la sua voce melodiosa, forte e dolce come una sinfonia di Beethoven, accompagnava i passi in salita. Ero incantato da questi pensieri quando mi sentii abbracciare dalle spalle le mani strette sul mio petto:

- Come fai a resistere, sapendo che sono dietro di te?

Stavo per stringerla fra le braccia quando una vocina si è levata alta e squillante:

- Nonna, nonna? Vedi che mi ha comprato papà?…

Tutto è sparito d’incanto: la sorgente, la voce che cantava "Vissi d’arte" dalla Tosca di Puccini… Allora è vero che il primo amore non si scorda mai, oppure è stato quanto è accaduto l’altra notte?

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LA POESIA DEL GIORNO

OCCHI CHE NON CAPIVANO

IL MONCO

Eri già
a metà strada da casa
una raffica
il braccio cadde
ai tuoi piedi.

Gridai
non so quali frasi
e corsi incontro al nemico.

Scattasti come una molla
divenne clava
il braccio
e nero di lividi
facesti
l'incauto nemico:

Così ti ricordo.

Reno Bromuro da «Poesie della Vita» Ursini Editore Catanzaro 1991

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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