22 ottobre 1797
Il primo salto col paracadute

Andre Jacques GarnerinAndre Jacques Garnerin, nato nel 1769, si appassionò molto presto ai palloni aerostatici costruiti dai fratelli Montgolfier.

Nel 1790 compì la prima ascesa a bordo d'una mongolfiera costruita da lui stesso. Durante la Rivoluzione, quando l'esercito della repubblica era impegnato a combattere, Garnerin creò un corpo di aerostieri per sorvegliare i movimenti del nemico. Egli stesso prese parte a queste missioni nel corso delle campagne del 1793.

Fatto prigioniero dagli austriaci e rinchiuso in una fortezza, concepì il progetto di evadere lanciandosi dall'alto delle mura, sostenuto da una campana di tela. Fu liberato prima d'aver realizzato il suo progetto, ma l'idea del paracadute era diventata per lui un'ossessione.

Così il 22 ottobre 1797 tentò il suo primo lancio a Parigi: prese posto in una navicella sostenuta da un paracadute attaccato a un pallone. Arrivato a 1000 metri d'altezza,tagliò la corda che tratteneva il paracadute.

Dopo una prima rapida caduta, la navicella discese più lentamente dondolata dal vento, e si posò dolcemente al suolo, dinanzi a una folla che accolse con grande entusiasmo il passeggero arrivato sano e salvo. Il paracadute, messo subito a disposizione degli aviatori in caso di pericolo, ebbe un nuovo impulso durante la seconda guerra mondiale, consentendo a interi battaglioni di "lanciarsi" sulle retroguardie delle linee nemiche e determinando cosi il successo di campagne audaci.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1811: Nasce a Raiden il compositore ungherese Franz Liszt.

1844: Nasce a Parigi la grande attrice Sarah Bernhardt.

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RICORDIAMOLI

SARAH BERNHARDT

Sarah Bernhardt pseudonimo dell'attrice drammatica e cinematografica francese Henriette-Rosine Bernard, nata a Parigi il 23 ottobre 1844 in una famiglia ebrea olandese convertita in seguito alla religione cattolica. Sarah BernhardtSuo padre, sempre in viaggio in luoghi lontani per seguire i suoi affari, muore quando l’attrice è ancora bambina, lasciandole il ricordo di un uomo "bello come un dio". L’infanzia dell’attrice trascorre solitaria in diversi collegi, dove la madre, sempre in giro per l’Europa, la raggiunge solo quando è malata. In quegli anni, solitari e tempestosi, nasce la sua vocazione spontanea per il teatro. "Se devo essere un’attrice", dichiara a se stessa, "voglio essere la più grande e la migliore".

È del 1874 la sua prima matura interpretazione del repertorio classico: nella Fedra di Racine viene considerata pari alla grandissima Rachel. "Nel personaggio", dichiara il critico Jules Lemaître, "Sarah ha messo non soltanto la sua anima, il suo spirito e il suo fascino fisico, ma anche il suo sesso". In un’epoca in cui trionfa la bellezza della donna tutta curve, il corpo sottile e spigoloso dell’attrice è l’incarnazione di un fantasma letterario esaltato dal tardo Ottocento. La sua carica erotica, non negata ma sublimata, affascina e domina il pubblico. Dopo la prima di Hernani nel 1877, Victor Hugo le invia una goccia di diamante e un biglietto: "Ho pianto e pongo ai vostri piedi la lacrima che mi avete fatto versare".

Quando è in scena la grande Sarah diviene l’amante di tutti, con il suo pubblico instaura un rapporto di intimo possesso che la porta a diventare un mito. Delle magiche e intense interpretazioni della grande attrice ci restano le testimonianze dei pochi amici ammessi a frequentarla durante gli ultimi anni di vita. La scrittrice Colette la ricorda così: "l’azzurro limpido degli occhi così giovani pur in mezzo a una rete di fittissime rughe, la curiosa e ironica civetteria con cui alzava di tanto in tanto la testa e quell’indistruttibile desiderio di affascinare, di affascinare ancora, di affascinare fino alla soglia della morte". E la morte, la dama nera tante volte portata in scena nella sua drammatica essenzialità, la coglie il 26 marzo 1923 mentre lascia incompiuto La Voyante, il suo ultimo film girato nella casa di Boulevard Péreire.

Il sodalizio artistico tra Victorien Sardou e Sarah Bernhardt inizia nel 1882, quando l’attrice interpreta Fédora, il primo di una serie di drammi pensati espressamente per lei. La prima della Tosca, con cui i due artisti rinnovano il loro profondo legame, ha luogo il 24 novembre 1887 al Théâtre de la Porte de Saint-Martin. Al fianco di Sarah è Pierre Berton a indossare i panni di Scarpia.

A Tosca Sarah infonde la sua naturale grinta mentre fissa l’antagonista con disprezzo, una grinta rappresentata in tutta la forza espressiva possibile dal suo volto mutevole, che si placa subito dopo l’omicidio. Al personaggio dona la sua capacità di trasmettere emozioni intense mentre attende nervosamente l’amante, con la mano che stringe appena il pomo del bastone da passeggio e lo sguardo perso nel vuoto, ma immerso totalmente nella tempesta dei sentimenti che le invade l’animo.

Di altissimo livello espressivo l’interpretazione dell’attrice nella scena clou del IV atto: Tosca, colta da scrupoli di pietà cristiana, pone due candelabri al fianco della vittima.Soltanto la Bernhardt ha avuto la forza di togliere alle combinazioni del laboratorio sardouiano un personaggio tanto romantico e di trasformarlo in una creatura dalla faccia umana. Floria, Fedora, Gismonda, Theodora... personaggi scritti su misura da Victorien Sardou per la grande Sarah,che sa morire in scena come nessun altro e che nella vita ama scandalizzare e ricordare con originalità al suo pubblico l’importanza e il valore della vita.

Bibliografia M. Rostand, Sarah Bernhardt, Parigi, 1950; F. Sagan, Sarah Bernhardt, Milano, 1988.

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LA POESIA DEL GIORNO

TEMPO DI LUNA

C’era una falce di luna,
nell'aria si sentiva l'odore
della primavera e tu dicesti:
"mi piace guardare la luna".
Avanzò la primavera
i prati lussureggiavano
di verde
di bianco
di giallo.
La luna piena inargentava
le verdi panchine e tu dicesti:
"mi piace bagnarmi alla pioggia di luna".

La luna volse all'ultimo quarto
noi eravamo vicini
non pensavamo alla luna nuova.

Mi dissi sarà più bella
se uno spicchio di luna
mettessi nei suoi rossi
capelli. E tu guardavi
quella falce di luna.

Mentre nell'aria si spandeva
l'odore delle rose dicesti:
"mi piace guardare la luna,
bagnarmi della sua pioggia d'argento".

Come un miracolo voluto dal tuo pensiero
fui di là delle nubi, tagliai uno spicchio
di luna, ma quando volli metterlo
nei tuoi rossi capelli, m'accorsi
quanto inutile fosse stato
il mio andare Lassù.

La luna nuova l'avevi imprigionata
negli occhi meravigliosamente azzurri.

Reno Bromuro (da "Il canto dell’Usignuolo" Gabrielli Editore–Roma 1971)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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