22 maggio 1988
Muore Giorgio Almirante

Muore a Roma Giorgio Almirante, era nato a Salsomaggiore (Parma) il 27 giugno 1914 da Mario e da Rita Armaroli.

Il padre, Mario, morto nel 1964, attore, direttore di scena di Eleonora Duse, Ruggero Ruggeri e poi regista del cinema muto, Giorgio Almiranteapparteneva ad una famiglia di attori, nota dalla prima metà del Diciannovesimo secolo, con ascendenti appartenenti all'alta nobiltà di Napoli: gli Almirante, duchi di Cerza Piccola dal 1691. Il primo Almirante a darsi alle scene fu il nonno di Mario, Pasquale. Uno dei figli di Pasquale, Nunzio, anch'egli attore, fu il padre del citato Mario, di Giacomo, di Ernesto e di Luigi, tutti attori famosi, specialmente Luigi, considerato uno dei migliori attori italiani. Alla stessa famiglia apparteneva la diva del cinema muto Italia Almirante Manzini, figlia di un altro attore figlio di Pasquale Almirante, Michele, e dunque cugina di Mario, il quale diresse molte delle pellicole da lei interpretate.

Racconta Giorgio Almirante a pagina 15 del libro "Autobiografia di un fucilatore": "sono nato a Salsomaggiore per caso, dietro le quinte di un palcoscenico; non importa di quale città. Una settimana prima, sarei nato altrove; una settimana dopo, mi battezzarono altrove". Visse i primi cinque anni seguendo la famiglia da una città all'altra nelle quali i suoi parenti calcavano le scene; poi si stabilirono a Torino, dove egli frequentò la scuola elementare.

Allievo di Giovanni Gentile all'università, nell'aprile 1934 partecipò alla prima edizione dei Littoriali della cultura e dell'arte, a Firenze; essendo stato selezionato nei pre-Littoriali del GUF di Roma per il convegno di critica cinematografica, a Firenze si classificò quinto in tale competizione. Nell'aprile 1935 partecipò ai secondi Littoriali, che si svolsero a Roma; era stato selezionato ancora per il convegno di critica cinematografica, e inoltre per il concorso di giornalismo, ma non entrò nelle classifiche dei vincitori.

Il 10 giugno 1940, giorno della dichiarazione di guerra, Almirante, essendo stato richiamato alle armi come sottotenente di complemento di fanteria, comandava un plotone in vedetta sulla costa sarda, nella zona di Santa Teresa di Gallura, capì presto che il suo reparto sarebbe rimasto in Sardegna e non avrebbe partecipato alle operazioni di guerra; si offrì allora volontario per il fronte dell'Africa settentrionale, e a tal fine si fece nominare corrispondente di guerra. Assegnato alla 1ª divisione libica camicie nere "23 Marzo", raggiunse Bengasi alla fine dello stesso mese di giugno. Su quel fronte ebbe il battesimo del fuoco il 13 settembre 1940 e visse le alterne fasi della guerra fino a tutto il 1941, ottenendo la croce di guerra al valor militare. Tornò Roma e riprese il suo posto di caporedattore del Tevere.

La mattina del 26 luglio 1943, subito dopo la caduta di Mussolini, si recò alla tipografia e poi alla redazione del Tevere, portando all'occhiello della giacca il distintivo del PNF; ma dovette lasciare il posto, avendo scoperto che nella notte i suoi colleghi erano diventati antifascisti e suoi nemici personali, e il direttore Interlandi era stato arrestato come "fascista pericoloso".

Sempre dal suo libro "Autobiografia di un fucilatore", a pagina 109, racconta come a Roma incontrò l’uomo che cambiò la sua vita "l'uomo al quale devo la massima parte di me, la mia vita stessa": Fernando Mezzasoma, ministro della Cultura popolare della Repubblica sociale italiana. Mezzasoma lo convinse a farsi smobilitare dalla GNR per seguirlo come collaboratore esterno al ministero, i cui uffici erano adesso ripartiti tra Roma, Salò, Venezia e Milano. Dopo pochi giorni di lavoro a Venezia,passò alla sede di Salò. Il suo primo incarico fu la direzione del servizio intercettazioni radio, servizio particolarmente importante perché fonte di informazioni anche per gli altri ministeri della Repubblica. Poi, il 5 maggio 1944, Mezzasoma lo nominò capo di gabinetto del ministro della Cultura popolare. In tale qualità sostituì spesso Mezzasoma nei quotidiani rapporti da Mussolini, per il quale svolse anche missioni particolarmente delicate.

Il 25 aprile 1945 aveva seguito Mussolini e il ministro Mezzasoma a Milano, rimase in servizio per tutta la giornata lavorativa; poi, avendogli Mezzasoma vietato di seguirlo nel viaggio fatale con Mussolini verso la Valtellina, Mezzasoma, con altri ministri della RSI, sarebbe stato fucilato dai partigiani a Dongo il 28 aprile, entrò in clandestinità e vi rimase per un anno e mezzo, prima a Milano con l'aiuto del suo amico ebreo che egli aveva salvato dalla deportazione, poi a Torino. Nel settembre 1946 riprese il suo vero nome e tornò a Roma, dove intraprese un'intensa attività politica, partecipando alla fondazione, il 12 novembre 1946, di uno dei molti piccoli gruppi di reduci fascisti repubblicani, il Movimento italiano di unità sociale (MIUS), e alle riunioni preliminari alla fusione del suo e di vari altri gruppi della stessa area in un vero partito politico.

Il 22 maggio del 1967 a Firenze ci sono feriti per una manifestazione contro l'intervento statunitense in Vietnam Una manifestazione contro l'escalation dell'intervento statunitense nella guerra del Vietnam; il bilancio è di dodici feriti e quarantatré fermati.

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RICORDIAMOLI

MATILDE SERAO

Matilde Serao, nacque a Patrasso, in Grecia, nel 1856, si spense a Napoli nel 1927. Conseguito il diploma magistrale, fu impiegata per due anni al telegrafo. Dedicatasi al giornalismo, fu redattrice del Corriere del mattino di Napoli, poi a Roma redattrice del Capitan Fracassa e collaboratrice di altri noti periodici.

Nel 1885 sposò Eduardo Scarfoglio. Tornata a Napoli, curò per anni una rubrica mondana sul Corriere di Napoli, da lei fondato e diretto con il marito. Separatasi da Scarfoglio nel 1904, fondò Il Giorno, che diresse fino alla morte. Matilde SeraoIl talento naturale della scrittrice fu deviato dall'attività giornalistica, improntata a una pettegola curiosità sulla vita mondana di Roma e di Napoli e del tutto sterile di risultati, fatta eccezione per il noto reportage Il ventre di Napoli del 1884, pervaso dalla sollecitudine morale della Serao per i quartieri fatiscenti della sua città, brulicanti di un'umanità misera e rassegnata.

Di questa Napoli dei bassi ci ha fornito un mirabile spaccato, fissando con sicure pennellate il costume del tempo con altre sue opere come: Terno secco, pubblicato nel volume All'erta sentinella, nel 1889 e Il paese di Cuccagna, incentrati sul gioco del lotto, le novelle Scuola normale femminile e Telegrafi dello stato, raccolte nel Romanzo della fanciulla, del 1886, Fantasia, il romanzo meglio costruito e il più fortunato della Serao. Nel racconto lungo La virtù di Checchina è forse da riconoscere il capolavoro della Serao: da un tema flaubertiano, il contrasto tra una squallida esistenza borghese e l'aspirazione a una vita lussuosa, la scrittrice ricava un profilo femminile di una grande verità e naturalezza.

A tutt'altra ispirazione si riconducono i romanzi La conquista di Roma, imperniato sulla vita parlamentare della Roma umbertina, e Vita e avventure di Riccardo Joanna, che vuole dare uno spaccato sulla corruzione del mondo giornalistico. Dell'ultima produzione, afflitta da una casistica erotica di bassa lega, è però da ricordare almeno Suor Giovanna della Croce, un romanzo immerso in un'atmosfera desolata di stampo cechoviano. Le corrispondenze di Nel paese di Gesù ebbero risonanza europea, ma sono oggi pressoché dimenticate. Nel 1977 è stato pubblicato il romanzo incompiuto L'ebbrezza, il servaggio e la morte, fino allora inedito.

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IL FATTO

IL TEATRO NUOVO DAI DE FILIPPO ALLA RICERCA

L’ incontro veramente felice quello tra i fratelli De Filippo e il Teatro Nuovo, che vide sul suo palcoscenico Eduardo De Filippoluce d’invenzioni rimaste solidamente presenti nella memoria del pubblico e nel teatro a venire; il Nuovo fu una preziosa palestra, un laboratorio da cui scaturirono sketch strepitosi per più di un anno. Poi quando nel dicembre del 1931 Eduardo lasciò il Teatro per il Kursaal prima e poi per il Sannazaro, andò in scena Tu scendi dalle stelle con Raffaele Di Napoli. Oramai il Teatro Nuovo non poteva fare a meno dei suoi grandi nomi e, allora, fu la volta di Vincenzo Scarpetta, di Tecla Scarano, di Lucy D 'Albert, del Balletto di Bella.

Fu rappresentato Strade di Michele Galdieri, grande successo confermato dai tre mesi di repliche e di tutto esaurito. Seguirono sempre in quell'anno e poi nei due successivi Bottega 900 e La signora è servita di Mangini; Il Progresso si diverte; La canzone di ognuno e Trottole di Galdieri. Il 12 gennaio 1935 andò in scena la rivista: Mille luci; ma nello stesso anno un rogo distrusse il Teatro.

Solo nel 1985 risorgerà il Teatro Nuovo, che, architettonicamente meno bello rispetto all'antica struttura, accoglie gli spettacoli di ricerca e di avanguardia teatrale.

Dal 1985, grazie all'entusiasmo di Angelo Montella e Igina Di Napoli che allora rilevarono la piccola sala di Montecalvario, il Nuovo vede crescere intorno a sé l'entusiasmo e il consenso di un pubblico giovane, di autori nuovi, di attori e registi legati da una grande passione e dal sogno di poter rinnovare ancora una volta il linguaggio teatrale napoletano. Nel 1986, Toni Servillo con E, montaggio in forma di spettacolo di alcune poesie di Eduardo, ha sperimentato con anticipo sulle contemporanee tendenze del teatro di ricerca la possibilità di affrontare da attore il tessuto poetico della lingua teatrale napoletana.

Il Teatro Nuovo è riconosciuto oggi come uno dei luoghi storici del teatro di sperimentazione in Italia. Infatti, sono numerosi gli autori, i registi, le compagnie e gli interpreti che attraverso allestimenti significativi hanno disegnato, nella sala di via Montecalvario, una mappa del teatro di ricerca e di sperimentazione italiano ed internazionale.

Tra i più illustri rappresentanti di questo teatro non ufficiale, che hanno portato qui i loro spettacoli, si ricordano: Mario Martone, Libera Scena Ensemble, i Magazzini, il Cabaret Voltaire, Toni Servillo, Francesco Silvestri, Franca Valeri, Manlio Santanelli, Peppe e Concetta Barra, Antonio Neiwiller, Piera degli Esposti, Carlo Cecchi, Fiat Teatro Settimo, la Socìetas Raffaello Sanzio, Teatri Uniti, Tonino Taiuti, Renato Carpentieri, il Beat 72, Peppe Delbono, Licia Maglietta, Laura Curino, Fortunato Calvino, Arturo Cirillo e tanti altri.

Ha legato il suo nome al Teatro Nuovo, la cooperativa Il Carro fondata e diretta dal grande ed indimenticabile Annibale Ruccello, che qui ha presentato molti dei suoi lavori, come Le cinque rose di Jennifer, L'ereditiera e Week End. L'immagine del Teatro Nuovo si lega anche al maggiore rappresentante dell'avanguardia teatrale italiana, Leo De Berardinis, che ha svolto un ruolo fondamentale nella storia di questo teatro. Un altro grande prestigioso protagonista della scena teatrale contemporanea che ha riversato in questo Teatro il suo straordinario universo poetico trasgressivo, misterioso e affascinante è Enzo Moscato. Il Teatro Nuovo, quindi, con il passare degli anni ha seguito di pari passo le trasformazioni che hanno interessato la drammaturgia italiana ed internazionale.

Bibliografia
20 ANNI DI TEATRO NUOVO. Memoria ribelle, a cura di Igina di Napoli e Angelo Montella, Napoli, AGN, 2001.
BAFFI, Teatri di Napoli, Napoli, Tascabili Economici Newton, 1997
DE FILIPPIS - M. MANGINI, Il Teatro Nuovo di Napoli, Napoli, Berisio, 1967
DORIA, Le strade di Napoli, Milano-Napoli, Ricciardi, 1941
MORELLI, I Teatri d'Italia, Roma 1780
VIVIANI, Storia del Teatro napoletano, prefazione di Roberto De Simone, Napoli, Guida editori, 1992

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LA POESIA DEL GIORNO

WHISKY, SIGARETTA...

Whisky, sigaretta, bicchiere mezzo vuoto
o mezzo pieno, secondo la prospettiva.
Whisky, sigaretta e una donna di carta
bella, anzi bellissima: sorridente veleno.
Whisky, nel bicchiere dorato il volto
di carta galleggia, bello e sorridente.
Ma come sei lontana nell'aureola
azzurrina del fumo della sigaretta.
Vuoto bicchiere colma posacenere
io sono disperso, disperatamente
perduto in questo veleno inutile.
Anche su questo foglio di carta bianca
il tuo volto bello, anzi bellissimo, ride.

Reno Bromuro (Da Musica bruciata)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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