22 giugno 2000
Relazione dei Democratici di Sinistra
della Commissione Stragi

I Democratici di Sinistra della Commissione Stragi hanno presentato una relazione che ha provocato parecchie polemiche: destra eversiva collegata al MSI con complicità dei servizi americani dietro l'era delle stragi. È questa la tesi che i Parlamentari DS della Commissione Stragi espongono in una relazione di trecentoventisei pagine. Nel documento, intitolato "Stragi e terrorismo dal dopoguerra ad oggi" la strategia della tensione è stata definita "uno strumento di lotta politica finalizzato a combattere il comunismo".

Questo documento presentato il 22 giugno 2000, ha sollevato una montagna di polemiche; primi ad insorgere i capigruppo dei Democratici di Sinistra i quali hanno presentato un testo di trecentoventisei pagine, il riassunto, in sintesi, della miriade di inchieste condotte in questi anni dalla magistratura italiana e dell’acquisizione di documenti e materiale informativo da parte della commissione stragi.

Al di là dei toni polemici e di alcune affermazioni, tutte da verificare, riguardanti il ruolo di alcuni esponenti della destra ancora presenti nel parlamento italiano, il documento dei DS non è materiale da buttare. Anzi, offre un quadro di insieme, pur tra non poche forzature e alcune fantasie, che è sicuramente l’insieme di riferimento da cui partire, la chiave con la quale scardinare molte delle storie oscure della nostra storia.

E’, ad esempio, apprezzabile che, anche se con più di trent’anni di ritardo, gli eredi del PCI sconfessino i loro padri ed ammettano che "le stragi sono state stragi di Stato". Quindi, e qui ci vorrebbe una forte autocritica, le stragi non erano destabilizzanti come, invece, per anni i leader comunisti si affrettavano a gridare ad ogni esplosione di terrore. Le stragi, al contrario, come la nuova sinistra ha sempre sostenuto, erano stabilizzanti, favorevoli cioè al mantenimento dell’assetto di potere. E’ un documento, quello dei DS, che merita una riflessione ed un’ampia discussione, anche al di là di alcuni luoghi comuni un po’ vetusti.

Ma avremo tempo per tornare a discutere questo documento del quale si apprezza soprattutto lo sforzo sistematico. Quello che non c’è piaciuto è che alla presentazione del dossier fossero presenti alcuni magistrati e un funzionario del ministero della Giustizia che proprio sullo stragismo ed annessi hanno lavorato in questi anni. Una cosa sono la politica e le analisi politiche, un altro la magistratura e le sue conclusioni. Nessuna frammistione è ammissibile. Salvo poi indignarsi nel sentir parlare, di "toghe rosse" e di "partito dei giudici".

Biobibliografia "I Misteri d’Italia"

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IL FATTO

UN POETA AL GIORNO "GINO SPINELLI DE’ SANTELENA"
"I ricordi balzano, oggi alla mente e la realtà incupisce
la mia solitudine! La distanza che questa volta ci separa,
martella ancor più spietatamente il mio cuore".

Voglio aprire il ricordo di oggi, parlandovi di Gino Spinelli de’ Santelena, nato a Bari il 3 gennaio 1905 il quale dopo aver aperto la strada a tanti giovani scrittori, poeti e pittori nell’arco dei suoi 97 anni, tra cui anche il sottoscritto, il 13 dicembre 2002 ci ha lasciato orfani? Non ci sentiamo tali perché è sempre vicino come padre amorevole, maestro attento e scrupoloso. Ma voglio focalizzare il mo ricordo sulla poesia.

Nel 1987, lui che con la sua critica sagace e meditata, riusciva a fare emergere nomi sconosciuti, ragazzi che non avevano mai pubblicato nemmeno una riga, venne a casa, all’età di ottantadue anni, con un manoscritto e "m’impose", sì, me l’impose, con autorità:

- Questa è una raccolta di poesia, la terza, scritta per raccontare il mio grande amore per Elettra. L’unico che può capirla fino in fondo sei tu, devi scrivere la prefazione.

Rimasi allibito ed afasico, lo guardai con gli occhi spalancati, come se avessi visto aprirsi davanti un baratro senza fondo.

- Dai, non ci pensare. Adesso mangiamo e poi dopo che sarò partito (da un treno scendeva e sull’altro saliva alla sua veneranda età), comincerai a leggerla.

Dopo un paio di settimane, decisi di leggere "Tenerezza dei miei giorni lontani", perché mi avrebbe dato modo di dire le cose che un critico dovrebbe tenere per sé, ché al lettore, potrebbero poco interessare. Leggendo, però, mi accorsi che in quei versi c'è la testimonianza di quanto raccontava la poesia di Spinelli de' Santelena. "I ricordi balzavano", testimoniavano la vita vissuta, incupita, nella solitudine durante la quale "martella la distanza".

Ho riletto il libro, dopo anni e mi ha fatto una certa impressione nel vedere in calce alla prefazione la mia firma. L’ho riletto come fosse la prima volta e devo confessare che è commovente, leggere queste poesie, scoprire come il luogo comune: "l'amore non ha età" acquista concretezza e testimonianza, nella sua trasfigurazione poetica.

Trasfigurazione poetica, sì! Perché Gino Spinelli de' Santelena riesce egregiamente a dire i suoi sentimenti esprimendosi come un giovinetto alla prima esperienza amorosa. Per cui, intrufolandomi ancora nella sua poesia (fatto che mi riempie di gioia e mi onora, conoscendo il valore critico di chi me lo ha proposto), mi fa sentire il meno adatto a scriverne. Tuttavia mi sia concesso di rileggere l'opera, insieme con voi, spiegandone l'intima essenza. Questa poesia di "Tenerezza dei miei giorni lontani", si apre all'insegna del ricordo dell'amore, visto in un paesaggio ben determinato; dove l'elegia si discosta e soprattutto contraddice l'essenzialità, ricercando nella narrazione l'effetto aggettivale dannunziano. Questo, però, non toglie nulla alla purezza della poesia, che appare concretamente e volutamente umile, frugale, ma ricca di sentimenti avvolti in un languore che è peso costante dell’amore che narra.

"Lasciami tornare nell’ombra dalla quale mi hai tratto
per inondarmi di luce…"

Sull’onda del ricordo, la forza evocativa, affidata all’imponderabile volume del ricordo, in altre poesia, non è mai respinta né ignorata dalla punteggiatura dei sentimenti. Il segno di una riflessione corposa che il ricordo assume, non come fantasmi da evocare, ma come realtà che rivela, con evidenza plastica, immediata, l'assenza negli uomini, di questo sentimento che, straordinariamente, bussa quando meno te lo aspetti e ti sommerge nell'indefinibile; lo stesso che oggi è distrutto, cancellato, abbattuto, persino umiliato dall'uomo che corre inesorabilmente verso l'aridità di quella via inesplorata, rischiosa e impietosa.
"Ho sognato il tuo viso di Mater Dolorosa"...
Qui sembra che il poeta non voglia camuffare nel sentimento d'amore la condizione della donna, oggi più che mai,"Mater Dolorosa" per la responsabilità di compagna, per l'altro esercizio di madre sempre più in ansia per l'avvenire del figlio. Innalzando questo viatico della donna, il poeta, come un pittore accosta, sovrappone e condensa l'amore di là dal risultato più immediato.
"Oggi il mio cuore ha dovuto vestire le gramaglie
più nere del mantello della morte..."

L'ultima allarmante struttura del corso dell'amore. La passione dei corpi e della loro modulazione è un godimento vivibile proprio perché la coscienza del suo "essere" stringe allo stomaco, creando un tremulo e ironico contrappunto musicale.
"Ora il Tempo, grande sarto dell'Universo,
ha tagliato e cucito, per noi, un vestito di tristezza...".

II senso del tempo, della morte, trafigge continuamente la poesia spinelliana, in cui anche le cose costituiscono un interrogativo. E il giorno misurato dalle ore, dai secondi visti scendere, come la sabbia nella clessidra, è un eterno martellare sul cuore dolorosamente, perché il tempo non trascorre. La sofferenza è sottolineata come attualità fisica permanente. Fino a questo punto, il carattere della raccolta è un invito alla meditazione sulla condizione dell'uomo di fronte all'amore, alla morte, alla sua esistenza attuale; ma per fortuna, dice il poeta, il ricordo non è solo fonte di dolore, ma anche di conforto, come lo e l'amore. Il ricordo, in questo caso, ha il significato di vita ritrovata, in Elettra; ma anche
"... groviglio
di ansia, incertezza, malinconia, solitudine, tristezza".
L'amore per Elettra si celebra maggiormente in "Dolcezza della sera",nel ricordo di una sosta "nella solennità della chiesa",mentre il giorno finiva. Nella chiesa, la vicinanza della donna amata non è solo presenza fine a se stessa, ma scultura del ricordo. La tenerezza con cui il poeta osserva e descrive il "loro peccato" fa di quell'attimo un'esistenza nel tempo. E anche la chiesa, rifugio di pace, vive come una creatura. L'amore e la religiosità (non come fede celtica, ma come credo cattolico, quale unione: fede-amore), sono il tema radicato nella poesia spinelliana che, trova in questi versi, una fantasmagoria di luci e la dimensione intima.
"Non penso che la nostra passione potrà un giorno morire
poiché siamo rivestiti di innocenza, mentre il fango
allaga il mondo

e noi aneliamo alle supreme armonie dell'Universo...".
L'incanto della trasfigurazione del sentimento d'amore puro e innocente, come se alle spalle non ci fossero anni di vita vissuta, non ci fossero stati altri legami legalizzati (forse perché "il fango allaga il mondo", e il desiderio del poeta è quello di vedere un mondo pulito in cui vivere con la sua Elettra, nata per questo dalla sua mente); convergono nella celebrazione del sentimento che lo unisce a lei, quando scrive:
"Vederti nell'assolato meriggio di agosto
mentre le rondini saettavano veloci nell'azzurro,

è stato come se tutti gli angeli del Cielo

avessero intonato l'Alleluja per il nostro incontro".
La tavolozza si arricchisce di originalità in delicate sfumature di colore, tutta esaltata dall'incanto che la menzione di un sentimento antico quanto il mondo, acquista modernità nel decorativismo tutto di tipo tagoriano. La lirica seguente rende incantevole il legame che va progressivamente affondando nel ricordo:
"Rivedo i giorni lontani quando, ebbri di passione,
rubavamo alla vita attimi d'inteso piacere
e sognavamo insieme...".
e il ricordo diviene, consolante funzione della natura umana.

Il vivere gli avvenimenti della modernità, quale critico d'arte e di critico letterario, non fanno dimenticare al poeta, il fatto molto complesso delle esperienze dell'arte, sia per la misteriosa immensità del nuovo aspetto della realtà che con l'attività artistica si inizia a vedere, sia per l'efficacia della sintesi concettuale in cui converge sotto il nome di amore, tutto il mondo spinelliano sempre più radicato nell'intima raffigurazione dell'amore indimenticato e indimenticabile della sua fanciullezza, in cui si coglie un senso acuto dell'assenza, mentre torna il ricordo, sempre dolente.

Egli intravede, con la morte dell'amore la morte dell'arte, quando in realtà potrebbe trattarsi di nascita e di crescita. Ma la confusione di idee che regna tra gli artisti lo fa cantare come un bambino; e qui sta il pregio della poesia di "Tenerezza dei miei giorni lontani", in cui motivi antichi e motivi nuovi, espressioni suggestive che richiamano il passato, con immagini tenere o imponenti si innestano vitalmente su di un tronco rinsecchito, su cui continua a fiorire l'amore che purifica l'aria delle nubi dell'immoralità, delle particelle tossiche che emanano le centrali nucleari, della violenza terroristica che affligge l'umanità.

Sotto questo aspetto Elettra è la vita stessa e gli alti e bassi del suo trasporto, per il poeta, sono i giorni che non passano mai uguali a se stessi, ma incatenati gli uni agli altri dal calendario, e qui rappresentati nella concatenazione delle liriche: simili e mai uguali. Mi pare che proprio nello sviluppo di questo concetto. Spinelli de' Santelena abbia acceso il linguaggio poetico, sciolto dalla funzione di qualcosa che sia presentabile e si mostra perciò nella sua funzione autentica, rispetto al linguaggio quotidiano.

Proprio come avviene per la poesia di Apollinaire nella quale non appare mai chiaro, nemmeno una volta, se sia l'amico, l'albero o il suo "alter ego" ad agire, senza però che sia stato accordato un primato ermeneutico. Sotto quest’aspetto Gino Spinelli de' Santelena affronta anche il problema dell'arte moderna che, a mio avviso, appare molto più una problematica dell'estetica nell'arte stessa.

La composizione in base a brandelli di significati che popola la poesia contemporanea; in Spinelli de' Santelena dissolve i significati ed estende diffusamente le forme artistiche più di quanto sia possibile riconoscerla oggi. Egli ha applicato l'attuazione della prognosi di Hegel, sull'arte contemporanea: "concepire l'arte come una forma di verità, o meglio come una successione di forme, e cioè come differenziazione della visione del mondo".

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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