22 febbraio 1945
Raffaele Cadorna si dimette

Raffaele Cadorna, figlio di Luigi, nato a Pallanza nel 1889, si dimette dalla carica di comandante del CVL per i dissidi all'interno del CLNAI sull'ampiezza del suo mandato. Il 27 ritirerà le dimissioni, dopo che il CLNAI gli avrà riconosciuto, con la sola opposizione dei socialisti, la piena responsabilità della "condotta militare della guerra"

Al suo comando, la divisione corazzata Ariete si batté contro i tedeschi a Roma nel settembre 1943. Nell'estate 1944 fu nominato comandante generale del Corpo Volontari della Libertà: organizzazione militare unitaria delle forze partigiane italiane combattenti contro tedeschi e fascisti. Il comando generale del CVL fu costituito nel giugno 1944 dal CLN Alta Italia. Nel novembre 1944 fu inviato a comandarlo il generale Raffaele Cadorna, gradito agli Alleati e al governo italiano, coadiuvato da Ferruccio Parri, azionista e Luigi Longo, comunista, vicecomandanti. Il CVL fu sciolto nel giugno 1945.

Raffaele Cadorna fu paracadutato al Nord con il compito di garantire l'equilibrio tra le varie componenti della Resistenza e l'adeguamento della lotta partigiana alla strategia degli Alleati. Capo di stato maggiore dell'esercito nel dopoguerra dal 1945 al 1947, fu senatore indipendente per la DC dal 1948 al 1963.

 ***

RICORDIAMOLI

GEORGE WASHINGTON

Oggi 22 febbraio 1732 nasce a Bridges Creek, Wakefield, George Washington il primo Presidente degli Stati Uniti d’America. George WashingtonFiglio di un piantatore, ebbe un'educazione molto semplice, tuttavia migliorò da solo la propria istruzione. A diciassette anni, su incarico di lord Fairfax, fece una stima catastale delle proprietà di quella famiglia. Compì così bene il suo lavoro che fu invitato a svolgerne uno analogo anche per conto del governo della colonia della Virginia. Questo lavoro, che lo portò spesso ad affrontare pericoli, sviluppò la sua conoscenza del territorio e soprattutto il suo interesse per l'Ovest. Alla morte del fratellastro Lawrence nel 1752, Washington ereditò una tenuta piuttosto vasta che in seguito ingrandì acquistando l'intera proprietà di Mount Vernon, alla quale dedicò molte cure.

Nel 1753 ottenne un posto nella milizia coloniale, dove, col rango di maggiore, partecipò anche a scontri con francesi e indiani. Nello stesso anno, in relazione alle controversie con la Francia, il governatore della Virginia gli affidò una missione nelle terre attraversate dal fiume Ohio, che Washington descrisse in un celebre diario di viaggio.

L'anno successivo partecipò nella stessa zona, col grado di tenente colonnello, a una spedizione militare della quale assunse il comando dopo la morte dell'ufficiale che la guidava. In questa occasione ottenne il suo primo successo militare sconfiggendo un contingente franco-indiano. Nonostante alcuni insuccessi che seguirono, Washington si conquistò durante questa guerra una buona fama di militare.

Nel 1758 esordì in politica facendosi eleggere rappresentante della contea di Frederick alla Camera della Virginia, carica che mantenne per 16 anni. George WashingtonNel 1759, il matrimonio con una ricca vedova, Dandridge Custis, migliorò la sua situazione finanziaria permettendogli anche di ingrandire le sue proprietà terriere. Washington mantenne per tutta la vita un forte interesse per l'agricoltura e uno spiccato amore per la sua tenuta di Mount Vernon. In questo periodo si conquistò una vasta notorietà negli ambienti politici virginiani, distinguendosi per la saggezza e la moderazione delle sue posizioni. All'inizio delle tensioni con la Gran Bretagna, benché aristocratico e conservatore, abbracciò subito e con decisione la causa americana e fu poi tra i più decisi fautori del boicottaggio ai prodotti importati dalla madrepatria. Fu così inviato come delegato della Virginia al primo e al secondo Congresso continentale.

Quando scoppiarono le ostilità, Adams lo propose come comandante in capo dell'esercito rivoluzionario: fu nominato ufficialmente nel giugno del 1775 e assunse effettivamente il comando dell'esercito continentale il 3 luglio, dopo la battaglia di Bunker Hill. Come comandante di un esercito male assortito e peggio equipaggiato, diviso dalle rivalità tra yankees e meridionali, ebbe bisogno di tutte le sue doti di pazienza e moderazione, ma anche della sua tenacia e determinazione per mantenerne la coesione e portarlo alla vittoria, aiutato in questo dall'ascendente che esercitava sui soldati e dal prestigio di cui godeva presso i capi politici. Stratega mediocre, commise molti errori nella condotta della guerra e fu ripetutamente battuto, ma il suo patriottismo e la sua forza morale finirono col compensare i limiti che pure aveva. Al termine della guerra d’indipendenza la sua popolarità era superiore a quella di tutti gli altri pur brillanti capi rivoluzionari.

Nel 1787, inviato come rappresentante della Virginia alla Convenzione costituzionale, fu chiamato a presiederla; durante i lavori svolse un ruolo essenzialmente di mediazione, intervenendo poco nella discussione. Comunque, quando gli elettori americani scelsero la prima volta un presidente degli Stati Uniti, il voto unanime si puntò su Washington, che entrò in carica il 6 aprile 1789. La sua prima presidenza fu dominata dal vivace e spesso aspro dibattito tra federalisti e antifederalisti. Sebbene le sue simpatie andassero ai primi, egli evitò sempre ogni parzialità e anche nella composizione del governo si impegnò a mantenere l'equilibrio tra le due fazioni, nominando gli antifederalisti Jefferson e Randolph rispettivamente capo del dipartimento degli Esteri e procuratore generale e i federalisti Hamilton e Knox a capo dei dipartimenti del Tesoro e della Guerra. Durante il suo primo mandato presidenziale Washington si sforzò di organizzare il governo federale facendone un organo efficiente di buona amministrazione.

Anche in questa carica sopperì con le sue eccellenti doti pratiche, soprattutto di amministratore, alle proprie carenze come politico. Rieletto all'unanimità nel 1792, perfezionò l'opera intrapresa nel quadriennio precedente. In politica estera Washington enunciò alcuni dei principi basilari della politica estera americana, quali la non interferenza degli Stati Uniti nei confronti dei conflitti europei, principio che ebbe modo di praticare durante la guerra franco-britannica del 1793. Gli otto anni che Washington trascorse alla presidenza assicurarono alla neonata repubblica un prezioso periodo di stabilità sotto la guida di un capo avveduto e stimato, che giovò molto al consolidamento delle nuove istituzioni. In tale periodo Washington dovette affrontare anche momenti difficili, per esempio la "rivolta del whisky" del 1791 durante la quale fu chiamato a dimostrare la forza e la stabilità delle istituzioni. Ritiratosi a Mount Vernon alla fine del secondo mandato presidenziale, morì tre anni dopo, nel 1799, giustamente compianto come "padre della patria".

Bibliografia

T. W. Wilson, Washington, Milano, 1954; R. B. Morris, La rivoluzione americana, Roma, 1957; W. Wilson, Washington, Milano, 1964.

***

IL FATTO

IL ROMANTICISMO

IL FATTO

Nell’ambiente culturale di Milano, dove del resto era nato il Romanticismo italiano, uno dei più vivaci sostenitori delle nuove idee fu Giovanni Berchet con la Lettera semiseria di Grisostomo che costituisce il manifesto più noto del Romanticismo italiano. Tra i molti imitatori di Manzoni nel genere del romanzo storico ricordo Massimo d’Azeglio. Si distacca, invece, dall’esempio manzoniano Niccolò Tommaseo, autore del romanzo Fede e Bellezza. Personalità più definita è quella di Ippolito Nievo la cui opera più importante è il romanzo Le confessioni di un italiano.I rappresentanti più significativi della corrente patetica e sentimentale in cui sfociò il Romanticismo italiano dopo la conclusione del Risorgimento furono Giovanni Prati e Aleardo Aleardi.

Ma più che dalla lirica ufficiale un ruolo importante fu svolto dalla poesia dialettale, in cui diedero i maggiori frutti il milanese Carlo Porta, il romano Giuseppe Gioacchino Belli e il toscano Giuseppe Giusti. Alla formazione di una coscienza letteraria nazionale molto contribuirono scrittori che più propriamente appartengono alla storia del pensiero politico e filosofico italiano: Giuseppe Mazzini, Vincenzo Gioberti, Cesare Balbo. L’interprete più geniale della critica romantica fu Francesco De Sanctis. La sua opera più rappresentativa è la Storia della letteratura italiana accanto alla quale vanno ricordate le raccolte di Saggi critici e gli studi sulla Letteratura italiana del secolo XIX. Giosuè Carducci, premio Nobel nel 1906, riportò la poesia italiana a una concreta realtà di sentimenti, reagendo alla genericità sentimentale dell’ultima poesia romantica. Vasta e assai estesa fu la sua produzione, incentrata sulla composizione poetica, ritenendo di poco valore la prosa e più in generale la narrativa e ponendo in una posizione di rilievo il ruolo del poeta quale vate. Essa si articolò nelle seguenti raccolte: Juvenilia, Levia gravia, Giambi ed epodi, Rime nuove, Odi barbare, Rime e ritmi. Importante anche la sua attività di critico, che anticipa quell’attenzione ai valori formali dei testi che si svilupperà più compiutamente nei primi decenni del Novecento. Se Carducci perseguì il suo rinnovamento letterario riproponendo il valore della tradizione, si rivolse ad intenti sostanzialmente opposti il movimento della Scapigliatura, che si propose di reagire al Romanticismo sentimentale, volgendosi allo studio della realtà colta nei suoi aspetti quotidiani, rifiutando sul piano formale ogni dato della tradizione. Per il carattere costantemente antitradizionale della sua narrativa e anche per il diretto contatto coi circoli milanesi, si può accostare al movimento della Scapigliatura il catanese Giovanni Verga.

La sua conversione al Verismo avvenne con la raccolta di novelle Vita dei campi e si confermò con il romanzo I Malavoglia, che avrebbe dovuto aprire un ciclo narrativo nel quale fossero esaminati tutti gli aspetti e tutte le classi della società; in realtà Verga non scrisse oltre il secondo romanzo del ciclo, Mastro don Gesualdo. Tra i suoi libri di racconti si ricordino le Novelle rusticane. Intorno all’esempio di Verga fiorisce una produzione di scrittori naturalisti e psicologisti, tra cui il siciliano Luigi Capuana e Matilde Serao. All’esperienza naturalistica appartiene il meglio della produzione poetica dialettale del romano Cesare Pascarella, mentre di più complessa definizione è l’opera di un altro poeta dialettale, il napoletano Salvatore Di Giacomo. Lontano dalla tematica del realismo si colloca Antonio Fogazzaro, la cui opera Piccolo mondo antico è un’aperta reazione, in senso cattolico e spiritualistico, al sopravvento del Positivismo e del Materialismo.

Il senso del mistero e della labilità della vita predomina nella migliore poesia di Giovanni Pascoli, a cominciare dalla raccolta Myricae, in cui è ricercata la purezza delle "piccole cose",motivo che lo riallaccia al Simbolismo francese. A Myricae seguì una copiosa produzione: i Primi poemetti, cui succedono i Canti di Castelvecchio, in cui si sviluppano i temi a lui cari: dolore, morte, quiete agreste; i Poemi conviviali, in cui tenta una rappresentazione moderna dell’esperienza classica; in Odi e inni e Nuovi poemetti affronta invece temi civili e storici.
La crisi di valori indicata da Pascoli fu risolta da Gabriele D’Annunzio nel segno dello estetismo. Principale esponente del Decadentismo italiano, accolse dalla lezione europea di questo movimento ideali di sensibilità e di raffinatezza, nonché il gusto di per un tecnicismo formale. La sua vasta produzione poetica ebbe la migliore espressione in Alcione, terzo libro delle Laudi, nel quale il sensualismo si fa intuizione panica della natura. Il migliore dei suoi romanzi resta, forse, Il piacere, ma la sua prosa raggiunge un più moderno movimento stilistico nelle ultime opere di carattere autobiografico: La contemplazione della morte, il Notturno, Le faville del maglio. Più legato al gusto estetizzante della fine del secolo e del primo Novecento è il suo teatro.

***

LA POESIA DEL GIORNO

ACCUSI D’ATTACCARMI

Accusi d’attaccarmi al cipresso,
ma ho paura della solitudine!
Il cipresso è sinonimo d’eternità,
e tu… eterna avresti potuto essere.
Inutilmente ho irrorato le radici
ma hai preferito essere fiore;
come ape ad ogni istante del giorno
t’ho impollinata com’hai voluto.
Avresti potuto essere aria e sole
Invece hai preferito essere fiore: soprattutto camelia
da cui è nata una quercia e per quella ho continuato
a seminare polline e saggezza, ma neanche l’amore
può mutare un fiore in albero.
M’accusi d’attaccarmi al cipresso
intanto svolazzi come canarina innamorata
saltellando da un ramo all’altro
fingi di non capire e nascondi la testa sotto l’ala.
Vorrei vederti in un nido tra i rami più alti
dove raggiungerti per crogiolarmi al sole con te.
Intanto m’identifico nel cipresso e t’aspetto.

Reno Bromuro ( da «Il Vaso di cristallo»)

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE