22 aprile 1976
Giovanni Leone e Mariano Rumor
sono sospettati di essere Antelope Cobbleri

Il presidente della repubblica Giovanni Leone e l'ex presidente del consiglio Mariano Rumor sono sospettati di essere Antelope Cobbler, lo pseudonimo che cela l'identità mai rivelata dell'ex presidente del consiglio cui sarebbero state pagate tangenti dalla Lockheed.Mariano Rumor

Tre fatti turbano il clima elettorale a pochi giorni dal voto. Un fatto di sangue l'8 giugno: per la prima volta è eseguita dai terroristi una vera e propria esecuzione di un magistrato e della sua scorta;poi due fatti politici sui giornali, con un’intervista rilasciata da Berlinguer, e Rumor indicato come il fantomatico Antelope Cobbler dello scandalo Loechkeed.

Fulminea azione di un commando di brigatisti diviso in due gruppi che ha, il primo, fulminato sulla soglia di casa il procuratore Francesco Coco e il suo uomo di scorta, mentre l'altro gruppo fulminava a bruciapelo a cento metri di distanza il carabiniere autista che attendeva in auto. Un’esecuzione a freddo,spietata. La strage é rivendicata da due organizzazioni terroristiche: "Brigate Rosse" e "Nuovi Partigiani";quest'ultima é la stessa sigla comparsa pochi giorni prima a Roma rivendicando l'incendio del cinema Barberini.

Il 15 giugno, sul "Corriere della Sera", Giampaolo Pansa esce con la sua intervista a Enrico Berlinguer. Nelle sue risposte é presente sempre un'offerta di "collaborazione di comprensione e di intesa con la DC; che è anche un partito che per la sua origine, tradizione e presenza nel suo elettorato di ceti medi, di contadini, di donne, di lavoratori e operai dovrà tener conto delle nuove aspirazioni popolari". Questa era già la sua proposta nella Relazione al Comitato Centrale dello scorso anno. Poi prosegue con il tentativo di fugare le apprensioni di buona parte dei ceti medi e della borghesia produttiva, affermando che "non desidero affatto l'uscita dell'Italia dalla NATO, perché dentro il Patto Atlantico, sotto questa organizzazione, l'Italia oltre che contribuire a consolidare gli equilibri internazionali, permette di costruire il socialismo nella libertà".

Per un comunista, che nel corso di trent'anni ha fatto manifestazioni contro la Nato in ogni occasione, è un bel colpo leggere queste parole. Sconcertati quelli dell'estrema sinistra, altrettanto la corrente filo-sovietica di Cossutta, mentre per i laici e i socialisti quello di Berlinguer é null'altro che un goffo tentativo per far credere che i comunisti italiani non hanno nulla da spartire con i Paesi aderenti al Patto di Varsavia.Berlinguer

Mancano sei giorni alle elezioni politiche, e molti dentro la sinistra sono dell'avviso che questa intervista più che portare voti al PCI farà risorgere la DC con i voti dei moderati. Il giornale con l'intervista è fatto svolazzare nei comizi "avete visto anche Berlinguer si è convinto, è diventato il Pangloss del Candido voltariano, il migliore dei mondi possibili è il nostro. Votate dunque DC".

Una settimana prima, l'attenzione era concentrata soprattutto sul regista di tutta l'operazione delle bustarelle per l'acquisto dei famosi aerei, che porta il fantomatico nome in codice "Antelope Cobbler", che ogni italiano enigmisticamente si diletterà per mesi a scoprire chi mai si celi dietro questo bizzarro nome. Panorama, addirittura esce riproducendo il famoso taccuino-cifrario dell'azienda americana dal quale si ricava, come in un rebus, il nome dell'ex presidente del Consiglio Rumor. Che naturalmente smentisce. Tanassi lo fa nei dettagli ma poi verrà incriminato. Gui altrettanto, e cosi alcuni generali.

I comunisti potevano andarci a nozze con queste rivelazioni, massacrare gli avversari col l'arma della palese corruzione, e invece rimasero in un incomprensibile silenzio. Moro forse aveva ipnotizzato Berlinguer.

I risultati dell’elezioni sono un’occasione storica da sfruttare per trasformare in senso socialista il sistema ad opera di un blocco sociale composto da formazioni protette ed inserite: si prefigurano, per i giovani, la riscoperta della fatica dello studio, per i lavoratori la rinuncia ai miti consumistici e la rivalutazione dello spirito di sacrificio in vista del bene comune. Asor Rosa definí la seconda societá: giovani disoccupati o in cerca di prima occupazione, sottoproletariato urbano, masse emarginate del centro-sud, lavoratori precari non protetti, ecc. e comunque fu univocamente percepita da queste formazioni sociali come tale da sanzionare la loro esclusione.

Biobibliografia

Gianni Statera "Violenza sociale ed emarginazione" F. Angeli Editore)

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RICORDIAMOLI

GIOVANNI LEONE

Ex Presidente della Repubblica, nato a Napoli il 3 novembre 1908, morto a Roma il 9 novembre 2001

Giovanni Leone è personaggio emblematico della storia della cosiddetta "Prima Repubblica" Membro dell'Assemblea Costituente, giurista prestigioso, Presidente della Repubblica, protagonista in pieno dei cinquant'anni di governo dalla Democrazia Cristiana.Giovanni Leone

Suo padre Mauro è avvocato e partecipa alla fondazione del Partito Popolare in Campania. Giovanni sceglie il liceo classico dopo un ginnasio superato con qualche difficoltà. Alla maturità si riscatta, risultando il primo su 300 candidati. Decide allora di iscriversi alla facoltà di giurisprudenza. Dopo la laurea entra nello studio di Enrico De Nicola, futuro Presidente (provvisorio)della Repubblica dal 1946 il 1948. Nello stesso studio lavora anche Francesco De Martino, in seguito importante uomo politico socialista.

A 23 anni Leone è già assistente universitario, a 32 diventa ordinario a Bari. Tra i suoi assistenti c'è Aldo Moro.

Dopo la caduta del fascismo è tra i fondatori della DC napoletana. Nel 1946 sposa Vittoria Michitto ed è eletto alla Costituente dove lavora alla parte della Costituzione relativa al Consiglio superiore della magistratura. Alle elezioni del 1948 viene eletto alla Camera. Nel 1955 la DC e i partiti di centro lo eleggono presidente della Camera, incarico che mantiene fino al 1963.

Non si schiera con nessuna delle correnti democristiane. Guida un primo governo nel 1963, un secondo nel 1968. Si tratta di governi di transizione, definiti allora "balneari".

Nel 1964 Leone è il candidato della DC alla Presidenza della Repubblica, spuntandola su Amintore Fanfani dopo un confronto serratissimo. E' contrapposto a Giuseppe Saragat, socialdemocratico sostenuto anche dal Partito comunista. Leone perde per circa 100 voti di "franchi tiratori" DC che gli voltano le spalle al momento del voto. Presidente è Saragat, che nel 1967 lo nomina senatore a vita.

Nel 1971 Leone sale al Qurinale. Dopo due settimane di votazioni andate a vuoto, candidato della DC era ancora Fanfani, il vertice democristiano si affida a lui. L'elezione arriva la mattina della vigilia di Natale, grazie al voto decisivo di alcuni esponenti del Movimento sociale.

Una volta sul Colle più alto, Leone sceglie uno stile sobrio, privo di esternazioni ed appelli al Paese. Sono anni tremendi per la Repubblica: terrorismo e crisi economica mettono a dura prova tutte le istituzioni. L'ultimo anno della sua presidenza è il più difficile. Il sequestro e l'uccisione del presidente della DC Aldo Moro dividono il Paese tra chi sostiene la trattativa con i terroristi e chi opta per la linea dura. Nel 1998 rivelerà di essere stato ad un passo dal concedere la grazia ad una brigatista per cercare di intavolare uno "scambio" con le BR che salvasse Moro.

La tragedia di Moro si consuma il 9 maggio 1978. Appena un mese dopo Leone è al centro di uno scandalo senza precedenti. Attaccato da anni per lo scandalo Lockheed, si trattava di illeciti nell'acquisto da parte dello Stato italiano di elicotteri dagli Usa, Leone sceglie di non reagire pubblicamente, contando su un sostegno della DC che non arriva. Quando viene pubblicata la rivelazione che il personaggio chiave dello scandalo sarebbe proprio lui, nome in codice Antelope Cobbler, il PCI decide di chiedere l'impeachment. Il 15 giugno 1978 Leone si dimette dalla massima carica dello Stato.

Ritiratosi nella sua villa a Formello, vicino a Roma, trascorre il resto della sua vita lontano dalla politica. Al Senato si iscrive al gruppo Misto e non a quello della DC.

Dice di Lui Pier Ferdinando Casini, Presidente della Camera: "E' stato un grande padre della Repubblica e un grande italiano. Travolto da accuse poi non confermate ha continuato il suo impegno parlamentare con grande dignità e misura".

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IL FATTO

DANTE ALIGHIERI (LA VITA 2)

L'ESILIO

Riprendiamo il discorso sulla vita di Dante Alighieri, interrotta momentaneamente per narrare un episodio della tradizione religiosa italiana.

Dante, abbandonata attorno al 1304 la causa dei Bianchi, intenzionati a rientrare a Firenze con le armi, e sempre sperando in un'amnistia, iniziò una vita di vagabondaggio. DanteTra le tappe certe di questi primi anni d'esilio si annoverano quelle nella Verona dei della Scala dal 1303?, nella Treviso di Gherardo da Camino nel 1305 o 1306?, e nella Lunigiana di Moroello Malaspina. Nel frattempo componeva il Convivio e il De vulgari eloquentia. Nuovo fervore di speranza gli venne in occasione della discesa in Italia nel 1310 del nuovo imperatore, Arrigo VII di Lussemburgo, dal quale si attendeva il ristabilimento d'un ordine supremo basato su un accordo tra autorità imperiale e papale.

Di grande interesse sono le epistole con cui il poeta partecipò alla vicenda, esaltando la figura e il ruolo di Arrigo e fulminando i fiorentini che a lui avevano osato opporsi. Il sogno di giustizia e concordia universale e quello d'un onorevole ritorno in patria furono vanificati dalla morte improvvisa dell'imperatore nel 1313. Nel maggio del 1315 rifiutò di avvantaggiarsi di un'amnistia che aveva per condizione un'ammissione di colpa. Nel novembre dello stesso anno la Signoria fiorentina confermava la condanna a morte per lui e per i suoi figli Tra la comparsa sulla scena italiana di Arrigo VII e la sua morte, Dante venne chiarendo le proprie persuasioni politiche in un trattato in lingua latina sulla Monarchia.

Dopo la conferma della condanna Dante soggiornò presso Cangrande della Scala a Verona. Qui nel 1320 discusse pubblicamente una questione De situ et forma aquae et terrae, intesa a dar conto dell'emergere della terra sulle acque nell'emisfero boreale con riferimento alla dottrina aristotelico-scolastica che voleva invece gli elementi disposti in sfere concentriche. Attorno a questi anni si colloca anche la composizione delle due Egloghe latine indirizzate a Giovanni del Virgilio. Forse nello stesso 1320 avvenne l'ultimo trasferimento della vita dell'esule: a Ravenna presso Guido Novello da Polenta. In questa città, di ritorno da Venezia dove si era recato come ambasciatore per conto del suo ospite, si spense per malattia nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321 e fu sepolto in un'arca adiacente la chiesa di San Pier Maggiore, più tardi dedicata a San Francesco.

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LA POESIA DEL GIORNO

HO VISTO UN FIORE

Ho visto un fiore lacrimare al mio passaggio
un girasole ha parlato di momenti,
che oggi rivivono negli occhi che non capiscono:
il caos roboante che stanno vivendo.
Statue strappate dai basamenti
ritratti giganteschi che riscaldano
l’aria già calda; sciacalli che svuotano case.
Questo m’ha fatto vedere il girasole
e una pannocchia mi ha domandato:
«pensi che questi occhi, come i tuoi
ricorderanno tutta la vita gli orrori visti?»
Ho pensato al pero che abbassò il suo ramo
perché prendessi un frutto e mi sfamassi,
all’uccello che posandosi sulla spalla
mi sussurrò di aver fiducia che papà mio
sarebbe ritornato e anche lo zio.
Ma il fiore lacrima ancora al mio passaggio,
gli occhi grandi e neri dei bimbi che han vissuto
la guerra continuano a guardare e non capire:

Perché dal cielo non cade un fulmine
per fare ritornare il silenzio anelato?

Reno Bromuro (da Poesie nuove).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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