22 agosto 1818
Carlo Pisacane

Pisacane nacque a Napoli il 22 agosto 1818. Da giovane frequentò gli ambienti liberali che si battevano per modificare in senso democratico i regimi dei monarchi assoluti. Ma ogni speranza svanì sotto il regno di Ferdinando II che confermò la politica repressiva dei suoi predecessori. Pisacane abbandonò Napoli e iniziò un periodo di viaggi che lo portarono a Parigi e Londra. Ritornò in Italia per partecipare alla prima guerra d'Indipendenza. Fu ferito e dovette abbandonare il campo di battaglia. Subito dopo si recò a Roma dove, il 2 febbraio 1849, era stata proclamata la repubblica. Pisacane fu nominato capo dello stato maggiore dell'esercito romano. A Roma ebbe il primo incontro con Mazzini e fra i due si stabili una sincera amicizia. Nel 1857, fu tra i promotori della sfortunata spedizione nell'Italia meridionale che si concluse a Sapri con la morte di tutti gli uomini che vi avevano partecipato, fra i quali Pisacane stesso. Pisacane, all'interno delle forze politiche e ideali del nostro Risorgimento, espresse le posizioni più radicali e avanzate, e si trovò su questo piano in polemica con Garibaldi e lo stesso Mazzini. Egli sosteneva che se la lotta per l'unità e l'indipendenza dell'Italia non si fosse accompagnata a una rivoluzione sociale avrebbe avuto scarse possibilità di successo. I ceti popolari dovevano essere i veri protagonisti del nostro Risorgimento.

1854: Nascita del compositore Claude Debussy.
1968: Papa Paolo VI giunge a Bogotà per il Congresso eucaristico.

RICORDIAMOLI

CLAUDE ACHILLE DEBUSSY

Il compositore Claude Achille Debussy, nacque a Saint-Germain-en-Laye il 22 agosto 1862 (per altri nel 1854) morì a Parigi nel 1918. Allievo di Marmontel, Lavaignac e Guiraud, nel 1884 vinse il Prix de Rome con la cantata L'Enfant prodigue, ancora fortemente influenzata da Lalo e Massenet. Durante il soggiorno romano compose Printemps e La demoiselle élue; quest'ultima, su testo di Rossetti, interessa più per l'incontro con il simbolismo e i preraffaelliti inglesi che per i suoi intrinseci valori musicali. Tornato a Parigi nel 1887, conobbe Mallarmé e divenne un fervente ammiratore di Wagner. Recatosi a Bayreuth nel 1888 e nel 1889, componeva nel 1890 i Cinq poèmes de Baudelaire, che rivelano l'evidente influsso di Wagner, nei cui confronti rappresentano contemporaneamente un tributo e una liberazione. Erano stati preceduti nel 1888 da un'altra raccolta per voce e pianoforte, le 6 Ariettes oubliées, di carattere più personale. Nel 1889 conobbe la partitura del Boris di Musorgskij e la musica giavanese. Dopo il Quartetto del 1893, il Martirio di San Sebastianodel 1892-94, ispirato all'egloga di Mallarmé, segna la prima manifestazione originale del genio di Debussy. Questo brano si afferma come un fatto assolutamente nuovo sia per la concezione formale, sia per la mobilità ritmica e sia, soprattutto, per l'originale uso del timbro; si ravvisa inoltre la tendenza a superare le funzioni costruttive e dialettiche dell'armonia tradizionale. La novità dello stile di Debussy non trova rispondenze nella situazione musicale della Francia di allora, bensì nelle poetiche dell'impressionismo e del simbolismo in campo letterario e pittorico.

Negli ultimi anni appare ancora più vicina la musica di scena per il Martirio di San Sebastiano del 1911 che, nonostante la presenza del testo dannunziano, tanto lontano dalla poetica di Debussy, tocca vertici assai elevati. Anche Jeux, breve balletto scritto nel 1912 per Djagilev, nacque con una destinazione teatrale. È una pagina decisiva per la musica del '900. Ha affermato Boulez, che «segna l'avvento di una forma musicale che, istantaneamente rinnovantesi, implica un non meno istantaneo modo di ascoltare». Ad analoghi esiti pervengono altri lavori dell'ultimo Debussy: i due libri dei Préludes per pianoforte del 1910-13, possono essere considerati opera di transizione tra Images e gli Études del 1915, o En blanc et noir dello stesso anno. Le tre sonate, per violoncello e pianoforte, 1915; per flauto, viola e arpa, 1915; per violino e pianoforte, 1917, nonostante il loro richiamarsi ad antiche tradizioni francesi, si tengono lontane da ogni accademismo. Altri lavori significativi sono le raccolte per canto e pianoforte, tra cui Fêtes galantes I e II del 1892; il 1904 su testi di Paul Verlaine; Proses lyriques del 1892-93, su testo proprio; Trois ballades de F. Villon del 1910 e Trois poèmes de Mallarmé del 1913. Fu autore di numerosi articoli, molti dei quali raccolti in Monsieur Croche antidilettante pubblicati postumi nel 1921, e curò, tra l'altro, l'opera omnia per pianoforte di Federico Chopin nel 1914.

Bibliografia P. Petazzi (a cura di), I consigli del vento che passa. Studi su Debussy, Milano

L’ANEDDOTO

PERSONAGGI PADULESI «NON C'E' DUE SENZA...»

Mancavano pochi giorni a Natale, il periodo in cui i sarti hanno tanto di quel lavoro che la giornata dovrebbe essere di quarantotto ore, Rosa venne di mattino presto e mi fece una proposta che anche se non avessi avuto tanto lavoro avrei potuto farle realizzare: voleva che andassimo in un albergo a fare l’amore completo, ho tanto desiderio e voglio sia tu il primo. Declinai l’invito, cercando di farla ragionare di aspettare ancora un po’ avevo solo diciassette anni. Va bene disse remissiva, vorrà dire che il primo che incontro che mi piace lo faccio, dopo non te la prendere con me. La rividi dopo tre giorni e venne a raccontarmi la cronaca di queste tre giornate trascorse a letto, forse sperava che m’arrabbiassi, che avessi scatti di gelosia, ma rimase delusa.

Il mattino dopo mi trovai, contro la mia volontà, a letto con una vedova madre di un fanciullo di undici anni, la quale innamorata pazzamente, e di una gelosia morbosa, non mi lasciava più respirare. Era una ninfomane, avrebbe fatto sempre quel tipo di ginnastica. Dopo un paio di mesi che la cosa andava avanti… (Era solerte come una moglie, premurosa come una mamma. Tutte le mattine appena uscivo dalla funicolare ella era ad aspettarmi sul balcone se facevo in tempo a prendere quella delle sette, se invece facevo tardi mi aspettava in strada, perché bevessi lo zabaglione con la marsala, preparato da lei) mi raccontò che i due mariti precedenti, entrambi farmacisti erano morti facendo l’amore e, quindi... aggiunse il finale del proverbio.

Sparii dalla circolazione e se per caso la incontravo per le strade del Vomero, mi nascondevo (temevo le scenate).Quando mi sposai, la trovai nascosta dietro la colonna di una navata, presi mia moglie per mano e scappai. Giunto a Roma portai mia moglie a Via Veneto, incontrai alcuni amici e cominciammo a ricordare le scappatelle e le recite riuscite male e quelle che, invece, ci avevano dato soddisfazione. Incontrai Vincenzino il fratello di Luigi quello del matrimonio, lo ricordate? Parlando di Paduli cominciammo a camminare e parlando parlando si fece notte. Solo quando giunsi a casa mi ricordai che mia moglie era rimasta a Via Veneto, dove andai a riprenderla: era rimasta incollata allo stesso tavolino dove l’avevo lasciata.

LA POESIA DEL GIORNO

COME FONDO DI UN LAGO

Turbolenti e misteriosi come fondo di un lago
E come acque ridenti al sole nell’anima mia:
occhi profondi dell’amore!

Buio selvame avvolge l’iride radiosa
ma enigmatica. Datemi, occhi dell’amore,
una lacrima grande come testa di spillo.

Una lacrima per placare la mia sete,
una lacrima per avvolgere noi
come formica in una goccia d’acqua.

Occhi profondi e neri come il destino,
o fondo di un lago: turbolento e misterioso.

Reno Bromuro (da Musica bruciata)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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