21 settembre 1574
Bernard Palissy e la ceramica

Bernard Palissy è un artigiano vetraio quando per caso vede per la prima volta una coppa di ceramica smaltata, di fabbricazione italiana. Rimane abbagliato dallo splendore dei colori di quest’opera d’arte e decide immediatamente di apprendere il mestiere di ceramista e di scoprire le tecniche che permettono di realizzare la ceramica smaltata. L’artigiano si dedica alla nuova attività con una volontà che i ripetuti fallimenti non riescono a fiaccare.

Un giorno, il forno in cui fa cuocere i pezzi d'argilla si raffredda; Palissy non ha più legna per alimentare il fuoco... manda in frantumi il tavolo e le sedie della sala da pranzo e li getta un pezzo dopo l’altro nel forno. E come se ciò non bastasse scardina e brucia il pavimento. Tanta perseveranza meritava un premio.

Il 21 settembre 1574, Bernard Palissy è ricevuto al Louvre dalla regina madre Caterina de’ Medici e le presenta alcune delle sue più belle realizzazioni.

La sovrana è entusiasta e autorizza Palissy a installare un forno nel palazzo delle Tuileries, residenza dei reali.

L’artista ormai può lavorare senza preoccupazioni e dedicarsi alla sua seconda passione: la paleontologia. Per decorare in modo originale i suoi vasi, egli raccoglie ogni tipo di conchiglia e ne studia con cura i colori. Palissy raccolse il frutto delle osservazioni in due libri che sconvolsero le teorie scientifiche del tempo. Questo semplice artigiano, che non conosceva il greco e il latino, scoprì che le conchiglie fossili erano state depositate dal mare tantissimi anni fa. Bernard Palissy mori ad ottant’anni, nella prigione della Bastiglia dove era stato rinchiuso perché protestante.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1948:il pugile francese Marcel Cerdan diviene campione del mondo battendo l'americano Tony Zale.

1968: La capsula spaziale Zond V, lanciata in orbita dai russi, torna sulla terra dopo aver compiuto il giro della Luna.

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RICORDIAMOLI

AFRO

Afro è il nome d'arte di Oreste Basaldella, pittore italiano nato a Udine nel 1912 morto a Zurigo nel 1976.

Si formò a contatto con la scuola romana dal 1936 al 1940, per legarsi poi al linguaggio cubista con il "Uomo con la pipa", del 1944; Natura morta, del 1945. Nel 1952 aderì al Gruppo degli Otto, il cui proposito artistico fu quello di non ricalcare manieristicamente il linguaggio figurativo astratto, senza tuttavia ripiegarsi sulla concretezza, sentita come legame che priva l'artista di libertà e spontaneità.

Afro passò da una personale sintesi neocubista a una trascrizione astratta, vitalistica e strutturale della realtà, risentendo anche di alcuni elementi dell'espressionismo americano, assimilato negli Stati Uniti, dove visse a lungo; insegnò presso il Mills College di Oackland, California.

Influenzato dagli insegnamenti di Gorky, pervenne a pitture dominate dall’emanazione della luce che proviene dal fondo del quadro e che fa risplendere i colori, come dimostrano Fondo degli ulivi del 1958, o Via della Croce del 1959. Era fratello dello scultore Mirko Basaldella.

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L’ANEDDOTO

PERSONAGGI PADULESI (Maria Vanni)

Giunti davanti al portone di casa ci salutiamo e lei mi ringrazia ancora una volta, ma non so spiegarmi il motivo. Salendo le scale le immagini ritornano alla memoria ricomponendosi come un mosaico. Sì, ora era tutto chiaro! Era la ragazzina più diligente e attenta ai miei corsi di teatro; era colei che mi organizzava gli altri allievi a gruppi in modo che potessi ottenere la coralità, nella dizione, il più perfetta possibile. Maria Vanni! Lei che vinse il primo premio come migliore attrice alla "Rassegna Teatrale – Ragazzi Insieme -" organizzato dall’Istituto Tulliano. Ora, però, mi si affacciava un altro problema: come mai crescendo somigliava tanto a Rosa da sembrare la gemella all’età in cui la conobbi? A quel periodo che vivemmo i momenti più belli della nostra giovinezza? Perché, Dio mio, non m’interessai mai di sapere il cognome di sua madre? Avrei saputo subito se tra di loro c’era parentela.

Ho subito telefonato a Maria Luisa, la mia collaboratrice, per sapere: lei sa proprio tutto ha una memoria elefantiade. Non c’era ho dovuto aspettare a sera inoltrata.

Mi ha telefonato a mezzanotte, preoccupata perché le avevano riferito che avevo la voce alterata.

Così ho saputo che era la nipote di Rosa, che la nonna era stata una ragazza madre, che aveva allevato la figlia da sola; per non lasciarla in mani estranee se la portava a scuola (Rosa insegnava Latino e Greco) e la bambina fu cresciuta con gli studenti che la coccolarono e la viziarono, però acquistò anche quella prontezza di riflessi, che non è da tutti.

A quattro anni parlava con una proprietà di linguaggio da fare invidia. Penso che Maria Vanni, dovesse aver preso sia dalla madre sia dalla nonna perché parlava un italiano così pulito che mi lasciava sempre con la gioia dentro e quando intercalavo il napoletano con l’italiano era pronta a correggere "il parlar forbito".

Ho l’abitudine d’intercalare l’italiano col napoletano, un po’ per farli rilassare, un po’ perché se non parlo napoletano mi sento male; a casa mia, i familiari che parlano italiano – ovviamente parlo di figli e moglie – non siedono a tavola con me. Adesso, però, non mi rimane che sapere chi è il padre della figlia di Rosa; perciò devo trovarla.

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LA POESIA DEL GIORNO

OCCHI CHE NON CAPIVANO

OCCHI CHE NON CAPIVANO

38
II giorno dopo andai a rubar fave
in un appezzamento vasto assai
quando alla fine del solco mi drizzai
un uomo con la falce mi prese pei capelli
sgusciai come un'anguilla e corsi via
caddi, mi rialzai; dal naso sangue a fiotti
però correvo. Giunto sotto Portanova
lui era là ad attendermi. Col peso caro
delle fave, aggirai l'ostacolo ed a casa
stava parlando già col nonno mio.

Il nonno m'ha dato uno schiaffo
mi ha ammonito, non si fa.

Quando l'uomo, soddisfatto è andato
via il nonno guardandomi negli occhi
ha domandato: "quanti chili saranno?"

39
Sono ritornato alla cantina
ad ascoltar la radio clandestina.
Dice è stato firmato l'armistizio
un coro di voci dei presenti,
Dio cosa succederà!
(9)

9) (Dalla 32 alla 39, sono state scritte dal 16 agosto alla proclamazione dell'Armistizio: 8 settembre 1943)

40
Da tre mesi mio padre non scrive
da cinque zio Giovanni. Mia nonna
piange e mia madre prega.

Nonno non parla più come una volta
tira con rabbia l'ago

e guarda in cielo.

Sulla finestra s'è posato un passero
il nonno posa l'ago e senza tema
allunga la mano, prende l'uccellino
gli da il mangime e sorride mesto:
"chi ciberà i miei due passerotti?"
Ha gli occhi lucidi
mentre mi stringe forte sul suo petto.

Reno Bromuro da «Poesie della Vita» Ursini Editore Catanzaro 1991

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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