21 ottobre 1833
Il testamento di Alfred Nobel

Alfred NobelAlfred Nobel, nato il 21 ottobre 1833 a Stoccolma, mise a punto la dinamite, una miscela di nitroglicerina e argilla. La nitroglicerina, è un prodotto assai pericoloso che scoppia al minimo urto provocando gravissimi disastri, fino allora era impiegata per scavare le gallerie delle miniere o per far esplodere le rocce.

La sua dinamite, meno pericolosa da maneggiare ma altrettanto efficace, conseguì un successo immediato. L'ingegnere svedese fondò in tutto il mondo alcune società per fabbricare e sperimentare il nuovo esplosivo, guadagnandosi cosi una fortuna considerevole.

L'invenzione di Nobel ha largamente contribuito alla costruzione delle strade, delle ferrovie e dei canali, nonché al progresso dell'industria mineraria. Purtroppo essa è servita anche a perfezionare gli ordigni di guerra,della qual cosa Nobel soffri molto.

Alla sua morte, nel 1896, quando il suo testamento fu aperto, si scoprì che l'ingegnere aveva stabilito che i redditi della sua immensa fortuna fossero devoluti al finanziamento di cinque premi, i più importanti del mondo. Tre sono destinati a ricompensare ogni anno le più grandi scoperte nel campo della fisica, della chimica e della medicina. Un altro è destinato a uno scrittore e il quinto a un personaggio o a un'organizzazione che abbia operato in modo particolare per la pace nel mondo e per la fraternità dei popoli.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1805: L'ammiraglio inglese Nelson sconfigge l'ammiraglio francese Villeneuve a Trafalgar e trova la morte nel corso della battaglia.

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RICORDIAMOLI

SALVATORE QUASIMODO "NOBEL DIMENTICATO"

Salvatore QuasimodoSalvatore Quasimodo, nacque a Modica, nel 1901; si spense a Napoli nel 1968.

Compiuti i primi studi a Messina e a Palermo, nel 1919 s’iscrisse al Politecnico di Roma, ma per varie difficoltà abbandonò gli studi regolari e cominciò una dura vita di lavoro saltuario e insieme di studi tenaci da autodidatta: i classici greci e latini, alcuni filosofi, Dante, Petrarca e Tasso.

Le prime poesie le scrisse fra i 14 e i 20 anni; riprese a scrivere nel 1926 quando, ottenuto un posto nel Genio Civile, si trasferì a Reggio di Calabria. Invitato nel 1929 dal cognato Elio Vittorini a Firenze, strinse amicizia col gruppo di Solaria, la rivista sulla quale nel 1930 pubblicò le sue prime liriche.

Lo stesso anno vide la luce il volumetto Acque e terre, che suscitò un certo interesse nella critica; del 1932 è Oboe sommerso, del 1933 Odore di Eucalyptus ed altri versi, del 1936 Erato e Apollion, del 1938 Poesie. La lunga collaborazione a varie riviste letterarie era già iniziata e nel 1938, abbandonata la carriera nel Genio Civile, divenne redattore del settimanale Tempo, vi rimase dal 1938 al 1940 e nel 1941 ottenne l'incarico di docente di letteratura italiana al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano.

Con la raccolta "Ed è subito sera" del 1942, silloge conclusiva in cui confluisce, riveduta, un'ampia scelta delle poesie precedenti insieme a un gruppo di nuove poesie, si chiude il primo periodo della sua poesia che si può definire "ermetico" per l'interesse dato alla "parola pura", il tono evocativo, la trasfigurazione del paesaggio, la sua Sicilia mitica e primordiale; la stilizzazione e rarefazione dell'immagine.

Una svolta è rappresentata dalla raccolta del 1946 intitolata "Con il piede straniero sopra il cuore", ripubblicata in edizione definitiva nel 1947 col titolo "Giorno dopo giorno" maturata nel clima della guerra e della Resistenza, dove il discorso poetico si svolge in consonanza con il dramma di quel tempo e la realtà della sofferenza e del dolore è assunta come fatto collettivo. Sulla stessa linea, di partecipazione umana e sociale e quindi di impegno alla solidarietà, si collocano anche le raccolte successive: "La vita non è sogno" del 1949; "Il falso e vero verde" del 1956; "La terra impareggiabile" del 1958; "Dare e avere" del 1966.

Alla sua attività poetica si affiancò quella di traduttore, iniziata nel 1940 con la tersa e luminosa traduzione dei Lirici greci e continuata con la traduzione del Vangelo secondo Giovanni, dell'Antologia Palatina, di Catullo, Ovidio, Virgilio, Omero, dei tragici greci, Neruda, Shakespeare, Molière.

Scrisse inoltre vari saggi: "Petrarca e il sentimento della solitudine" nel 1945; "Il poeta e il politico" nel 1960; "Scritti nel teatro" nel 1961. Nel 1959 ebbe il Premio Nobel per la letteratura. Gli articoli pubblicati da Quasimodo su vari giornali sono stati raccolti in un volume nel 1977 cui è stato il titolo: "A colpo omicida e altri scritti".

Bibliografia
B. Pento, La poesia di Quasimodo (dal 1920 al 1942), Roma, 1956; G. De Robertis, in Scrittori italiani del Novecento, Firenze, 1958; N. Tedesco, Salvatore Quasimodo, Palermo, 1959; G. Zagarrio, Quasimodo, Firenze, 1969; G. Munafò, Quasimodo, poeta del nostro tempo, Firenze, 1974; S. Pugliatti, Parole per Quasimodo, Messina, 1974; G. Finzi, Salvatore Quasimodo e la critica, Milano, 1976; E. Verdura, Quasimodo oggi, Cosenza, 1988.

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L’ANEDDOTO

PERSONAGGI PADULESI "PASSATO"

Entro nel bar per prendere un caffè:
- Anche a me, grazie! Fa eco una voce alla mie spalle. La stessa voce che nei soliloqui ritorna alla mente, specialmente nei momenti di solitudine. Poi rivolta a me: "offro io, ti offendi?" Mi faccio da parte e penso a mia moglie, se fosse stata presente avrebbe subito pensato che fossi impazzito
Appena bevuto il caffè, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, lei ha infilato il suo braccio sotto il mio e ci siamo incamminati verso l'auto, parcheggiata poco distante.
- Cucciolo! – Ha sospirato, appena sistemati nell'auto, baciandomi sulle labbra come baciasse i petali di un fiore. - Andiamo al mare? - Ha chiesto, avviando il motore.
- Perché no? Importante che mi trovi a casa per questa sera,sai devo fare l’insulina.
La macchina è partita come un razzo: una piccola utilitaria, una vecchia cinquecento rimodernata, ma ho avvertito la sensazione di trovarmi a bordo di un jet.
- Ma dove siamo? – Ho domandato appena l'auto si è fermata.
- Al Circeo. – Ha risposto, con naturalezza.
- Al Circeo?! Non sono mai stato più in là di Castel Porziano.
- Al ritorno ci fermeremo, adesso voglio farti vedere la Baia d'argento. Vieni, dai!? Non rimanere impalato, come un palo del telegrafico. - Aveva negli occhi una luce meravigliosa.Mi sono esso a correre come un ragazzo. L'ho raggiunta e abbracciata, nella corsa. Abbracciati giravano come una trottola, ridendo come idioti. Poi allacciati ci siamo incamminati verso la spiaggia.
La sabbia, spianata dalla brezza notturna, era una tavola liscia, qua e là qualche buchetto lasciato dalla rugiada. Le rigogliose pinete a destra e sinistra, emanavano un'aria odorosa di...vita che non avevo mai respirato. Abbiamo giocato a nascondino tra gli alberi e l'alta vegetazione, non ancora violata dal piede dell'uomo. Si è divertita da pazzi nel vedermi smarrito e titubante, prima di affrontare un cespuglio. Sembravo un plantigrado con le mie movenze goffe, mentre studiavo se affrontare o meno il cespuglio. Improvvisamente il mio passo è diventato felino, silenzioso. L'avevo vista, ma ho finto indifferenza. Intanto ho aggirato di proposito il cespuglio dove aveva visto si nascondeva. A debita distanza ho spiccato un salto in avanti:
- Presa! – Ho gridato felice, godendo come un sadico appena ho visto lo sguardo impaurito della donna.
- Stupido! - Ha gridato, imbronciata. - Mi hai fatto paura.
Senza rispondere la tenevo stretta forte forte tra le braccia; poi le vado sopra, ma lei lotta, ma con fare felino, eccitandomi. L’ho guardata fisso negli occhi e le ho fatto una carezza tenera. Gli occhi di lei rispecchiavano una luce pulita, ma sottomessa mentre ricambia la carezza, poi il bosco si è capovolto, l'ombrello verde degli alberi nascondeva il celeste del cielo, ma io ne vedevo i colori affondati negli occhi suoi, come in lago alpino.
E’ stato sublime! Poi allacciati, quasi a nascondere i corpi uno nell'altro, ci siamo avviati verso il mare.
- Facciamo il bagno?
- Devo deluderti: non si nuotare.
- Ma tu che cosa sai fare, veramente?
- Lavorare!
- E niente altro?...
Mai come il quel momento avrei voluto saper fare tutto, per non lasciarla sola nella sua gioia.
- Che cosa è quel castello? Non l'avevo visto prima!
- Per forza, eri intento a guardare altro! E' la Torre Paola. Ma quella è niente... Vieni. - dice afferrandomi per mano. - Questa è una località - dice mentre camminiamo abbracciati - che presenta grande interesse dal punto di vista paletnologico. Ci sono molte grotte nelle quali sono state rinvenute testimonianze preistoriche. Vediamone qualcuna.
Ormai ero assente, continuavo a guardare la Torre Paola. Mi piace e mi sento attratto dagli archi robusti merlettati all'ingiù, che ornano a circolo la torre, in contrapposizione ai merletti rettangolari della cima che proteggono il terrazzo, il semicerchio della terrazza sul mare, dal tetto verde e azzurro, sorretto da colonne abbronzate.
- Non mi stai ascoltando?! Ho capito, andiamo via! - Si è slacciata dall'abbraccio e staccando la mano dalla mia si è avviata verso la strada, camminando a testa bassa.
Il mio pensiero invece era proteso all’arrivo a casa era l’ora dell’insulina.

1 continua

***

LA POESIA DEL GIORNO

LA SINFONIA DEL VENTO

E' mezzanotte, il vento passando
tra i rami degli alberi sembra che canti.

Un canto triste e malinconico
va di ramo in ramo in crescendo.
Il pianto sommesso preghiera diventa.
Piangi? Sei nel fulgore della vita!
Per consolarti asciugo
le tue lacrime coi baci.

E' mezzanotte, il vento
passando tra i rami sembra che canti.
Il suo canto è la tua voce:
"Non piango perché sono triste
è la sinfonia del vento
e la tua voce che mi commuovono!"

E' mezzanotte, il vento passando tra i rami
rinnova il suo canto
riporta il tuo pianto.

Reno Bromuro (da "Il canto dell’Usignuolo" Gabrielli Editore–Roma 1971)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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