21 luglio 1999
Approvato il disegno di legge sulla parità scolastica

Il Senato ha approvato il disegno di legge sulla parità scolastica, che concede sussidi alle famiglie meno abbienti che decidono di mandare i figli alle scuole private.

"Il sistema nazionale d’istruzione (recita il comma 1 dell'articolo 1), fermo restando quanto previsto dall'articolo 33, secondo comma della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali. La Repubblica individua come obiettivo prioritario l'espansione dell'offerta formativa e la conseguente generalizzazione della domanda d’istruzione dall'infanzia lungo tutto l'arco della vita". Recita il comma 1 dell’articolo 1 della legge appena approvata.

"La parità è riconosciuta alle scuole non statali che ne fanno richiesta e che, in possesso dei seguenti requisiti, s’impegnano espressamente a dare attuazione a quanto previsto dai commi 2 e 3", conferma il comma 4 dello stesso articolo.

Alla notizia dell’approvazione della legge i sindacati, con una nota unitaria sono intervenuti presso l’Anci per i problemi inerenti il personale docente e degli asili nido delle AA.LL

La richiesta è quella di un intervento urgente per "chiarire gli aspetti applicativi della legge sulla parità scolastica nel sistema delle Autonomie Locali. Ciò a seguito dell’atteggiamento assunto da alcuni comuni, anche su sollecitazione dei locali provveditorati, di dare preminenza ai possessori dei titoli di studio previsti dalla legge sulla parità scolastica rispetto il restante personale abilitato, ai fini dello scorrimento delle graduatorie del personale con il profilo di educatore di asilo nido e di scuola materna. A fronte di ciò, i sindacati ribadiscono che tali comportamenti vanno assolutamente contrastati e battuti per impedire che con tali atti siano cancellati anni di lavoro e vanificate preziose esperienze nel campo educativo. Si tratta, infatti, di trovare soluzioni equilibrate che non alterino le giuste rivendicazioni di coloro che possiedono esperienze e capacità riconosciute sul campo in anni di lavoro rispetto ai possessori del solo titolo di studio. Come è noto la legge finanziaria del 2000 ed il CCNL intervengono nel merito della tutela della figura degli educatori e dei docenti che hanno lavorato nei nidi e nelle scuole materne degli Enti Locali prima dell’entrata in vigore della stessa, ritenendo valido il titolo di studio legale di abilitazione all’insegnamento conseguito presso le scuole magistrali o il titolo di studio di maturità magistrale, rilasciato dagli istituti magistrali, così come avveniva nel passato, permettendo a detto personale di non avere l’obbligo di possedere la specifica abilitazione prevista per i docenti occupati nella scuola materna statale.

Ciò mette su di un piano di assoluta uguaglianza il personale docente in possesso dei requisiti prescritti, a prescindere dal titolo di studio posseduto.

Di conseguenza, al fine di evitare eccessi interpretativi della legge sulla parità scolastica da parte delle amministrazioni, si svilupperà la massima vigilanza da parte sindacale al fine di evitare che siano assunti provvedimenti i cui effetti potrebbero avrebbero ricadute negative non solo tra i lavoratori ma, e questo sarebbe ancor più grave, anche sull’utenza".

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RICORDIAMOLI

IL CAVALLINO RAMPANTE E I SUOI PILOTI (2)
ALBERTO ASCARI

Alberto Ascari nasce in una famiglia di piloti. Suo padre Antonio correva i Gran Premi e morì in un incidente sulla pista di Montlhery, vicino a Parigi, quando il figlio aveva sette anni. Era lui che portava spesso Alberto sulle piste delle sue imprese.

La sua carriera di corridore, comincia con le moto, ma nel 1940 passa alle auto. Il battesimo è la Mille Miglia sulla Ferrari, per volontà di Enzo Ferrari che era grande amico del padre. Nel 1947 Ascari acquista una Maserati dalla famiglia Orsi, riuscendo a racimolare tre milioni di lire e grazie al suo amico Luigi Villoresi che ne procura altri due. Ascari e Villoresi corsero con successo sui circuiti del Nord Italia, e la folla milanese soprannominò Alberto Ciccio per la sua corporatura. Il 1948 si rivelò un altro anno di successi per la coppia di amici alla guida delle più evolute Maserati Sanremo. Ascari gareggiò su un'Alfa 158, finendo terzo nel Gran Premio di Francia a Reims, dietro ai compagni di squadra Wimille e Sanesi.

Il 1950 è l’anno dell’esordio in Formula Uno: sei successi con la Ferrari in scuderia insieme all'amico Villoresi, prontamente messo sotto contratto da Ferrari, e soprattutto il titolo mondiale della scuderia. Ascari si piazza quinto. L'anno dopo fa meglio conquistando due successi e chiudendo subito alle spalle di Juan Manuel Fangio. Nel 1952 cambiano le regole e le Formula Uno passano alla regolamentazione da due litri. Fatto che darà un ulteriore vantaggio ad Alberto che già aveva una Ferrari dal motore veloce.

L'esordio vede vincere Piero Taruffi, poi, però, il ferrarista infila sei successi di seguito e vince il titolo. È il suo primo titolo iridato. Nel 1953 continua la serie d'oro vincendo i primi tre gran premi della stagione, trampolino di lancio per il bis iridato. È l'ultimo italiano ad aver vinto un Mondiale di Formula Uno. L'anno successivo passa all'ambiziosa Lancia, ma il cambiamento non gli porta fortuna, con una vettura innovativa ma che fatica a fare progressi. Risultati modesti e soprattutto un incidente che rischia di ucciderlo. Alla Lancia ha un ingaggio principesco e porta con sé Gigi Villoresi, suo amico e secondo pilota. Nel 1954 disputa alcuni gran premi con la Maserati e uno con la Ferrari. Solo all'ultimo gran premio, in Spagna, può correre sulla Lancia. Il Cavallino Rampante, logo della Ferrari

Il 22 maggio 1955, a Montecarlo, Ascari è secondo con la sua Lancia D50 e sta inseguendo la Mercedes Benz W196 di Stirling Moss. Al Settantasettesimo giro è in grande rimonta, ma quando all'ottantunesimo giro Moss si ferma per un problema con i pistoni, e Manuel Fangio è già ritirato, non coglie gli avvertimenti che gli lanciano i tifosi e non stacca il piede dall'acceleratore. Esce velocissimo dalla curva del Casinò, e imbocca a tutta velocità il tunnel. Un attimo di distrazione per osservare la folla, e finisce in mare.

Il pubblico trattiene il fiato finché non si vede emergere dall'acqua il pilota, che viene recuperato da un'imbarcazione e ricoverato in ospedale con il naso rotto. Un miracolo. Il destino, però, lo aspetta a braccia aperte quattro giorni dopo. Il 26 del mese, proprio come il padre, a 36 anni, a Monza, va a visitare l'amico Castellotti che sta provando una Ferrari Sport. A dispetto della riabilitazione, si siede al volante per alcuni giri. Gli saranno fatali: al terzo passaggio sulla variante che da allora porterà il suo nome, la monoposto s'impenna e finisce fuori dal circuito dopo un doppio salto mortale. Pochi minuti dopo Alberto muore. Telegrammi di cordoglio arrivano da tutto il mondo. Al funerale in piazza del Duomo, a Milano, c'è tutta la città. C'era tanto silenzio (riportano le cronache), che si potevano sentire i telefoni squillare nelle case. Tre giorni dopo l'incidente, la Lancia sospenderà tutte le attività motoristiche e a luglio consegnerà sei Lancia D50 alla Ferrari.

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IL FATTO

UN POETA AL GIORNO
Vincenzo Giandomenico

 "‘A scola mia"
Vincenzo Giandomenico nacque nel popoloso quartiere della Pignasecca a Napoli il 16 maggio 1922; ancora ragazzino frequentava la "Galleria Umberto I" fulcro dell'arte partenopea dove conobbe tantissimi poeti che gli iniettarono nelle vene quell'amore per la poesia e la canzone che già, possedeva naturalmente, fu allievo di Raffaele Viviani, che fu anche il suo riferimento artistico.

Nel corso dei miei anni ricordo di aver letto per imparare a scrivere il napoletano spesso poesie di qualsiasi tendenza. Da Russo a Di Giacomo, da Bovio a Murolo, da Capurro a Eduardo De Filippo, ecc… Tra tutte queste poesie, oggi ho sotto gi occhi la più bella sia sotto l’aspetto formale, sia di contenuto universale. Sono convinto che appunto in ciò consista la grande poesia. La lirica che vi presento ha un tema molto sfruttato sia dalla poesia che dalla canzone napoletane. La più celebre di tutte è senza dubbio "Serenatela a ‘na cumpagna ‘e scola", scritta da Michele Galdieri per la musica di Bonavolontà, tanto per citarne una; però nessuna, tra queste che hanno avuto maggior fortuna, riesce a portare, gioiosamente a termine, il connubio tra contenuto e forma.

" ‘A Scola mia" non si adagia soltanto sulla realizzazione, ma cerca il ritmo di "Barcarola", quel ritmo con il quale nascevano, mentre tra un bicchiere di vino e una quartina di versi, a giro (cioè una quartina di versi a persona), i primi canti accompagnati dal "Colascione" uno strumento musicale con la forma di un mandolino gigante. Se le "Cantine" (negozi di vendita di vino) ci narrerebbero la storia di ’E lavannare d’’o Vommero del 1200; di Michelammà, attribuita a Salvator Rosa; oppure di No polece e Fenesta vascia conosceremmo la storia de Lu cunto de li cunti.

Le parole sono così sincere e così potentemente efficaci che il Giandomenico riesce a rievocare, forse senza volerlo o volendolo espressamente, lo stato culturale di molti cantori napoletani, i quali dettavano i versi ad amici compiacenti che li scrivevano per loro. Il poeta tocca la corda del sentimento e le sue parole sono di una semplicità e di una forza che parlano al cuore. Il cuore mi detta i versi, o signori, — egli dice — il cuore che non ha necessità di frequentare scuole e studiare per giungere all’università; il cuore che conosce il vero sentimento di bene va alla scuola che dimora sui marciapiedi, nei vicoli senza sole, sempre più bui, che non lo conoscono il sole: non lo hanno mai visto. La poesia parla dello spirito napoletano e spiega in versi il pensiero di molti napoletani, che riescono, pur nella miseria più nera, ad inventarsi di vendere l’aria di Napoli chiusa in una scatolina di latta; e gli inventori più coraggiosi sono proprio quelli che hanno frequentato o frequentano la scuola del marciapiede, nei vicoli che non conoscono il sole.

All’angolo tra via della Speranzella e via Pasquale Scura, andando verso la salita di Pasquale Scura, c’era la pizzeria di Peppino Fiorelli, l’autore di tante celebri canzoni, dove la sera si davano appuntamento gli autori di canzoni e poeti; e dove anche noi ragazzi, magari per comprare solo una crocchetta di patate (‘o panzarotto) perché non avevamo soldi abbastanza per una pizza anche divisa in quattro. E, forse, ci siamo anche incontrati da Fiorelli, qualche volta, ma lui aveva dieci anni più di me e quindi sono certo di non aver avuto l’onore di conoscerlo, oppure l’avrò conosciuto, ma lo ricorderei, alla redazione del "Posillipo" il quindicinale di Amedeo Greco, un foglio che mostrava con lo stesso amore opere di giovanissimi e di Pacifico Vento e di Tommaso De Filippis, e di Giovanni De Caro.

Ritorneremo ancora a parlare di questo Poeta non osannato nell’universo internet, perciò grande, morto nella sua città il 5 maggio 1993.


'A SCOLA MIA
di Vincenzo Giandomenico

Io songo quase quase analfabeta
pecchè nisciuno a’ scola m’ha mannato,
mò me songo fissato a fa ‘o pueta,
songo ‘gnurante e faccio ‘o letterato.

Nun è che io me sento prufessore,
p’ammore ‘e Dio! Me voglio lusingà?
‘O vierze si m’ ‘o scrive chistu core
nun c’è bisogno ‘e l’università.

‘E viche songo state ‘a scola mia,
‘e prufessore ‘a gente che stà ccà,
aggiu campato sempe ‘n miez’a via
scassanno tutt’e lastre d"a città.

C’ ‘ a mazza e pivize, ‘a purtuvallare,
c’ ‘o strùmmelo, currenno p’a marina,
tiravo ‘a rezza ‘nziem ’e marenare
criscenne ‘nterr’a rena ‘e margellina.

Cu ‘e tramme io tenevo abbunamente
Cu’ abilità io lle saglievo ‘ncuollo
Si’ o fatturino me teneva mente
Io pè dispietto lle scappavo ‘o trollo.

Pè tutte chesti cose che facevo
‘a gente spisso ‘iastemmava ‘e muorte
io m’arraggiavo e spisso nce chiagnevo
pensanno a mamma mia che m’era morta.

‘E viche songo state ‘a scola mia,
c’’o popolo me so laureato
pirciò si mò ve scrivo na puisia
dint’a sti viche me ll’aggiu ‘mparato.

Un abbraccio circolare caloroso, con tutto l’amore cui sono capace con l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera. Aspetta le vostre proposte, suggeritemi, un titolo di poesia o il nome di un Poeta cui vorreste sapere di più.

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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