21 gennaio 1954
Il primo sottomarino atomico

Il 21 gennaio 1954, nei cantieri della Electric Boat Company negli Stati Uniti, veniva varato un nuovo tipo di sottomarino: l'SS 571. A prima vista esso pareva simile in tutto ai suoi predecessori: non era né più lungo, 91 metri; né più largo, 8 metri e 50; era dotato d'una torretta ovale e il suo scafo era un cilindro d'acciaio come quello di centinaia di sottomarini costruiti negli ultimi cinquant’anni.

il sottomarino atomico SS 571 chiamato Nautilus

In realtà questo sommergibile si distingueva dagli altri per un unico particolare: aveva un motore nucleare. Questo particolare però era di fondamentale importanza. Infatti, i sottomarini tradizionali, che imbarcavano una quantità limitata di carburante, avevano un raggio d'azione proporzionale di 10.000 miglia al massimo i più grossi, e non potevano restare sottacqua più di qualche ora. Al contrario il sottomarino atomico, grazie al suo motore nucleare che andava ricaricato circa ogni due anni, poteva navigare per mesi senza tornare alla base, e la durata delle sue immersioni era limitata soltanto dalla fatica dell'equipaggio. Entrato in uso alla fine del 1954, l'SS 571, chiamato Nautilus, nel suo primo anno d'attività percorse 27.000 miglia, di cui 13.000 in immersione, senza rifornimenti.

Nell'agosto 1958 il sottomarino fece ancora di più: passò sotto i ghiacci del polo Nord, impresa resa possibile dalla sua eccezionale autonomia.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1901:Il principe Edoardo diviene re d'Inghilterra con il nome di Edoardo VII.

1924: Muore Lenin.

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RICORDIAMOLI

NILOLAJ LENIN

Nikolaj Lenin pseudonimo di Vladimir Il'ic Ul'janov, nato a Simbirsk nel 1870 eNikolaj Lenin morto a Gorki nel 1924. La sua importanza nella storia contemporanea è legata sia alla rivoluzione russa del 1917 e alla nascita dell'URSS, sia alla rielaborazione del pensiero di Marx in relazione agli sviluppi dell'imperialismo e alla costruzione di un movimento rivoluzionario mondiale.

La sua formazione politica avvenne nella critica al populismo e al terrorismo; suo fratello Aleksandr, populista, era stato giustiziato perché coinvolto nella preparazione di un attentato contro lo zar, a cui contrappose l'azione consapevole e organizzata delle masse secondo i principi del marxismo. Confinato in Siberia dal 1897 al 1899 per la sua attività rivoluzionaria nei circoli operai di Pietroburgo, vi sposò Nadezda Krupskaja, che fu poi la sua più fedele collaboratrice politica, e scrisse nel 1899 la sua prima grande opera, Lo sviluppo del capitalismo in Russia, in cui analizzava l'integrazione della Russia nell'economia capitalistica e la nascita di una moderna classe operaia rivoluzionaria.

Costretto all'esilio, visse in Svizzera e in Germania e fu il principale promotore del Partito Operaio Socialdemocratico Russo e con Martov e Georgij Plechanov fondò la rivista teorica "Iskrà". In questi anni elaborò la teoria sul partito rivoluzionario pubblicando Che fare?, Un passo avanti, due passi indietro: convinto che la coscienza rivoluzionaria, cioè la capacità di porsi le questioni della politica e del potere statale, non sorgesse "spontaneamente" nella classe operaia, sostenne la necessità di un'avanguardia di "rivoluzionari professionisti" organizzata in un partito saldamente disciplinato, in grado di abbattere l'autocrazia zarista e di saldare l'alleanza fra operai e contadini, per superare la subalternità alla borghesia liberale e accelerare la rivoluzione proletaria. Lo scontro sulle tesi leniniste sul partito e sulle condizioni particolari della rivoluzione in Russia determinò la divisione del POSDR nella frazione bolscevica, leninista, e in quella menscevica, marxista riformista. Durante la rivoluzione del 1905 Lenin tornò in Russia, operando invano perché si realizzasse un ampio fronte di operai e contadini. Di nuovo esule dal 1907, nel 1912 ruppe definitivamente con i menscevichi e i bolscevichi si costituirono in partito autonomo. Lenin criticò le deviazioni positivistiche e fatalistiche del marxismo in Materialismo ed empiriocriticismo, mentre nell'Imperialismo fase suprema del capitalismo individuava nella Prima Guerra Mondiale lo sbocco inevitabile delle contraddizioni economiche e politiche del capitalismo monopolistico, e dichiarava la necessità di trasformare la guerra imperialistica in guerra rivoluzionaria, contro le tendenze "patriottiche" delle socialdemocrazie europee.

Dopo lo scoppio della rivoluzione in Russia, grazie all'interessamento dei socialisti svizzeri, Lenin ottenne dal governo tedesco di rientrare in patria il 16 maggio 1917, su un vagone piombato. Rifiutò ogni collaborazione con il governo provvisorio e si batté per il passaggio dalla fase borghese alla fase socialista della rivoluzione auspicando il ritiro immediato dalla guerra, il passaggio del potere ai soviet e quello della proprietà delle terre e delle officine ai contadini e agli operai, detta Tesi di aprile.

Costretto alla clandestinità dopo la fallita insurrezione di luglio a Pietrogrado, analizzò in Stato e rivoluzione le condizioni della "dittatura del proletariato", intesa come fase di passaggio dall'abbattimento dello Stato borghese all'esaurimento della funzione dello Stato nel comunismo. Tornato a Pietrogrado nell'ottobre, si batté per l'immediata presa del potere da parte dei soviet, in cui i bolscevichi stavano conquistando la maggioranza.

L'insurrezione scoppiò a Pietrogrado il 7 novembre 1917 e rapidamente si estese a tutta la Russia. Il primo governo sovietico, chiamato Consiglio dei Commissari del Popolo, fu presieduto da Lenin e composto esclusivamente da bolscevichi. I primi provvedimenti riguardarono la confisca delle terre dello zar e della nobiltà e la decisione di aprire trattative di pace con gli imperi centrali. Il 3 marzo 1918, concluso il pesantissimo trattato di Brest - Litoysk con la Germania, Lenin poté dedicarsi alla situazione interna per far fronte alla guerra civile che opponeva il nuovo potere sovietico alle armate "bianche" controrivoluzionarie. Intanto si dedicò alla costruzione di un movimento rivoluzionario mondiale fondando a Mosca nel 1919 la Terza Internazionale, battendosi tuttavia contro le fughe in avanti ideologiche che nel 1920 isolavano il movimento rivoluzionario, L'estremismo, malattia infantile del comunismo.

Contro le opposizioni interne, fece approvare nel 1921 al Decimo Congresso del partito divenuto nel 1918 Partito Comunista una risoluzione che permetteva di espellere i membri colpevoli di comportamento "frazionistico". Poté così essere adottata una nuova politica economica che attenuava i rigori del comunismo di guerra consentendo forme di libero mercato. Colpito da un attacco d'apoplessia, il 26 maggio 1922, Lenin dovette rallentare il lavoro e affidarlo sempre più ai suoi collaboratori, tra cui veniva primeggiando Stalin. Negli ultimi anni di vita la sua azione fu indirizzata soprattutto contro le involuzioni burocratiche del regime sovietico, in cui vedeva minacciare di spegnersi il ruolo protagonistico delle masse nel processo rivoluzionario e i fondamenti della democrazia proletaria. Nel suo testamento politico suggerì una direzione collegiale, non fidandosi a fondo di nessuno dei dirigenti comunisti.

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IL FATTO

DANTE ALIGHIERI

In questa sottorubrica, che abbiamo chiamato "IL FATTO" per tutta la settimana, parleremo di Dante Alighieri, della Vita e le opere sia minori sia maggiori; questo lo anticipo per coloro che volessero conservare questo documento storico e letterario.

La vita

Dante nacque verso la fine di maggio del 1265 a Firenze in una famiglia appartenente alla piccola nobiltà guelfa fiorentina. Rimasto orfano della madre Bella a soli dieci anni, perdette il padre Alighiero di Bellincione prima del 1283. Nel 1274, appena novenne, incontra per la prima volta Beatrice di Folco Portinari, che amerà di amore sublimato secondo i canoni dello stilnovo fino alla sua morte. Dante AlighieriAl 1285 risale il matrimonio con Gemma di Manetto Donati, che gli diede almeno tre figli, alcuni affermano quattro. Nel 1289 partecipò alla battaglia di Campaldino e all'assedio del castello di Caprona, scontri che coinvolgevano la guelfa Firenze e le ghibelline Arezzo e Pisa. Fu questo il suo primo affacciarsi alla vita pubblica.

L'adesione alla corporazione dei medici e degli speziali fu preludio all'attività politica, iniziata nel 1295 con l'entrata nel Consiglio speciale del Capitano del popolo e conclusasi con la nomina a priore. I primi quindici anni di vita lo videro occupato nelle prime esperienze poetiche; di sicura attribuzione sono almeno una cinquantina di Rime di vario metro, alcune appartenenti a questi anni, altre composte successivamente, che risentono della Scuola siciliana, di Guittone, di Guido Guinizelli e Guido Cavalcanti. Nel 1290 la morte di Beatrice provocò in Dante una profonda crisi religiosa, da cui fu indotto a rigorosi studi filosofici e teologici, che completarono la sua giovanile formazione retorica intrapresa sotto la guida di Brunetto Latini.

Fra il 1292 e il 1293 compose la Vita nuova, in cui raccolse 31 liriche inserite in un contesto narrativo: la realtà storica della donna amata, Bice di Folco Portinari, è sottoposta a un processo d'idealizzazione da cui nascerà la miracolosa Beatrice destinata poi a guidare il pellegrino Dante nel viaggio della Commedia. Dopo la spaccatura della parte guelfa tra Bianchi, fautori d'una politica di autonomia, e Neri, legati strettamente alla politica del papato e capeggiati dai Donati, la famiglia di sua moglie, Dante si schierò dalla parte dei Bianchi, in cui primeggiava la consorteria dei Cerchi. Mentre era a Roma per un'ambasciata presso Bonifacio VIII, nel novembre del 1301, i Neri coadiuvati dal legato papale Carlo di Valois conquistarono la Signoria.

Accusato dai suoi avversari al potere di corruzione, rifiutò sdegnato di giustificarsi e fu condannato a morte in contumacia nel marzo del 1302. Lo attendevano una ventina d'anni di esilio segnati da un'intensissima attività intellettuale. Abbandonata attorno al 1304 la causa dei Bianchi, intenzionati a rientrare a Firenze con le armi, e sempre sperando in un'amnistia, iniziò una vita di vagabondaggio. Tra le tappe certe di questi primi anni d'esilio si annoverano quelle nella Verona dei della Scala forse dal 1303, nella Treviso di Gherardo da Camino, forse nel 1305/06 e nella Lunigiana di Moroello Malaspina nel 1306. Nel frattempo componeva il Convivio e il De vulgari eloquentia.

Nuovo fervore di speranza gli venne in occasione della discesa in Italia nel 1310 del nuovo imperatore, Arrigo VII di Lussemburgo, dal quale si attendeva il ristabilimento d'un ordine supremo basato su un accordo tra autorità imperiale e papale. Di grande interesse sono le epistole con cui il poeta partecipò alla vicenda, esaltando la figura e il ruolo di Arrigo e fulminando i fiorentini che a lui avevano osato opporsi. Il sogno di giustizia e concordia universale e quello d'un onorevole ritorno in patria furono vanificati dalla morte improvvisa dell'imperatore nel 1313. Nel maggio del 1315 rifiutò di avvantaggiarsi di un'amnistia che aveva per condizione un'ammissione di colpa. Nel novembre dello stesso anno la Signoria fiorentina confermava la condanna a morte per lui e per i suoi figli. Tra la comparsa sulla scena italiana di Arrigo VII e la sua morte, Dante venne chiarendo le proprie persuasioni politiche in un trattato in lingua latina sulla Monarchia.

Dopo la conferma della condanna Dante soggiornò presso Cangrande della Scala a Verona. Qui nel 1320 discusse pubblicamente una questione De situ et forma aquae et terrae, intesa a dar conto dell'emergere della terra sulle acque nell'emisfero boreale con riferimento alla dottrina aristotelico-scolastica che voleva invece gli elementi disposti in sfere concentriche. Attorno a questi anni, 1319/20, si colloca anche la composizione delle due Egloghe latine indirizzate a Giovanni del Virgilio.Forse nello stesso 1320 avvenne l'ultimo trasferimento della vita dell'esule: a Ravenna presso Guido Novello da Polenta. In questa città, di ritorno da Venezia dove si era recato come ambasciatore per conto del suo ospite, si spense per malattia nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321 e fu sepolto in un'arca adiacente la chiesa di San Pier Maggiore, più tardi dedicata a san Francesco.

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LA POESIA DEL GIORNO

CHE SENSO HA

Che senso ha la tua libertà se aspetti
una carezza, un po’ di affetto,
uno sguardo che non sia di pietà?
Che senso ha la libertà
se dentro hai profondi silenzi ovattati di bianco?

Reno Bromuro (Da Poesie sparse)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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