21 dicembre 1375
Giovanni Boccaccio

Giovanni Boccaccio nacque a Certaldo nel 1313. Il padre voleva farne un commerciante e per questo lo mandò a Napoli, allora importante centro di traffici; ma il giovane, appassionato di studi e letture, non volle saperne dell'attività commerciale e l'abbandonò. Presto si formò una cultura varia e profonda, accogliendo accanto ai classici la letteratura romanzesca medievale. A Napoli ebbe modo di conoscere l'alta società.

Nel 1340 lasciò la città e si stabilì definitivamente a Firenze nel 1349, dopo vari viaggi nell'Italia settentrionale. A Firenze vide da vicino la peste che aveva colpito la città tra il 1348 e il 1349, e la descrisse nel proemio del Decamerone, la sua opera maggiore, scritta dopo importanti opere giovanili quali il Filocolo, il Filostrato, Ninfale d'Ameto, Elegia di Madonna Fiammetta.

Dopo il 1350 divenne amico del Petrarca, nel quale riconobbe sempre il suo maestro, e sulla scia del rinnovamento culturale promosso dal Petrarca devono essere inserite le ultime opere del Boccaccio scritte in lingua latina. Dopo un fallito tentativo di sistemarsi a Napoli, egli trascorse i suoi ultimi anni a Firenze.

Mori a Certaldo il 21 dicembre 1375. Boccaccio esercitò un grandissimo influsso sulla prosa, pari a quello che Petrarca ebbe sulla lirica. Il suo capolavoro, il Decamerone, è una raccolta di cento novelle, dieci ogni giorno, per dieci giorni. Si tratta di un vasto e ricco panorama di casi e vicende umani, con un richiamo costante ad una precisa realtà storica.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1903:Il primo premio letterario Goncourt viene assegnato in Francia a Nau per il suo romanzo Forza nemica.

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RICORDIAMOLI

VITTORIO DE SICA

Vittorio de Sica era nato a Sora nel 1901, si spense a Parigi nel 1974. Esordì nel 1923 nella compagnia teatrale di Tatiana Pavlova, tre anni dopo nel cinema.

Vittorio de SicaAffiancando le due attività, nel 1930 divenne primo attore e nel 1933 formò una compagnia con la moglie Giuditta Rissone e con Sergio Tofano, distinguendosi in un repertorio che dalle commediole comico-sentimentali di Gherardi e di De Benedetti e dalle riviste di Falconi e Biancoli si spingeva al Betti meno problematico e al Pirandello di Liolà.

Lasciò le scene nel 1946 dopo un'ultima impegnativa stagione in cui aveva interpretato I giorni della vita di Saroyan e, con regia di Visconti, Il matrimonio di Figaro. Nella veste di attore cinematografico si affermò col sonoro in garbate commedie piccolo-borghesi e sentimentali di Mario Camerini, da Gli uomini, che mascalzoni!, a Grandi magazzini.

Divo popolare negli anni Trenta, passò alla regia nel 1940, rivelando già in Teresa Venerdì del 1941, e meglio nella commedia risorgimentale Un garibaldino al convento, l’anno dopo, una personale delicatezza di tocco. L'anno seguente, 1943, nel film drammatico I bambini ci guardano, annunciava la grande stagione neorealistica di cui, nel dopoguerra, sarebbe stato tra i rappresentanti più sensibili.

Col fedele soggettista e sceneggiatore Cesare Zavattini realizzò Sciuscià nel 1946; Ladri di biciclette nel 1948, entrambi premiati con l’OSCAR come migliore film straniero, Miracolo a Milano del 1950 e Umberto D del 1952, attingendo gli esiti più alti di un cinema che ha saputo esprimere con dolorosa umanità i drammi sociali del nostro Paese: ragazzi abbandonati, disoccupati, "barboni", pensionati.

Alla punta acuta di questo "processo alla nazione", che fu, anche a giudizio del regista, l'ultimo film della tetralogia, seguirono altri film più o meno riusciti come Stazione Termini, Pane, amore e fantasia, L'oro di Napoli, ravvivato da un sapido bozzettismo, come poi lo sketch La riffa girato nel 1962 per Boccaccio '70, Il tetto, in cui cercò di riprendere motivi neorealistici, La ciociara, Ieri, oggi, domani, Il giardino dei Finzi-Contini, Una breve vacanza, Il viaggio. In alcuni di essi apparve come attore protagonista o come eccellente caratterista. Oltre ai due citati, De Sica ottenne, con Ieri, oggi, domani e Il giardino dei Finzi-Contini, altri due Oscar sempre per il migliore film straniero.

Bibliografia
Autori Vari, Omaggio a De Sica, Bologna, 1952; A. Bazin, Vittorio De Sica, Parma, 1953; E. Comuzio, De Sica, Germi, Lattuada, Milano, 1977; F. Pecori, Vittorio De Sica, Casellina di Scandicci, 1980; F. Bolzoni, Quando De Sica era mister Brown, Roma, 1984.

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LETTERATURA è Poesia e prosa.

L'arte dello scrivere, di mettere "nero su bianco", nasce dal bisogno di fissare le proprie idee e i propri sentimenti, per poterle trasmettere agli altri. Ma la scrittura ha anche uno scopo sociale: far conoscere gli stati d'animo collettivi, diffondere il sapere.

Tra l’Ottavo e il Decimo secolo ha inizio in Italia una rielaborazione dei diversi volgari latini formatisi nell’ambito di ciascuna regione, che porterà gradualmente alla formazione di una nuova lingua ben presto autonoma rispetto al latino, come testimoniano diversi documenti che vanno dall’indovinello veronese dell’Ottavo secolo alla Carta Capuana dello stesso secolo, in cui si riporta la disputa tra un contadino del cassinese e i benedettini che, sembra sia antecedente all’indovinello veronese, e che un notaio riporta sul registro, le parole come sono pronunciate dal contadino: "sao ke kelle terre parte ne possette per trent’anne Sancti Beneditte" questa prima frase in italiano è anche il primo atto pubblico della storia della nostra lingua, poi viene il Panegirico dell’imperatore Berengario del Decimo Secolo.

Le più antiche manifestazioni letterarie in volgare italiano sono le laudi che rievocano episodi della vita del Salvatore, della Madonna e dei santi: tra le più famose, il Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi e il Pianto della Madonna di Jacopone da Todi. Un indirizzo più propriamente artistico è quello perseguito dalla scuola siciliana, che ha il suo centro culturale alla corte palermitana di Federico II ed il poeta più notevole in Jacopo da Lentini. Il maggiore continuatore dei modi della poesia siciliana fu, in Toscana, Guittone d’Arezzo. Il bolognese Guido Guinizelli, fu già indicato da Dante come il fondatore di una nuova scuola di poesia, quella del "dolce stil novo".

Di contro all’eleganza della poesia siciliana, il nuovo stile si propone di sceverare psicologicamente e spiritualmente la vera natura d’amore e di definirla secondo un motivo di fondamentale ispirazione religiosa. Donde il motivo della donna angelo, non più oggetto di desiderio sensuale, ma tramite fra Dio e l’uomo. La figura più suggestiva del gruppo di nuovi poeti è quella del fiorentino Guido Cavalcanti. All’atmosfera culturalmente chiusa dello stil novo reagisce una poesia di carattere realistico o burlesco, che resterà tuttavia ai margini della tradizione: ricordiamo Folgore da San Gimignano, il fiorentino Rustico di Filippo, il senese Cecco Angiolieri. Ma il poeta che segna uno stacco fortissimo da tutta la tradizione precedente, sul piano stilistico-formale come su quello morale e ideologico, è il fiorentino Dante Alighieri.

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LA SPERANZA DEI RAGAZZI

Un gruppo di ragazzi della S.M.S. di Via di Maccarese, delle classi seconda e terza hanno espresso un bellissimo desiderio anche se presentato sotto l’aspetto onirico; quello di vedere il mondo affratellato in una Pace duratura, premessa fatta davanti alla mangiatoia dove Maria depone Gesù appena nato.

La storia è semplice. E’ l’ultimo giorno di scuola prima della vacanze festive, i ragazzi sono allegri cantano e ballano per la strada…

- Ciao, guagliò, comme staje stammatina?

- Stavamo scarse, ce mancavi solo tu.

- Se ti do fastidio mi vado a fare il caffè, anzi mi faccio un latte macchiato e mi mangio un paio di cornetti…

- solo un paio?… e gli altri?…

- Son contento, ti gira proprio bene!

- Gira… bene? Già tengo il cervello che fuma per i soldi che escono e niente più rientra, mi gira bene?

- Vado in cucina a farmi il caffè, torno dopo la colazione accussì può darsi che te trovo calmato…

Scusate stavo raccontando lo spettacolo che hanno rappresentato i ragazzi della scuola media… avete capito perché lo chiamo terremoto? Arriva quando meno te lo aspetti.

Dicevo: è l’ultimo giorno di scuola, prima delle vacanze natalizie, i ragazzi escono in strada, allegri; ballano e cantano. Sono al massimo dell’allegria, quando da un balcone aperto giunge la voce di uno spiker che descrive l’attentato alle torri dell’11 settembre dello scorso anno… Tutti continuano a divertirsi come se nulla fosse; solo Francesca sente la voce e trema al ricordo di quanto è accaduto, dopo un po’ la voce seguita e narra l’attentato alla discoteca di Bali, Francesca non regge al dolore e stramazza al suolo senza forze. Piange e singhiozza come un bambino che ha tanto pianto e singhiozzando si addormenta. Sogna di andare per le vie dela città con i compagni di scuola e con loro si diverte e gioisce, costruiscono pure un albero di Natale; ma… improvvisamente il sogno cambia direzione eccola a Betlemme; alla sua memoria ritorna la poesia di Guido Gozzano "La notte Santa" e vede Maria e Giuseppe che giungono a Betlemme e vanno da un albergo all’altro in cercando un posto per dormire; dopo l’ennesimo rifiuto, giungono in vista di una grotta, dove Maria partorisce Gesù. Giungono, pastori e massaie e quando arriva il turno dei Magi ecco che si presentano alla grotta, inginocchiandosi davanti al Redentore, Saddam Hussein, George Bush e Ben Laden, che invece di portare doni al bambinello, chiedono a lui il regalo di farli diventare muti nel caso dovessero ordinare una guerra e di dargli la forza di resistere alla frecciate di ognuno perché sia pace, come Lui vuole: "PACE IN TERRA AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’".

Improvvisamente tutto scompare e sul marciapiede c’è il corpo di Francesca che dorme ridendo come una cascatella. Giunge Alice che la cerca dal pomeriggio e Francesca le racconta quello che ha visto. Alice rimane perplessa e si domanda:

- chi lo dirà alla madre che è impazzita?

Francesca ha intuito il pensiero dell’amica e mormora: Però sarebbe bello se si avverasse. Preghiamo perché avvenga. E mentre nell’aria si spande la voce di Fabrizio de André in una ballata di pace e di resurrezione, cala la tela.

- Visto che non vuoi essere disturbato, me ne vado; ci vediamo un altro giorno.

- Proprio oggi che ce stanno spaghetti con le vongole?

- Allora come non detto. Vaco ‘ncucina a dà ‘na mano a Matalena accussì facimme ampressa…

- Ma perché non mi taglio la lingua?…

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LA POESIA DEL GIORNO

UN BIMBO COME ME

Un bimbo come me, ai tuoi piedi
inginocchiato
per carpire la profondità di te.

Nel tuo intimo di mamma la figura
di me bambino inginocchiato, pronto
a poggiare la testa sul tuo grembo
per una coccola e sorridere,
t’ingigantisce
e vedo chi sei nella tua realtà.

Reno Bromuro

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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