21 agosto 1968
Invasione della Cecoslovacchia

Dopo la liberazione avvenuta il 1945, il Fronte Nazionale è travagliato da profondi dissidi che nascono tra i partiti democratici e il partito comunista. Nel febbraio del 1948 il comunista Gottwald forma un governo con i socialisti di sinistra e nel maggio proclama la Repubblica Popolare Cecoslovacca. Nel 1960 entra in vigore una nuova costituzione e viene creata la Repubblica Socialista Cecoslovacca. Intanto tra i dirigenti comunisti prende forma e vigore un gruppo d’innovatori che cercano di eliminare gli ultimi residui dello stalinismo. La denuncia pubblica delle deviazioni, degli errori e del dogmatismo staliniani è recepita da studenti, intellettuali e stampa che realizzano un vasto movimento d’opinione pubblica in favore di un «nuovo corso».
Nel gennaio-marzo 1968 Dubcek e Svoboda succedono a Novotny dimissionario da segretario del partito e presidente della repubblica. Nonostante le dichiarazioni di fedeltà all'U.R.S.S., al socialismo e al Patto di Varsavia, la «via cecoslovacca al socialismo» viene guardata con sempre più crescente apprensione dalla Russia e la notte tra il 20 e il 21 agosto le truppe del
Patto di Varsavia entrano in Cecoslovacchia e occupano Praga. Gli uomini del nuovo corso vengono politicamente liquidati e alla «primavera» succede l'«inverno» di Praga. Con Husak, nuovo segretario del partito, inizia il processo di «normalizzazione».

È successo quel giorno:

1670: Bossuet pronuncia, all'abbazia di Saint-Denis, l'orazione funebre di Enrichetta d'Inghilterra.

RICORDIAMOLI

IL NOVECENTO NELL’ARTE

E’ chiamata «Novecento» la corrente predominante nelle arti figurative italiane nel periodo tra le due guerre che trovò precisa identificazione con la cultura che si era sviluppata durante gli anni del fascismo. La denominazione risale al 1922, anno in cui si costituì a Milano il gruppo dei pittori del Novecento. Sorto su premesse di ricuperi culturali dell'arte del passato, da quella dei primitivi a quella del rinascimento, e sul proposito di fare dell'arte pura italiana, in contrapposizione alle meraviglie dell’arte proclamate e auspicate da Martinetti; tale gruppo, formato da Bucci pittore e incisore nato a Fossombrone, Pesaro nel 1887 morto a Monza nel 1955. Frequentò l'Accademia di Brera di Milano; nel 1906 fu a Parigi, dove si esercitò soprattutto nell'incisione. Fondò successivamente l'associazione degli «Incisori d'Italia» e nel 1919 aprì una bottega di ceramiche a Faenza dove insegnò pittura e ceramica presso la Scuola d'arte. Nel 1922 fu tra i fondatori del gruppo «Novecento», ma se ne distaccò due anni dopo. La sua narrativa: Il pittore volante, del 1930; II libro della Bigia, del 1942; Figure spagnole, del 1955, non manca di freschezza e di limpidità espressiva. Fra i Soci fondatori figurano i nomi di Dudreville, Fui, Malerba, Marussing, Oppi e Sironi. Il Movimento fu consacrato dalla prima mostra ufficiale nel marzo del 1923 alla Galleria Pesaro di Milano. Dopo questo avvenimento il Movimento s'allargò per l'adesione di altri artisti, quali Tosi, Wildt, Martini, Carrà, Casorati, Messina, Carena e poi ancora Guidi, Marini, Bartoli, Campigli, Melli fino alle presenze, peraltro brevi, di Morandi e De Pisis, tra i quali i migliori seppero giungere, pur nella varietà di temperamenti e qualità di ricerca, a risultati che andarono oltre ai caratteri propri dell'arte del Novecento. Contro questa vivace fu l'opposizione attuata dall'attività svolta da artisti isolati o raccolti in gruppi quali la Scuola Romana, la Sei di Torino, e Corrente fondata da Ernesto Treccani. Una valutazione critica sull'opera delle singole personalità che in misura diversa contribuirono allo sviluppo della cultura artistica del Novecento appare ancora oggi di complessa definizione.
Gli scrittori non rimasero al balcone, nel 1926 Massimo Bontempelli e Curzio Malaparte, fondarono a Roma una rivista letteraria, cui diedero il titolo «NOVECENTO» uscita dapprima in lingua francese, poi stampata in due versioni, italiana e francese, e infine solo in lingua italiana. Cessò le pubblicazioni nel 1929. Programma della rivista fu l'ambizione di sprovincializzare la cultura italiana, aprendola all'influsso delle avanguardie letterarie europee. A tale europeismo intellettuale reagì Curzio Malaparte, che nel 1927 uscì dalla rivista per entrare nelle file di Strapaese. Merito di Novecento fu quello di aver combattuto l'inerzia della cultura ufficiale, smussandone l'ostilità verso l'arte contemporanea, e di avere raccolto sotto la sua sigla alcune delle personalità più significative della cultura italiana, da Alvaro, a Cecchi, a Moravia, a Carrà, Rosai, ecc. ed europea con la presenza di Gómez de la Serna, Erenburg, Joyce, Woolf, Malraux, Picasso.

L’ANEDDOTO

PERSONAGGI PADULESI «ANCORA ROSA»

Da un signore che si chiamava Marcello e che era molto amico del mio ex principale seppi che in Vicolo Acitillo, al Vomero vecchio, ogni ultima domenica del mese si riuniva un gruppo di artisti napoletani e non, in casa del Poeta Natale Spadaro, detto il Saturnino, dove leggevano le proprie opere e le commentavano, in questo posto (a casa dello Spadaro) era stato fondato «Il Cenacolo Spadaio» cui partecipavano gli artisti dai poeti più noti, ai giovani sconosciuti.
L’ultima domenica di ottobre mi presentai e mi sedetti in un angolino. Ascoltai la prolusione di Spadaro (la faceva ad ogni tornata) e la lettura da parte dei poeti famosi poesie n lingua napoletana e in lingua italiana; e dopo ogni lettura mi facevo sempre più piccolo, portandomi sempre più vicino alla porta d’uscita. Spadaro mi colse in fallo e mi chiamò ad alta voce, davanti a tutti mi fece un sacco di domande, principalmente volle sapere perché stavo andando via: forse non mi erano piaciute poesie o i racconti che avevano letto?
Con la voce tremante e le gambe che non mi reggevano dissi la verità che ero andato nella speranza di leggere qualche mia poesia, ma essendomi accorto di essere ancora immaturo, stavo per l’uditorio perché mi vergognavo di aver pensato una simile cosa. Gli astanti applaudirono per incoraggiarmi a dire o leggere una di quelle cose che pomposamente chiamavo poesie. Questa lirica l’ho perduta perché non sapendo che l’usanza del Cenacolo era di trattenere per l’archivio storico una copia dell’opera letta, non avevo una seconda copia, così strappai il foglio dal quaderno e rimasi senza; però ricordo la storia narrata (che loro definirono d’avanguardia per l’ardire degli endecasillabi spezzati e le rime alternate al centro, la poesia c’era ma dovevo maturare ancora): Un ragazzo dopo aver volato con uno stormo di Gabbiani ed aver fatto opera buona, perché si posava spesso accanto alle persone sofferenti e per questo riesce ad avere in dono da Dio, di diventare uomo e come tale perde la facoltà di amare, ma dopo varie peripezie la ritrova sulla tomba dell’unica fanciulla che aveva amato.
«Io la conosco questa fanciulla.» Disse una voce di donna quando gli applausi e il chiacchierio si fu chetato. Guardai nel punto dove avevo udito la voce e la vidi: era lei Rosa, ancora lei e riprendemmo a scrivere la nostra storia.

LA POESIA DEL GIORNO

IL MIO CUORE COME UN TRONCO

Il mio cuore come tronco al centro del fiume
corre verso la cascata e va oltre i ricordi.
Le sere, le notti e le aurore risuonano
di parole, di sospiri, di aneliti e il fragore
della grande cascata non smorza il risuonare
dell'eco che riempie la valle.


Il mio cuore come tronco al centro del fiume
corre veloce verso te e i ricordi rivivono
come fiori a primavera.


La risata musicale sovrasta ogni suono,
solo il canto di un usignuolo si ode nella notte..

Reno Bromuro (da Musica bruciata)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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